“Sono poesie bambine, sono volatili, sono piccoli animali molto vispi, sono magnificamente esili. Schiette, bizzarre, leggere, un poco feroci, profonde, tenere. Con uno sguardo nitido sul niente del mondo, il prodigioso ordinario niente di tutti i giorni, che i gemelli vedono col loro sbirciare da un punto di lato, da un grande silenzio, da un ciondolare di ore che sembrano a perdere e invece diventano questo oro delle loro parole. Sono poesie che sembrano sgusciate via, saltate fuori dal loro nascondiglio spesso domestico, come nate per distrazione, con la loro piccola rivelazione gigante, col loro valere per chiunque le leggerà.” Mia madre è un’arma è la prima raccolta poetica dei registi (e gemelli) Damiano e Fabio D’Innocenzo, un’opera scritta a quattro mani per raccontare in versi sciolti del tempo contemporaneo e dei sentimenti che lo abitano, degli appartamenti in affitto, dei cani amati e dei genitori, del futuro che va registrato e tramandato, della scrittura che – come il cinema – vive di un gesto quotidiano e necessario, radicato nell’intimità delle cose più piccole, microcosmi emotivi, generatori di storie.
Perché quando sono stato male tu sei stata male. Quando sono stato male ho fatto di tutto per non vederti. Quando sei stata bene guardavo un po’ sì e un po’ no.
Facciamo che non ti ho mai bestemmiato in faccia? Che non ho mai avuto un crollo sulle tue gambe. Che non ho mai avuto la voglia di disprezzarti e te l’abbia fatto capire così bene. ”
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