Il volume delinea la storia archeologica della Campania dall'Età del Ferro fino alla conquista di Roma (IX-IV sec. a.C.), cioè la storia di uno dei territori più felici dell'Italia antica, conteso per le sue risorse da molti popoli: una terra dalle fertili pianure agricole e una terra bagnata dal mare, snodo obbligato di una rotta che unisce la Magna Grecia all'Etruria. Una regione dove si sviluppa un mondo "meticcio" attraverso la varietà e l'intreccio di culture e lingue diverse: un mondo complesso, dominato da aristocrazie legate da interessi comuni al di là della loro origine, destinato a esaurirsi sotto la spinta egemonica di Roma.
Saggio molto interessante sulla Campania pre-romana, storico ma anche archeologico. (Per Campania si intende qui la vecchia denominazione, che comprendeva le attuali provincie di Napoli e Caserta, il salernitano fino a Paestum e la riva destra del Garigliano, con Minturno e paraggi (che dopo l'Unità d'Italia sono stati inclusi nel Lazio per la costituenda provincia di Latina). Per quanto riguarda i popoli che l'hanno abitata, sono trattati principalmente i Greci di Pitecusa (Ischia), Cuma e Napoli, gli Etruschi di Capua, Pontecagnano e Fratte, i Campani dell'entroterra (Nola, Sarno, Pompei, Nocera, Sessa Aurunca, Sinuessa, ...) e le loro iterazioni.