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Il filo infinito: Viaggio alle radici d'Europa

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Che uomini erano quelli. Riuscirono a salvare l’Europa con la sola forza della fede. Con l’efficacia di una formula: ora et labora. Lo fecero nel momento peggiore, negli anni di violenza e anarchia che seguirono la caduta dell’Impero romano, quando le invasioni erano una cosa seria, non una migrazione di diseredati. Ondate violente, spietate, pagane. Li cristianizzarono e li resero europei con la sola forza dell’esempio. Salvarono una cultura millenaria, rimisero in ordine un territorio devastato e in preda all’abbandono. Costruirono, con i monasteri, dei formidabili presidi di resistenza alla dissoluzione.
Sono i discepoli di Benedetto da Norcia, il santo protettore d’Europa. Paolo Rumiz li ha cercati nelle abbazie, dall’Atlantico fino alle sponde del Danubio. Luoghi più forti delle invasioni e delle guerre. Gli uomini che le abitano vivono secondo una Regola più che mai valida oggi, in un momento in cui i seminatori di zizzania cercano di fare a pezzi l’utopia dei padri: quelle nere tonache ci dicono che l’Europa è, prima di tutto, uno spazio millenario di migrazioni. Una terra “lavorata”, dove – a differenza dell’Asia o dell’Africa – è quasi impossibile distinguere fra l’opera della natura e quella dell’uomo. Una terra benedetta che sarebbe insensato blindare.
E da dove se non dall’Appennino, un mondo duro, abituato da millenni a risorgere dopo ogni terremoto, poteva venire questa portentosa spinta alla ricostruzione dell’Europa? Quanto c’è ancora di autenticamente cristiano in un Occidente travolto dal materialismo? Sapremo risollevarci senza bisogno di altre guerre e catastrofi?
All’urgenza di questi interrogativi Rumiz cerca una risposta nei luoghi e tra le persone che continuano a tenere il filo dei valori perduti, in un viaggio che è prima di tutto una navigazione interiore.

“Cosa hanno fatto i monaci di Benedetto se non piantare presidi di preghiera e lavoro negli spazi più incolti d’Europa per poi tessere tra loro una salda rete di fili?”

176 pages, Paperback

First published January 1, 2019

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About the author

Paolo Rumiz

70 books157 followers
Paolo Rumiz è un giornalista e scrittore italiano.
Inviato speciale del "Piccolo di Trieste" e in seguito editorialista di "la Repubblica", segue dal 1986 gli eventi dell'area balcanica e danubiana; durante la dissoluzione della Jugoslavia segue in prima linea il conflitto prima in Croazia e successivamente in Bosnia ed Erzegovina.
Nel novembre 2001 è stato inviato ad Islamabad e successivamente a Kabul, per documentare l'attacco statunitense all'Afghanistan.

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Displaying 1 - 30 of 73 reviews
Profile Image for Emilio Berra.
307 reviews289 followers
April 26, 2021
Silenzio ed essenzialità
Un libro sicuramente bello e di grande fascino anche narrativo che ci conduce in viaggio presso alcuni monasteri benedettini.
Rumiz ci ricorda che la diffusione delle abbazie economicamente autosufficienti ma comunicanti fra di loro "cambiò l'Europa e ne civilizzò gli spazi più selvaggi".
L'ardore europeista dell'autore, per me condivisibile, è assai rimarcato ; talvolta fin troppo insistentemente. E' questo l'unico appunto che ritengo di fare.

Per il resto, mi son gustato il piacere di inoltrarmi "in un mondo di bisbigli", di "ricerca di essenzialità", nel silenzio che "aiuta a distinguere tra ciò che conta e le bestialità verbali che ci stanno invadendo come erbe matte", nella bellezza che sta nel togliere, non nell'aggiungere.
"Mozart ci ricorda che la forza della musica non sta nelle note, ma nello spazio tra esse".

Questi luoghi di spiritualità e di "equilibrio con la natura e la comunità" fanno dire all'autore che il suo "viaggio coincide sempre più con la riscoperta dei valori liquidati o derisi dalla modernità" . Un valido ausilio per non essere risucchiati dall'omologazione, dunque.
E la serenità che vi si respira lo porta a domandarsi "se la parola 'felicità' non debba essere sostituita da 'contentezza' , il ringraziamento di chi 'si accontenta' di ciò che la Provvidenza gli ha donato" .
Profile Image for Savasandir .
275 reviews
June 21, 2019
Andar per monasteri alla ricerca delle comuni radici europee (ed anche un po’ di se stessi) è un viaggio che piacerebbe fare anche a me; il testo ogni tanto eccede in lirismo, ma l'argomento dà molto su cui riflettere, non ultimo per me il fatto d’aver scoperto solo ora che la Regola di San Benedetto non si limita solo ai due stranoti imperativi imparati alle elementari, ma continua: ora et labora et lege et noli contristari; e ritengo gli ultimi due precetti altrettanto centrali: la lettura, che è sia studio che attento ascolto, e l'obbligo alla felicità, o meglio, al non lasciarsi affliggere dalle avversità. Mica male!
Profile Image for La mia.
360 reviews33 followers
June 10, 2019
Ogni volta che leggo un libro di Rumiz il primo impulso è quello di prendere in mano una cartina, e disegnare con una matita il percorso. Unire i puntini, guardare la mappa per vedere cosa conosco di ciò che è vicino ai posti che menziona, cercare di ricostruire con le sue parole una mia visione del paesaggio, delle architetture, dei luoghi. Così scopro che una delle Abbazie citate è a 20 minuti da casa, che l’altra è a due passi da un posto in Germania dove sono passato di recente, e così via. Inizio a navigare con la mente, a ricostruire territori, a proiettare le storie che conosco e incrociarle con quelle che ti racconta Paolo.
La seconda sensazione è una sorta di sconforto, per l’ignoranza che mi attribuisco. Quest’uomo maneggia la storia e la geografia con grande maestria, collega vicende remote e sa leggere i luoghi (per esempio l’Appennino) evitando la banalità del presente. Ricostruisce radici, mette in relazione culture, ci ricorda in ogni momento da dove veniamo, senza cedere a inutili e sciocche retoriche. L’Europa che è sempre stato il capolinea delle tribù che partono dalle steppe dell’Asia, l’Italia ambita per il suo clima e la sua ricchezza. Siamo sempre stati territorio di conquista, ma anche di scambio, di confronto. Ricordare la storia è un potente antidoto contro ogni slogan “prima gli…” perché permette di comprendere quanto sia pretenziosa l’idea di isolarsi dal resto del mondo.
Ed ecco che infine la mia terza reazione alla lettura è una sorta di partenza. Non potendo abbandonare immediatamente tutto e tutti, comincio a viaggiare con altri libri che questo mi ha richiamato, poi a segnarmi su un taccuino i luoghi citati che vorrei visitare, a calcolare percorsi e ipotizzare stagioni. Se viaggiare non è la meta ma il percorso, allora io sono già partito.
Anche questo libro mi ha dato tutto questo. Ma più di altri libri, questo è denso di indignazione, quasi di rabbia. La situazione politica, la violenza e la stupidità del razzismo emergente, la scarsa prospettiva progettuale di un Europa che si è fatta spegnere da paure egoiste e irrazionali sono il motore di questo libro. Rumiz parte per dare risposte a una domanda. Forse non la trova, forse la risposta è già contenuta nel fatto di porsi certe domande. Però è difficile leggere questo libro senza sentire la necessità di fare qualcosa di più ambizioso. Un atto di resistenza, un atto di testimonianza, una reazione all’imperante uniformità verso il baratro dell’insulto e della propaganda. Leggiamo questo libro, facciamolo leggere ai ragazzi, raccontiamolo ai bambini. Ricordiamo a tutti che nel primo millennio della nostra storia, i discepoli di Benedetto si opposero ai barbari con la loro mitezza, con le parole e con la regola dell’ora et labora. Non li sconfissero con le armi, li convinsero e li fecero diventare Europei.
Profile Image for Laura.
4 reviews
February 16, 2020
Questo libro mi ha suscitato sentimenti contrastanti: da un lato ci sono delle descrizioni coinvolgenti che ti fanno venir voglia di prendere lo zaino e andare a visitare le abbazie narrate; dall'altro, c'è una quantità di riferimenti da "boomer" che irritano per la pochezza e l'assenza di problematizzazione. Vengono evocati spauracchi da vecchi nostalgici che non provano nemmeno a capire i fenomeni del giorno d'oggi, termini come "il Globale" e "la Rete" (tutti rigorosamente con la maiuscola, come fossero la personificazione del nuovo Satana) vengono buttati là in discorsi che è giusto fare, ma che andrebbero approfonditi in maniera critica. A questo si aggiunge uno stuolo di luoghi comuni (i giovani iperconnessi, la solitudine del cellulare, i videogiochi) e di parallelismi che fanno venire i sudori freddi ("questo radicchio è come l'Europa". ARGH). Non sono contraria a un libro che mescoli "reportage" e riflessione politica, ma quest'ultima andrebbe trattata degnamente e non gettata alla rinfusa a tappare i vuoti tra uno spostamento e l'altro.
Profile Image for Cristina Rold.
Author 3 books34 followers
March 30, 2019
Spero di non capire mai perché anche senza fede sento da sempre il fascino intenso della tradizione monastica. Forse se mi apparisse tutto chiaro la mia ricerca si siederebbe stanca. Meglio lasciarsi cullare ancora una volta dalle parole eterne di Rumiz in questo libro, sperando che il suo racconto si fermi sempre al verosimile, sfiorando solo il vero finale.

(Sì, è un libro che parla di Europa e di noi poveri illusi che vaghiamo in questo XXI secolo)

Da leggere ascoltando il secondo movimento della Prima Sinfonia di Vasily Kalinnikov. Minuto 14.07
https://youtu.be/3xnaaSMJq18

Fuori dalle mura, un’umanità superstite: facce sannite, picene, greche, bizantine, longobarde, trasparente frutto italico di antiche migrazioni. Dentro le mura, il vuoto quasi totale. Un quadro di De Chirico.

Abbiamo costruito l’Europa del benessere materiale e sulla ricerca del benessere abbiamo impostato le regole della convivenza. Ma l’Europa non è mai stata solo questo. All’origine dell’idea c’èera la ricerca della felicità, che è tutt’altra cosa.

L’uomo ha l’obbligo di essere felice, perché solo così fa felici gli altri. È uno dei massimi insegnamenti dell’ebraismo.

La felicità sta nel perimetro. Lo spazio chiuso. Il templum dei romani, il tèmenos dei Greci. Il confine all’interno del quale il mondo può entrare solo in punta di piedi. Forse il patto di permanenza che da quindici secoli i benedettini stringono per vivere e morire nello stesso posto, mi indica un’alternativa al frastuono di un mondo globalizzato che emargina, sradica e mette in moto fiumane di spaesati.

Non è forse attraverso l’ospitalità che nascono le vocazioni?

In un’esperienza spirituale i luoghi non hanno nessuna importanza. Contano le persone. La strada prescelta diventa secondaria, perché sono gli incontri a darti di volta in volta la direzione.

L’uomo che

Il centralismo è diabolico: comanda invece di servire.

Noi non siamo contemplativi. La nostra attitudine è meditativa. Significa che mastichiamo la parola finché essa non rilascia tutto il suo sapore e non ci entra nella carne e nelle ossa. Il nostro attivismo non ci fa mai dimenticare l’arte o il pensiero . L’Otium in senso latino è assolutamente utile. Negativa per l’anima è l’otiositas, l’inattività, la pigrizia.

Nell’agricoltura si incontrano il teologico e il metaforico. Oggi per noi la terra non è più la madre che nutre. È al massimo una puttana da sfinire. Un oggetto di consumo, dove il sacro è un intralcio.

Mi sfiora un pensiero inaudito: la veste dei preti non è che un trucco per usurpare il ruolo del femminile nella comunità della fede.

Talvolta nei viaggi entra in gioco un elemento assai più potente del caso. Il destino, forse. O la Provvidenza. O una di quelle sintonie gratuite che generano inauditi cortocircuiti fra le cose, le memorie e le visioni.

Mio Dio, perché non bastano incontri come questi a fare l’Europa?

Mi chiedo se la parola felicità non debba essere sostituita da contentezza, il ringraziamento di chi “si accontenta” di ciò che la provvidenza gli ha donato. Un ringraziamento che finisce per coincidere con la preghiera.

Nel gregoriano c’è tutto, compreso Verdi.

Il verso, l’ho imparato da tempo, è lo sforzo della parola per diventare musica. Ma è un tentativo fallimentare perché la parola è destinata a perdere. La musica rimane inarrivabile.


Esiste solo la parola che riempie il vuoto e il silenzio e la penombra. Se un giorno tornerò per quella strada a oriente di San Nicola di Bari, attraverso i balcani e l’anatolia, non mi porterò macchine fotografiche, ma qualcosa per fermare le voci.

Ti chiedi se la percezione magica del sacro non sia morta nel Seicento e la fede non sia stata rimpiazzata altro che dalla teatralità.

Respiro odore di codici. La percezione sensoriale del tempo è così completa che vorrei masticare la carta, per la gratitudine che le porto.

Ci si sente, il che è cento volte meglio che capirsi. Forse non c’è niente di peggio che una lingua comune per creare malintesi.

Mostrare uno zelo buono, per non incartarsi nel lavoro.

Ma quanta fatica stare nel mondo lavorando sulle parole contrarie in perenne stato di allerta.

Benedetto è il contrario, indica la semplicità e la povertà come dimensione ideale della relazione fra uomini. Dammi una parola, chiede il discepolo all’abate. E in quella parola sta tutto il soffio spirituale, il dinamismo del nostro movimento.

Dobbiamo trovare un nuovo equilibrio fra preghiera e lavoro. Oggi, aver messo il lavoro come unico orizzonte può portarci tutti alla depressione.

Benedetto ci chiede l’impossibile. Benedire coloro che ci maledicono, sopportare i falsi profeti, accettare i fratelli che vivono con zelo amaro.

Ma il nostro fertilizzante è l’incontro con l’altro, la parola, l’umanizzazione del vissuto. Solo così viviamo bene.
Profile Image for Simona.
976 reviews228 followers
May 29, 2020
"Il gomitolo. Che cos'è la vita se non un lungo filo di lana che scavalca mari, fiumi, montagne e frontiere"?

Il filo infinito del titolo non è altro che il viaggio che intraprende Rumiz partendo da Norcia, monastero benedettino alla Germania, passando per la Francia e oltre, sino alle rive del Danubio. Un viaggio che si caratterizza per luoghi di pace, tranquillità in cui si perdurano tradizioni secolari che resistono al tempo. Ogni monaco porta avanti il suo credo, i suoi valori nel rispetto degli altri.
Un viaggio nei monasteri alla conoscenza dei monaci benedettini, della loro religione e tradizioni.
Un viaggio che non è solo fisico, ma anche l'occasione per scoprire se stessi. Un itinerario, un percorso di conoscenza attraverso i luoghi, le insidie che ognuno ha nel cuore e che porta all'accettazione e all'Ascolto dell'Altro, la vera base per comprendersi riannodando i fili per legarsi gli uni agli altri.
Profile Image for Frabe.
1,200 reviews56 followers
October 3, 2019
In un “viaggio alle radici dell'Europa” – sottotitolo del libro – Rumiz visita una serie di monasteri benedettini, collegati tra loro nello spazio e nel tempo da un filo infinito. Ricorda che “il primo comandamento di Benedetto era/è quella cosa ovvia eppur dimenticata che si chiama ascolto, ascolto paziente dell'Altro, dell'essere umano e della sua voce, e di conseguenza ospitalità, un comandamento che in troppi oggi ignorano”. San Benedetto è patrono d'Europa e – osserva Rumiz – “se l'Unione europea imitasse un po' il santo che ha scelto di darsi, forse le cose andrebbero meglio: in ogni monastero la Regola impone all'abate di ascoltare tutti prima di prendere qualsiasi decisione, un regime assembleare perfetto nel segno dell'anticentralismo”. Come pure – ricorda l'autore – “il primo parlamento sovranazionale europeo l'hanno voluto i benedettini già nel 1115, un secolo prima della Magna Charta Libertatum”. Alle spinte disgreganti, l'Europa deve rispondere richiamandosi ai suoi elementi fondativi, primi fra tutti la compassione e la solidarietà, affermatisi sulla barbarie anche e soprattutto "in quei formidabili bastioni di resistenza alla dissoluzione che furono le abbazie". Rumiz esorta all'impegno: “Non possiamo permettere che il nostro mondo si sottometta ancora al delirio nazionalista e suprematista. La nostra dea madre fenicia di nome Europa, che per prima attraversò il Mediterraneo con paura, ci ricorda che siamo sempre stati capolinea di popoli migranti e ci spinge a sciogliere altre matasse e a tendere altri fili, in un gesto d'amore e disobbedienza civile.”
Profile Image for LauraT.
1,392 reviews94 followers
October 20, 2019
“Ti fa capire che è ancora tempo di battaglia e che è giusto rispondere con durezza alle belve che si accaniscono contro i deboli e i vinti per scaricare in basso la rabbia che altrimenti colpirebbe chi sta in alto. Il Potere”

“Noi pensiamo a due sole vie ermeneutiche per fare l’Europa: la cultura e l’economia. Con quale risultato? La cultura è in caduta libera e l’economia ha perso di vista la felicità dell’uomo. Parole come pace e solidarietà sono derise, si sono svuotate di senso. Abbiamo dimenticato che esiste una terza via per fare l’Europa: la politica, una politica basata su valori forti, capace di combattere il linguaggio della paura, parlare alle periferie, ridare speranza agli Ultimi e riscoprire la comunità.”
Profile Image for Freca - Narrazioni da Divano.
395 reviews23 followers
April 19, 2021
Lo stile di Rumiz così poetico e a tratti ricercato mi conquista ogni volta.
Qui siamo partiti alla ricerca delle radici d'Europa sulle orme di San Benedetto, visitando monasteri che si ergono immobili oltre il tempo: attualmente distaccato dalla quotidianità ma una volta intrinsecamente legati alla vita e alla società. Un oscillare fra immanenza e trascendenza, fra corporeità e spiritualità, una unione di opposti che già è scritta nella regola ora et labora.
Un testo che mostra un'unica Europa, al di là delle differenze di lingua e usi, unità da qualcosa di profondo che la definisce intrinsecamente.
Rumiz riesce anche questa volta a farti respirare l'umidità delle pareti, i profumi degli orti e dei vecchi tomi, rimane però sfuggevole la riflessione di fondo, tanti spunti su cui riflettere ma purtroppo un po' troppo effimeri nel quadro generale: incontri importanti ma mi aspettavo una maggiore ricerca filosofica, un impianto interpretativo solido a cui andassero a concorrere i pezzi che invece purtroppo rimangono per lo più slegati.
Un libro comunque da leggere per acquistare dagli spazi angusti delle celle un ampio respiro su una terra che si è assestata nonostante o forze grazie ad orde di barbari, e guardare con occhi vecchi, dove il tempo non ha significato, che diventano nuovi questa società a mille all'ora: non per tornare indietro ma per prendere spunto per andare avanti senza farsi travolgere, trovare qualcosa come era stata la fede per creare fondamenta su cui costruire.
Personalmente credo che l'uomo debba trovare un equilibrio fra il continuo divenire e il desiderio di aver punti fermi: questo libro sicuramente aiuta ad affrontare il secondo aspetto, senza rifiutare il cambiamento ma invitando ad integrarlo nel proprio sistema, adatto a chi da molto valore alle proprie radici e si vuole evolvere da quelle, vedendole come punto di partenza ma non di arrivo, ispirazione ma non volendo riportarle immutate.
Profile Image for Cristina Berardo .
8 reviews5 followers
August 14, 2019
Sorprendente e stimolante viaggio alla scoperta delle origini dell'Europa..attraverso i monasteri benedettini che hanno rifondato un continente basando l'unione tra i popoli su valori forti e strutturali. Un viaggio alla scoperta di chi siamo stati e di chi siamo, con un occhio ed una riflessione su chi potremmo diventare venendo meno a questi valori che ci caratterizzano.
Profile Image for GONZA.
7,446 reviews126 followers
April 16, 2019
Di Rumiz in famiglia possediamo parecchi libri, perché il gonzorte é un grande fan della letteratura di viaggio, ma per quanto mi riguarda é il primo (ma non l'ultimo se posso) che leggo. Tra l'altro poi, come capita sempre piú spesso, l'ho comprato io stessa per regalarlo al marito e nel frattempo me lo sono letto, un po' perché mi interessava l'argomento (le radici dell'Europa) e un po' perché mi piaceva la copertina e uno dei primi viaggi di coppia era stato proprio ad un monastero.
Il racconto di Rumiz si dipana appunto nella visita di una serie di monasteri, nei quali conosciamo alcuni monaci indimenticabili, altri un po' meno ed in qualche modo veniamo anche a sapere come si é evoluta la regola di San Benedetto, la tanto conosciuta Ora et Labora, che molti citano a sproposito ed è proprio per non essere una di quelli che chiudo qui la mia recensione di questo volume, suggerendo di leggerlo.
Profile Image for Margherita13.
49 reviews1 follower
May 10, 2021
Incuriosita dai libri di Paolo Rumiz, questo è il primo che ho letto. Forse ho sbagliato scelta; ma la storia dei monasteri benedettini mi affascina da sempre e ho pensato potesse essere un buon inizio. Mi sono sbagliata... Sicuramente è un libro informativo, mi sono segnata i monasteri visitati dall'autore durante il suo personale pellegrinaggio e ho tratto piacere da alcune descrizioni dei luoghi che sono davvero di grande effetto. Ma verso metà della lettura ho iniziato a essere davvero irritata dai continui rimbrotti alla "deprecabile società moderna che perde tempo attaccata al cellulare" o variazioni sul tema. Sono così tante che ci si potrebbe fare un drinking game, le ho trovate cliché piuttosto banali e che non aggiungono nulla alla lettura, anzi. Peccato perché lo spunto era bello.
Profile Image for Francesco.
1,686 reviews7 followers
December 7, 2020
Che nelle radici europee ci sia anche (non esclusivamente, certo) la diffusione dei monasteri e con essi la diffusione di una cultura tutto sommato comune è una diatriba politica che va avanti da anni.
In questo libro l'autore attraversa il continente europeo da un monastero all'altro parlando, quasi in un "flusso di coscienza" - del resto Rumiz è triestino come Italo Svevo -, della storia degli ordini monastici, dei flussi migratori, delle politiche comunitarie...
Un calderone di idee, pensieri, personaggi, cibi e bevande che accompagnano il lettore in un curioso itinerario di scoperta di luoghi affascinanti che, una volta che si potrà tornare a viaggiare, mi piacerebbe molto andare a visitare.

Nota di disappunto: l'immagine in copertina è la Sacra di San Michele, che però non è uno dei monasteri visitati da Rumiz nel corso del suo viaggio.
Profile Image for La Strega.
327 reviews35 followers
May 10, 2019
Lo stile di Rumiz è come sempre meravigliosamente scorrevole e la tesi di fondo di questo suo libro è interessante (la catena di monasteri benedettini, con la Regola, l'apertura allo straniero ecc. come filone fondante l'identità sociale e culturale europea), ma ai miei occhi appare un po' forzato.
Profile Image for Flo Bernabucci.
94 reviews7 followers
December 10, 2019
Tre stelle sono una valutazione che metto forzandomi un po' e dopo aver riflettuto un po'. Istintivamente, emotivamente avrei dato 5 ma mi sono resa conto che l'eccesso di religiosità, seppur molto sana, mi ha infastidito più volte. Di certo é un libro tanto bello stilisticamente quanto utile. Un inno alla fratellanza, alla compassione e una appassionata difesa dell'Unione Europea che potrà tornare utile in tante occasioni in opposizione ai crociati sovranisti che infettano la nostra società. Ogni tanto peró mi sarebbe piaciuto ricordare a Rumiz che a curare il germoglio dell'Europa oltre che Benedetto sono stati anche grandi pensatori laici che hanno accolto le altre culture non solo per un senso di cristiana fratellanza ma anche con il sentimento molto più razionale e non sempre deprecabile dell'utilità e dello scambio e con l'enorme capacità di comprendere la grandezza di altri credi e altri stili di vita. Resta tuttavia un libro scritto in maniera impeccabile, appassionante e puntuale, una guida perfetta per affrontare un cammino interessante fisicamente e spiritualmente. Mi è venuta voglia di regalarlo a tutti i miei amici per poterne parlare. Credo sia il miglior giudizio possibile per un libro.
Profile Image for Paola Sangiovanni.
17 reviews
August 27, 2019
Spunto interessante, ma che non trova un compimento felice. Non si spiega mai veramente la storia dei Benedettini e gli incontri con i vari monaci sono un po’ frettolosi e poco significativi. Giornalistico.
Profile Image for Emiliano_Schiatti.
16 reviews2 followers
October 8, 2021
I didn't expect this book to be so powerful. Through the author's trip around various Benedictine abbeys in europe, we rediscover the true values (I am not overstating this) of life and society. Will we (europeans) be able to understand this before it's too late?
Profile Image for Andrea.
55 reviews
April 24, 2022
Per chi nel proprio viaggio, figurato o letterale, nella propria ricerca di luoghi, suoni, senso, pace, ..., sa tenere il filo e, magari, sa tessere trame, tendere fili e sciogliere matasse.
E poi, per chi ama l'Europa.
Profile Image for Mario.
Author 1 book6 followers
December 11, 2019
Darei 3,5 stelle. L'approccio è interessante, alcuni spunti aprono l'orizzonte. Mi è piaciuta l'introduzione a un'Europa che va ben al di là della dimensione politica e/o economica. A volte però il testo diventa troppo lirico e c'è una certa pesantezza e ripetitività nell'analisi della situazione.
Profile Image for Patty 🐈‍⬛.
222 reviews5 followers
January 11, 2022
Ricevuto per regalo lo scorso Natale, all’inizio ho provato l’impulso di accantonarlo per il tono aspro e polemico con cui si apre. Mi sono fatta coraggio, ho proseguito (come il narratore) e la scoperta è stata deliziosa.
Profile Image for Antonietta Florio.
85 reviews5 followers
June 5, 2021
«I valori fondanti di allora, mi scrive ancora Antonio, non sono morti: “Semplicemente, è diventato difficile ascoltarli in questo frastuono”. Ma se è così, allora occorrono uomini capaci di ri-umanizzare la velocità, restituire senso alle parole, alle sillabe, alle metafore, al canto. Gli scrittori, soprattutto, dovrebbero fare in modo che “questo flusso costante di notizie, informazioni, pareri, parole, non perda per strada il suo carico più prezioso: il senso dell’umano”. […] la sfida è di ridar loro [ai valori] voce prima che sia tardi, in questo mondo di plastica, frenetico e iperconnesso. Gli artigiani della parola hanno un compito importante da svolgere, con urgenza.» (P. Rumiz, Il filo infinito)

Un viaggio della memoria attraverso le memorie, minacciate dalla damnatio memoriae. Sembra un jeux de mots, uno scioglilingua privo di senso o qualcosa di simile. Eppure è questo il filo del gomitolo che Paolo Rumiz ne Il filo infinito avvolge e ri-avvolge nel suo percorso a un tempo individuale e collettivo, ma che è prima di tutto «navigazione interiore».
Egli lo ripete più volte. Questo voyage non è un mero giro del mondo, non deriva dalla meraviglia e dalla curiosità di un semplice turista che si aggira trasecolato per strade e paesi, alla ricerca del posto migliore per un selfie. O meglio, è un turista, ma un turista alla ricerca delle radici. Delle sue radici, che sono anche quelle dei suoi lettori:

«Ma io non sono qui solo a far provvista di silenzio. Sono venuto anche a cercare Europa. Le sue radici cristiane. Chi siamo, da dove veniamo. A quale mito apparteniamo.»

Se Paolo Pagani nel volume I luoghi del pensiero. Dove sono nate le idee che hanno cambiato il mondo ci trasporta negli ambienti in cui hanno vissuto e lavorato alcuni dei pensatori che hanno costruito la storia della filosofia occidentale, Paolo Rumiz viaggia in mezzo alla distruzione, ai cumuli di detriti, tocca con mano lo sfacelo dell’Europa.
Norcia, la statua di San Benedetto (patrono d’Europa) e una folgorazione improvvisa. Da qui parte l’avventura del giornalista della Repubblica, da un segnale: la statua intatta del Santo tra le macerie del terremoto, causa della turpitudine dell’ambiente circostante. Ciò che disorienta, ma che probabilmente implica “una lettura positiva del messaggio”:

«Forse il senso era che Benedetto era capace di costruire l’Europa nonostante le macerie, perché era più forte di loro. La vita sarebbe ricominciata comunque, perché era ricominciata tante volte nei secoli. Ma era dura crederci davvero.»

Da qui egli comincia a seguire il filo di lana che la rete benedettina «ha tenuto insieme e [ha] difeso il continente più e meglio di cento eserciti e di un milione di trincee». È un filo che si dipana tra passato e presente, s’impiglia nella contrapposizione tra natura incontaminata e mondo iperconnesso e ipertecnologico, tra il buio del Medioevo e il lumen della rinascita, tra una fatalistica rassegnazione e Höffnunglosigkeit (perdita della speranza) e il tentativo di recuperare, salvare l’Heimat.
Dall’Italia alla Francia, dalla Germania all’Ungheria alla Svizzera, Rumiz va alla riscoperta dell’Europa, dell’Europa unita, una melodia che – come precisa in più occasioni – è oggi alterata, imbruttita da una qualche nota fuori posto.
E questa nota fuori posto si chiama egoismo, si chiama razionalità scientifica, si chiama tecnologia. Ancora, si chiama scadimento morale, perdita dei valori, gli stessi valori e virtutes che continuano ad abbellire le abbazie benedettine.
La visita in alcune delle suddette abbazie (Praglia, Viboldone, Ottilien, Marienberg, San Gallo, etc.) e sentirne l’essenza con i «suoni distillati dal silenzio» svela «un mondo coltivato e misurabile», in cui si realizza la conciliazione della natura e dell’uomo alla ricerca della felicità.
È un mondo, quello dei monasteri, in cui vige una sola e unica Regola, ora et labora (et lege et noli contristari, studia e non farti prendere dalla sfiducia). Da essa ne conseguono tutte le altre, che s’inseriscono nel pantheon delle virtù civili: puntualità, accoglienza, solidarietà, rispetto e ascolto dell’Altro, assunzione e condivisione delle responsabilità, perché ogni gesto, persino il più piccolo, influisce sul mondo.
In un tempo, quello di oggi, in cui la politica è tanto alienata quanto più focalizzata su questioni altre (l’immigrazione, ad esempio), l’appello di Rumiz – rivolto a tutti, ma in modo particolare alle giovani generazioni – è di non lasciarsi ingannare dalla forma.
È all’uopo (ri)cercare la substantia, l’essenza delle cose. Della vita. Recuperarne la naturalezza, la purezza, l’innocenza, affidarsi alla parola, ritrovare l’armonia infranta mediante un viaggio che coniuga interiorità ed esteriorità.
Si potrebbe istituire una sorta di parallelismo tra il monaco, artigiano della pace, e lo scrittore, artigiano della parola. Due figure, che seppure distanti, sono unite dalla comune volontà – o, piuttosto, vocazione – di sondare l’anima e attraversarne la tempesta per sradicare il male, affinché il Bene balugini come conseguenza di tale processo di katharsis.
L’abate Notker Wolf nel monastero di San Gallo afferma qualcosa di simile:

«“Essere monaci e viaggiare, possono stare assieme le due cose?” Sì, possono, perché la scelta del luogo è il capolinea di una peregrinatio alla ricerca di spazi appartati e lontani dal mondo. Una specie di esilio autoimposto, forse di origine irlandese. Un pellegrinare che è meticolosa esplorazione del territorio.»

Non è l’attacco alla sterilità del moderno, alla frenesia della vita quotidiana, quanto piuttosto il lasciarsi trasportare, l’apparire piuttosto che l’essere, l’abbandonarsi a vacui formalismi, senza tener conto che l’identità culturale, «con Roma, col monachesimo e col Rinascimento» è un tesoro dal valore inestimabile.
Il web è sì un sedativo, è sì il luogo in cui rifugiarsi e costruire una realtà parallela, ma soltanto il sapore della comunicazione interpersonale e l’odore degli ambienti naturali sono il pharmakon dell’anima. Non solo, anche riattualizzare l’antico e proiettare il classico verso il futuro – per parafrasare un testo di Salvatore Settis, Il futuro del classico – salvando il primo e impreziosendo il secondo, (ri)accende la fiamma della speranza e riscalda il cuore:

«Il gomitolo. Che cos’è la vita se non un lungo filo di lana che scavalca mari, fiumi, montagne e frontiere? Quanta bella umanità ho incontrato svolgendolo nella mia vita di viaggiatore. Una folla di volti riemerge da una sequenza di incontri brevi ma indimenticabili.»

© Antonietta Florio
Profile Image for Marina.
338 reviews3 followers
April 18, 2024
Il viaggio del narratore protagonista di questo romanzo-saggio parte da Norcia, dopo il violento terremoto che ha colpito il centro Italia. Tutto parte dalla statua di San Benedetto, rimasta illesa e prosegue tra abbazie e monasteri benedettini di tutta Europa. La narrazione, oltre ad essere molto evocativa dei suoni e delle atmosfere spirituali dei luoghi è anche un ragionamento sulla cultura europea, forgiata dalla regola benedettina. Il testo si fa anche saggio, che riflette sul decadimento della democrazia e dei valori come l’accoglienza, il rispetto e la solidarietà. Decadimento che mina l’essenza stessa della civiltà europea. Un testo che ha un tono fortemente lirico (più spirituale che religioso), al contempo d’atmosfera e di grande spessore di pensiero. Una testimonianza storica, politica e fortemente europeista.

"Imparate: dove si proteggono i deboli, li c'è la democrazia. La democrazia è nata in Europa ma tanti l'hanno dimenticato. La democrazia vuol dire che non puoi fare quello che vuoi solo perché sei più grosso o più ricco. Vuol dire che la polizia non può picchiarti. E tutti possono studiare ed essere curati"

⭐️⭐️⭐️⭐️-
Profile Image for Antonella.
Author 14 books21 followers
September 21, 2019
Una lettura questa che mi ha consentito di sollevarmi da un'esperienza difficile che mi sta capitando, volando fra fiumi, monti, abbazie e persone che hanno consentito pensiero, riflessione e gioia. La gioia della parola cercata, preziosa, precisa. Un viaggio nell'umanità, attraverso una ricerca dello spirito. Auguro all'autore di permanere in quel che di buono e bello ha incontrato percorrendo questo filo infinito.
Profile Image for elipisto.
282 reviews20 followers
December 9, 2019
Un filo sulle radici dell'Europa e dei suoi valori fondanti seguendo le tracce dei monasteri benedettini, che opposero alla barbaria delle invasioni un messaggio di ordine, dialogo e accoglienza.
In alcuni casi, forse, suona un po' retorico e mi è risultato meno coinvolgente ed emozionante di "Morimondo", però il tema è importante e di attualità in un contesto storico in cui sembra che ci si debba vergognare di una certa idea di Europa che superi i nazionalismi.
Profile Image for Cinzia Biaggi.
53 reviews
July 20, 2019
Un viaggio attraverso il significato di Europa tramite le abbazie benedettine. Vale la pena leggerlo.
Profile Image for Svalbard.
1,141 reviews66 followers
November 16, 2020
Come ben sa chi segue le mie recensioni, ho apprezzato e continuo ad apprezzare tutte le cose che scrive Rumiz, e anche le sue realizzazioni video. Mi piace il suo modo di raccontare, il suo tessere fili e scioglierli, il saper collegare fatti e persone, la personalità di uno che conosce le lingue e il modo migliore di sapersi interfacciare agli altri, viandanti o personalità note che siano. Grazie a lui sono riuscito a capire qualcosa della macelleria jugoslava, cosa che per me rimaneva un enigma. E per questo mi sono molto risentito quando, dopo aver postato un passo del suo “Come cavalli che dormono in piedi” su Hookii, il noto sito di saputelli, un povero idiota mi ha risposto qualcosa tipo “Hookii non ha bisogno della retorica dell’antiretorica”.

Tralasciando la pretesa di sapere che cosa abbia e non abbia bisogno Hookii, è vero, Rumiz è retorico (e forse retorico nell’antiretorica). Ma personalmente non lo vedo affatto un male, se giova a quello che si vuole dire, e a come lo si dice. In effetti, in questo libro di retorica ce n’è molta e ci sta bene.

Il tema è un viaggio attraverso i monasteri benedettini o degli ordini assimilati (cistercensi, ecc.) e la ricerca del ruolo che essi hanno avuto storicamente nella conservazione del sapere antico, nell’organizzazione e nella gestione del territorio (coltivazioni, allevamento) e nel fornire anche un’identità spirituale a popoli che l’avevano completamente persa. Quasi una scoperta “laica” dell’importanza della cultura religiosa che non è il semplice ossequio del dogma e dell’immagine sacra, ma si fa meditazione, riflessione continua, e in questo con moltissimi punti in comune con altre tradizioni monastiche, orientali, islamiche, o generalmente con l’ebraismo in cui la cosiddetta “masticazione della parola” riveste un’importanza enorme. E si scopre anche che la cultura monastica non è rigida e dogmatica come potrebbe apparire dall’esterno, ma contiene anche inaspettate sacche di libertà espressiva ed artistica (oltre ovviamente al noto culto per il buon bere e la buona cucina - sostanzialmente la birra, come la conosciamo oggi, è un’invenzione dei monaci). Peraltro l’idea che Rumiz trasmette del monachesimo è piuttosto parziale; andrebbe anche menzionato il fatto che le comunità monastiche (spesso da Rumiz contrapposte al clero romano) divennero veri propri centri di potere politico ed economico con un peso non indifferente sulla storia e la geografia della loro epoca.

Si parla anche molto dell’Europa, quella che dovrebbe essere che non c’è, o quella che c’è e molti vorrebbero che non ci fosse. Gli accenti di queste riflessioni ricalcano molto certe teorie complottistiche che oggi vengono più schernite che seguite, ma - al di là che ci sia un complotto, ovvero una volontà unitaria di contrastare certi ideali - è evidente che l’Europa ha molti nemici, dentro e fuori. E, cosa che anch’io ho sempre pensato, anche Rumiz critica l’eccessiva fretta di allargare ad oriente l’Europa, con il risultato di tirare dentro Paesi di scarsa tradizione democratica capaci spesso più a remare contro che a perseguire ideali.

Una cosa solo mi è dispiaciuta: il fatto che sulla copertina c’è una bella immagine della Sacra di San Michele alla porte della Valle di Susa. Per tutto il libro ho atteso che se ne parlasse, e niente. Del resto la Sacra non è più benedettina dal 1622. Quindi si poteva scegliere un’altra immagine
Profile Image for Emma.
1 review
August 13, 2022
1.      Breve trama

Paolo Rumiz trasporta il lettore attraverso un viaggio alla ricerca delle origini europee. Ci conduce alla scoperta di 14 abbazie benedettine, che hanno in comune tutto e niente. Il libro rappresenta una lunga e tormentata riflessione sull’Europa di oggi e di ieri, di ciò che eravamo e di ciò che non saremo più. Tramite la lettura del libro si impara a conoscere il potere della Regola, ciò permette a chi legge di comprendere pienamente le radici del nostro continente. Le storie dei diversi monaci benedettini si intrecciano e creano una forte testimonianza sull’umanità. Lo scrittore si sofferma molto anche sul rapporto tra l’umano e la religione, sottolineando le differenze nel vecchio continente. Riflette inoltre su temi di attualità: i migranti del Mar Mediterraneo, il futuro dell’Europa, la politica e i politici.  

2.      Voto

Personalmente ho dato 3 stelle a questo libro. Ho trovato stimolanti e interessanti le riflessioni proposte dall’autore, ma a volte mi sono ritrovata in contraddizione con lui. Il libro si sofferma molto su quanto noi europei abbiamo dimenticato le nostre origini di cristiani e su quanto rinneghiamo ancora oggi il nostro passato. Da persona che non crede in Dio sono entrata in contatto con un pensiero diverso dal mio, che mi ha fatto comunque riflettere. Nonostante ciò il libro mi ha permesso di capire molto sulla situazione attuale in Europa e sulla nostra società e mi ha lasciato l’amaro in bocca. Non ho apprezzato molto le descrizioni fatte sui luoghi visitati, poiché per me hanno complicato la lettura e comprensione.

3.      Lo consiglieresti o no?

Consiglio questo libro a chi vuole fare un viaggio alternativo in Europa, scoprendo di più sulle sue origini e sul suo passato. Non è sicuramente una lettura facile, poiché ci fa riflettere su tematiche forti. Anche se non si è interessati a questi temi, si riesce comunque ad apprezzare il libro e trarne i suoi insegnamenti. È un libro scritto anche per conoscere meglio le persone che vivono in Europa e comprendere il pensiero dei singoli individui.

4.      È adatto a tutti?

Per leggere il libro non è necessario conoscere molto sui monaci benedettini o sulla Regola, ma la conoscenza della storia europea anche se limitata aiuta la comprensione. L’importante è rimanere aperti alla scoperta di ciò che eravamo e che per alcune ragioni siamo ancora.

5.      Frasi

“La musica è una comunicazione non verbale che unisce e, oltre ad arricchire l’anima, insegna il rapporto sociale.”

“Cos’è la vita se non un lungo filo di lana che scavalca muri, fiumi, montagne e frontiere? “

“La cultura è in caduta libera e l’economia ha perso di vista la felicità dell’uomo. Parole come “pace” e solidarietà” sono derise, si sono svuotate di senso. Abbiamo dimenticato che esiste una terza via per fare l’Europa: la politica, una politica basata su valori forti, capace di combattere il linguaggio della paura, parlare alle periferie, ridare speranza agli Ultimi e riscoprire la comunità.  “

"Noi non siamo contemplativi. La nostra attitudine è meditativa. Significa che mastichiamo la parola finché essa non rilascia tutto il suo sapore e non ci entra nella carne e nelle ossa".
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Profile Image for Giacomo.
369 reviews25 followers
September 21, 2021
La trilogia dell'Europa - parte 1: comincio qua un piccolo trittico di libri sull'Europa, trittico nato quasi per caso quando mi sono accorto che erano tutti e 3 vicini nel mio reader.
Parto da qua, dalle origini del concetto di Europa e da quel filo che Rumiz segue e ci fa seguire della regola benedettina e del mondo del monachesimo benedettino. un mondo affascinante, fatto di precetti ben precisi, ripetuti, tramandati, mai snaturati anche ai giorni nostri e che sono senza dubbio affascinanti e molto attuali.
E' il mio primo Rumiz ma è impossibile non rimanere catturati dalle parole con cui descrive i monasteri, i rumori, i silenzi, i paesaggi, gli spiriti delle persone/popoli/nazioni che attraversa. Altrettanto impossibile (per me) non rimanere irritati da altri pensieri, lamentele, ragionamenti molto ingenui, fuori tempo e che fan sorridere tutto sommato. Ma sono inscindibili dall'autore e sicuramente su certo pubblico fanno colpo pertanto bene così.
Ho ragionato comunque molto, per i miei standard, su questo libro. il fatto che il cristianesimo sia uno degli elementi fondanti dell'Europa è diventato nel mentre un tema di destra (con le accezioni negative che si porta dietro - es. Salvini che bacia il crocifisso, la Meloni che ne blatera), è uno dei punti critici che la sinistra che non mi pare riesca ad affrontare e fare suo. Il fatto che quella regola benedettina e quel cristianesimo sia fondato su alcuni valori positivi che hann contribuito a sostenere la società dell'epoca, a trasformarla ed accompagnarla è troppo spesso dato per scontato. Il ruolo dell'Italia e del centro-sud nello specifico nel portare questi valori in giro per l'Europa (assieme a monaci che vengono invece dall'estremo nord come Patrizio e Colombano) è un altro punto interessante, così come la dicotomia accennata da Rumiz tra i frati francescani che hanno bisogno di aprirsi al mondoe girar per posti mentre i benedettini decidono di chiudersi in monasteri senza però chiudersi al mondo ma accogliendolo anzi.
Infine, un ultimo punto che mi è piaciuto molto, quell'incontro, quella commistione, quel fondersi tra paganesimo, primo cristianesimo, eremiti cristiani della Siria, oriente e occidente in cui nasce e si forma Benedetto immerso in quel mondo dell'alto medioevo in cui tutto si trasforma è affascinante. Estremamente affascinante. Un libro che consiglierei.
Profile Image for Il Rospo Lettore.
197 reviews6 followers
May 18, 2020
Un nuovo viaggio con cui Rumiz ci porta in giro per l'Europa seguendo le orme di San Benedetto. Partendo dalla Norcia ferita e devastata dall'ultimo terremoto, vero cuore pulsante di un'Italia pastorale e religiosa e nel contempo vero cuore d'Europa. Da lì San Benedetto, con la sua Regola e i monasteri, ha plasmato il nostro continente in un'epoca violenta e senza speranza. Un'epoca, però, in cui la parola, l'accoglienza, il lavoro e la serietà sono riuscite a fermare le spade insanguinate di "veri" barbari. La Regola benedettina (e le sue "figlie" cistercense e trappista) hanno anche permesso la salvezza dell'ambiente con i campi, i vigneti, l'ordine. Una ragnatela di strade e di relazioni, come un lunghissimo filo di lana, ha avviluppato tutto il continente e ha permesso anche la salvezza della cultura mondiale (non solo occidentale). Ma l'esempio del passato oggi è totalmente ignorato, anzi palesemente disprezzato. Oggi si alzano muri, laddove un tempo si alzavano le preghiere a un Dio severo ma protettivo e dove si accoglieva chiunque nei monasteri. Non contava nulla eccetto l'accettazione della Regola una volta entrati. Un'Europa oggi tradita dai nazionalismi, dai meccanici economici senza cuore che puntano solo al profitto. Potrà ancora l'esempio e la passione dei pochi benedettini ancora attivi a salvarci tutti da una barbarie ben peggiore di quella del VI Secolo? Da brividi (positivi per la bellezza della natura e negativi per l'ignavia degli amministratori della cosa pubblica) la descrizione dell'Italia centrale distrutta dal terremoto ma, peggio molto peggio della potenza distruttiva della Natura, totalmente abbandonata dai politici governativi, visto che "la montagna non dà voti". Da leggere per capire dove stiamo andando e come possiamo / dobbiamo / vogliamo fare per tornare indietro o almeno cambiare strada.
Profile Image for Antonio Sordillo.
137 reviews
November 22, 2025
Un viaggio, geografico e spirituale, lungo l’antica tradizione dei monasteri benedettini. Il filo è quello della Regola di Benedetto, inteso come una trama nascosta che ancora oggi tiene insieme l’Europa, l'idea che l’eredità del monachesimo sia inscritta non solo nei luoghi, ma nei modi di pensare, che la stabilità non sia immobilità, che il silenzio possa essere un modo più autentico di ascoltare, che l’ospitalità sia gesto politico prima che morale.

Il racconto di Rumiz risulta particolarmente suggestivo quando mette in dialogo la vita monastica con le questioni fondamentali dell’esistenza: il senso del tempo, il valore del lavoro, la tensione tra contemplazione e azione. Lo fa per sostenere che l’identità europea nasce dai chiostri e dal ritmo delle campane, da una lentezza che custodisce e trasforma. Il libro perciò è un invito implicito a ripensare la nostra idea di modernità, troppo spesso freneticamente proiettata nel futuro e incapace di custodire la memoria.

Detto ciò, il libro non è esente da limiti. Nei passaggi in cui Rumiz tenta paralleli espliciti tra la spiritualità benedettina e l’attualità politica o sociale, la riflessione appare talvolta un po’ approssimativa e perfino banale, come se la forza dell’esperienza vissuta si indebolisse quando cerca una morale immediata per il presente. Le analogie risultano allora affrettate, quasi pedagogiche, e la profondità del viaggio interiore si smorza.

Nel complesso "Il filo infinito" rimane però un bel libro: capace di suggestione, ricco di immagini e domande più che di risposte. Offre un’idea di Europa come casa monastica dell’anima, fragile e tenace allo stesso tempo. E invita, con discrezione, a non spezzare il filo che ci lega a ciò che ci precede.
Per un'esperienza migliore di lettura: seguire il percorso di Rumiz su una mappa dell'Europa e segnare le varie tappe.
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