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Io, Annibale: Memorie di un condottiero

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Tattico geniale e condottiero leggendario. Uomo dalla doppia, profonda cultura, punica e greca, versato persino nei campi dell'arte e della filosofia. Ma anche 'mostro assetato di sangue'. Impassibile di fronte ai massacri della guerra e ideatore di perfidi inganni. Questo è Annibale, il più grande tra i nemici di Roma. E queste sono le sue memorie, 'trascritte' da un grande storico.

290 pages, Kindle Edition

First published January 1, 2003

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Giovanni Brizzi

34 books6 followers

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Displaying 1 - 5 of 5 reviews
Profile Image for Dvd (#).
513 reviews93 followers
June 4, 2021
04/10/2020 (****)
Romanzo storico, biografia non autorizzata, saggio sotto mentite spoglie. Questo è Io, Annibale, che già dal titolo riecheggia in maniera più che esplicita un altro caposaldo del genere. E di quel libro ha pregi e difetti simili.

Annibale Barca è un esule maturo, giunto sull'ultima spiaggia del suo lungo e obbligato viaggio nel Mediterraneo dell'inizio del II secolo a.C. E' stato tante cose, prima, ma ora - mentre una delegazione diplomatica romana sta venendo dal suo protettore, il re di Bitinia, per chiederne espressamente la consegna - riflette su quello che in fondo è stata la sua vita, la sua storia di splendido perdente (il più grande perdente della Storia, citando il giudizio di Ezra Pound su Sigismondo Malatesta) e il suo ruolo all'interno del grande fluire delle cose.

La genesi della riflessione nasce dunque al tramonto della vita, ed è forse un cliché abusato nel genere biografico. Tuttavia, è in quel momento che le cose appaiono più chiare, quando l'esperienza mette chiarezza su scelte e eventi. E il resoconto della vita di quest'uomo non può che essere straordinario come la sua vita stessa.

Gran parte del libro è incentrato sul racconto della Seconda Guerra Punica, e non potrebbe essere diversamente. Su sedici anni di guerra, sono tuttavia i primi tre a essere passati nella leggenda, direttamente e senza passare dal via. L'incredibile azzardo dell'attraversamento delle Alpi (218 aC), che permette a Annibale, partito dalla Spagna, di prendere in contropiede gli eserciti romani di guardia, raggiungendo il cuore dello stato nemico. Poi, l'impressionante serie di vittorie che mettono in ginocchio Roma: Trebbia e Ticino prima (217 aC), il catastrofico agguato sul Trasimeno poi. Infine, Canne (216 aC), e non servirebbe dire di più: il più grande e perfetto capolavoro tattico della storia bellica, studiato da tutti gli uomini del mestiere che vennero dopo, mai più riuscito con tale perfezione e nelle medesime condizioni (considerata anche la nettissima inferiorità numerica): in un giorno muoiono nella piana pugliese circa 70.000 romani, in un'Italia che all'epoca non aveva più di 3-4 milioni di abitanti. E' la più catastrofica sconfitta della Storia.

Tuttavia è qui, nei giorni della vittoria più straordinaria, che Annibale capisce di aver perso la guerra. Roma, contro qualsiasi pronostico, contro tutti i dettami morali che governavano le guerre del tempo e che riconoscevano ai vincitori delle battaglie decisive la vittoria complessiva, non si arrende.

Inizia una lunghissima, devastante guerra di saccheggio e logoramento, che i Cartaginesi non possono minimamente vincere. Alla fine anche Annibale perde la battaglia decisiva, coi Romani che hanno spostato il teatro delle operazioni in casa del nemico: a Zama (202 aC) c'è un generale romano che ha finalmente il coraggio e il talento per affrontare di nuovo il cartaginese in campo aperto. Scipione è giovane, ha studiato il nemico e ne ha imparato trucchi e strategie, ed è sicuro di vincere. Vince, ma rischia di perdere, perché il vecchio leone è pur sempre un genio assoluto, e il più grande tattico della storia.

La seconda vita di Annibale comincia lì. Sono anni di amarezze e qualche soddisfazione. Ma l'ombra del nemico aleggia ormai su tutto il Mediterraneo, e Annibale è il nemico, talmente grande e tremendo da non poter essere dimenticato.

Così alla fine dei giochi, il cartaginese ripensa al famoso sogno che fece una notte a Onusa, in Spagna, mentre si apprestava a cominciare la folle impresa che l'avrebbe portato in Italia.
Un dio, forse quell'Ercole-Melqart a cui era così devoto, appare a Annibale. Seguimi, gli dice, e ti mostrerò quello che sei destinato a ottenere, ma per nessun motivo devi voltarti indietro. Annibale tuttavia, come Orfeo con la sua amata Euridice, non resiste e nel mezzo del viaggio si volta. Dietro di sé vede che lo sta seguendo un orrendo mostro, un drago sputafuoco, che sta devastando e bruciando ogni cosa. Il punico chiede al misterioso dio cosa sia quell'orrenda creatura: è la devastazione dell'Italia, gli dice quello, e il sogno finisce.

Annibale crede che gli dei lo favoriscano, di essere predestinato a sconfiggere Roma e per sedici anni devasta l'Italia senza scrupolo in quella che possiamo definire la prima guerra totale della Storia: ma alla fine perde, perdendo con la guerra tutto quanto. Solo alla fine il senso del sogno gli appare chiaro, forse: il mostro orrendo non è altro che Roma, liberata da Annibale stesso da quelle catene morali, strategiche, militari che la tenevano relegata in un angolino insignificante del Mediterraneo; senza freni, il mostro avanza ed è destinato a divorare tutto il mondo conosciuto, mentre Annibale non pare essere stato altro che il mezzo che gli dei (o il destino) hanno scelto perché la storia del mondo futuro seguisse ben determinati binari.

Se marionetta è stato, che burattino! Brizzi, uno dei più grandi classicisti viventi, e uno dei più competenti esperti delle gesta del Cartaginese, gli dedica con affetto e ammirazione questa biografia, che è soprattutto un saggio e un accuratissimo romanzo storico, molto obiettivo nella sua analisi della figura di Annibale, che appare evidentemente in chiaroscuro (come ogni grand'uomo della storia, in fondo, dovrebbe essere descritto). Il libro ha però un grosso difetto: pecca di semplicità e scorrevolezza narrativa, replicando le stesse problematiche riscontrate nel Io, Claudio di Graves: con l'obiettivo di una ricerca lessicale che facesse riecheggiare il più possibile il mondo classico (soprattutto quello dei classici, a dire il vero, e non è la stessa cosa), Brizzi scivola spesso nel barocchismo, nel leziosismo fine a sé stesso. La piacevolezza della lettura ne viene pesantemente condizionata, e non in meglio.

Il giudizio va tuttavia calibrato anche sull'inquadramento e sul dettaglio della narrazione storica, e qui - c'è poco da fare - siamo di fronte a un gran libro e a un autore che è sempre piacevole leggere, per finezza di ragionamento e competenze storiche.

Agli ammiratori della figura di Annibale e ai cultori della storia antica, non posso che consigliarlo.
Profile Image for Vladimiro.
Author 5 books37 followers
November 12, 2021
Sgombriamo subito il campo da ogni parallelisimo con "memorie di Adriano" o altri capolavori del genere finto-biografico declinato con personaggi dell'antichità. Nei contenuti, nello stile e anche nei toni la biografia di Annibale, scritta sotto forma di memorie in prima persona, non è poi così diversa dai numerosi saggi che l'autore ha dedicato al personaggio e al periodo. Anche stilisticamente, è il solito Brizzi, un po' barocco e compiaciuto nella prosa, che a volte può risultare pesante (mai oscura o contorta, però).

Come ci viene detto nel capitolo finale sulle fonti, l'unica grossa invenzione è legata all'amante di Capua che Brizzi fa apparire: episodio in sé abbastanza "convenzionale" e accettabile. Per il resto, nei limiti del possibile, è tutto storicamente documentato (personalmente l'acquisto vale anche solo per le ricchissime citazioni e note finali, vera "summa" di ogni cosa che è stata scritta su Annibale).

Quindi, perché leggere queste false memorie? In primis, come detto, Brizzi è una delle autorità mondiale su Annibale e sul quel periodo storico: con acume, Brizzi ci guida nel delineare la figura e soprattutto la mentalità di Annibale: origine punica, formazione ellenica, esercizio costante della virtù, soggezione ad un destino. Il punto di vista è quello di Annibale, quindi "non romano", al contrario del 90% dei romanzi e della saggistica in generale.

La parte iniziale e quella finale sono le migliori perchè più riflessive. Quella centrale, occupata dalla guerra con Roma, abbastanza così così (intendo: conoscevo già bene i fatti, ho imparato poco di nuovo).

In definitiva, con l'avvertenza che trattasi di "saggio mascherato" e non di "romanzo autobiografico", lo consiglio un po' a tutti: anche l'esperto imparerà qualcosa di nuovo, mentre l'appassionato meno informato scoprirà una delle personalità più interessanti dell'antichità.
Profile Image for Altea Gardini.
70 reviews2 followers
July 6, 2022
Annibale, L’Io di questo grande uomo, nasce da scuole sopraffine, da un talento innato per la strategia e la tattica, e dall’amore sviscerato per la vita e per Cartagine.
Ci fu un giuramento che suo padre gli fece pronunciare ma non fu quello, non solo, a portarlo a odiare i romani. Lui non li odiava affatto. Certo, alcuni li riteneva di una meschinità superiore ad ogni comprensione mentre altri per lui erano degli stolti, ma quello che i romani costituivano per lui era l’equivalente di un ostacolo a Cartagine e la minaccia più grande al sogno di Alessandro per l’Ecumene.
Come potrete sapere dalle sue stesse parole: Elissa, la Didone abbandonata da Enea, non era il fuoco che muoveva il condottiero ma era lui stesso.
Fu impulsivo, spietato e furioso. Si fece cogliere dalla passione, dall’ira di Ercole e dal fuoco di Alessandro.
Fu un uomo di incomparabile splendore del firmamento dei condottieri e lui ne era consapevole.
Fu un uomo di superiore arguzia e un grande conoscitore dell’animo umano.
Fu l’uomo che, involontariamente, fondò l’Impero di Roma.
“All’Italia ho lasciato un retaggio di dolore e di desolazione, di rancore e di paura; a Cartagine e ai greci lascio un futuro denso di incognite. A Roma, per colmo di ironia, ho spalancato la prospettiva del dominio sull’Ecumene. Se gli dèi così hanno voluto, sarà – è l’unico conforto che mi resti – per un loro imperscrutabile disegno; spero solo che la città tiberina sappia un giorno nobilitare quel ruolo che proprio io, senza volerlo, ho finito per consegnarle.”
Annibale si congedò al mondo “ruggendo il suo orgoglio” prima che il suo ospite lo consegnasse ai romani, per sua mano e sua volontà.
Profile Image for Ivana.
20 reviews
February 14, 2021
Il Professor Brizzi in questo meraviglioso libro fa un dono prezioso ad Annibale, gli presta mano e penna per raccontare la sua vita. E Annibale questa occasione non se lascia sfuggire e si racconta tutto, senza reticenze.
Un libro da leggere per liberarsi del personaggio che ha quasi sconfitto Roma ed appropriarsi di un uomo complesso che aveva un sogno; fare di Cartagine la regina di un mondo panellenico.
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