Il mio giudizio su Ada è ambivalente: quando si valuta una graphic novel non si può non considerare, oltre alle tavole, la storia che descrivono e la narrazione. Per questo motivo i disegni potranno pure essere incantevoli e pieni di poesia, ma le mancanze sul piano narrativo si sentono eccome. È quello che è successo con Ada e altre graphic novel che mi sono capitate tra le mani: le tavole sono splendide, soprattutto quelle di paesaggi (un po' meno quelle di persone, di cui a volte non si afferra bene la fisionomia e mancano a tratti di espressività). Queste compongono gran parte del libro, per cui il ritmo è abbastanza lento e c'è una sensazione di sospensione, di una dimensione più onirica che reale. La lentezza della storia non sarebbe di per sè un difetto (anzi, io l'ho apprezzata); il problema è la sua carenza. Un padre eccessivamente e inspiegabilmente crudele e violento che ordina di portargli da bere e da mangiare, la figlia che lo asseconda mantenendo un atteggiamento di rassegnata sopportazione, mentre di nascosto dal padre legge e dipinge. Una storia banale e che sa di clichè compensata da tavole bellissime purtroppo merita solo la sufficienza.