Lì per lì lo stile di Arpino colpisce per particolarità e ricercatezza. La storia, sulle prime, incuriosisce. I personaggi sembrano funzionare.
Ben presto però i punti di forza del romanzo si trasformano in debolezze; la ricercatezza dello stile diventa leziosa, artificiale, pesante, lo stesso Domingo, lui che dovrebbe essere favoloso, al quale dall'inizio abbiamo aperto un credito sulla fiducia, a un certo punto inizia a irritare con il suo sentenziare, il suo essere - sforzatamente - al di sopra di tutto. E gli altri personaggi, Cesco, Angela, Comizio, capo Armano, Rico, sono ridotti a una pallida claque che ha l'unico compito di rendere, appunto, favoloso, Domingo. Però che palle.
E poi in nome di dio, qualcuno mi spieghi la cosa della zingara Arianna. Sul serio, mica ho capito per quale motivo la rapisce, la tiene con sé, la accudisce. L'impressione è che l'autore, convinto di aver centrato un personaggio e un ambiente, una voce, diciamo, non sapesse bene dove andare a parare con la storia e avesse quindi inserito il tema della zingara.
Nel complesso un libro lezioso, artificiale, supponente e non avvincente.