Che vita hanno le bugie, quando nascono e poi sbocciano e infine muoiono? Come bisogna innaffiarle perché crescano forti e ci mantengano al riparo dalla realtà che, più il tempo passa, più chiede conto? Nella "Botanica delle bugie", quattro personaggi sono alle prese con le proprie aspirazioni e i propri fallimenti, in lotta con famiglie tutte sbagliate, sogni decentrati e piccole miserie: Nicla rincorre per tutta la vita Quirino, senza mai esporsi, convinta che il modo migliore per scansare i dolori sia dare nell'occhio il meno possibile, accontentarsi; Quirino pure insegue Nicla, ma Nicla è troppo di tutto, troppo confusa, troppo silenziosa, troppo sfuggente e allora è meglio provare con Caterina e nascondere il resto; Caterina conquista Quirino e si allena a essere la moglie perfetta, costruisce una vita, una casa, per poi scoprire che i muri sono pieni di crepe e oltre le crepe ci sono solo spiragli di altre donne, di tradimenti e scappatoie a cui Quirino non ha mai rinunciato; Giorgio desidera Caterina forse da sempre, ma il primo bacio lo dà a Nicla, rimangono insieme e diventano una famiglia, o forse solo genitori. E tutto potrebbe durare immutato se le bugie avessero per sempre la forza di quando sono state pronunciate per la prima volta. In una provincia prima emotiva che geografica, Elisa Casseri mette in scena il fallimento dell'età adulta, la lotta rabbiosa e resistente che ingaggia ognuno di noi contro la rinuncia ai propri sogni, anche quando non ci è chiaro quali siano, e racconta le perdite, gli abbandoni e le scelte (sbagliate) che alla fine ci rivelano chi siamo.
"E poi sii grafite, aragonite, zircone, sii China Martini oppure sii uno che vuole stare da solo. Sii una vecchia bulimica, un padre perfetto, un separato mai divorziato che ama sua moglie o uno che è capace di amare solo se stesso, sii quello che ti pare, non importa, basta che ti scegli una forma e che le dai fiducia"
Parlare di questo libro non è facile perché durante le 300 pagine ho avuto sentimenti contrastanti. Leggere "La botanica delle bugie" richiede una chiave di lettura. Una volta che si è compreso come funziona allora se ne può apprezzare anche la lettura.
"Ma succede così con le amiche: le ami tanto quanto vorresti che loro amassero te, le ami tanto da amarti un po' meno, certe volte, da preferirle a te; e poi quando le odi, le odi rovinosamente, come se il tuo sentimento fosse radioattivo e la sua catena di decadimento fosse destinata a non raggiungere mai un territorio stabile, una quiete. L'odio, quando viene dall'amore o dopo l'amore, è un odio che era compresso, nascosto, quasi invisibile, circondando da un guscio di bene che lo manteneva al sicuro, lontano dall'aria; se riesce a trovare una crepa, un trauma, per fuoriuscire, allora entra in contatto col mondo e con gli elementi di cui sono composte le cose: esplode e riempie lo spazio, ti chiude la gola, arriva a spaccarti le labbra per obbligarti a sputarlo fuori, sfrutta lo spessore dell'amore per montarti dentro fino a farti scoppiare."
Sono stata incuriosita dal titolo sin dal primo momento e devo dire che, mentre scoprivo le dinamiche del libro e il meccanismo della botanica delle bugie, ne son rimasta sorpresa e colpita e la storia mi ha spinta a fare tante riflessioni. La storia si lascia leggere scorrevolmente e si è accompagnati dolcemente verso la fine del libro. Dó 4 e non 5 perché in alcuni punti del libro mi perdevo qualcosina perché non esplicitata in modo chiaro, ma il libro nell'insieme è davvero gradevole.
Iniziato a scatola chiusa attirata dalla combo titolo + copertina e senza sapere cosa aspettarmi. Divorato. Adorato.
La storia di quattro protagonisti alle prese con le loro insicurezze quotidiane che li spingono a coltivare bugie bella falsa illusione che questo serva all'accettazione al di fuori di sé stessi, contornata dall'eco delle dinamiche tipiche dei piccoli paesini di provincia.