Gli autori di questo libro sono due psichiatri che operano nel campo dell’infanzia e dell’adolescenza. Preoccupati dalla richiesta crescente di aiuto rivolta loro, hanno voluto interrogarsi sulla reale entità e sulle cause di un apparente massiccio diffondersi delle patologie psichiatriche tra i giovani. Un viaggio che li ha condotti alla scoperta di un malessere diffuso, di una tristezza che attraversa tutte le fasce sociali. Viviamo in un’epoca dominata da quelle che Spinosa chiamava le “passioni tristi”: un senso pervasivo di impotenza e incertezza che ci porta a rinchiuderci in noi stessi, a vivere il mondo come una minaccia, alla quale bisogna rispondere “armando” i nostri figli. I problemi dei più giovani sono il segno visibile della crisi della cultura moderna occidentale fondata sulla promessa del futuro come redenzione laica. Si continua a educarli come se questa crisi non esistesse, ma la fede nel progresso è stata ormai sostituita dal futuro cupo, dalla brutalità che identifica la libertà con il dominio di sé, del proprio ambiente, degli altri. Tutto deve servire a qualcosa e questo utilitarismo si riverbera sui più giovani e li plasma. Per uscire da questo vicolo cieco occorre riscoprire la gioia del fare disinteressato, dell’utilità dell’inutile, del piacere di coltivare i propri talenti senza fini immediati. È un invito rivolto a tutti, ma che assume preciso valore terapeutico per quanti, professionalmente, siano chiamati a rispondere al disagio un invito ad aprire nuove piste per nuove pratiche cliniche.
L'epoca delle passioni tristi, di Benasayag e Schmit
Un libro questo che si rivolge a tutti gli educatori, pregno ma scorrevole; profondo e concettualmente alto ma allo stesso tempo rapido e militante. Un libro che dice chiaro e tondo che per Educare bisogna anzitutto imparare a capire il proprio contesto, conoscere la situazione in cui si educa. Dice chiaro e tondo che ogni persona non è un individuo isolato e/o assoluto, ma destinato a legami che lo fondano, ogni persona è molteplicità in divenire che non va etichettata e normalizzata, ma ascoltata. L'individualismo neoliberista genera una società violenta, competitiva, normalizzante. Dove al poter-tutto si accompagnano rigide normalizzazioni interiorizzate inconsciamente. Al poter-tutto-e-subito bisognerebbe contrapporre un elogio della lentezza e del limite, non solo non sono un individuo isolato, ma una persona molteplice, io sono anche sempre in mezzo agli altri, che sono limite e apertura. Ormai, l'unico limite è il denaro, solo difronte ai soldi ci si ferma, ergo, cio che è rimasto di sacro è la merce "e venne il tempo in cui tutto divenne merce". Una episteme rivoluzionaria sa che libertà è legame, che solo nei legami trovo le mie possibilità di realizzarmi, liberando l'altro, libero me stesso. Il malessere delle passioni tristi che i giovani vivono è figlio di un futuro vissuto come minaccia non più come promessa che retroagisce sul presente e getta nella buia depressione. A questo si aggiunge la perdita del principio di autorità - alla cui perdita si contrappone la nuda violenza, in modo da rendere ancor più evidente la fragilità della autorità. Che fare? Alla ideologia dominante della crisi costante e del denaro come unica cosa che conta, contrapponiamo l'utilità dell'inutile, resistiamo creativamente all'appiattimento in nome di un "sogno della cosa" che veda l'altro non come etichetta da conformare ma come possibilità di esistenza. Questo libro insegna a resistere creando una visione alternativa che bisogna avere il coraggio - sopratutto i piccoli borghesi che credono in una sola grossa Storia - di abbracciare anzitutto METTENDOSI IN DISCUSSIONE.
Una critica tanto profonda della società occidentale. Se ne intendono parecchio: citano perfino Davos, dove si decidono le sorti del mondo, perché vi si incontrano i capitani d' industria e i finanzieri. Spunti che si trovano in libri di sociologi di alto calibro come Luciano Gallino, per esempio. Citano molti autori sia filosofi sia psicanalisti, e psichiatri. In questa prima metà parlano del perché ci siano così tanti problemi di salute mentale. Secondo loro, uno degli errori più gravi è la minore importanza che si dà alla diagnosi ( imposto dalla visione che tutto deve essere più ancora di produttivo: redditizio, come le aziende, altrimenti si chiude. Proprio come si ragiona a Davos), quindi l' ascolto. Invece, si preferisce usare come la Bibbia il manuale delle malattie mentali ( americano), per cui siamo potenzialmente tutti "malati": si tende ad associare tutti i sintomi di disagio alla mente, medicalizzando qualsiasi difficoltà, talvolta e/o anche spesso facilmente risolvibile. Il danno maggiore è che si scarica tutto sull' individuo in difficoltà, rimuovendo il reale come potenziale causa della "malattia". Quindi la società ormai sempre più rigida e poco a misura di esseri umani, che, perciò, produce i disagi è esente da colpe. In questo lavoro si può intuire dalla parola "resistenza" che sia l' unica soluzione possibile, senza vie traverse. Inoltre, la resistenza al dovere essere "utili" ( non sentirsi tali) ad ogni costo, dovrebbe valere per tutti quanti, ragazzi compresi, ai quali viene, invece, trasmessa l' idea della ricerca del guadagno e soddisfazioni immediati. Secondo gli autori, anche la fatica di costruire un futuro è "inutile", ma in realtà solo faticando si cresce. Il resto è effimero. Però l' occidente ormai, da decenni, ha scelto questa direzione. Dall' atto di resistenza si arriva all' infinito del verbo, verso la fine del saggio: si deve resistere. I due autori sono assolutamente convinti che ci debba essere una "clinica della relazione", che i sintomi non possono sparire e che la persona non deve guarire come invece insiste buona parte della psichiatria, che tende a medicalizzare tutto, e a somministrare farmaci fin da quando si è bambini ( il caso del Ritalin negli Usa, è preso in esame in questo libro). I bambini, come anche gli adulti, sostengono gli autori, non devono essere "normali", ma unici nella loro personalità, che si sviluppa, anche nel caso di sofferenza, grazie all' ascolto, all' incontro, quindi alla relazione. Tale dovrebbe essere la via "etica" nel fare pscicoterapia, tenendo conto che ogni persona è inserita in un ambiente- mondo di cui fanno parte altre persone, come i genitori. E che quindi è un errore accoglierli solo ed esclusivamente nel momento del bisogno, cioè di quando i primi sintomi si manifestano e serve una cura, sia lasciarli soli con il bambino successivamente, e continuare una "cura" che spesso è fallimentare: questo metodo positivista, provoca nel genitore la convinzione che il figlio "guarirà". Prima o poi. Invece, secondo i due autori, e il caso del bambino Julien ne è la prova, i sintomi fanno parte della nostra interiorità, costituiscono la nostra anima, come anche la possibilità di essere creativi, e sviluppare così noi stessi. Per fare questo, ogni essere umano non deve essere lasciato solo, ma compreso nella sua fragilità. La pretesa, invece, di raggiungere la "normalità", sottende al disegno di rendere tutti uguali, quindi di disumanizzare. Una critica netta è per tutte le attività di "arteterapia", "musicoterapia", eccetera. Perché, e sempre il caso di Julien lo prova, l' arte non deve mai essere uno strumento temporaneo di "guarigione", ma una possibilità di consapevolezza del sé. È sbagliato fare "arte" dalle 14 alle 16 del pomeriggio: si deve vivere, non fare "attività", che sta a significare che si è "malati" e quindi non si ha diritto alla propria vita, in cui poter esprimersi, indipendentemente dalle proprie difficoltà esistenziali. La conoscenza e la capacità di astrazione mediante il pensiero simbolico, non è per tutti semplice, e può provocare disagio psichico, incapacità a scuola, che genera forte sofferenza nei bambini e ragazzi. Invece, puntare sulla creatività può dimostrare altri modi di essere nel mondo, altre capacità intellettive. Ogni bambino ha delle potenzialità. Nell' ascolto e nella curiosità verso chi sta vivendo una crisi c' è la soluzione del problema della sofferenza psichica. I farmaci sono importanti, ma dovrebbero restare un aiuto nel caso di sofferenze gravi. E comunque non creare dipendenze, a causa dell' utilizzo eccessivamente protratto nel tempo. Infine, la mancanza di strutture di accoglienza ( i due autori portano il caso francese) è un chiaro sintomo del perché la psichiatria abbia scelto la strada sbagliata, che è quella della medicalizzazione ad ogni costo, della "lotta al sintomo", dell' avere sposato il pensiero dominante che diventare bambini "normali" si può, quindi si deve preventivamente etichettare tutti, attraverso l' elenco dei sintomi. La soluzione per sconfiggere l' "epoca delle passioni tristi" sta proprio nel comprendere che è ben costruita, quindi opporvisi con altri metodi di lavoro. È ingegnata come lo sono la paura degli altri, la tendenza a provare piacere da sofferenza e solitudine insieme. Tutto questo per diventare più "forti" degli altri, più furbi. Bisogna prendere coraggio e puntare sulle relazioni, boicottando l' idea che l' essere umano debba imparare a farcela da solo, chiuso nella propria individualità asettica. Una tale società è programmata per fare fallire chi ha maggiori potenzialità, come bambini e giovani. Perché sofferenza e fragilità sono inscindibili dal sapere essere umani.
This entire review has been hidden because of spoilers.
Un libro scritto molto bene, coinvolgente e interessante, racconta bene la nostra società attraverso gli occhi di alcuni psichiatri durante le loro sedute. Viviamo in un'epoca dominata da quelle che Spinoza chiamava le ‟passioni tristi”: un senso pervasivo di impotenza e incertezza che ci porta a rinchiuderci in noi stessi, a vivere il mondo come una minaccia o una condanna. La società di oggi ci porta a concepire tutto come dovuto, i desideri vengono esauditi senza sforzo e sacrificio e quindi si è sempre più tristi e depressi, senza obiettivi o punti di riferimento. Per cercare di aiutare i giovani è importante saper coltivare i talenti, le potenzialità e insegnare ad aver cura di sè e degli altri nel senso più autentico possibile cercando di contrapporre le "passioni tristi" alla gioia di vivere, di valorizzare se stessi e di condividere delle esperienze con il mondo esterno.
[...]sarà interessante, allora, considerare queste parole: «Un bambino con problemi scolastici, pur essendo una persona sfaccettata e contraddittoria, verrà comunque giudicato solo in base ai suoi voti e si dirà semplicemente che ha dei problemi. Nel gioco utilitaristico scolastico, per lui il voto diventa molto precocemente l’equivalente del salario per i genitori, una specie di biglietto d’ingresso nel mondo degli adulti, perché si pensa che chi non studia sarà disoccupato, avrà una vita mediocre eccetera». La frase è tratta da L’epoca delle passioni tristi, saggio scritto a quattro mani dal filosofo argentino Miguel Benasayag e dallo psichiatra francese Gérard Schmit. Poiché l’insuccesso scolastico viene considerato un insuccesso nella vita, gli sportelli di consulenza psicologica ricevono molti bambini con problemi a scuola. Ma, in molti casi, queste difficoltà celano una vera e propria «crisi epocale» [..]
passiamo la vita odierna ad inseguire passioni infelici, flebili, quasi inutili, trascurando spesso ciò che è realmente importante. siamo talmente abituati al possesso e alla superficialità che qualsiasi altra opzione è strana e fuori dal comune. vizi e potenziali strumenti benefici come la tecnologia vengono quasi usate come scuse per rendersi infelici, infelicità scambiata per falsa felicità. come uscire dalle sabbie mobili? ma soprattutto uscirne, è qualcosa che realmente vogliamo?
J'ai beaucoup apprécié la première moitié du livre, mais à la longue j'ai eu l'impression qu'on descendait dans une subversivité des idées présentées. Mon malaise ne vient pas du fait que je désapprouve ce que proposent les auteurs (j'aurais plutôt tendance à être d'accord avec eux), mais du ton si assuré qu'il en devient parfois présomptueux. Chacun voit sans doute la société d'un point de vue plus ou moins particulier, plus ou moins tordu, et ça nous donne justement une bonne raison d'en discuter avec plus de modération, ou plus de 'multiplicité' comme les auteurs le diraient. Néanmoins, je reste plus pour que contre les théories avancées. Je recommande.
Saggio molto interessante sul tema dell’ansia e preoccupazione esistenziale verso il futuro che affligge la nostra società, declinando il concetto dell’”armarsi dai pericoli del mondo” sotto diverse manifestazioni e aspetti, in particolare sull’educazione dei giovani.
È molto significativo che, benché sia stato scritto prima dell’inizio dell’era della digitalizzazione, ne intraveda in anticipo in maniera estremamente coerente i sintomi più problematici, dimostrazione di come gli autori abbiano identificato bene la radice di questo problema.
Molto consigliato, lettura veloce e tutto sommato leggera,
Il saggio è molto comprensibile e tutti i riferimenti filosofici sono ben spiegati anche tramite esempi, il che rende tutto più semplice per il lettore. Non ho trovato il libro illuminante ma credo dia degli spunti interessanti sul capire perchè certe cose vanno in un certo modo e "mette in discussione" quello che può essere il pensiero comune, quello dominante, quello del "è sempre stato così quindi continuo a farlo". Non ho dato cinque stelle perchè le conclusioni sono state molto frettolose e un po' scarne a mio parere.
Dirigersi verso una cura del legame, dei contesti, per scardinare un'epoca delle passioni tristi e ripristinare le buone vecchie passioni gioiose di cui parlava Spinoza. Un libro che è un po' cronaca di quanto succede oggi nelle cliniche psichiatriche e un po' manuale che ogni educatore dovrebbe avere sotto mano per non cadere nell'equivoco di patologizzare la realtà, nelle sue sfumature e molteplicità.
Un bellissimo compendio per comprendere l'altro. Benasayag ci restituisce un'immagine molto lucida della realtà. Non pecca di pesantezza, è scattante e chiaro. Andrebbe letto solo per il racconto del "Signor Imperatore". Cinque stelle meritate
Al inizio era interessante, ma dopo i primi capitoli lo trovavo troppo didattico, focalizzato alla psicologia e ai problemi dei giovani soprattutto che non mi interessano tanto, aspettando un'analisi più larga e traversale.
Un saggio breve che delinea i principali problemi sociali che affliggono i bambini e i giovane (ma forse anche gli adulti) e propone un nuovo approccio clinico, basato sulla guida allo sviluppo della persona e non sulla soppressione dei sintomi "scomodi".
A scrivere il libro è uno psichiatra francese, che prova a descrivere il malessere che caratterizza molti giovani attraverso alcuni concetti: precarietà, società della perenne crisi, mancanza di fiducia nel futuro, individualismo ecc. Libro interessante specie per chi lavora in campo educativo
A tratti illuminante, perennemente coinciso e senza veli. Un’ottima panoramica sulla condizione di una gioventù smarrita; spesso l’argomentazione sfocia in discorsi più generali (ma mai frivoli e sbrigativi)sulla nostra mesta epoca. Spunti interessanti tratti da varie discipline. Scorrevole.
Pur non essendo recentissimo (pubblicato nel 2003) affronta temi e sfide estremamente attuali quanto urgenti. Le menti acute sanno leggere il presente e così scrutano il futuro.
"In conclusione, oggi per essere al servizio della vita è necessario praticare un certo grado di resistenza. Resistere significa anche opporsi e scontrarsi, ma non dimentichiamo che, prima di tutto, resistere è creare".
"Nel nostro inconscio collettivo - o nell'ideologia dominante - si è insinuata una coscienza ferita, che vive sotto il segno dell'emergenza. Si cerca sempre di rimediare alle emergenze senza avere il tempo di programmare e di pensare. Concedersi il tempo di pensare appare al giorno d'oggi un lusso pericoloso..."
È stato interessante attraversare le pieghe dei messaggi che anche gli adulti con le migliori intenzioni hanno contribuito a diffondere e consolidare in questa epoca delle passioni tristi.
Si dipana nella prima parte del libro la descrizione di un'educazione d'emergenza che tende ad addestrare i ragazzi alla sopravvivenza del più forte e dell'utile, in questi tempi bui dove il desiderio ed i sogni non hanno asilo. Gli autori mostrano come questo abbia contribuito alla costruzione di una sorta di spirale "economicistica" che punta tutto sull'individualismo e su una etichettatura di comodo dalla quale è difficile affrancarsi. L'analisi di questo status quo viene fatta in compagnia di citazioni filosofiche che richiederebbero maggiore conoscenza o approfondimento da parte di un lettore come me ...
La soluzione offerta e praticata dagli autori, improntata sui legami, sull'accettazione del proprio vissuto e sul coltivare le passioni gioiose di Spinoza, sembra una ventata d'aria fresca. Tuttavia, a mio avviso, nella pratica quotidiana si scontra e si scontrerà con la direzione verso cui si dirigono gli sforzi della comunità anche tra coloro che cercano di lavorare per il bene di chi si rivolge a loro.
Mi hanno colpito le storie dell'imperatore di Obuarnia e di Julien che hanno avuto la fortuna di incontrare adulti così illuminati ... Mi ha ricordato un po' il film "La Keyptonite nella borsa" di Cotroneo e il suo monito a valorizzare le diversità personali senza inseguire una non meglio definita normalità ... Ma in quel caso l'adulto Gennaro era un personaggio di fantasia....
Libro acquistato anni fa, se ricordo bene sulla scorta della promozione che ne fece Umberto Galimberti (primo segnale dall’allarme). Benasayag è pure venuto in università a parlarne… valutazione insufficiente e lettura sconsigliata. A motivare questo giudizio è fondamentalmente un disaccordo di ordine metodologico: sarà che, per me, il modello per condurre le analisi sociali è quello della sociologia positivista, ma proprio non riesco a tollerare questa predica di ammonimenti e condanne del tempo presente basate, alla meglio, su episodi aneddotici degli autori, alla peggio su sentire comune o pensieri in libertà. Io condivido che vi sia un malessere, soprattutto giovanile e adolescenziale, molto più profondo rispetto alle precedenti generazioni, ma se leggo un libro come questo finisco solo per rafforzare quello che per me è solo un’impressione, un’idea astratta senza fondamento. Non a caso basta ascoltare qualche conferenza dell’autore in rete e ci si rende presto conto del profilo umano dei destinatari del messaggio: persone che cercano una carta che certifichi il loro giudizio o il loro punto di vista, anche se detta certificazione non promana da un’analisi scientifica della realtà, ma dall’autorità del portavoce. Riecheggia ancora l’adagio di Karl Popper sullo statuto della psicanalisi…
Molto interessante questo saggio scritto da 2 psichiatri francesi che si occupano di problemi dell'adolescenza e dell'infanzia. L'accuratezza della descrizione delle problematiche sociali, e le loro riflessioni possono aiutare gli adulti a capire ed affrontare non solo i giovani, ma il proprio presente ed il futuro...