La guerra italo-austriaca fu soprattutto una guerra di montagna e la guerra di montagna fu molte guerre: di masse sugli altopiani, alpinistica sulle vette e sui ghiacciai, sotterranea in tutti i settori, tecnologica e di saperi. Immaginata e preparata come una sfida di breve durata, inchiodò i suoi attori per più di tre anni su un ambiente ostico e ostile, mai pensato prima come spazio di insediamento di centinaia di migliaia di uomini. Per combattere e sopravvivere lassù, gli eserciti si impadronirono dello spazio alpino, delle sue genti, delle sue piante, dei suoi animali, delle sue risorse: lo attrezzarono, lo scomposero, lo ricomposero, lo artificializzarono, portando in quota un numero iperbolico di animali, di armi, di mezzi, di materiali. Misero in campo nuove tecniche; svilupparono all’estremo l’alpinismo; e infine sprofondarono nelle viscere della montagna: per difendersi dalla Natura e per offendere il nemico da sotto. Di tutto questo movimento, di questo sistema; di quel che avevano elaborato i teorici della guerra verticale; di quel che vissero, videro e scrissero i combattenti; del formarsi di miti e antimiti, racconta Diego Leoni in un saggio storico che si legge come il romanzo di un’epoca.
Certi libri vengono scritti per non dimenticare quello che non abbiamo vissuto, per renderci capaci di evitare gli errori, a volte anche per capire che l'intelligenza dell'uomo coglie spunti di crescita e sviluppo, tecnologici ed economico, anche dalle tragedie "La guerra di montagna si presentò ben presto con quei due volti, quello della modernità e quello della primordialità" è la chiusura del libro. Questo analizza la guerra in montagna, a partire dagli approcci alpinistici prima del conflitto, sportivi per Italia e per gli altri, scientifici e metodici per la parte germanica con la raccolta dati e la realizzazione della prima cartografia montana, per svilupparsi in seguito con quanto avvenuto in seguito valendosi della memorialistica di scrittori famosi (Gadda, Lussu, ...) e di altri che scrissero diari o semplici lettere ai familiari. La primordialità di cui si parla è la fatica, l'adattamento dell'uomo ad un ambiente ostile costruendo caverne, trune, il guerreggiare a colpi di pietra, frane, con i metodi dei bracconieri, l'isolamento irreale, il rilevamento del nemico con metodi semplici, i rumori nella notte, il movimento dell'acqua in una bacinella. La modernità era sempre frutto di questo adattamento alla montagna, generato dalla necessità di spostamento di masse umane, animali e materiale a quote non raggiungibili all'epoca, lo sviluppo di strade ove non esistevano, teleferiche, la trasformazione delle caverne in sistemi di tunnel e trincee tramite sistemi "moderni", portati dal lavoro in miniera dei soldati-operai. La "guerra bianca" fu una guerra tra uomini, a volte conoscenti o parenti, divisi da una linea tracciata sulla carta, ma anche di uomini contro la natura, questa montagna così affascinante ma insidiosa sia dal punto di vista di elevazione che climatico, in cui non valevano le tattiche descritte dai manuali (che prevedevano attacchi in massa come sul fronte francese ma purtroppo impiegate anche per l'assalto di creste montane) ma che richiedevano nuove tattiche con impiego limitato di uomini con buona preparazione, tattiche antesignane della guerriglia. La devastazione post-bellica fu enorme, paesaggi montani distrutti dalle bombe, dalla guerra di mina dalle trincee che rovinarono i pascoli, dalla deforestazione necessaria per i materiali da costruzione, il riscaldamento, le esigenze tattiche di visibilità, la distruzione di specie di flora e fauna native, sostituite da altre importate dai semi nel fieno, la distruzione di una generazione di persone, militari e civili. Si potrebbe considerare quanto descritto dal libro come rappresentazione estrema della vita quotidiana, il contrasto e l'interazione tra gli istinti primordiali e la tecnologia intesa come "insieme delle attività (mentali e) materiali sviluppate dalle varie culture per valorizzare l’ambiente (e il comportamento) ai fini dell’insediamento e del sostentamento" (def. Treccani ad eccezione di quanto riportato in parentesi).
Interessantissimo libro sulla prima guerra mondiale combattuta sulle montagne. Non si parla di singole battaglie ma di cosa ha comportato la decisione degli alti comandi austroungarico e italiano di combattere in posti ai limito dell'umano a quote elevate e in condizioni climatiche proibitive. Narrazione molto completa e scorrevole che rende benissimo l'idea di quanto possono aver sofferto le truppe coinvolte. Lo consiglio non solo agli appassionati di storia