1997, Italia del Sud, cinque ragazzini alla ricerca di un cane scomparso, sospettano del nuovo, inquietante vicino di casa che sembra nascondere un oscuro segreto. Un'avventura piena di misteri, verità celate e cose non dette, porterà i ragazzi a misurarsi con "il migliore dei mali".
Di solito non leggo fumetti, ma questo scritto da Violetta e disegnato da Tarma l'ho divorato in meno di due ore. I personaggi sono cinque ragazzi che vivono in un quartiere del sud Italia inquinato da una fabbrica che prometteva nuovi posti di lavoro e che invece ha solo fatto ammalare i suoi dipendenti. Ettore si trasferisce con sua madre in questo quartiere e subito conosce Milo, un ragazzino che sta cercando il suo cane; ma ben presto questa ricerca si trasforma in qualcosa di più complesso e i cinque ragazzi cercheranno di andare a fondo e di smascherare i segreti degli adulti. I disegni sono molto ben fatti, accurati e mentre li osservi ti sembra di vedere un film, con cambi di scena e occhiate tra i protagonisti. Ogni ragazzo è caratterizzato a dovere e la trama è tutta da scoprire. Purtroppo è solo una prima parte e non vedo l'ora di leggere il seguito. Super consigliato!
“Il Migliore dei Mali”, di Violetta “Rocks” Rovetto e Marco “Tarma” Tarquini è un progetto che viene da lontano, per diverse ragioni. Viene da una sceneggiatura scritta e ripensata molte volte, come affermato dalla stessa Violetta, ambientata in un’epoca che sembra vicina, ma che ormai dista 20 anni dal punto nello spazio tempo dove sto componendo questo testo, con la primordiale passione di chi ha deciso di dedicarsi a qualcosa per cui, da sempre, ha sentito attrazione. Le parole che leggerete non vengono da un critico o da un tecnico, ma da una persona che negli anni si è interessata della narrazione in tutte le sue forme. Vengono da un lettore senza una denotazione specifica che spesso trova asilo in terre così diverse da loro da apparire schizofrenico. E non sono neanche le parole di un fan delle persone o dei personaggi, per quanto Violetta si possa definire tale, dietro la creazione dell’opera. Non ho apprezzato questo fumetto perché apprezzo i suoi autori, ma viceversa, la mia opinione degli stessi è nata dai loro vari lavori e, perchè no, da quel poco che so di loro come persone.
Ma andiamo al sodo: il Migliore dei mali, L’uomo di latta, è una introduzione ad una storia fatta di persone, di avvenimenti, di luoghi e di tempi. E vorrei ben dire, commentereste voi forse addirittura con un sempre verde e “grazie al”, ma questa mia affermazione è meno banale di quanto non sembri. Lasciate che vi spieghi. Ogni componente della storia sorregge l’impianto in modo altrettanto importante. La mancanza di uno, sarebbe mancanza dell’unità. La mia prima lettura mi aveva lasciato dei dubbi su questo punto, facendomi temere che alcuni elementi fossero semplici spunti per trame future. Ma mi sbagliavo, parecchio. La seconda lettura, quella che cercava il collegamento continuo tra gli elementi visivi e di narrazione, tra personaggi e luoghi, tra dialoghi e scenari, ha rivelato l’esistenza di una struttura portante che non solo punta al futuro, ragion per cui potrei commettere atti indicibili in assenza di seguiti, ma punta al lettore. Il fumetto ci richiede uno sforzo in più della semplice osservazione. Come guardare una mostra fotografie, “il Migliore dei Mali” ci presenta delle storie ma ci chiede, dandoci molti elementi, di riempire un mondo di vuoti. Ma proprio perché questa è una introduzione, le risposte che ci vengono date sono a malapena sufficienti per poter chiudere la lettura della prima parte. Alcune cose potrebbero essere molto diverse da come ce le immaginiamo. Altre, esattamente come le abbiamo intuite. Lo stile di disegno asciutto e diretto di Tarma aiutano molto a non dover pensare ai fronzoli, a sentire tutto vero, tutto come dovrebbe davvero essere. Tutto come un ricordo.
Togliamoci subito un dente dolente: essendo una storia che punta ad essere un “coming of age” come direbbero gli anglofoni, si sentono forti i riferimenti alla produzione di genere. Ma non sono plagi o clichè, per quanto alcuni temi siano decisamente comuni. Sono realtà di fatto, plausibili, che a volte abbiamo perfino vissuto in prima persona. Quindi sono parte del meccanismo di immedesimazione della storia, sono il nostro vascello nel mondo dei personaggi. Personaggi la cui esistenza è giustificata non dalla loro mera funzione di “token Squad” o gruppo stereotipato, ma da una realtà meno meccanica o simbolica della favola moderna.
I luoghi sono dolorosamente reali. Le strade, le case, gli scorci sono quelli che alcuni di noi potrebbero avere sotto casa. Nel bene e nel male. Non c’è nessun Borgo Perfettino o Città degli Stracci. C’è uno spaccato di Italia che potete andare a toccare da qualche parte. E sono figli dei loro tempi, sia in senso storico, quello dell'italia del 97, ma anche nel senso della narrazione. E’ tutto vicino, eppure distante. Proprio come appaiono alcune persone nella storia.
Per finire, perchè quello che conta davvero è sempre questo, la storia intreccia diversi misteri, segreti e bugie che rendono il proseguimento dell’opera degno di essere letto. Anzi, se proprio devo fare un appunto, forse questa introduzione è fin troppo leggera. Ma lascia senza dubbio tanto su cui riflettere.
Leggere “Il Migliore dei Mali” e cercare di comprendere cosa manca, quali siano i segreti che tutto dicono di avere e il perché dello stesso titolo è un esercizio di pensiero personale, collettivo e perché no anche morbosamente divertente. Spero che altri, come me, vogliano creare le loro teorie e costruire sopra la propria opinione, la propria crescita.
PARTE II - SPOILER ZONE!
Se non avete letto il fumetto, vi sconsiglio di leggere oltre. Non perchè non confidi che vi siano lettori in grado di godere di un’opera dopo aver ricevuto delle anticipazioni, ma perchè andrò avanti diretto come un treno in corsa su quanto accaduto e scritto nell’opera.
Iniziamo dal titolo: il Migliore dei Mali. La mia teoria? Che sia una metafora dell’avversità che spinge al cambiamento, come sottolineato dai molti temi a riguardo nel fumetto. Il trasferimento del protagonista per sfuggire ad un padre violento, la fabbrica del male che produce morte ma forse anche qualche effetto collaterale interessante, la natura stessa di Michelangelo, il personaggio del vicino con le sue molte stranezze ma non senza qualche dettaglio che lo rende meno nero di quanto sia dipinto dal mondo che lo circonda. Perfino nella digressione di Milo sul documentario si parla della teoria di Darwin, in particolare della pressione per selezione. Il migliore dei mali è il sonno del baco verso la farfalla, il saper emergere migliori da una sconfitta. La quarta di copertina ce lo dice chiaramente. Adattamento. Sarà ed è un tema importante nel primo tomo e secondo me lo sarà per tutta la serie. Piccolo appunto nerd: il motore Sterling è un motore a combustione esterna. In altre parole, la fonte di differenza di calore che alimenta il movimento non viene posta all’interno, come nel motore dell'automobile, ma all’esterno. Perfino il progetto di Milo richiede un elemento estraneo per muoversi. Non credo che fosse casuale. Se lo fosse, ho appena regalato una interpretazione bonus agli autori. Offre la casa.
Per quanto riguarda i personaggi, ad una prima lettura avevo sottovalutato Dante. La seconda lettura ed il dettaglio della radio di Milo me lo hanno fatto rivalutare moltissimo. Anche la sua scena in solitario lascia presagire che sarà molto importante ai fini della determinazione dei segreti più grandi che sono attorno alla città e al suo stabilimento industriale. Che i suoi genitori siano venuti qui appositamente ad osservare dall’interno una situazione più complessa di una semplice azienda che smaltisce truffaldinamente le scorie? Perchè quando osserva la mancanza di pile dice “anche Milo”?
Michelangelo e Angelica. Poco da dire, sono molto interessato a questa parte della trama. Sia perché credo che possa essere molto più profonda ed interessante del solito, sia perché ha dei dettagli che la rendono diversa da come viene solitamente presentata. Il personaggio della madre, la scelta di un nome che in qualche modo fa pensare alla capacità di scolpire la materia seconda la forza dell’emozione e dell’arte, la natura conflittuale delle informazioni che ci vengono fornite suggerisce una visione non banale della sua crescita. E poi Tarma riesce a rendere benissimo i due lati, quello delicato e “angelico” e quello deciso e da fratello maggiore di Michelangelo.
Milo. Scherzosamente chiamato “Eleven, ma logorroico” è l’elemento che mi ha fatto rileggere due volte il fumetto. Perché fino a quel punto tutto era naturale. Tutto era al massimo un brutto equivoco. Anche il fatto di essere riuscito ad intercettare una telefonata con uno strumento che non sarebbe tecnicamente in grado di farlo mi ha, mea culpa, prima fatto storcere il naso, poi spinto alla riflessione. Mi ha riportato nella storia, invece che intorno. Una cosa che ho particolarmente apprezzato per me che, per la seconda volta mea culpa, odio le soluzioni narrative sbrigative basate su tecnologie relativamente banali che funzionano come un quadro comandi dell’Enterprise.
Neri è la prova di come si scrive un personaggio detestabile, ma non banale. Ha uno spessore. Esiste all’interno di motivazioni e movimenti specifici. Lui è tridimensionale in un panorama, almeno nella letteratura di genere, di bulli idioti senza scrupoli e cattivi da operetta senza direzioni. I suoi segreti lo rendono fragile, le sue paure lo rendono aggressivo. Abbiamo tutti conosciuto o conosciamo uno così tra le nostre cerchia. Magari come collage di diverse persone.
E per finire, l’uomo di centro copertina. Non posso non credere che la sua maglietta rossa, reminiscenze di un Seya, sia stata una citazione alla figura del protagonista degli anni 80 o 90. Considerando che ne “il Migliore dei Mali” la gente si cambia sul serio, è una divisa temporanea, ma in molti versi è un buon costume. E’ evidente che la sua vita sia stata difficile. E’ evidente che sia cresciuto in fretta, tanto da sembrare più grande, più forte, più ingegnoso. Neri ne riconosce immediatamente il valore, andando a sfidarlo per la sua posizione all’interno del gruppo. Ma Ettore ha una paura terrificante dell’acqua, del cambiamento. Vedremo come si evolverà la sua storia.
La storia è il personaggio finale della mia disamina. La storia cresce e si snoda attorno ai ragazzi e ai loro genitori, alcuni uniti anche prima dei proprio pargoli, altri arrivati da lontano per intrecciarsi in quella strana vicenda annovera figure violente, il padre di Ettore e la Termaranto, figure misteriose, come i genitori di Dante ed il vicino,o figure più spiccatamente positive, come il povero pastore belga, il nonno di Milo o la madre di Michelangelo. Ma nessuna di queste è una cosa sola: una persona giovane terrorizzata che si trova a fare il genitore di un figlio che forse non è propriamente facile da gestire, un uomo solo e triste che viene accusato da tutti di compiere orrendi crimini ma che non reagisce mai, un anziano che pur dovendo gestire un ragazzino tredicenne a cui vuole bene, sembra volerlo tenere all’oscuro di molte cose. La storia vive e si ciba di queste contraddizioni e degli angoli scuri, diventando meno chiara ma più interessante ad ogni pagina. Anche le inquadrature, alcune delle quali sono magistrali nel differenziare i momenti corali da quelli simbolici, dicono tantissimo di quanto stia accadendo ai personaggi e al mondo in cui vivono.
L’unica nota negativa che mi sento di fare, è l’aver lasciato la scoperta di alcuni drammi familiari dei protagonisti ad una sorta di chiacchierata spiegone tra i due personaggi di Ettore e Michelangelo/Angelica. Ma poichè questo ricade nel ruolo, per così dire, di pastore del gruppo che i secondi hanno, glielo lasciamo fare con gioia, anche perchè aiuta a delineare alcune reazioni successive e avvicina Ettore agli altri.
Per concludere, “Il Migliore dei Mali” si è fatto divorare due volte in un pomeriggio. Durante questa stesura l’ho riaperto, ho controllato, ho immaginato, notato dettagli. Non è una caratteristica comune, soprattutto per un fumetto che potrebbe davvero solo parlare di cinque ragazzini ed un cane. O meglio due, se si conta il cameo di Ringo. Prendetelo, leggetelo e speculate. Perché il mistero non si risolverà da solo, semplicemente leggendo.
“Siamo in un labirinto, al buio e senza una mappa. Ma almeno abbiamo una torcia”
La storia l'ho trovata molto interessante e coinvolgente. In questo primo volume vengono messe le basi per quella che può essere una bella storia avvincente. Lo stile di disegno è molto particolare e calza a pennello per la storia che viene raccontata. Non è però un tipo di stile che potrebbe piacere a tutti. Sono molto curiosa di sapere come andrà avanti e soprattutto scoprire quale sarà "il migliore dei mali".
Premessa: non sono una lettrice abituale di fumetti. Sono cresciuta a pane e topolino, e tranne Zerocalcare ho letto qualche fumetto francese per adulti e per ragazzi, niente di più. Seguo violetta rocks su youtube da qualche mese, conquistata dal suo stile e dal suo occhio analitico, in grado di orientare l'attenzione su aspetti di racconto e messa un scena che di solito rimangono esclusi dalla "critica" (se così si può definire la sezione cinema/televisione/narrativa dei principali siti di informazione). Di lei amo anche la considerazione per tematiche sociali, psicologiche di genere. Per queste ragioni, ho letto il primo capitolo di questo fumetto carica di aspettative che però si sono concretizzate solo in parte. Il principale punto di forza della storia risiede nei personaggi, tutti (principali e secondari) costruiti con attenzione certosina e che sono certa si evolveranno in modo coerente nei prossimi capitoli. Il contesto sociale (periferia italiana degli anni 90) è perfetta per una storia che mescola vicende personali a grandi temi. La chiusura a cliffhanger è geniale, su di me funziona sempre e con questo Violetta si è assicurata l'acquisto del secondo volume della storia. Gli aspetti che invece non mi hanno convinto sono 2. Il primo è il disegno. I colori delle tavole sono troppo uniformi, tanto da appiattire tutti i piani. I personaggi stessi non hanno delle espressioni chiare, non si capisce quando sono eccitati, preoccupati o arrabbiati per esempio. Anche il movimento per me non è sempre reso bene. Capisco poi che sia difficile gestire 5 personaggi protagonisti tutti insieme su molteplici tavole, ma almeno le cloud non dovrebbero attorcigliarsi, la cosa mi ha dato molto fastidio. Il secondo aspetto che si potrebbe migliorare è quello della fluidità narrativa. In alcuni punti i dialoghi risultano forzati (ad esempio la telefonata dell'uomo misterioso in cui si parla di una "cosa misteriosa". Non penso che nessuno mai abbia mai usato l'espressione "quella cosa di cui ti parlavo ieri" al telefono, se non in modo volontariamente ironico). Anche la vicenda tutta poteva avere un andamento più naturale. All'inizio il ragazzino che perde il cane appare folle, solo in un secondo tempo emergono alcuni aspetti che giustificano almeno in parte i suoi sospetti. Sono però molto sorpresa del fatto che punti come questi (che possono facilmente sfuggire allo scrittore immerso nella sua storia) non siano stati rammendati dalla casa editrice. Capisco che confrontarsi con un nuovo genere ponga di fronte a delle sfide inaspettate (tra cui anche la necessità di conciliare due menti creative) e spero che questi difetti saranno appianati nei volumi successivi. Per finire, mi ha sorpreso molto che una persona come Violetta abbia deciso di esordire nel fumetto con una scelta di personaggi così conformista, con 5 ragazzini maschi al centro e pochi personaggi femminili tra l'altro ridotti a ruoli di supporto (tre madri premurose, una nemmeno vista se non forse in fotografia, e una sorella che per ora non fa altro se non occuparsi amorevolmente del fratello - più una forse un po' diversa ma che ci viene presentata solo brevemente e in stretto binomio col marito).
3,5 stelle. Soffre un po' della sindrome "del volume introduttivo", ma per il resto si lascia leggere e alla fine si rimane comunque con la voglia di scoprire come andrà a finire la vicenda nel prossimo volume e se le proprie teorie sui vari personaggi si riveleranno azzeccate o meno. Per chi fosse interessato, la casa editrice l'ha reso disponibile gratuitamente sull'app Yep fino al 3 aprile 2020.
4.5 stelle. Nonostante lo stile di disegno non sia il mio preferito, la storia mi ha subito preso e l'ho finito in un baleno. Mi sono subito affezionata ai personaggi, anche ai più odiosi perchè erano tutti ben delineati e tridimensionali nelle loro personalità. Immediatamente preso il secondo volume; non ho bisogno di soldi, ho bisogno di risposte!
Conosco Violetta quindi potrei essere di parte, ma la sceneggiatura di questa graphic novel è davvero avvincente e ben scritta, la personalità dei vari protagonisti emerge bene e la storia ha una piacevole atmosfera tra I Goonies e Stranger Things. Unica pecca, per il mio personale gusto, è lo stile dei disegni, che non amo molto, ma non preguidica la godibilità del tutto.
quanto mi pento di non aver recuperato prima questa storia!! non solo perché si legge veramente in poco tempo, ma anche perché la storia è capace di tenerti incollato alle pagine con facilità
quella che parte come una storia dalla premessa all'apparenza semplice - la curiosa scomparsa del cane di Milo - rivela presto una serie di altri misteri uno più interessante dell'altro:
Roma Anni 80. Un gruppo di ragazzini cerca un cane e finisce in qualcosa di più cupo: assassini, aziende corrotte e altro. Questo primo volume serve per sviluppare tutta la parte introduttiva e ci presenta i personaggi, cinque ragazzi ognuno con un segreto. Dettagli e tensione crescono mano a mano preparando un paio di piccoli colpi di scena che spingono verso il volume successivo... funziona benissimo perché ho voglia di leggere il seguito!
Consigliata Questo primo volume ci introduce i luoghi, i personaggi e i misteri che li coinvolgono. Lungo la strada sono seminati indizi che permettono di capire meglio i personaggi e mettono la giusta curiosità per leggere il seguito.
Un fumetto molto interessante, pieno di mistero ma soprattutto introduce il lettore a varie tematiche che, presumo, verranno sviluppate meglio nel secondo volume.
Violetta Rocks è una delle youtuber italiane più famose, sempre molto preparata e gentile nel mostrarti cosa va e non va in una serie o in un film (le invidio la capacità di non lasciarsi prendere dalle emozioni negative anche quando deve parlarne male). Se come me la seguite abitualmente, saprete che di recente ha scritto un fumetto che presto diventerà un film, ovvero 'Il migliore dei mali', ispirato a tutte quelle storie di formazione che andavano specialmente negli anni '80, dove un gruppo di adolescenti si ritrova a scontrarsi con qualcosa di superiore (supernaturale o extraterrestre che sia) uscendone più forte e più maturo. Si poteva rischiare di cadere facilmente nel 'già visto', soprattutto perché l'impianto di queste storie lo conosciamo bene più o meno tutt*, eppure complice l'ambientazione italiana, fondamentale per capire la causa dietro 'il migliore dei mali' del titolo, e la capacità di scrittura dell'autrice, che riesce a gestire bene tutti i diversi colpi di scena che riguardano tutti i personaggi coinvolti, è una lettura iper consigliata a chiunque ha letto più volte 'It' o visto e rivisto 'I goonies' - anche perché la storia è appena cominciata e non vedo l'ora di come potrà evolversi... -
Devo dire che il fumetto si fa leggere volentieri e fino alla fine tutto d'un fiato! Ho amato i riferimenti agli anni '90 (infatti non ho letto la sinossi, ma si evince benissimo che si è in quegli anni), nonché il procedere fluido della storia senza "spiegoni" odiosi.
Inizialmente non mi convinceva tanto lo stile particolare di disegno, che in realtà ho iniziato ad apprezzare andando avanti con la storia: di certo è un tratto riconoscibilissimo! Non dò il massimo perché non è autoconclusivo (mi tocca comprare il secondo) e perché il target di riferimento è un pubblico adolescenziale.
Ma lo consiglio a chi come me ama gli anni '90, quando giocavamo per strada, chiamavamo dal telefono pubblico della SIP con la "SCHEDA" e dovevamo tornare ad una certa a casa altrimenti i nostri genitori impazzivano senza poterci contattare al cellulare come oggigiorno!