Ritroviamo le squadre alfa, beta e gamma alle prese con la missione più difficile della loro vita che li ha resi invisibili cancellandoli dalla memoria dei loro cari e quindi dal mondo.
In questo ultimo capitolo della trilogia, in cui viene finalmente svelato tutto, Faith, che non viene più creduta dai compagni di squadra, in particolare da Jared, su cui gli effetti collaterali dell’NH1 stanno diventando più forti, decide di tornare dagli alfa, per riuscire a trovare una via di salvezza per tutti.
Qui però scoprirà che anche i nuovi compagni di squadra in realtà sono solo delle vittime, come tutti gli altri, di un personaggio privo di scrupoli e accecato dalla propria sete di controllo e di vendetta, rivalutando diverse figure .
Ecco chiudo questo libro straziata nel profondo, ancora piangendo, con un forte senso di ineluttabilità e sconforto.
Perché perché Chiara hai dovuto farci questo??😫
A parte alcune scelte dell’autrice decisamente strazianti però questo ultimo libro della serie, cosa che di solito costituisce già di per sè un rischio, lo ho trovato il migliore dei tre, ricco e complesso come non erano gli altri e con il solito stile scorrevole e piacevole che la caratterizzano.
I personaggi che ritroviamo sono fondamentalmente gli stessi, a parte qualche coreano che non gioca un ruolo importante tranne Yoon che in quel poco che fa si fa odiare con tutte le forze, ma ognuno si arricchisce di una miriade di aspetti e sfaccettature che prima non aveva, rendendoli di una complessità unica e accattivante.
Faith, che non mi era mai stata tanto simpatica ma nel secondo stavo arrivando ad odiare, in questo riesce ad acquistare qualche punto, smettendola di fare la povera tormentata ma decidendo finalmente da che parte stare, anche se mantiene quella sua aura di non ho bisogno di nessuno mi basto da sola, che continua ad infastidire, soprattutto in chiusura.
Jared invece, che prima mi piaceva, qui perde tutto il suo fascino, andando a prendere il posto della signorina protagonista, e sì certo sarà il siero ma fatto sta che poggia su un’identità non definita e che lo porta dopo un po’ a diventare petulante coi suoi attacchi senza fondamento ed i suoi tentativi autodistruttivi.
Questo porta invece a propendere verso Ephraim che qui viene visto in una luce totalmente nuova, e il fatto che veniamo a conoscenza della storia, sua e della sorella Abigail, aiuta tanto, rendendoli molto più umani e con le loro fragilità che li hanno esposti ad un pericolo molto più grande di quel che avrebbero pensato ma contro cui ormai si trovano a lottare, anche a rischio di perdite notevoli.
Devo dire però che i due che mi hanno fatto piangere tanto qui sono in particolare Scott, che è stato per me il migliore fin dall’inizio con la sua voglia di sdrammatizzare e l’ironia e l’ottimismo che lo hanno sempre accompagnato, e Davon, sì avete capito bene proprio l’Uomo nero, che qui svela degli aspetti che non avremmo mai potuto neanche lontanamente immaginare, rendendo impossibile non empatizzare con lui.
Diversamente dai precedenti in cui c’era più spazio per riflessioni, il ritmo qui è incalzante, con azioni continue e continue sorprese, e anche con qualche scontro armato.
Sicuramente a un livello di lettura più profondo questo terzo libro si caratterizza su un continuum, che segna l’ingresso nell’età adulta, dove si comprende che esistono diverse sfumature nelle cose e che non è tutto solo bianco o solo nero, ma anche un’evoluzione nell’identità in cui si arriva ad una sensazione di completezza e non si ha più bisogno di lottare con chiunque per affermare chi si è, perché si è capaci di esistere anche al di fuori del contesto ed anche al di là di ciò che pensano gli altri, con sufficiente sicurezza.
Però non ho ben compreso, e non mi trovo molto d’accordo, con l’aspetto di non aver bisogno di altri, di nessun altro, che l’autrice vi aggiunge. Perché se la scelta di Faith sia nei confronti dei compagni che della famiglia, rappresenta l’ingresso nell’età adulta, allora io non lo sono ancora diventata, visto che continuo ad avere persone di cui ho bisogno e che, se scomparissero dalla mia vita, lascerebbero un vuoto devastante e indicibili sofferenze. Il che non vuol dire che io sarei meno completa.