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Warum bist du nicht vor dem Krieg gekommen?

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Lizzie Dorons erstes, vielgerühmtes Buch. Ein liebender Blick auf eine schwierige Mutter über ein Leben im noch jungen Staat Israel

Helena, die ihrer kleinen Tochter Elisabeth eine kurze Geschichte von einer Welt erzählt, die einmal war und nie wieder sein wird. Helena, die im Frühling 1960 zusammen mit Elisabeth einem Hinweis auf mögliche Verwandte nachgeht, vergeblich und zum allerletzten Mal. Helena, die auf Anraten der Lehrerin einen Hahn, eine Katze und einen Untermieter aufnimmt, damit das Mädchen nicht ohne die Wärme von Tieren und den Schutz eines Mannes heranwächst.

Mit Witz und Trauer erinnert sich Lizzie Doron an ihre Mutter Helena, Shoah-Überlebende, eigensinnig, verwitwet, die mit widerständiger Energie, Einfallsreichtum und Überlebenswillen eine Existenz für sich und ihre Tochter in Israel aufbaut. Allein in dem jungen Staat, in dem die Vergangenheit lange Schatten wirft, die Gegenwart alle Kräfte fordert und die Zukunft am Anfang klein und ungreifbar erscheint. Lizzie Doron hat eine Liebeserklärung geschrieben, ein Manifest des "trotz alledem".

135 pages, Kindle Edition

First published January 1, 1998

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About the author

Lizzie Doron

12 books25 followers
Lizzie Doron (Hebrew: ליזי דורון) is an Israeli author.

https://de.wikipedia.org/wiki/Lizzie_...

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5 (2%)
1 star
2 (<1%)
Displaying 1 - 23 of 23 reviews
Profile Image for Dolceluna ♡.
1,265 reviews164 followers
July 9, 2020
Finalmente.
Finalmente un libro del tutto nuovo sulla Shoah, un libro che ho cercato a lungo e desideravo leggere da tanto tempo per la sua particolarità.
Quale particolarità? Quella di concentrarsi, non sul "mentre", ovvero sulla testimionianza diretta dell'esperienza in un campo di concentramento, ma sul "poi", ovvero sulla vita traumatizzata e difficile che i sopravvissuti si sono ritrovati fra le mani dopo essere passati attraverso una tragedia simile.
Pensiamoci bene: a confronto delle innumerevoli testimonianze di deportazione e prigionia scritte e lette negli ultimi decenni (e comunque non meno necessarie), quante altre ci raccontano del difficile riappropriarsi della vita, dei fantasmi quotidiani, delle ferite d'animo che gli scampati a tale orrore hanno dovuto fronteggiare una volta ritornati nel mondo? Che cosa ha significato per tali persone continuare a vivere? In che modo l'esperienza vissuta li ha segnati e quali effetti ha avuto su coloro che li circondavano?
La protagonista di questo libro, Helena, ritorna nel dopoguerra da un paesino imprecisato dell'Europa dell'Est in Israele, e lì cresce la figlia Elizabeth, l'autrice, senza marito, senza radici, e con un passato che riaffiora a tratti e in continuazione ma del quale essa non parla mai direttamente. Effettivamente l'esperienza della Shoah è in questo libro come uno spettro: non si cita mai ma si aggira fra i luoghi frequentati da Helena, influenza tutte le sue azioni e i suoi comportamenti (nonchè il rapporto delicato e complicato, di "detto non detto", con la figlia), disturba il suo sonno e infanga i suoi ricordi facendola apparire in tutto per tutto per ciò che essa effettivamente è, una donna fortemente traumatizzata. E scissa, fra ciò che era e ciò che è diventata. Del resto tutto il libro gioca sul binomio fra il "là", la vita comune e normale che le apparteneva prima della guerra, e il "qua", ciò che le è rimasto della vita adesso, dopo l'orrore scampato. Un "qua" che Helena cerca comunque di vivere con orgoglio e coraggio, nonostante la sua instabilità. Trauma, incubo, dolore.
Questo di Lizzie Doron non è un libro facile, nonostante la brevità e la semplicità dello stile, ma è comunque un libro importante che ci parla della Shoah in maniera nuova e incisiva. Perchè per i sopravvissiuti, la Shaoh, purtroppo, non è finita con la liberazione.
Da leggere per riflettere.
Profile Image for Isidora.
284 reviews112 followers
June 17, 2021
Oehört sorglig och vacker kärleksförklaring till en mamma. Inte ett kommatecken för lite eller för mycket.
Profile Image for Abc.
1,120 reviews108 followers
December 2, 2019
Vivere dopo la Shoa, cercare di tornare a una vita normale dopo essere stata deportata in un campo di concentramento. Questo è quello che ci narra Lizzie Doron parlando della sua esperienza di figlia di una reduce dello sterminio nazista.
Ho apprezzato il punto di vista differente su questa tragedia che non si è certamente conclusa con il finire della guerra. Tuttavia avrei apprezzato che il romanzo fosse più fluido e non un insieme di racconti un po' slegati fra loro.
Profile Image for Chequers.
599 reviews35 followers
July 20, 2020
"La voce della conduttrice del programma radiofonico Casalinga annunciò agli ascoltatori che una donna molto speciale, che però voleva rimanere anonima, offriva una stanza e dei pasti caldi (.....)
Molti chiamarono la radio. Alla fine fu scelta una studentessa orfana che doveva anche mantenere due fratelli disabili (.....)
«E riguardo all’inquilina, non andrà bene, abbiamo sbagliato; c’è un problema – la ragazza è religiosa». E così fu.
La cucina di Helena non era kashèr, sulla porta non c’era la mezuzà, e ogni volta che Matilde diceva «Che il signore sia benedetto» o «Benedetto il Signore», Helena subito ribatteva: «Certo, certo, sei milioni». La ragazza sparì alla velocità della luce."

Non e' il solito libro di ricordi, ma un diario straziante sulla vita di una donna che e' sopravvissuta all'Olocausto. La figlia lo scoprira' solo alla morte della madre, e solo allora capira' i comportamenti a volte bizzarri della madre.
Non e' un libro per tutti, per comprendere appieno lo strazio di questa donna bisogna aver approfondito PRIMA cosa e' stata la Shoah, altrimenti si rischia di leggerlo ma non capirlo.
Da non perdere.
Profile Image for Ann-Marie.
324 reviews37 followers
July 19, 2020
This is a wonderful book. Elisabeth lives with her mother in Tel Aviv in the early 1960´s. Elisabeth tells us the story of her mother, who sometimes behave very oddly. She says and does things that at firs seems very strange, but when you understand what Helena has experienced during the Holocaust, her behaviour seems quite sane. It is interesting to get a glimps of how life was in Israel at that time and I can highly recommend it.
Profile Image for Miriam.
310 reviews4 followers
January 8, 2017
This book is short, but it will be kept in mind for a long time. Reading the episodes from the life of Helena, a Holocaust-survivor, living in Israel tells us so much about the weight of memories, the work it takes to keep them protected somewhere inside yourself, so you can actually live your life. It also makes us understand the silence that screams and that destroys and that hurts and that makes life difficult, but bearable.
Profile Image for Ivana.
162 reviews3 followers
March 30, 2025
Niz priča o ženi koja se zove Helena, spojenih u jedan roman. Iako napisan na zabavan, lagan način, na kraju posebno potrese čitatelja. Odlično izvedena priča o holokaustu, a da se holokaust gotovo uopće ne spominje.
Mjesto radnje je Izrael, vrijeme druga polovica prošlog stoljeća. Priču priča Elizabeth, Helenina kći koja se prisjeća raznih zgoda koje je prošla sa svojom majkom u tek nastalom Izraelu. Nema tu patetike. Kroz priče koje su nekad i tužne, provlači se humor koji priču održava atraktivnom. Jednostavno, želite čitati dalje, dobro se osjećate.
Helena je malo pomaknuta, ima svoje mane, ima svoje traume, ali u središtu priča je život, zbivanja i to što nema stajanja, nema prostora za refleksiju - nije to takav roman. A onda opet samorefleksija je prisutna tu cijelo vrijeme, skrivena u pričama o zbivanjima. I holokaust. Koji se ne spominje ali visi nad njima, nad Heleninom egzistencijom. Elizabeth je poslijeratna generacija, ona ga ne osjeća, nije dio nje, ali spoznaja o holokaustu je tu i dio je njihovih života, posljedica je Heleninog poimanja svijeta i reakcije na svijet. Tome svjedoči njezina kći, Elizabeth, ali čini se da raste neopterećena previše time. Priče su zapravo o Heleni kroz način na koji ih vidi Elizabeth.
Lizzie Doron uspjela je prikazati posljedice ratnih zlostavljana na pojedinca iako ni u jednom trenutku nije spomenula što se točno glavnoj junakinji događalo tijekom rata. Tek na kraju saznajemo da je bila u getu ili logoru.
Na zapravo uopće ne velikom broj stranica, Lizzie Doron rekla je mnogo toga.
Profile Image for PolitePolarBear.
46 reviews2 followers
January 26, 2014


I festeggiamenti del mio bat-mitzvà si erano conclusi.
Helena si sedette sulla sedia a dondolo in camera mia. La sedia era rivolta verso la finestra che dava sul cortile invaso dalle erbacce.
"Tutti i regali qui!" ordinò, e con il dito indicò lo spazio ai suoi piedi. Uno dopo l'altro i regali furono scartati e Helena li passò in rassegna come fosse la presidentessa della fondazione per la sicurezza dei giochi. Ogni regalo, senza eccezione, fu controllato. Helena li girava, se li avvicinava agli occhi, li esaminava, come se per lei fosse di capitale importanza che qualcosa non sfuggisse al suo controllo.
"Dobbiamo selezionarli, dobbiamo selezionarli" diceva senza sosta mentre si occupava dei regali.
E all'improvviso le sue labbra si strinsero, un occhio si chiuse e l'altro si spalancò; Helena si concentrò, la sua mano appena tremante si fece ferma, come per una missione: il regalo partì dalla sua mano, fendette l'aria della stanza, decollò dalla finestra e atterrò nel cortile. Nella stanza sentimmo il rumore di cocci rotti e dalla strada si sentì il rumore delle persiane che si aprivano, una a destra e l'altra a sinistra, sbattevano sui muri delle case come tamburelli. La finestra spalancata della mia stanza lasciava entrare la luce dei lampioni, una luce scialba rispetto alla brillantezza degli occhi dei vicini che seguivano gli eventi ed ascoltavano le voci.
E nella stanza, Helena, scegliendo: "Questo qua, questo là; questo qua, questo là" ripeteva. "Devo fare una selezione, non tutti i regali possono rimanere in casa", e scusandosi: "Ma tu non devi essere triste, il regalo che volevi l'ho già preparato da tempo, è nell'armadio, sulla mensola in basso a destra".
Un registratore e una macchina fotografica mi aspettavano impachettati nell'armadio.
E intanto il cortile, sotto la nostra finestra, continuava ad accumulare oggetti che non aveva mai visto: giochi, asciugacapelli, accessori e bigiotteria.
La mattina seguente il cortile si era trasformato. Molti bambini chiedevano di poterci giocare, riunire e montare i pezzi del puzzle. Gli adulti osservavano e la maggior parte rimaneva in silenzio.

Guta la rabbinessa chiese: "Perché? Come mai Helena ha gettato nel cortile i regali che Elizabeth ha ricevuto per il suo bat-mitzvà?"
E suo marito, il rabbino, si arrabbiò e con tono lamentoso protestò: "Con quale diritto ha deciso di fare una selezione di regali non suoi!".
"Forse ha pensato che i regali erano troppo miseri" Fruma la maestra propose come soluzione per quel mistero.
"Forse ha buttato via i regali delle persone che non ama?" ragionò a voce alta Kalman il lattaio lasciando davanti alla nostra porta una bottiglia di latte gratis. "Un regalo per Elizabeth", scrisse nel biglietto "augurando a Helena di avere una figlia forte e sana".
E poi ci furono le voci che dicevano che Helena era impazzita, ma una risposta chiara e inequivocabile su quella faccenda non venne mai fuori.

Un bambino sconosciuto che abitava ai margini del quartiere iniziò a presentarsi nel cortile ogni giorno alla stessa ora. Nella cartella logora che si portava dietro c'erano sempre un quaderno a righe con la copertina trasparente, un astuccio, una matita del colore della senape, una gomma e un appuntalapis. Si sdraiava per terra, tra l'ortica e l'acetosella, prendeva i frammenti dei regali e annotava i nomi. Ore e giorni zappettò e classificò, scavando sempre più in profondità nel cortile.
Un giorno bussò alla nostra porta e chiese di consegnare a Helena un rapporto scrupoloso che aveva scritto tutto di suo pugno; nel rapporto c'erano due paragrafi.
Il primo comprendeva un'analisi completa di tutti i pezzi di oggetti che aveva trovato, e tra loro: una macchina fotografica, una radio, un orologio, un portafoglio e molti altri ancora.
Il secondo paragrafo riportava le conclusioni: "Ecco quanto ne consegue:" aveva scritto "non ci sono stati ritrovamenti di reperti integri, ma soltanto parti di oggetti vari fatti di diversi materiali".
In una nota, scritta con lettere grandi e storte, aveva aggiunto: "L'unica cosa degna di nota che ho rilevato è stata la scritta presente su tutti gli oggetti: Made in Germany. Può darsi che Helena non sia disposta a tenere in casa cose provenienti da un paese straniero.
In fede.
Yosef Rafael".

Helena abbracciò il bambino e gli chiese: "Cosa vuoi fare da grande?".
"L'archeologo" rispose.
"Diventerai sicuramente famoso," gli disse "sei un bambino intelligente e curioso. Quando sarai un archeologo sono sicura che scoprirai un sacco di segreti seppelliti sotto la terra".
Lui sorrise e se ne andò. La missione era compiuta. Yosef Rafael non si vide più nel cortile di Helena.

6 ottobre 1973.

Yosef Rafael fu ucciso sulle alture del Golan.
Helena si recò sulla sua tomba ogni anno fino al giorno della sua morte, e con sé portava sempre un mazzo di fiori selvatici del cortile.
This entire review has been hidden because of spoilers.
Profile Image for Amarilli.
160 reviews24 followers
June 14, 2012
Bello, struggente, delicato, potente. Ogni capitolo è uno sprazzo della vita di una sopravvissuta alla Shoah, visto attraverso gli occhi di sua figlia, una bambina a cui la madre non racconta nulla e che solo anni dopo capisce davvero le mille cose che anni prima erano senza senso.
Profile Image for Bertagna.
5 reviews
Read
November 16, 2019
Sono rimasto impressionato dal'effetto traumatizzato su Helena e Elizabeth. Ci vorrebbero più testimonianze successive. Racconti della reintegrazione. Ne sono alla ricerca.
Profile Image for Karen Paramio.
Author 6 books14 followers
October 18, 2023
Se trata de episodios independientes protagonizados por la madre de la autora o por una representación de las madres de su barrio, mujeres supervivientes de la Shoah. Lizzie Doron nunca llegó a comprender a esta madre que callaba tanto, se comportaba de un modo extraño, y siguió siendo polaca toda su vida, mientras la autora se esforzaba por ser una israelí modélica.
Una cita de Doron del libro "Who the fuck is Kafka?" que describe ese barrio de su infancia y esas mujeres: "En el fondo, el Estado de Israel es un sanatorio psiquiátrico para judíos postraumáticos".
Como tantas veces, uno aprende a apreciar algo cuando lo pierde, de aquí este homenaje.
Profile Image for Evelina.
622 reviews54 followers
August 20, 2022
From what I can gather this could be autofiction about the author's mother and her life as a survivor of the Holocaust living in Israel and raising her daughter (the author?) alone. The book is very easy to read which makes the book hit much harder. The ending almost made me cry, and that doesn't happen a lot. It is an interesting portrayal of a woman with many invisible scars caused by World War 2 and its aftermath. I can see why it is an important and difficult read.
Profile Image for Keeloca.
243 reviews1 follower
April 13, 2019
Actual score: 3,25.

An objectively good book that felt educational - the themes it tackles interest me and it tackled them in a beautifully realistic way. The snapshot narrative really worked for me, and I'm glad to have read it - I just didn't enjoy the process of it very much.
Profile Image for carololla.
90 reviews1 follower
February 5, 2023
Avevo parecchi pregiudizi su questo libro, temendo fosse il solito romanzo nei campi di concentramento. Invece mi sono molto ricreduta. Perché mostra un altro lato della guerra, e in un’altra parte del mondo. Un dopo guerra descritto vagamente, con riferimento implicito, ma molto d’effetto.
Profile Image for Margareta Wedmark.
490 reviews1 follower
January 1, 2021
Stark och fängslande - att måla upp en så levande bild av en människa, så intensivt som bilden av Helena i korta kapitel... Starkt!
Profile Image for Em.
227 reviews3 followers
June 20, 2022
“wir werden uns erinnern.”
Profile Image for Kilian.
69 reviews
Read
July 17, 2023
Geschichten von unglaublicher Tiefe, Trauer und Schönheit
Profile Image for Shmuel Gorelik.
80 reviews4 followers
June 24, 2024
סיפורים קצרים שקשה לקרוא בגלל ההבנה והמשמעות על כל הצער ששואה גרמה לדמות הראשית בספר. לצערי חלק נכבד מהספר מכיל קטעים המאשימים את אלוקים וזה מאוד צרם לי בקריאה ולכן החלטתי לא לסיים את הקריאה.
Profile Image for Käthe Leonhardt.
64 reviews
July 14, 2025
Ein Buch das zeigt, dass es kein Vergessen der Naziverbrechen geben wird, zumindest wenn man die Leben der Opfer und der nachkommenden Generation genauer betrachtet.
Profile Image for Adelina Zych.
9 reviews
December 1, 2013
Bardzo dobra lektura. To pierwsza przeczytana przez mnie książka opowiadająca o życiu po Holokauście, zupełnie inna niż te opowiadające o Zagładzie, ale w pewnym sensie wywierająca silniejsze wrażenie, być może właśnie dlatego, że nie mówi o niej dosłownie. Zdecydowanie polecam.
Displaying 1 - 23 of 23 reviews

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