Prima gli «illuminati», poi le élite sconfitte dalla storia, infine i «cuochi che prendono il controllo della nave». Per capire il grande disordine che oggi investe le nostre vite, Giulio Tremonti prende spunto da tre profezie che emergono dal profondo della storia.
Quella di Marx sulla deriva del capitalismo globale, la previsione del Faust di Goethe sul potere mefistofelico del denaro e del mondo digitale (dove al posto del vecchio cogito vale un categorico digito ergo sum!), infine l’intuizione di Leopardi sulla crisi di una civiltà che diviene cosmopolita. Tre chiavi di lettura che l’autore, testimone diretto di tanti «misteri» della storia recente, intreccia con la personale esperienza di studioso e di protagonista della politica.
La storia, che doveva essere finita, sta tornando con il carico degli interessi arretrati e la giovane «talpa» del populismo sta scavando il terreno su cui, appena caduto il muro di Berlino, è stata costruita l’utopia della globalizzazione. Oggi sembra di essere tornati agli anni ’20 di Weimar, in una società stravolta e incubatrice di virus politici estremi. Ma non tutto è perduto, per l’Italia e per l’Europa.
Devo confessare che questo libro mi ha decisamente deluso, mi è stato regalato in coppia con "Breviario per un confuso presente" di Corrado Augias, che forse ha alzato troppo le mie aspettative (ne consiglio la lettura). Tremonti cerca di definire un *suo* filo logico che colleghi la storia passata al presente, cercando di azzardare, alle volte, un futuro, e lo fa partendo da, come le chiama lui, "tre profezie". Ogni profezia ha una sua grande mente: nella prima è quella di Marx, nella seconda quella di Goethe, e nella terza quella di Leopardi; rispettivamente scrive di globalizzazione, di denaro e mondo digitale, e di crisi della nostra civiltà cosmopolita. Sono tre spunti molto interessanti, che speravo mi dessero molto su cui riflettere, ma mi sono ritrovato davanti una scrittura complicata, piena di tecnicismi e di concetti sottointesi. Più pagine leggevo più capivo di non capire, perdendo continuamente il filo del discorso tra citazioni slegate, riflessioni dell'autore e beffe varie sulla politica italiana ed estera. Ho l'impressione di aver letto un libro di sfogo, molto di parte e poco obiettivo. In alcuni punti l'autore, preso dalla foga, tirava in ballo questioni che a mio avviso non avevano niente a che vedere con la discussione, anche se non escludo di essere io il principale colpevole, e vittima, di questo. Sembra la trascrizione di qualcuno che argomenta animatamente la propria tesi, è un lungo monologo, che stressa il lettore, facendogli sperare di arrivare a fine capitolo per fargli riprendere aria. Penso anche di non far parte del target al quale lo scrittore mira, sicuramente è un libro per persone ben più colte e più grandi di me, con conoscenze politiche e storiche di rilevanza. Magari in futuro, più formato, lo rileggerò (dandogli una stella in più, forse).