Il processo di Norimberga fu promosso dinanzi a un tribunale costituito dalle quattro potenze vincitrici della Seconda guerra mondiale e vide alla sbarra alcuni tra i maggiori gerarchi del regime nazista: dal novembre del 1945 all'ottobre del 1946 una mole gigantesca di documenti e testimonianze gettò piena luce su atti di barbarie commessi con scientifica determinazione, in misura mai vista nella storia dell'umanità, per imporre un'ideologia permeata di annientamento e morte. L'applicazione del diritto internazionale ai crimini di guerra e contro l'umanità segna la chiusura di una fase storica sfociata nell'Olocausto e, nel contempo, intende creare i fondamenti di una nuova era, ispirata a regole di civiltà volte a garantire pace tra le nazioni e riapetto dei diritti umani.
Iniziativa editoriale scadentissima. Sono arrivata al terzo numero e mi dovrò pappare anche il quarto per rispetto al giornalaio che me lo mette da parte, e già siamo a mercoledì e non faccio più in tempo. Diciamo che, sfrondata da considerazioni fuori posto di cui parlerò sotto, avrei fatto meglio io se avessi voluto dare una idea ai miei figli ragazzini di cosa simbolizzasse Norimberga.
Le considerazioni fuori posto sono gli incisi dei curatori sia sui giurati, in particolari i sovietici, sia degli interessi e ideologie dei loro rispettivi paesi: manco a dirlo, peste e corna dell'URSS che avrebbe preferito una bella esecuzione di massa anzichè un processo in cui l'unico punto che differenziava i gerarchi nazisti dagli altri boia, che nella storia li avevano preceduti, era quello di crimini contro l'umanità. E infatti le condanne a morte per questo delitto non furono comminate a tutti gli imputati. In poco più di cento pagine di fumo, si trova posto per questi giudizi di pancia: del resto fino alla fine, o almeno fino alla catastrofe della operazione Barbarossa, le speranze degli alleati erano che i nazisti ce la facessero a distruggere l'URSS ( e queste sono mie considerazioni e non solo di parte).
La cosa rimarchevole è il prologo della livorosa penna del Corriere, P.L. Battista: la presenza dei giurati sovietici poneva dei problemi morali come persone adatte a giudicare quei pochi "agnellini" catturati. E via discorrendo: come se il comunismo, anche come sola ideologia fosse peggio che quella del nazismo. Indegno.
Veloce, semplice e chiaro. Io che non amo la letteratura inerente alla Shoah, perchè mi fa stare male psicologicamente, ho apprezzato molto questa lettura. Il professor Scevola ha descritto in maniera chiara quello che è stato il processo, contestualizzando ogni imputato, il suo background (carriera, vicinanza al Fuehrer etc), senza mai annoiare. Lo ho letto in attesa di atterrare a Dublino, credevo mi ci volesse di più e invece mi sono trovata a finirlo poco prima di atterrare. Consigliato se volete una lettura che approfondisca la materia, senza annoiare in tecnicismi giuridici ( che io adoro, ma non tutti studiano giurisprudenza). Consigliatissimo!
La storia, anzi la Storia, soprattutto recente merita di essere trattata in modo professionale e non come fosse un articolo di giornale riempitivo di buchi editoriali. Il tema del processo di Norimberga è una pagina fondamentale di Storia e come tale meriterebbe di essere trattata in modo preciso per evitare il rischio che si autocollochi nel solco della giustizia dei vincitori. Non aiuta il sottotitolo "il male sotto accusa" perché l'analisi storica non prevede giudizi, e l'analisi di un processo è l'analisi di un dibattimento e delle prove a carico. Se cominciamo con l'usare il termine "male" invece di un più fattuale "genocidio" si dimostra che lo scopo è quasi manicheo: bene da una parte e male dall'altra, il che non suona molto diverso dal Gott mit uns che le SS portavano inciso sulla fibbia della cintura. Già nelle prime pagine si comincia male, perché accanto alla descrizione dei principali accusati (3 su 24 imputati di primo piano si suicidarono/scomparvero prima di arrivare al processo), importante per definire qualifica, responsabilità storica e responsabilità operativa, compaiono nei paragrafi commenti e opinioni degli autori che a nulla servono. Accettabili in un articolo di giornale ma non per uno storico perché diluisce i fatti. Fosse solo quello. Si arriva a imprecisioni semantiche da matita rossa (soprattutto in chi di professione, come gli autori, fa il docente di Diritto). Un esempio? Hjalmar Schacht, tra i 24 sul banco degli imputati (poi assolto in toto insieme ad altri 3) per essere stato presidente della Reichsbank e ministro dell'economia, finì in disgrazia dopo il fallito attentato a Hitler del 1944 e imprigionato in 3 successivi campi di concentramento (Ravensbrück, Flossenbürg e poi Dachau) e infine portato dalle SS in Tirolo dove venne liberato dagli americani. Bene, nel libro si legge "...ha salva la vita perché viene strappato alle SS mentre lo stanno portando in camion ai forni di Dachau". Una frase che contiene due errori grossolani, il primo fattuale visto che lui ed altri vennero di fatto lasciati in Tirolo e il secondo più grave perché confonde incredibilmente i forni (usati per i cadaveri) con le camere a gas (usati sulle persone vive !!) senza contare che nel caso ci fosse stata la volontà di ucciderlo, la sua esecuzione sarebbe brutale e veloce (4980 su 7000 coinvolti, molti dei quali di fatto innocenti, nei mesi successivi all'attentato). Se è nei dettagli che si vede la solidità di un libro di saggistica, questo ha fallito. Una occasione persa e un segno che il CdS (che ha distribuito il libretto) è ben al di sotto della sua storia. Sarà un caso che è di proprietà di uno come Cairo?
Libretto molto ben fatto. Seppure in maniera sintetica ricostruisce il contesto storico e le principali fasi del processo di Norimberga, dando conto anche delle principali problematiche giuridice allo stesso sottese. Chiudono il volume un piccolo glossario, una cronologia essenziale e una ben fatta bibliografia con breve recensione dei volumi citati. Uno spazio è dedicato anche alla filmografia. Scritto da un giurista ma facilmente accessibile a tutti.
Di piacevole e scorrevole lettura, con qualche piccolo accenno di tipo giuridico, questo libro ha stimolato il mio interesse per un argomento che non avevo mai considerato prima. Molto carina l’idea di inserire qualche foto d’archivio.
Interessante nella sua brevità. Apprezzabile che non pretenda di essere esaustivo, proponendo successivi percorsi di approfondimento. Avrei preferito che, oltre al glossario e alla cronologia, ci fosse anche un elenco dei processati con le rispettive funzioni nel regime.
Chiaro, esauriente, conciso. Tutto quello che si vuole sapere sulla fine dei gerarchi nazisti (quasi tutti) è contenuto in questo libro, senza tanti giri di parole.
L'argomento è difficile, complesso, politico - cosa che lo presta a interpretazioni variegate - e questo testo non ha la pretesa di essere esaustivo, è una brevissima infarinatura per determinare a livello geografico, pratico e logistico come si svolsero i processi di Norimberga ai massimi esponenti, quelli rimasti in vita, del nazismo. Sicuramente ci sono libri migliori da leggere per approfondire, questo va bene per chi è totalmente a digiuno della vicenda e vuol farsi una prima impressione.
Molto interessante, racconta e spiega il processo di Norimberga in maniera semplice e alla portata di tutti, non solo per chi è appassionato di diritto.
narrano di un processo ai nazisti ma fanno il processo ai sovietici, accompagnato da un bel giro di violini per gli americani senza alcuna macchia - ma è modo?
è un lavoro poco professionale cioè capisco che in certi casi non si possa rimanere indifferenti moralmente ma questo non vuol dire ridurre tutto a bene senza difetti vs male assoluto, insomma tra adulti ci può anche essere della nuance senza cambiare la storia
in più è anche deludente perché da una serie sui processi scritta da professori in materia mi aspettavo una qualche analisi sulla parte legale del processo anche in un volumetto ristretto (tipo come hanno organizzato qualcosa di nuovo, come hanno organizzato cosa dire quando, la legittimità di quello che sosteneva la difesa e come l'hanno superata, ecc), non un semplice riassuntino che si potrebbe leggere su wikipedia con più informazioni
I liked the book because it made me reflect on the nature of justice and the role justice must play in the world, i.e. a way humans can ensure the longevity and health of their existence.
I enjoyed reading about the almost cathartical need to hold those responsible accountable and force them to face consequences. The particularly painful observation of seeing those responsible have to account but then cowardly choose to commit suicide also makes the experience of the book of an even higher quality.
Reading about Rudolf Hess’s insane behaviour, being quiet and pretend to be “insane” but then break from his silence and confess to everything (and laugh after doing it) is a harrowing piece of text.