”oggi le prendo da tutti, e questi tutti hanno in comune un girovita e un’altezza inferiori ai miei.”
Torna Contrera, tornano Barriera e i suoi abitanti in questa seconda indagine che non ha niente da invidiare alla prima, anzi. È uno di quei rari casi dove il secondo libro non delude, ma intriga e regala altri dettagli che permettono di inquadrare un po’ di più l’ex poliziotto e il suo passato. E che si fa apprezzare persino più del precedente per via della complessità delle indagini e per i colpi di scena.
Contrera questa volta sta cercando Long Lai su richiesta della moglie Jin e mentre cerca il cinese che sembra essersi volatilizzato nel nulla, si imbatte in Catherine Rovelli, bella e dannata, che investe un uomo e poi -come Long Lai- sparisce senza lasciar traccia. Una serendipity durata una battito di ciglia!
Che fine ha fatto? Sono in tanti a chiederselo, anche il boss dell’‘ndrangheta che gestisce i loschi traffici di Barriera e che ingaggia l’ex poliziotto per trovarla, perché a quanto pare la biondina è responsabile dell’omicidio di Macchi, pusher alle dipendenze del boss.
E a questo si aggiunge la richiesta d’aiuto di Vale e Anna, che a malincuore chiedono all’ex padre ed ex marito di proteggerle da Danilo Roggia, uno stalker di quelli che fanno venire voglia di prenderli, chiuderli e buttar via la chiave.
Tre gatte da pelare (più un Prete Nero) per Contrera che come sempre potrà contare su aiuti istituzionali (Baseggi e lo zio Pietro) e su altri non proprio ortodossi (gli hacker di Barriera), ma molto efficaci.
E sullo sfondo Paola, la sorella dal cuore grande come tutto il quartiere, disposta a credere alle sue bugie; lezioni di krav Maga che finiscono con una frattura e un’amicizia che si consolida, e sempre lei, la donna dai capelli rossi e dal figlio geniale, Erica. Che per tutto il romanzo aleggia come un fantasma che sa di struggimento e senso di colpa e che poi si materializza nella corsia di un supermercato, mandando in tilt il cuore e il cervello di un Contrera che, per ironia della sorte, sta facendo la spesa per l’altra donna della sua vita, quella del suo passato.
E a proprosito di passato è un romanzo, questo, dove il passato torna a bussare insistentemente: non solo con Anna e Vale, con i ricordi condivisi (e rivisitati) con Paola, ma soprattutto con la figura di Pietro che è stato uno zio per i ragazzi Contrera e che era un collega e migliore amico del padre. Un padre che, pur non più in vita, si fa sentire con tutto il suo peso e il suo esempio.
E qualcosa in più viene raccontato, ma ancora resta un velo sulle cause della morte di cui il protagonista si accusa.
Pietro è un personaggio nuovo, che serve a rendere più umano quel padre che sembra quasi un dio, reso forse ancor più eroico e perfetto di quanto non fosse in realtà. Un uomo a cui Contrera ritorna sempre, per confrontarsi, punirsi, pagare la "colpa" di non essere all'altezza delle aspettative o di sentirsi soffocare in una vita fatta di certezze e percorsi prestabiliti e certi, quella vita da cui è scappato e per cui altri farebbero carte false.
"le persone, dentro, sono più nere che bianche-, mi disse una volta mio padre(...) - solo che non lo sanno (...) o non vogliono saperlo. Pensano di non avere colore".
Lui diceva così, e ci credeva, perché era un uomo trasparente, pulito come il primo vento della sera.
Gli individui sanno di essere neri dentro. O non farebbero certe cose.
Penso a me e a Danilo Roggia.
Chi è nero lo sa. (pag. 53)
Era davvero così? O come suggerisce Pietro in un sussurro, come a lanciare il sasso e togliere la mano, c'era dell'opacità nella trasparenza di Contrera padre?
E il figlio è davvero così nero?
Non vedo l'ora di scoprirlo!
Mi sto innamorando di Contrera e di Barriera, mi sta conquistando lo stile di questo autore, la sua capacità di creare chiaroscuri, seminar dubbi, giocare sui e con i confini tra bene e male, giusto e sbagliato, luce e ombra.
E un sorriso compiaciuto mi è spuntato quando il caso è stato risolto grazie ad un dettaglio, che si sa, son sempre quelli a far la differenza.
E bisogna saperli notare, cogliere, vedere. E per quanto Contrera non voglia ammetterlo, lui è bravo. E certe cose le vede meglio di altri. E non si sa se sia un dono o una condanna.
Ma non importa saperlo. Non a lui, non questa volta.
Con un finale al cardiopalma, ma non proprio inaspettato, Frascella apre la porta al terzo romanzo e a nuove avventure per l'investigatore dalla risposta tagliente e la parolaccia facile, che è un tutt'uno con i suoi anfibi e la sua giacca militare, che beve Corona a qualunque ora, e di cui noi lettori ignoriamo ancora il nome.
E allora grazie Frascella e ciao Contrera, alla prossima, è stato un vero piacere!
5 stelle meritatissime e tanta voglia di leggere la prossima storia.
Amanti dei noir e di personaggi particolari, questo è il vostro romanzo.