What do you think?
Rate this book


319 pages, Paperback
First published January 1, 1934


Pervenute all’apice della loro vita professionale e di ogni segreta e confessata aspirazione, rientrate da alcuni anni nel possesso completo delle loro proprietà le cui rendite sarebbero bastate a farle vivere con larghezza, seguitavano a lavorare con la febbre delle ore tristi, e nemmen mai prospettandosi una vita diversa pareva non si fossero accorte del miracolo operato dalle loro piccole dita, e che riconquistare la serenità e una posizione legittima non fosse la mèta. […] non avevano mai pensato a distaccarsi da quella forma di vivere, rallentarne il ritmo per godere un istante di riposo, di benessere e di gioia, concedersi uno spasso, uno svago, fare un piccolo viaggio, perseguire un lavoro meno intenso e incalzante: la sua durezza era la sua essenza stessa, il mezzo divenuto fine. Se questo pensiero fosse balenato nella mente avrebbero sentito il vuoto innanzi a loro, si sarebbero sentite infelici per la prima volta, e quasi che tutto fosse finito con lo scopo raggiunto, si sarebbero trovate con un pugno di mosche.
Erano davanti al mondo coi suoi voli prodigiosi per la cui grandezza anche il pensiero della morte sparisce; le sue corse vertiginose, la sua ebbrezza di velocità. Respiravano nell’atmosfera di febbre generata da esse, dalle dispute, dal bisogno di osare, di correre, di correre sempre più forte: la volontà, la forza, la destrezza, tutto, tutto per correre. […] Questo senso agonistico della vita era il loro senso, della vita alla giornata, e dava ai due giovani una possibilità di eroismo che era per essi quotidiana, fisica, normale; e che disgraziatamente non si presentava quanto era l’aspirazione. Domani, richiesti, ognuno sarebbe stato capace di audacie grandi che li avrebbero fatti operare solo rivolti alla bellezza dell’atto, senza che neppure si affacciasse nella mente l’ombra del sacrificio o dell’interesse.
Le recluse videro il mondo, la vita, videro dove e come si muovessero le donne che portavano sotto la veste il frutto delle loro fatiche, del loro amore, e che da quarant’anni servivano con fedeltà cieca. Ne rimasero abbagliate e sgomente, attratte e scoraggiate. […] Quelle fughe affascinanti e misteriose che aprivano loro gli occhi facendo vedere tante cose, le invecchiavano, toglievano la freschezza, la forza, la fede, e lavorando si sentivano indifferenti, distratte, il pensiero vagava lontano […] trattavano il lavoro con freddezza, avvertendone il peso, simile al giogo, come la fonte indispensabile dei guadagni […] come la persona che si è amata troppo, con tutto l’essere, e per cui ad un certo momento sia cessato l’amore. […]