L'idea è bella, meritava davvero di essere approfondita ed essere sviluppata meglio.
All'inizio non si capisce di cosa sta parlando, per le prime 15 pagine il lettore si interroga su dove vuole andare a parare lo scrittore, la protagonista starà morendo? Gli sarà morto qualcuno? Sarà depressa?
Alla fine il testo comincia ad concretizzarsi un po', riusciamo ad intravedere lo sfondo su cui si muove ed interagisce la protagonista. Cominciamo a comprendere meglio questo monologo di un'adolesciente che è alla disperata ricerca di sè stessa.
Fondamentalmente tutto il libro verte sulla disperazione di un'orfana che ha bisogno di non arrendersi ad una vita fatta si canti, pregheriere e misera accettazione. La sua mente si ribella all mediocrità e non trova pace, tutto in lei urla ribellione, ribellione all'annichilimento delle sue compagne, ribellione verso se stessa, verso sua Madre che l'ha abbandonata e rabbia.
Il monologo è frammentario, carico di sensazioni ma forse un po' troppo artificioso. Si percepisce chiaramente che a scrivere è un uomo, molti sentimenti sono espressi concentrandosi semplciemente sul fulcro del problema quando, in realtà, una donna avrebbe colto senza dubbio ogni sfaccettatura.
E' stato un errore, anche se gestito bene dall'ottima capacità di scrivere, incentrare un libro interamente sull'intima sfera emotiva di una ragazza. L'autore è un uomo, difficilmente avrebbe potuto imprimere la stessa rabbiosa fragilità di una ragazza con il carattere forte di Cecilia.
Il romanzo è un po' lento e forse perfino troppo frastagliato e comincia ad acquisire velocità con l'entrata in scena di Don Antonio... Vivaldi.
La musica diventa piano, piano protagonista come mezzo di fuga dalla realtà, come rivalsa e segno di ribellione (lei che stona volutamente).
Diciamo che ho sopportato molto poco Vivaldi.
Inizialmente, ero diffidente, non capivo dove voleva andare a parare lo scrittore, già la mia mente si figurava questo compositore in preda all'accecante passione idealizzata grazie all'estrema bravura della protagonista come violinista.
Poi ho compreso davvero perchè non avesse intenzione di farla spiccare, per quale motivo volesse spingerla a stringere il patto dietro il ricatto di non farle più suonare dei bei pezzi.
Lei è brava, intelligente, lei curiosa, lei è diversa dalle altre e, forse, voglio sperare, il suo intento era proteggerla da una matrimonio privo di ragion di esistere che avrebbe annientato la sua passione e la sua bravura.
E così ha iniziato a spingerla sempre più verso una 'crescita' emotiva, la mette alla prova in vari modi. Le propone un patto, una trappola, una gabbia dorata e lei rifiuta mostrando tutta la sua maturità.
E, infine, la spinge a sacrificare la sua innocenza per fabbricargli una singola corda per il violino. E li il mondo della ragazza cade e si annienta fino a che non trova la rabbia di reagire. E suona, torna a suonare per rabbia, con disperazione e dolore.
Ed è forse questo il punto più bello e meglio scritto di tutto il libro!
Per questo la delusione è assoluta quando il libro di getta senza preavviso in un finale scontato e privo di fascino che smorza interamente tutto l'entusiasmo che aveva scatenato nel lettore in quelle ultime pagine.
Tre stelline perchè il finale è tremendo e la trama andava sviluppata meglio (l'idea è orginale è meritava di essere curata!).