In una strampalata famiglia del Meridione il piccolo Nato sogna di diventare una Spice Girl. Spietato, emozionante, sempre in bilico tra la commedia e la tragedia, Fiorino scava a mani nude nel nostro intimo e con tocco delicato ci immerge nel racconto, strappando qualche lacrima e subito dopo una risata. Una madre nevrotica con un ego fagocitante, un padre megalomane e scaramantico fino all’inverosimile, una sorella bugiarda patologica ai limiti dell’indecenza e un fratello diventato il primo caso della storia di bullo balbuziente. Poi c’è Nato, ultimo discendente della famiglia Goldino e aspirante Spice Girl. È lui a raccontarci, tra un Calippo Fizz e sgangherate dichiarazioni d’amore, sullo sfondo di una provincia del Sud Italia negli anni Novanta, le improbabili vicende che hanno segnato l’infanzia e l’adolescenza di un ragazzo che si sente diverso dalla sua scombinata famiglia e cerca di emanciparsi. "Ora che sono Nato" è il diario di una diseducazione sentimentale che dai meandri più remoti della nostra anima ci porta per mano fino alla più sorprendente e mai scontata dichiarazione d’amore, quella per se stessi e la propria libertà.
Tutti gli scatti sono di Maurizio Fiorino che ha studiato fotografia a New York e negli USA ha esposto più volte. Questa foto rimanda al suo romanzo d’esordio, “Amodio”, storia di un giovane pugile gay.
Se la vita dal momento della nascita è una scalata, per qualcuno lo è in cordata, per qualcun altro in solitario con chiodi e piccozza: per altri, in solitario e a mani nude.
Così direi è stato il caso del protagonista di questo romanzo che incontrando Maurizio viene molto da pensare sia autobiografico. E conoscendo il percorso di Maurizio si capisce che la scalata è stata un’autentica ascesa.
Un sud imprecisato che tendo a identificare con Crotone, una delle province calabresi aggiunte man mano - quegli enti territoriali che quando io li ho studiati erano poco più di novanta (ed erano così importanti che si imparava a collocarli e riconoscerli sulla cartina muta), poi sono diventati un po’ più di cento (in Calabria negli anni Novanta sono state aggiunte Crotone, per l’appunto, e Vibo Valentia) – ora teoricamente dovrebbero essere spariti, e invece esistono ancora, in qualche modo, non se ne vogliono andare. Un po’ come quello strano retaggio che sono le cinque regioni a statuto speciale, dopo 162 anni dall’Unità d’Italia, 76 dalla costituzione democratica, istituti amministrativi mangiasoldi e serbatoi di voti.
Crotone, anni Novanta, la famiglia Goldino della piccola-media borghesia calabrese. Il padre panettiere accarezza sogni di gloria industrial-commerciale, si lancia in progetti che funzionano così così, ma anche proprio male; la madre ha crisi mistiche, si lamenta molto più di troppo, e fatica ad alzare lo sguardo dal suo ombelico; la sorella maggiore è una bugiarda seriale, attività nella quale non dimostra neppure un minimo di imbarazzo, però scarsa fantasia; il fratello è il primo e unico bullo balbuziente. Nasce un nuovo figlio maschio – a chi somiglia? Più avanti si capirà che non somiglia a nessuno. E siccome non è così Fortunato a essere nato in tale famiglia, per tutti diventa Nato.
Nato comincia subito a dare problemi: non mangia, rifiuta il cibo. Atteggiamento che in quella parte d’Italia non genera simpatia, men che meno affetto. Decisamente non l’habitat umano e geografico adatto per chi sogna di diventare la sesta Spice Girls. Ancora bambino Nato intuisce che il suo compito, volente o nolente, è quello di tenere insieme una famiglia scollata. Che lui non giudica, ma dalla quale si sente diverso. Per Nato non sarà una crescita facile, lineare: dovrà lottare, sfoggiare determinazione, ma poi saprà mettere le ali. Un percorso che porta all’ultimo capitolo leggendo il quale è difficile trattenere le lacrime. Mentre si continua a sorridere.
Fiorino racconta una storia vivace, con personaggi che si vorrebbe picchiare e raddrizzare, ma li racconta con occhio sensibile facendoli diventare teneri e buffi (nonostante si tratti di nucleo familiare disfunzionale, come saggiamente indicato nella bandella).
La trama di questo libro mi aveva intrigato molto, creando in me delle buone aspettative, che purtroppo sono state deluse. In effetti, ritengo i memoir di ragazzi e adolescenti alle prese con la scoperta e la presa di coscienza della propria sessualità coinvolgenti e utili, sia per chi li legge che per chi li scrive. Nonostante la lunghezza esigua, però, la lettura di questo romanzo si è trascinata stancamente, perché ho trovato la prosa poco brillante e coinvolgente. Gli spunti pensati come ironici sono risolti in maniera piatta: i tic di questa famiglia ‘particolare’, ad esempio, sono ripetuti fino allo sfinimento, suscitando nel lettore un senso di avversione verso i personaggi. Personaggi che finiscono quindi per risultare delle macchiette, senza un reale approfondimento delle loro psicologie. Se è eccessiva l’attenzione riservata a sporadici avvenimenti quotidiani o straordinari, poca è quella riservata alla tematica che avrebbe dovuto informare il racconto. Vengono buttati lì fatti o parole che dovrebbero influenzare profondamente l’emotività di un ragazzo tormentato, ma che durano il tempo di una frase, per poi sparire nel nulla. Mi dispiace, perché mi è sembrata un’occasione sprecata.
Nato è il figlio che tutti aspettavano per sistemare un matrimonio che si trascina tra ipocondria e scaramanzia e per ridare gioia a una famiglia disfunzionale del Sud Italia. Nato però non riesce a compiere questa missione impossibile: dalla sua nascita le cose vanno sempre peggio, le vacanze non fanno più ridere, le sorprese vanno male, le malattie si diffondono più velocemente, i santi si rivoltano contro di loro, padre e madre pensano al divorzio mentre sua sorella e suo fratello lo lasciano solo a gestire questa enorme responsabilità. Intanto Nato scopre di non assomigliare a nessuno di loro e di avere una passione per le Spice Girls che è meglio non dire in giro.
Entrare tra i Goldino all'inizio dell'estate regala quella freschezza che cerchi nelle giornate afose sotto un ombrellone, mangiucchiando della frutta che finisci per dimenticare, tanto sei immerso nella lettura del Pellegrinaggio a Padre Pio o dell'estate a mangiare Calippo e ascoltare Spice Girls. Ma leggerezza, si sa, non significa solo spensieratezza. Ho sorriso e ho provato anche malinconia, rabbia, fastidio, frustrazione ad ogni capitolo. La storia di Nato e della sua famiglia non è una storia facilissima ma Maurizio Fiorino la sa gestire magistralmente, con uno stile accattivante e una penna che tratteggia benissimo i contorni dei vari personaggi, costruiti alla perfezione, con realismo e un sorrisetto compiaciuto.
Ho amato questo libro al punto che, superata la metà delle pagine dopo pochi giorni, ho sentito il bisogno di rallentare e godermi la fine di una vera e propria esperienza di lettura. Un piacere iniziare la mia carrellata di letture estive così.
"Certi genitori ti mettono addosso le loro paure in modo tale che non ti liberi più di loro. Delle paure, ma anche dei genitori che, attraverso esse, fanno il nido dentro di te. È il loro lascito interiore."
Una storia breve che si legge tutta d'un fiato. Alcune volte alcune battute e alcune riflessioni mi hanno fatto storcere un po' il naso, mi sembrava che non adatte al personaggio a cui erano state assegnate. Però in generale l'ho trovata una lettura divertente, che mi ha preso, probabilmente complice anche il fatto di averci ritrovato alcune esperienze simili alle mie. La risoluzione è stata un po' affrettata ma in generale lo consiglierei.
Un racconto tragicomico, con un linguaggio semplice e buoni sentimenti, con salti temporali talvolta consistenti, in nome di un messaggio di speranza, di ottimismo, di accettazione, e di trovare la forza in sé.
Questo è un libro che potrebbe benissimo essere considerato, a suo modo, un romanzo di formazione o meglio, una sorta di educazione sentimentale dei nostri giorni, attraverso la quale il protagonista, inizia a scoprire il mondo che lo circonda ma soprattutto se stesso e la sua vera essenza.
Eppure, con una famiglia come quella di Nato Goldino – che è un ragazzino sensibile e curioso – composta da un padre profondamente scaramantico, una madre lamentosa, una sorella bugiarda e chiacchierona e da un fratello balbuziente, che prima dell’arrivo dell’ultimogenito sembravano il ritratto della felicità, è davvero difficile comprendere, affermare e rivendicare la propria identità e la propria natura e ancor di più, quando si vive in Calabria.
Eh già, perché Maurizio Fiorino sceglie proprio la sua terra d’origine per ambientare Ora che sono Nato: una storia intensa, delicata, ironica e, allo stesso tempo, commovente come solo le storie fortemente vissute e volute sanno essere.
Dentro Ora che sono Nato c’è Maurizio Fiorino, il suo mondo e sicuramente buona parte del suo vissuto personale e una volta terminato il libro, si ha la sensazione di conoscere da sempre questo bel ragazzone calabrese, la sua storia e ma soprattutto la necessità di imboccare, sempre e comunque, una via d’uscita, anche dalle persone che si amano poiché è l’unica capace di garantirci la sopravvivenza e di renderci davvero noi stessi.
Davvero un piccolo gioiellino. Un libro così breve, ma che dentro ha tanto: famiglia, amore, scoperta di sé, amicizia, partenza. Lo stile mi è piaciuto, è molto semplice e lineare, ma riesce essere un momento ironico e quello dopo commovente. Il personaggio di Nato è davvero interessante, ben scritto ed è bello vedere la sua maturazione da quando nasce a quando diventa adolescente. Soprattutto è emozionante vederlo affermare sé stesso in un mondo che fa ancora fatica ad accettarlo. Secondo me, il libro doveva essere più lungo, però. Mi sarebbe piaciuto vedere molto più approfondita tutta la storia della sua crescita e delle esperienze che fa. Alcuni momenti bellissimi sono solo accennati o intervallati ad altri e quindi risaltano meno. Alla fine dei conti, è un libro che consiglio assolutamente a chi cerca un romanzo di formazione forte e emozionante.
Libro godibilissimo, estremamente spassoso e con un lieve retrogusto amaro. Bello il personaggio di Nato, la scoperta della propria omosessualità, la sua unicità all’interno dei particolari membri della famiglia Goldino. Davvero un libro piacevole! È facile entrare in empatia con Nato, ma un pezzetto di cuore me lo ha strappato Dimitri.
Bello, sincero, un po' sparkling, e del resto, parliamo anche di Spice Girls! Io mi aspettavo un testo leggero, e così è stato. ma non solo. E' un ritratto così sincero e vivace di una strana famiglia sicula, che infine ti commuove pure. tratta temi delicati, con delicatezza e ironia. Consigliato, assolutamente.
Un delicato romanzo di formazione e di più o meno benevola dissacrazione della famiglia e delle sue dinamiche. Perché non sempre dove c'è famiglia c'è casa. Ironia, sottili riflessioni e sana introspezione, risate e lacrime si mescolano in questo romanzo che si legge tutto d'un fiato.
Delicato, coinvolgente, ironico ma drammatico allo stesso tempo. Una scrittura talmente ricercata e ben fatta, che ti sembra davvero di averli davanti agli occhi, i personaggi di questa storia. Bellissimo.
Letto in un pomeriggio (complice la febbre, a dire il vero). È una lettura molto piacevole, raccontata in prima persona da un terzogenito di famiglia del sud, con umorismo e profondità.