Siete in società e, per un malaugurato caso, si inizia a parlare di letteratura e scrittori. Parte allora una gara a chi spara i nomi più sconosciuti, esotici ed esoterici. Voi, persi tra ricordi scolastici e best seller, restate bloccati e vorreste scomparire... Imbarazzante, vero? Ebbene tutto ciò sarà solo un ricordo! Grazie a Fabrice Gaignualt e al suo "Dizionario di letteratura per snob o presunti tali" sarete in grado di citare anche voi nomi e opere di tutti quegli autori di culto che faranno di voi dei veri leoni da salotto!
Questo volumetto, una specie di divertissement che non si prende troppo sul serio, o forse si, elenca una serie di figure, personaggi, luoghi, autori non particolarmente noti al grande pubblico letterario, e pertanto pane per i denti dei cosiddetti snob. Che cosa significhi essere snob, Gaignault lo spiega nell'introduzione: "Il termine snob è da prendere qui piuttosto nel senso di setta elettiva che preferirà sempre collocare sulla sommità del suo personale Pantheon un autore sconosciuto ma reputato, per ragioni che appartengono solo a lui, mille volte più importante di un luminare universale delle lettere con un albo d'oro di successi abbastanza eloquente da attirare un'indifferenza venata di disprezzo. (...) Tuttavia è assai probabile, e di questo non possiamo che rammaricarcene, che oggi lo snobismo in letteratura riguardi solo ciò che non rientra nelle innumerevoli griglie di formattazione in cui siamo sempre più ingabbiati". In effetti a leggere questo libro - oltre, ovviamente, allo scoprire una quantità di autori mai sentiti, che magari hanno praticato la letteratura non professionalmente, che hanno scritto un solo libro per poi passare ad altro, o che, al contrario, hanno avuto una fama tanto folgorante quanto fuggevole - si rimane con l'impressione che il mondo letterario sia un'accolita di gaudenti, a volte depressi, spesso gay o, se donne, più spesso bisessuali che lesbiche, che bevono decisamente troppo e non muoiono quasi mai di morte naturale, preferendo schiantarsi con l'auto (perfetto se succede con una decappottabile in Italia) o suicidarsi in modo memorabile, quasi sempre in un albergo, per la gioia del direttore e del personale del medesimo. Divertenti poi certi lemmi: il collo alto (degli esistenzialisti), il crash (incidente, come dicevamo) o le "starlettres", "neologismo che talvolta indica giovani emule di Francoise Sagan non prive di un certo effimero fascino letterario, ma che più comunemente si riferirebbe a semplici ragazze sentimentali di buona famiglia provviste di un fisico gradevole e di uno sviluppato senso del marketing e della comunicazione (...) Queste Paris Hilton grafomani, interessate alle ultime creazioni di Christian Louboutin o all'amicizia di vecchi barbogi dal conto corrente pasciuto come le loro pance, hanno inspiegabilmente cominciato a imperversare alla fine degli anni Novanta". Ognuno può farsi i propri esempi. Oppure, ancora, certe ironie laterali, tipo menzionare Marguerite Duras esclusivamente come "proprietaria terriera famosa per aver affittato per molti anni una camera della servitù al grande scrittore spagnolo Enrique Vila-Matas". La letteratura italiana - malata di provincialismo, dice l'autore, e temo che torto torto non è che ce l'abbia - è rappresentata con pochissimi nomi: Alberto Arbasino, Ennio Flaiano, Arnaldo Ginna (?), il Gruppo 63 e basta. Va meglio invece con i luoghi: si meritano un lemma Venezia, Trieste, villa Malaparte (ma non il suo creatore Curzio), "i caffè italiani", il sentiero Rilke a Duino. Ma va rivelata una "perla" narrata da tale Bernard Minoret: nel 1953, in casa Moravia a Roma, presenti Minoret, Moravia, Morante, Visconti, Zeffirelli, l'attore Massimo Girotti, si fece il gioco della verità. E Elsa Morante manifestò la sua verità brandendo un fallo finto. Hai capito, la depressa e depressiva Elsa Morante.
Aunque en el título se lee "Diccionario de literatura para snobs", al abrirlo, en la portadilla se aclara "y (sobre todo) para los que no lo son". Así que no te sientas mal, yo tampoco conocía ni el 1% de esta lista.
Una especie de "La literatura nazi en América" bolañiana, pero estrictamente basada en hechos reales.
Confirmamos que los diccionarios no se leen, sino se consultan (en este caso, se releen). Son el punto de partida, no el de llegada. Y parte del placer que proporciona el volumen es el descubrimiento y la sorpresa, envuelta en namedropping, humor y prosa exquisita, tan dandi y afectada como los autores que describe, que hay que paladear lentamente, quizás lo ideal sería una entrada por día y a googlear se ha dicho.
Se combinan nombres tantas veces pronunciados (y escritos) como William Burroughs y Sylvia Plath, con otros que no sé que hacen ahí como Ian Fleming, Margarite Duras o Lovecraft, y otros que literalmente no tienen ni una miserable página de wikipedia. Además de lugares, revistas, editoriales, grupúsculos y toda la fauna del business, principalmente francesa y anglosajona, aunque por ahí aparece un colombiano (Nicolás Gomez Dávila).
Ejemplo: Renaud Camus (¿será sobrino de Albert?) que, más que por sus libros "debe su notoriedad, no obstante, al hecho de haber bailado un tango con Luis Aragon en el apartamento parisino de Andy Warhol la noche de la muerte de André Malraux" (p. 75)
Llegar al snobismo de consignar al menos literario de todos los premios Nobel (William Churchill) y catalogarlo de desconocido.
Es un mérito escribir tantas vidas similares siempre sin repetir el estilo: muertes jóvenes, suicidios predecibles, cordilleras de cocaína y demás drogas. Epítetos, versos, palíndromos, sarcasmo, holorrima, bohemia, rock 'n roll. Toda clase de malabarismos verbales para disimular el estar amarrado entre los estrechos límites de las fechas y lugares en que se abre y se cierra el telón del nacimiento y la muerte.
Ejemplares que llamaron mi atención: Maurice Dekobra, Caresse Crosby, Arnaldo Gina, Mauricio Girodas, George Plimpton, Louise de Vilmorin.
Obviamente con sobrecubierta, tapa dura y bellas ilustraciones: tinta roja y negra marca sus páginas. La presentación es importante, sino no sería snob.
Otros miembros de la fratría: Terry Southern, Gregor von Rezzori, Maurice Rollinat, Alexander Trocchi.