Difficilmente abbandono un libro, un po’ per ostinazione, un po’ perché spero fino alla fine di ricredermi. La ricetta segreta dei sogni di Valentina Cebeni però lo avrei mollato volentieri se non avessi dovuto leggerlo per una Challenge!
Non mi è piaciuto per niente, ho faticato ad arrivare alla fine e terminarlo è stato un vero sollievo.
La protagonista del romanzo, Elettra Cavani, sente di aver rinunciato ai propri sogni per colpa di sua madre Edda. Avrebbe voluto fare la giornalista e invece, non solo è cresciuta scontrandosi continuamente con lei per sapere la verità su chi fosse suo padre, ma all’improvviso, dopo che la madre si è sentita male ed è entrata in coma, ha dovuto definitivamente accantonare le sue ambizioni e mandare avanti la panetteria di famiglia.
Ma lei non è brava come Edda. I suoi dolci e i suoi impasti non sono altrettanto buoni e non ha un ricettario a cui far riferimento perché sua madre le ripeteva in continuazione che
«La cucina non si scrive ma si sente, e la carta non ti servirà a un bel niente se non sai usare queste»[le mani]
Un giorno, in ospedale, incontra Eva, una signora che sembra conoscere sia lei che sua madre, e che la invita a preparare dei panini all'anice e portarli al convento di Santa Elisabetta, sull'isola del Titano, con la promessa che lì avrebbe trovato tutte le risposte che da sempre cercava.
Questa è solo la premessa. Elettra ovviamente partirà, si recherà al convento di Santa Elisabetta, dove sua madre è cresciuta e dove, i misteri sul suo passato sembrano infittirsi; dovrà scontrarsi con i pregiudizi degli isolani e la ritrosia di alcune persone che sembra facciano di tutto per metterle i bastoni tra le ruote.
È difficile spiegare cosa non ha funzionato, secondo me, in questa storia, perché non c’è niente che mi sia piaciuto.
Prima di tutto il nodo centrale di questo romanzo.
Cosa ci sia di così terribile nel passato di Edda che non possa essere rivelato alla figlia io proprio non l’ho capito. Può essere una storia dolorosa, probabilmente da non raccontarle fintanto che era bambina, ma una volta cresciuta, tra una focaccina da impastare e un biscotto da infornare la cara Edda poteva anche dire a sua figlia la verità su suo padre…..
Secondo poi la trama, che non saprei in quale altro modo definire se non banale e scontata, senza un minimo di originalità. L’escamotage delle ricette ogni tot capitoli è un cliché ormai troppo inflazionato per suscitare interesse o stupore. Il mistero che Elettra si affanna così tanto a scoprire si intuisce praticamente subito, perciò girarci intorno per così tante pagine è veramente estenuante e a farne le spese è stata proprio la figura della protagonista che mi è risultata immediatamente antipatica.
Pessima come investigatrice e piena di contraddizioni nella vita! “Tua madre non ti ha voluto dire niente sul suo passato e su chi fosse tuo padre? Lea, Isabelle e le altre donne conosciute nel convento, non sono state subito sincere con te? Ma quel poveraccio di Adrian di cui ti sei perdutamente innamorata e che inspiegabilmente ricambia, che cavolo c’entra? Perché devi farlo penare così alludendo a verità troppo complesse che non ti permettono di vivere pienamente quest’amore per poi dimenticartene immediatamente appena ti sfiora……
Gli altri personaggi non sono da meno, scialbi e facilmente dimenticabili.
Per non parlare poi dei problemi insormontabili che sembrano affliggere il convento e che si risolvono in un quarto d’ora in maniera veramente assurda…….
Ah si…logicamente dopo oltre 300 pagine di ammorbamento arriva il lieto fine!