Perché non ci credono? Perché sembra che sempre più persone, anche colte, istruite, ragionevoli, si affidino ai preparati della sedicente medicina alternativa, a rimedi finto-antichi e a nuove pratiche new age? Perché preferiscono il Dr. Google ai medici in carne e ossa e non riconoscono più la loro autorevolezza? A volte si arriva a prese di posizione radicali e a conflitti, come è successo recentemente per i vaccini o per i casi di cronaca che hanno coinvolto l’omeopatia. Più comunemente si diffondono credenze pseudoscientifiche, mode e tendenze, spesso spinte dalla pubblicità. Silvia Bencivelli si chiede quali siano le ragioni profonde di questi fenomeni, intervistando persone che hanno fatto scelte contrarie a quelle indicate dalla scienza, e scienziati che ne riflettono con lei. Alla fine viene il dubbio che il problema non sia da cercarsi nei social network o nello spirito dei tempi. Ma nella nostra comune e fragile umanità. I sospettosi, insomma, siamo noi.
Silvia Bencivelli si laurea in medicina e chirurgia all'Università di Pisa nel 2002. Nel 2004 ottiene il Master in comunicazione della scienza alla Scuola Internazionale Superiore di Studi Avanzati di Trieste. Nel 2005 inizia a collaborare con il quotidiano scientifico di Rai Radio 3, Radio3 scienza, di cui diviene uno dei conduttori.
Nel 2010 è stata fra gli inviati della prima edizione di Cosmo – Siamo tutti una rete, trasmissione scientifica di Rai 3 di Gregorio Paolini, condotta da Barbara Serra. Da novembre 2011 a giugno 2013 ha collaborato con Presa diretta, di Riccardo Iacona e Francesca Barzini, su Rai 3.
Da ottobre 2014 a giugno 2016 ha lavorato con Rai Scuola, per Nautilus, condotto da Federico Taddia, e poi per Memex. Tra settembre 2016 e giugno 2017 è stata tra i conduttori di Tutta salute, in onda ogni mattina alle 11.00 su Rai 3.
Collabora con quotidiani e riviste, tra cui la Repubblica, D di Repubblica e il Venerdì, Le Scienze, Mente e cervello, Focus, Wired.
È docente di giornalismo scientifico al Master su "La scienza nella Pratica Giornalistica" dell'Università degli Studi di Roma "La Sapienza".
Vive a Roma e fa la giornalista scientifica freelance, e collabora da più di dieci anni con la Rai, radio e tv.
“Noi e i nostri dubbi sulla scienza”: è uno splendido sottotitolo, perché è fedele alla realtà: quelli sospettosi non sono solo “quelli”, gli altri, gli anti-vaccinisti o quelli che si curano con gli impacchi di camomilla - i sospettosi siamo anche noi. Noi che studiamo la scienza, noi che abbiamo una laurea e che ci riteniamo informati - noi che ci lasciamo affascinare dalle tisane drenanti, dalle creme viso miracolose e tutto il resto. Perché crediamo in qualcosa che sappiamo essere inefficace?
Silvia Bencivelli è una tra le mie divulgatrici preferite: ha studiato medicina, ma si è sempre dedicata al giornalismo e alla scrittura. Nei suoi saggi si trovano riflessioni sul mondo della scienza - e nel suo romanzo, “Le mie amiche streghe”, c’è un bellissimo spaccato delle sue amiche, che in realtà sono semplicemente le persone che quotidianamente troviamo attorno a noi: persone normalissime, che ogni peccano di non-scienza.
“Sospettosi” parte dallo stesso punto di partenza, ma in forma di saggio: cosa spinge le persone attorno a noi a dubitare della scienza? Cosa ci spinge a dare gocce omeopatiche all’anziana nonna, al posto degli antidepressivi? Cosa ci spinge a credere alle teorie sull’allattamento, o a seguire diete stringenti? E poi, i genitori che non presentano i certificati vaccinali sono davvero tutti no-vax, o forse il sistema non è il più efficiente possibile?
La bellezza di questo testo è che non c’è un’unica voce narrante - ma è un’intreccio di vite e storie, di amici e di sconosciuti - ciascuno con la propria storia, la propria umanità, la propria realtà. Ci sono alcuni nomi famosi - si riconosce anche un’altra grande dottoressa divulgatrice italiana - e ci sono persone non famose, ma reali: ciascuno con i propri dubbi, i propri sospetti.
C’è tanta umanità in questo saggio, e leggerlo ci aiuta a capire che c’è tanto lavoro da fare per comunicare meglio, per spiegare meglio, per fare più scienza - senza per questo puntare il dito contro nessuno.
Un libro interessante e bello su alcuni stereotipi e situazioni mediche. Da una infarinatura generale rispetto alla comunicazione scientifica in specifici contesti
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Un turbine incoerente di buonismo ipocrita e cerchiobottista davvero inaudito. Avesse tirato fuori gli stessi argomenti sul codice della strada ci saremmo fatti tutti delle grasse risate ma dato che siamo l'Italia del "in pandemia non si parla di pandemia" allora tutto è concesso.
Meglio un Burioni che ha avuto le palle di dire pane al pane e vino al vino fin dall'inizio.