Un virus che si diffonde a macchia d’olio, curiose teorie su come sia entrato in circolazione, quarantena obbligatoria per chiunque lo contragga, una gran paura e confusione. Sembra una rivisitazione estremizzata dell’emergenza Coronavirus, se non fosse che Donatella Tamburini ha scritto “S The Reset – Il Risveglio” prima dell’inizio della pandemia. Alla luce di questo potremmo definire questo romanzo, sotto molti aspetti, profetico.
“S The Reset – Il Risveglio” è il primo volume della trilogia (ma credo che esista anche un prequel) frutto della penna di Donatella Tamburini.
Si tratta di un romanzo molto scorrevole, che si legge facilmente e, sorprendentemente, risulta anche facile da seguire. Sebbene cominci già nel mezzo dell’azione e con un protagonista in amnesia (due caratteristiche che normalmente creano confusione), infatti, il contesto e gli eventi pregressi si srotolano di pari passo con la trama, in un equilibrio tale da rendere la narrazione avvincente e allo stesso tempo chiara.
Il genere del romanzo in questione è distopico. Come spesso accade, vi sono elementi fantascientifici, ma si tratta innanzitutto di un libro dall’alto contenuto filosofico e di critica sociale.
Ambientati in un futuro generalmente non troppo remoto, i romanzi distopici si basano solitamente su elementi reali delle società odierne o passate e, portandoli alle loro estreme conseguenze, dipingono una prospettiva terrificante.
Nel caso di “S The Reset – Il Risveglio”, la critica riguarda più di un aspetto. Uno è chiaramente identificabile: mi riferisco alla sempre crescente dipendenza della vita sociale e umana da dispositivi tecnologici, e dal modo in cui i loro produttori sfruttano questa situazione per violare la privacy delle persone e ottenerne vantaggi personali, a discapito della collettività.
Ma anche altre caratteristiche del nostro mondo sono rivisitate in chiave distopica. È il caso, per esempio, della distribuzione gerarchica del potere, che fa sì che la maggior parte dell’umanità viva nella paura della morte, della malattia e della punizione, senza poter davvero dare un senso a quanto sta accadendo.
Infine, il tema della fiducia, e soprattutto della fiducia tradita, è pervasivo nell’ultima parte del romanzo. In un mondo in cui gli esseri umani vivono distanti e disinformati, e in cui è possibile “resettare” qualcuno, ovvero cancellarne la memoria, risulta impossibile sapere di chi fidarsi. Anche quando si tratta della propria famiglia.