Non c’è morte che non presupponga una rinascita. Imparare a decifrarla può dare un senso a tutto ciò che resta. Persino alla cenere. È quasi mezzanotte e una nebbia sottile avvolge la metropoli addormentata. In un palazzo di quattro piani, dentro un appartamento disabitato, un frigorifero va in cortocircuito. Le fiamme, lente e invisibili dall’esterno, iniziano a divorare ciò che trovano. Due piani più in alto, Alice scivola nel sonno mentre aspetta il ritorno di Matthias, il ragazzo che ama con una passione per lei nuova e del quale non è ancora riuscita a parlare a sua madre, che abita lontano e vorrebbe sapere tutto di lei. Anche Bastien, il figlio della signora che occupa un altro degli interni, da troppi mesi ormai avrebbe qualcosa di cruciale da rivelare alla madre, ma sa che potrebbe spezzarle il cuore e non trova il coraggio. È un altro tipo di coraggio quello che invece manca a Polina, ex ballerina classica, incapace di accettare il proprio corpo dopo la maternità, tantomeno il pianto incessante del suo bambino nella stanza accanto. Giù in strada, nel negozio di fronte, Hulya sta pensando proprio a lei, come capita sempre più spesso, senza averglielo mai confessato, ma con una voglia matta di farlo. Per tutti loro non c’è più tempo: un mostro di fuoco sta per stravolgere ogni prospettiva, costringendoli a scelte estreme per colmare quei silenzi, o per dare loro un nuovo significato. Con una straordinaria sensibilità e una scrittura che diventa più intensa a ogni pagina, Simona Sparaco indaga i momenti terribili in cui la vita e la morte si sfiorano diventando quasi la stessa cosa, e in cui le distanze che ci separano dagli altri vengono abbattute dall’amore più assoluto, quello che non conosce condizioni.
Scrittrice e sceneggiatrice, è nata a Roma. Dopo aver preso una laurea inglese in Scienze della Comunicazione, spinta dalla passione per la letteratura, è tornata in Italia e si è iscritta alla facoltà di Lettere, indirizzo Spettacolo. Ha poi frequentato diversi corsi di scrittura creativa, tra cui il master della scuola Holden di Torino. Per Newton Compton ha pubblicato i romanzi Lovebook e Bastardi senza amore, tradotto anche in lingua inglese. Vive tra Roma e Singapore.
Il cielo è terso, traforato di stelle, ma nascosto sporadicamente da una nebbia sottile che accarezza la città. Mentre l’oscurità tenta di spargersi sulla metropoli, un palazzo rivestito di intonaco rosa chiaro prende fuoco. Senza alcun segnale premonitore. Le fiamme, all’improvviso.
Si apre così Nel silenzio delle nostre parole di Simona Sparaco, vincitore del premio DeA Planeta 2019, annunciando fin da subito la tragedia di queste pagine.
Un romanzo nato leggendo un articolo su un evento che ha sconvolto un po’ tutti noi: l’incendio che nel 2017 ha colpito la Grenfell Tower di Londra.
Da lì il bisogno dell’autrice di creare un libro che non riportasse una ricostruzione fedele degli accadimenti, ma un insieme di storie che hanno in comune l’incapacità di comunicare con i genitori e con i figli, e i pregiudizi che ancora si provano nonostante la società multiculturale in cui viviamo, in cui ci basta osservare un volto per pensare che il proprietario di quel viso sia un barbone o un terrorista.
E quindi eccole queste storie.
C’è Alice, che si trova a Berlino per un Erasmus, e che sta mettendo da parte lo studio perché ha incontrato Matthias, di cui si è follemente innamorata, e che accantona anche i genitori, soprattutto la madre, che trova invadente perché ogni giorno vuole sapere se sta bene e se sta studiando.
C’è Naima, una donna distrutta da una malattia degenerativa, che tutte le mattine da qualche mese fa colazione col figlio Bastien, che torna nella casa della sua infanzia per portare alla madre le madeleine. Lui vorrebbe dirle qualcosa, sei semplici parole, ma non ce la fa. E la madre passa il tempo a non fidarsi di lui, per la sua vita passata.
C’è Polina, un’ex ballerina di danza classica, che dopo la gravidanza non riesce ad accettare il proprio corpo cambiato, la fine della sua carriera e il pianto del suo bambino.
Nel negozio di fronte a quel palazzo c’è Hulya, innamorata di Polina, che però non ha il coraggio di confessarglielo.
Tutte e quattro le donne, ma anche i due uomini, Matthias e Bastien, hanno in comune una cosa: il silenzio. Quelle parole che non riescono a dire alle persone che amano.
Quante parole ci diciamo che sono solo silenzio? Perché vorremmo dirne altre ma non abbiamo il coraggio di dargli voce.
Quanto è vero tutto questo? Quante volte stiamo zitti o diciamo altro e non quello che realmente vorremmo dire? Perché ci manca il coraggio, perché abbiamo paura di deludere l’altra persona, di non essere all’altezza delle sue aspettative, perché non vogliamo farla preoccupare, perché non vogliamo ferirla. Perché abbiamo paura. Paura di tutto ciò.
Ci sono però dei momenti, delle cause scatenanti che ci portano a straripare come un fiume in piena, a parlare finché non abbiamo più fiato, finché esauriamo tutte quelle parole che fino a quel momento non riuscivano, non volevano, non potevano essere pronunciate.
Nel libro Nel silenzio delle nostre parole la causa scatenante è l’incendio, è il fuoco quello che spinge i protagonisti del libro a parlare, durante o dopo la tragedia, cambiando, nel bene e nel male, le loro vite.
La storia che più mi ha emozionata è stata quella di Alice perché il rapporto conflittuale tra madre e figlia, questa difficoltà nel comunicare la comprendo, è anche un po’ mia. Ed è sempre bello toccare con mano un rapporto nel quale tutto sembra sempre complicato, difficile e quasi incomprensibile, quando in realtà quello che conta è l’amore che due persone, in questo caso madre e figlia, inevitabilmente provano l’una per l’altra.
Simona Sparaco scrive bene, in modo semplice, ma diretto, con frasi che arrivano dritte al cuore e alla parte più intima del lettore. Nel silenzio delle nostre parole è stato un libro che ho divorato e che soprattutto verso la fine mi è piaciuto davvero molto proprio per le corde emotive che è riuscito a toccare. Non nego che ho versato diverse lacrime di sofferenza, anche se, nonostante la tragedia, la storia ti lascia addosso un senso di speranza e di pace perché in qualche modo quello che è successo ha unito sia le persone che sono rimaste, sia quelle che se ne sono andate, in un legame d’amore più forte del dolore.
Si divora sapendo che si soffrirà,lo sa Dalle prime pagine, da quando l'incendio inizia ad entrare negli appartamenti, lo si sa man mano che si iniziano a conoscere i personaggi, ma ugualmente alla fine si resta annientati e senza parole, perché in quasi tutti i casi la vita normale è quella che all'improvviso può precipitare in tragedia. Alcune cose sono forzate, come le premonizioni, a cui per indole sono portata a non credere, ma l'umanità descritta dalla Sparaco è tutta reale, vera, era viva....in parte non lo sarà più, ma qualcosa lascia, non solo le lacrime dei parenti e dei superstiti. Scorre, ben scritto, bello, dolente.
Nel silenzio delle nostre parole, racconta molto di più di una tragedia.
Uno dei temi più forti che emerge dalla lettura è sicuramente quello della maternità, l’essere madre, padre, ma anche figlio. Ogni rapporto madre-figlio è diverso, ed è così anche in questo libro, ma è interessante vedere come alcune sfaccettature siano invece simili, come per esempio la difficoltà di comunicazione. Può essere visto, infatti, come un romanzo sulle parole non dette, sui silenzi che ci portiamo dentro e che pesano come macigni, come rimpianti, solo perché non abbiamo avuto il coraggio di parlare. O, più semplicemente, non abbiamo capito come farlo.
Un altro tema molto presente nel romanzo, e attualissimo, è quello della multiculturalità. I personaggi del romanzo vivono un quartiere profondamente multietnico, gli stessi protagonisti sono italiani, tedeschi, arabi, turchi, francesi, lettoni e russi. Eppure, si comportano tutti esattamente come esseri umani. La diversità e i pregiudizi però non mancano all’interno del libro: spesso Bastien, con il suo aspetto mediorentiale, viene additato dagli altri personaggi come un “arabo terrorista”. Alice, invece, per i suoi capelli chiarissimi e l’aspetto nordico, viene chiamata “russa”. Anche Hulya è a suo modo discriminata, in questo caso dalla sua famiglia, che la vorrebbe sposata con un ragazzo turco del quartiere, e prendere in eredità il negozio di famiglia anziché rotolarsi nel fango con altre rugbyste. Durante l’incendio, però, tutti questi pregiudizi e diversità scompaiono, resta solo il coraggio e la voglia di vivere un giorno in più.
La scrittura della Sparaco è calda, avvolgente e allo stesso tempo profonda, capace di far sentire sulla pelle ogni emozione di ogni personaggio e cullarti nella lettura in un ritmo lento ma che il lettore sa già dove andrà a collimare. Questo libro mi ha davvero emozionata e scossa, è stato una montagna russa di emozioni e arrivata alla fine ho detto: ca***, ecco perché ha vinto il Premio DeA Planeta. Io non credo che questo sia un romanzo sulla morte, quanto più una storia sull’importanza della vita, della rinascita, e ne consiglio la lettura a tutti a voi. Questo è uno di quei romanzi che non vi si scolla più di dosso.
Salve lettori! Oggi vi parlo di un romanzo davvero meraviglioso, che ha soddisfatto completamente le mie aspettative, se non addirittura superate. Si tratta del romanzo vincitore del premio Dea Planeta 2019 “Nel silenzio delle nostre parole” di Simona Sparaco, edito da Dea Planeta.
L'idea di questo romanzo è nata leggendo un articolo di giornale che parlava del tragico incendio che, nel 2017, ha colpito la Grenfell Tower di Londra, concentrandosi sulle storie delle persone che si trovavano all'interno del grattacielo. Storie che vedevano coinvolti genitori e figli, che per mesi hanno riecheggiato nella mente dell’autrice. Da quel momento dentro di lei ha iniziato a prendere forma una storia che con sempre più urgenza chiedeva di essere raccontata. Una storia che non voleva essere un resoconto dei fatti realmente avvenuti, ma che, ispirata dalla cronaca, voleva indagare sulla complessità e sull’incapacità della comunicazione tra genitori e figli. E per farlo doveva creare dei personaggi che fossero solo suoi ma che portassero sulle spalle gli stessi grandi dilemmi delle persone di cui aveva letto in quel toccante articolo di giornale.
La storia si svolge a Berlino in un palazzo di quattro piani, e quando il sole sorge su quel venerdì 23 marzo, nessuno degli inquilini sa che in un appartamento del secondo piano, ormai abbandonato, è rimasto un frigo acceso che di lì a qualche ora, a causa di un cortocircuito, darà vita a un terribile incendio. E partiamo proprio da loro, da questi personaggi così veri, così umani, così perfettamente tratteggiati.
Alice è una ragazza che studia architettura e si trova a Berlino per un Erasmus, ma da qualche tempo ormai lo studio è passato in secondo piano, perché nella sua vita c’è Matthias. Il loro amore è nato così all’improvviso da cogliere entrambi alla sprovvista, ma è così vero da averli spinti ad andare a vivere insieme, per godere ogni giorno di questo sentimento così profondo e inatteso. Le loro differenze caratteriali e culturali si fondono così bene tra loro che è facile credere che il loro legame sia per sempre. Dall’altra parte però Alice ha lasciato in Italia i suoi genitori: il padre Franco con cui ha una sintonia perfetta e la madre Silvana, da cui invece continua a fuggire, assillata dal suo essere eccessivamente apprensiva. Poi c’è Naima, una donna ormai anziana costretta sulla sedia a rotelle da tempo a causa di una malattia degenerativa. Il suo più grande tormento è il figlio Bastien, ormai adulto, che si è irrimediabilmente allontanato dal bambino dolce e premuroso di un tempo. Adesso Bastien è un uomo che non riesce a comprendere in alcun modo e di cui non si fida, soprattutto ora che tutte le mattine ha preso l’abitudine di venire a fare colazione con lei, come se volesse chiederle qualcosa. E in effetti Naima non ha tutti i torti. Bastien desidera davvero dirle qualcosa, sei parole per l’esattezza, ma Naima non può neanche immaginare di cosa si tratti, e nemmeno noi, silenziosi spettatori di questa triste vicenda. Poi c’è Polina, una giovane ex ballerina che ha dovuto abbandonare il suo sogno di danzare per portare a termine una gravidanza improvvisa e indesiderata. Eppure non è riuscita ad abortire, mossa da un istinto più forte che non riesce nemmeno a definire. La gravidanza ha cambiato per sempre il suo corpo e ora si trova a convivere con un’esistenza che non le appartiene più e con un bambino che sente come un estraneo, che pretende da lei attenzioni che non sa come dargli. E infine c’è Hulya, una ragazza che lavora nel negozio aperto 24 ore su 24 che si trova proprio di fronte al palazzo e che, da brava osservatrice, conosce quasi tutti i suoi abitanti. È segretamente innamorata di uno di loro ma non ha il coraggio di confessarlo.
“Quante parole ci diciamo che sono solo silenzio? Perché vorremmo dirne altre ma non abbiamo il coraggio di dargli voce.”
Tutti i personaggi citati hanno una cosa in comune: l’incapacità di dire quello che davvero vorrebbero dire alle persone che amano. La giovane Hulya non ha il coraggio di confessare apertamente i suoi sentimenti e di opporsi alla vita che i suoi hanno già programmato per lei. Polina non riesce a essere sincera con sé stessa, a comunicare con il figlio e ad ammettere che ha bisogno di aiuto. Naima vorrebbe dire così tante cose al figlio Bastien, a cominciare dalla storia della loro famiglia e del perché quella casa è così importante per lei, così come Bastien si porta dentro tante di quelle cose che non ha mai rivelato ai suoi genitori, che ormai è più quello che non dice che quello che dice, abituato da sempre a nascondersi e a chiudersi in sé stesso. Tanto che adesso non riesce nemmeno a rivelare a sua madre quelle terribili sei parole che da mesi cerca invano di dirle. E infine c’è Alice, il personaggio che inevitabilmente mi ha toccato di più, che ho sentito vicina a me fin dalle prime pagine. Alice che avrebbe mille cose da dire a sua madre, vorrebbe raccontarle del suo amore per Matthias per esempio, ma è molto più facile rifiutare le sue chiamate, rimandare le parole a un altro momento, perché tanto non capirebbe, inizierebbe subito a preoccuparsi per qualsiasi cosa come fa sempre. Così confida tutto a un quaderno che sa già non le farà leggere mai.
Quante volte ci comportiamo così? Quante volte affidiamo a degli estranei o a un pezzo di carta quelle parole che non riusciamo a far giungere ai veri destinatari? Quante volte per paura di non essere compresi, per vergogna, per orgoglio, per il timore di ferire, per proteggere un segreto, rimandiamo parole importanti, taciamo cose che in realtà abbiamo bisogno e desideriamo rivelare a qualcuno?
Tutto si svolge in meno di 24 ore. Dopo un prologo che anticipa la tragedia che sta per piombare sulle vite dei personaggi, il romanzo ci riporta all’inizio di quella giornata, a conoscere ognuno di loro, camminando al loro fianco per tutto il giorno, nell’attesa sempre più angosciante di sapere chi di loro si salverà e se riuscirà a salvarsi, dal tragico destino che li attende. Il fatto di sapere fin dall’inizio che alla fine di quella giornata il palazzo verrà divorato dalle fiamme ha reso la lettura ancora più intensa e incalzante. Ogni dettaglio, anche quello più ordinario, si carica di un significato più importante e profondo, e l’autrice in questo è stata a dir poco bravissima. È riuscita a trasformare il racconto ordinario di una giornata qualunque per una decina di persone in una storia straordinaria e universale che non solo parla a tutti noi, ma parla proprio di noi. Siamo noi quei figli che non riescono a comunicare con i genitori come quando erano bambini. Siamo noi quei genitori che si sentono impotenti di fronte al passare del tempo, che non sanno come fare per tenere i figli al sicuro, vicini a loro e che, incapaci di dare una forma diversa all’amore che provano e che li lega, finiscono per diventare apprensivi o diffidenti, perché è diventato l’unico modo in cui riescono a esprimersi. Siamo noi quei figli che, crescendo, diventano sempre più i genitori dei loro stessi genitori, come se la vita fosse un gioco in cui a un certo punto dobbiamo tutti scambiarci i ruoli e trovare il modo di andare avanti, anche se tutto è diverso. L’incendio diventa così la spinta dolorosa ma necessaria per far uscire ognuno dei personaggi dal suo guscio e dai suoi pregiudizi, per spronarli a essere sinceri, a dare voce a tutte quelle parole che avevano soffocato nel silenzio per troppo tempo.
Questo è un romanzo che parla delle gioie e dei dolori dell’essere madre e dell’essere figlio, una storia che esplora il “legame ancestrale e indissolubile che unisce un figlio e chi lo ha messo al mondo”, come afferma la stessa autrice, ma anche la solitudine che caratterizza questi anni moderni, sempre più multiculturali eppure, nonostante ciò, ancora intrisi di pregiudizi. E lo fa in modo eccezionale e toccante, dando vita a un racconto così vero che potresti essere proprio tu uno dei personaggi di cui sta parlando. Perché, per quanto possiamo essere caratterialmente, fisicamente e culturalmente diversi gli uni dagli altri, c’è una cosa che ci accomuna tutti, rendendoci meravigliosamente e terribilmente uguali: siamo tutti figli, siamo tutti umani.
“Nel silenzio delle nostre parole” è un romanzo che tutti dovrebbero leggere. È un ritratto così vero della natura umana che ci costringe a fare i conti con noi stessi, a guardarci per quello che siamo, ad ammettere i nostri sbagli e le nostre mancanze, spingendoci a porre rimedio subito, il prima possibile, perché non si può rimandare per sempre. Perché così come sono imprevedibili le prime parole che pronunciamo una volta venuti al mondo, anche le ultime che diciamo prima di lasciarlo possono arrivare quando meno ce lo aspettiamo. E non è un caso che la prima parola che pronunciamo in questa vita spesso coincida con la persona che cerchiamo appena prima che finisca. Perché quando il confine tra la vita e la morte diventa sottile, il nostro cuore torna sempre dalle persone che hanno fatto sì che battesse dentro di noi. E sarebbe bello se tutti riuscissimo a dire a chi amiamo quanto bene gli vogliamo, perché alla fine tutto quello che conta è l’amore che ci lega gli uni agli altri, senza condizioni.
Leggete questo romanzo perché, anche se vi farà piangere come è successo a me, vi lascerà con la consapevolezza che non esiste niente al mondo di più grande e forte dell’amore, e che solo questo può dare senso e speranza a quello che resta, anche quando la morte sembra portarsi via tutto. Perché c’è sempre qualcosa che resta, che resiste alla morte e al tempo che passa, ed è a questo che dobbiamo aggrapparci con tutte le nostre forze.
Nel silenzio delle nostre parole è un libro da leggere assolutamente, per ricordarci che ogni istante della nostra vita è prezioso e che sorridere a chi ci passa accanto dovrebbe essere la cosa più semplice da fare!
Bellissimo! Non ho altri aggettivi per descrivere questo romanzo che parla con delicatezza ed estrema profondità dei rapporti fra genitori e figli nei vari stadi della vita. C'è Alice, ragazza italiana che si è trasferita a Berlino per studio. Ha una madre assillante che la chiama fin troppo spesso al telefono e che pretende che Alice viva la vita che avrebbe voluto lei per se stessa. Poi c'è Naima, un'anziana signora affetta da sclerosi multipla che fatica a ricostruire il rapporto con il figlio ormai adulto. Polina, invece, mamma lo è diventata solo da due mesi, ma non si sente pronta per questo compito e soprattutto non accetta di aver dovuto rinunciare alla sua promettente carriera di ballerina. Non riesce a instaurare un rapporto con questo neonato e non vede prospettive per il futuro, tanto da meditare il suicidio. Alice, Naima e Paulina abitano nello stesso palazzo in cui al termine della giornata si svilupperà un incendio che interromperà alcune vite e ad altre permetterà di ripartire. Fronte al palazzo c'è il negozio della famiglia di Hulya, ragazza turca che vorrebbe trovare la propria indipendenza e iniziare a vivere la propria vita, ma non trova ancora il coraggio di affrontare la questione con i suoi genitori. La storia che ho trovato più struggente è quella di Alice, mi ha letteralmente fatto venire il magone. Invece la storia di Maina mi ha scioccata. Non mi aspettavo una rivelazione del genere! Tutte le vicende sono raccontate molto bene, con riflessioni degne di essere ricordate, come queste parole che, a mio parere, racchiudono l'essenza stessa del concetto di resilienza: "Mi piacerebbe che anche tu fossi in grado di guardare ai vuoti della vita come a noi ha insegnato Amira. Non solo come a qualcosa che manca. Cerca piuttosto in quei vuoti la tua opportunità di esistere ancora, e in maniera diversa"
***SPOILER *** Alice e Silvana. Bastien e Naima. Polina e Janis. Hulya e Polina. Quattro storie di comunicazione dietro alle quali si intravede come in filigrana il rapporto di ciascun protagonista con i propri genitori e il proprio background familiare. In ognuno di questi quattro affreschi c'è come una "scena madre" (bellissimo quando Mathias fa ad Alice il discorso della scena madre): il diario recuperato dalle fiamme che legherà Alice e Silvana, il momento in cui Bastien riesce a portare fuori dall'incendio sua madre caricandosela sulle spalle (novello Enea), l'attimo in cui Polina salva suo figlio Janis gettandolo dalla finestra avvolto in asciugamani e coperte ignifughe, e quando Hula afferra tra le braccia il neonato di Polina salvandolo dall'incendio. Quattro momenti (almeno per me sono questi) che rappresentano il climax di un percorso di vita delle quattro donne protagoniste. Un bellissimo romanzo, con profonde riflessioni e uno stile curato e incisivo, sui lutti che la vita riserva ma anche sulle rinascite e "risalite" per dirla con Battisti.
Finito in un giorno durante un viaggio in treno. Bello, con la scrittura potente ma leggera che caratterizza la Sparaco. La storia si ispira al palazzo inglese Grenfell Tower, andato a fuoco lo scorso anno, dove persero tragicamente la vita moltissime persone (tra cui due giovani fidanzati italiani). La Sparaco ripercorre la giornata prima dell’incendio e poi la tragedia, facendoci entrare nella vita dei protagonisti. Se alcune storie sono più credibili di altre, resta davvero la sensazione di conoscere le persone coinvolte nel rogo quando questo divampa.
È un romanzo in tre parti (combustione, evoluzione, spegnimento dell’incendio) dove, in ognuna di esse, le quattro donne esprimono ogni sfumatura della propria personalità. È scritto in terza persona ma si scava a fondo nella vita delle donne, in maniera distinta e separata, per poi accomunarle nel corso dell’incendio. Si analizzano le diverse vite delle donne al fine di conoscerne i segreti e, in tal modo, apprezzare o no le scelte da loro attuate nel momento del pericolo. Dunque, sembra quasi di vedere un film, in cui tutte le scene, seppur distinte e non conciliabili l’una con l’altra, hanno poi ragione di esserlo perché si svolgono per pura casualità, negli stessi istanti, nello stesso luogo. Naima, Alice, Polina e Hulya non hanno nulla in comune – se non il palazzo – eppure si ritrovano inconsapevolmente unite nel pericolo in quel giorno, simile a tanti altri, ma per loro nefasto. La fugacità della vita è sempre sotto i nostri occhi ma, spesso, lo dimentichiamo; questo romanzo lo ricorda invece in maniera brillante, senza sotterfugi di sorta.
È un libro che mi ha sorpreso positivamente in un crescendo sempre maggiore. Lo stile non è mai pretenzioso e nella sua semplicità risulta pregno d’immagini mai banali e difficilmente fraintendibili. Ogni riga emoziona e non lascia scampo. Le lacrime sopraggiungono spontaneamente e, per me, sono state inevitabili. I temi trattati, numerosi e ben articolati nel testo senza essere mai fuori luogo, non si risparmiano producendo un’opera che ha molto da dire e poco da decifrare. Non manca il colpo di scena in realtà, forse, anche palese a un occhio attento ma che, a me, è rimasto escluso alla vista quasi fino all’ultimo, perché ben camuffato nel contesto.
Ne consiglio vivamente la lettura perché il testo è potente, ma tra le righe c’è un mondo che merita di essere scoperto e tenuto al sicuro nel proprio cuore.
Leggere questo libro di Simona Sparaco è stato molto doloroso. Sai già dall'inizio cosa succederà, ma in cuor tuo, anche se è impossibile, speri che il finale possa cambiare all'improvviso. Bellissimo libro, anche se molto doloroso.
No me conmovió ya que el tema central de los vínculos humanos ,también,entre padres e hijos ,se queda corto, trunco,no profundiza,describe más que ahondar.
Il romanzo prende il via da un incendio che scaturisce in un appartamento di Berlino, dove Naima, Polina, Alice dormono tranquille. Dopo questo incipit da brivido, Simona Sparaco descrive le 15 ore precedenti il disastro e dedica ogni capitolo ad una delle protagoniste, compresa Hulya, che non vive nel palazzo ma che tanta parte avrà nella storia. Così conosciamo le quattro donne, ognuna con la propria storia, il proprio carattere, i propri sentimenti, le dinamiche che le legano al mondo. L'autrice disegna quattro figure di donna, ognuna con la propria fragilità e allo stesso tempo con la propria forza. Naima è un'anziana signora affetta da una malattia degenerativa che la costringe su una sedia a rotelle, con un rapporto conflittuale con il figlio Bastien. Polina è una ballerina che, da quando ha avuto il figlio Janis, si sente chiusa in una prigione da cui non riesce a uscire. Alice è una ragazza italiana, studentessa in architettura in Erasmus a Berlino, dove per la prima volta si confronta con se stessa e con l'amore. Infine Hulya, che lavora nel locale della famiglia, ma anche lei è insofferente al ruolo che le hanno assegnato. Tutte vengono descritte in maniera mirabile dall'autrice, al punto che mentre leggevo mi sentivo in forte empatia con loro quasi le conoscessi davvero. La descrizione degli attimi precedenti l'incendio, quando ancora non è esploso, ma c'è stato solo l'innesco per poi arrivare alla descrizione dell'incendio generalizzato fino all'estinzione, è scritta con un crescendo di sensazioni tale da creare un pathos nell'animo del lettore che rimane con il cuore a mille e il fiato sospeso fino al termine della lettura, quando le lacrime inevitabilmente cadono copiose . E questa sensazione di angoscia permane fino alla fine quando vengono raccolti solo i pezzi infranti di chi rimane. La stessa autrice nella nota racconta come è nato questo romanzo e commenta che ha costruito:
“dei personaggi che indagano, con le loro vicende, la complessità, se non l'incapacità di comunicare tra genitori e figli.”
Perchè il romanzo altro non è che una descrizione del rapporto tra genitori e figli in cui entrambi si lasciano ingannare dai pregiudizi oltre cui non riescono ad andare fino a che qualcosa di gigantesco viene a rompere gli schemi e porta ad aprire gli occhi e a capire i veri valori. Si tratta, dunque, di un romanzo intenso e struggente come solo Simona Sparaco sa fare. Che mi ha annichilito e devastato. Ho pianto sulle sue pagine ma ho anche riflettuto su come spesso non riusciamo a guardare oltre le apparenze se non quando ormai è troppo tardi.
🅡🅔🅒🅔🅝🅢🅘🅞🅝🅔 . La vicenda si ispira al fatto di cronaca dell'incendio della Grenfell Tower del giugno 2017.
Polina voleva danzare. Il suo corpo era come quello di una libellula, giovane, piena di vita, energia, sogni. Nel suo appartamento ora appoggia persa la testa alla finestra... Finire di vivere è il solo desiderio. Quel bambino continua a piangere, ha bisogno della sua mamma ed ha sformato il suo corpo. Ora nulla è più realizzabile.
Hulya lavora in un negozio di spätkauf con suo fratello. Alza lo sguardo verso quel palazzo, non sa quale sia la sua finestra, ma sa che li vive Polina. Ogni suo pensiero è rivolto a lei. Quanto vorrebbe parlarle, baciarla, dirle quanto conta e quanto le fa battere il cuore... Ma è così maledettamente difficile!
E mentre tutto scorre Nayma lotta con il proprio corpo che ha scelto di renderle la vita più difficile, che ha deciso per Nayma un altro ritmo di vita. La sedia a rotelle accanto, la mobilità che si fa sempre più sfuggente, l'uomo della sua vita che sembra perdere tasselli lungo il percorso ed un figlio... Un figlio che non riconosce, che gli sfugge.
Alice è li. Accanto a Polina, accanto a Nayma. In uno di quegli appartamenti scrive sul diario che la madre le ha donato prima di partire per l'Erasmus. Così, forse, riusciranno a colmare quei vuoti, forse, scrivendo, si riuscirà a "sentirsi". Abbracciata ad un ragazzo non approvato scrive alla madre-bambina, a quella figura che forse un tempo l'avrebbe capita.
Quanta incomunicabilità, quanti silenzi urlati, quante mani allungate che non si toccano e che vorrebbero afferrarsi. Quante parole non dette, quanti amori che esplodono solo nella mente.
Tutti all'interno di quelle mura, di quella prigione di fuoco. È il 23 marzo, sono le ore 23:41 quando il fumo inizia ad accarezzare il volto di queste vite e come una ragnatela avvolge il palazzo.
Le fiamme bruceranno letti, armadi, faranno esplodere vetri e correre l'uno tra le braccia dell'altro aprendo quel mondo sommerso di sentimenti che non aspetta altro che di essere dato alla luce.
Nel silenzio delle nostre parole di Simona Sparaco (vincitore del Premio Dea Planeta). . Buonasera lettori, finalmente ho raccolto le forze per parlarvi della mia ultima lettura. Appena l’ho terminato ero davvero devastata, tanto da non riuscire a formulare un pensiero unico e chiaro a riguardo. Ora però è arrivato il momento di recensirlo, nella speranza di incuriosirvi e invogliarvi alla lettura di questa storia toccante. . “Nel silenzio delle nostre parole” è un romanzo corale. Alice, studentessa italiana in Erasmus a Berlino, ha un bellissimo rapporto di complicità con suo padre ma con sua madre non riesce proprio a comunicare. Infatti Silvana non sa che Alice convive con il ragazzo di cui nel frattempo si è innamorata in un palazzo di quattro piani a Berlino. In quello stesso palazzo si è appena trasferita anche Polina, ex ballerina di danza classica che ha da poco avuto un bambino, rinunciando alla sua carriera. Qualche appartamento più in là vive Naima, donna anziana innamoratissima di suo marito Gerard che non riesce a darsi pace sul futuro del suo unico figlio Bastien, apparentemente finito in brutti giri. Infine nel negozio di fronte lavora Hulya, ragazza musulmana da anni fidanzata con un uomo che non la appaga, consapevole di essere attratta dalle donne ma incapace di confessarlo alla sua famiglia. . Tutto il romanzo è un conto alla rovescia, il preludio di un evento terribile. Di lì a poche ore il palazzo prenderà fuoco e le vite di tutti i protagonisti saranno messe in pericolo. Le ultime pagine del libro sono state un supplizio per me: temevo e soffrivo per i personaggi ai quali mi ero più affezionata. Temevo per Bastien che mi ha ricordato di non giudicare mai un libro dalla copertina. Temevo per Polina, la cui fragilità si è trasformata in coraggio e grande forza d’animo. Temevo per Alice, dalla personalità vivace e spensierata così simile alla mia. La narrazione è davvero incalzante e coinvolgente, consente di terminare la lettura anche in poche ore. Ve lo consiglio con tutto il cuore ma preparate i fazzoletti, questo romanzo tocca corde della vostra anima che non sapevate nemmeno esistessero.
Ho letto “Nel silenzio delle nostre parole” in una giornata, cercando di sfruttare tutti i ritagli di tempo a mia disposizione: non riuscivo a staccarmi da quella che per me è stata una lettura terapeutica. Tutto il romanzo è un conto alla rovescia verso quella che sappiamo già che diventerà una tragedia, ma che l’autrice trasforma invece in una rinascita. È un romanzo denso di storie, di vite, di errori, di paure, di insicurezze, di piccole gioie e di amori raccontate attraverso una scrittura empatica, raffinata, mai morbosa, ma rispettosa dei singoli piccoli drammi che ciascuno dei personaggi vive. C’è una scena di questo romanzo che mi rimarrà sempre impressa: nel culmine dell’incendio, Alice - una delle protagoniste - è in bagno, l’aria è irrespirabile, le gambe cedono, ma con un ultimo disperato sforzo, riesce a lanciare dalla finestra il suo diario. Per me è una scena di un pathos narrativo straordinario: Simona Sparaco è riuscita a sentire e a scrivere ciò che i vari personaggi non sono mai riusciti a dire. Trovate, per favore, il tempo di leggerlo.
Ho appena finito questo meraviglioso libro. Mi ha lasciato un vuoto incolmabile e la sensazione di voler andare ancora più a fondo nelle vite dei protagonisti. Non perché non sia completo, o manchi qualcosa, anzi, i personaggi sono descritti minuziosamente, ma questa è la sensazione che mi lasciano tutti i libri belli, quelli che non vorresti finissero mai. Una storia triste sotto molti aspetti, ma di grande rinascita per tanti altri e con un grande insegnamento, mai rimandare a domani quello che si può “dire” oggi. Il modo di scrivere di questa autrice mi piace tantissimo e anche questo suo libro per me merita 5 ⭐️
RECENSITO DA QUEEN PER IL BLOG DI "LIBRI E SOGNALIBRI" L’ultimo libro di Simona Sparaco, Nel silenzio delle nostre parole, è liberamente ispirato ad un articolo di Massimo Gramellini su un fatto di cronaca recente e molti ritengono che sia il suo libro più bello.
Io questo non lo so, perché ammetto che è il primo che leggo di questa autrice, ma posso dirvi che arriva dritto all’anima.
Leggendo “Nel silenzio delle nostre parole”, il pensiero non può che correre alla Grenfell Tower di Londra che ha preso fuoco nel Giugno del 2017 perché di questo evento parlava l’articolo che ha ispirato l’autrice e da cui la Sparaco ha deciso di dare forma e voce a quelle vite che abbiamo visto sfumare pur non conoscendole, per rendergli dignità e giustizia seppur solo letterariamente.
«Mi piacerebbe che anche tu fossi in grado di guardare ai vuoti della vita come a noi ha insegnato zia Amira. Non solo come a qualcosa che manca. Cerca piuttosto in quei vuoti la tua opportunità di esistere ancora, e in maniera diversa.»
Così l’autrice inventa dei personaggi, rifacendosi alle persone vere, per permettergli di raccontare le variabilità della vita, da molteplici punti di vista.
Tra quelli che ho più amato Polina (e il suo Janis) che se in un primo momento fa di tutto per farsi detestare, manifesta sul finale una storia delicata, quasi poetica, che riassume tutta la dolcezza e la tristezza dell’intera vicenda. Polina che ha deciso di arrendersi alla vita e alla tristezza per aver ceduto alla gravidanza, si ritrova a lottare fino alla fine per quel piccolo che ha cambiato la sua esistenza. Sembra quasi una parabola del diventare madre, quando si prende coscienza che quel piccolo essere, che ti ha annientato fisicamente e psicologicamente, lo ami sopra ogni cosa e faresti qualsiasi cosa per lui. La catarsi di Polina è pubblica, e le dona quella scintilla che la fa finalmente brillare come merita.
Vogliamo che i nostri figli diventino quello che avremmo voluto diventare. Di recente ho letto una frase in un libro che mi ha colpito: “Quando mio figlio diventa la mia ragione di vita, significa che ho abbandonato la ragione invisibile della mia vita”.
Alice invece è il personaggio che più ha catalizzato la mia attenzione, e più di Alice la mamma Silvana, che è un personaggio emblematico, chiusa nelle sue paure e nelle sue credenze, nella sua severità, nelle sue regole che cerca di imporre, così come l’amore, alla figlia. Alice è la figlia ribelle, che scappa lontano per avere davvero una possibilità di coltivare i propri sogni, ma rimane comunque ligia al proprio ruolo di figlia coscienziosa scegliendo un sogno che possa piacere anche alla famiglia. E nel loro legame Simona Sparaco sigilla quel legame universalmente riconosciuto come indissolubile, perché nonostante le divergenze Alice e Silvana, nel momento del vero bisogno, sono più unite che mai.
“Chi ci ha messo al mondo, scriveva la nonna in uno dei suoi diari, quando muore, si accuccia dentro il nostro sguardo, per il semplice bisogno di continuare a guardare.”
Ma come faccio a trovare le parole per descrivervi quanto è bello questo libro?
Potrei sottolineare l’efficacia delle frasi brevi, fluide, acute, con cui l’autrice riesce a creare uno scenario ampio ma dettagliato; potrei descrivervi l’intreccio dei personaggi, ben delineati e caratterizzati, di cui l’autrice non dimentica nessuna sfumatura senza annoiare il lettore con lunghe introspezioni ma usando i gesti; potrei raccontarvi della varietà di emozioni che trasuda da ogni pagina senza che vi si ponga ad ogni costo l’attenzione. LA RECENSIONE CONTINUA NEL BLOG: https://libriesognalibri.wordpress.co...
Sono felicissima di parlarvi di questo romanzo contemporaneo. A Simona Sparaco è rimasta talmente impressa nella sua mente la tremenda tragedia dell'incendio di Londra che ha dovuto per forza crearci una storia. Una storia dove la morte e la vita combattono l'una contro l'altra. A Berlino, in uno dei quartieri più multiculturale, troviamo questo palazzo di quattro piani dove ognuno va avanti con la propria vita eppure hanno tutti una cosa in comune: il silenzio. Al terzo piano c'è un appartamento vuoto, l'unica cosa viva è un frigorifero. Scatterà proprio dal malfunzionamento di questo frigorifero un contatto che farà innescare l'incendio. Un incendio che parte proprio dal silenzio fino a inghiottirsi qualsiasi cosa, come i nostri personaggi che dal silenzio finiranno per combattere con tutte le parole non dette, per non avere rimpianti perché la morte mette di fronte a cosa conta davvero nella vita. Le pagine scorrono veloci nelle mani del lettore che si trova catapultato all'interno di questo edificio pronto a scoprire come ogni personaggio vivrà la propria sorte. Simona Sparaco ha uno stile semplice ma molto d'impatto, mi ha saputo far emozionare. All'interno del romanzo ho trovato soprattutto la tematica genitore-figlio. Per esempio: Alice è andata a Berlino in Erasmus, per poter vivere il suo più grande sogno, nonostante lei non sia una grande studiosa ma anzi adora dormire, non pensava di trovare l'amore. Questo ragazzo non parla la sua lingua eppure loro si capiscono come solo il linguaggio dell'amore può fare. I genitori di Alice vivono in Italia, una madre morbosa e un padre apprensivo. Sarà proprio con la madre che avrà un conto in sospeso. Abbiamo Polina, ex ballerina che rimasta incinta ha dovuto rinunciare al suo più grande sogno. Nonostante non riesca ad accettare questo bambino, sarà proprio grazie a lui se lei combatterà fino alla fine. Bastien. figlio di Naima e Gerard. Naima è costretta da trentatré anni su una sedia a rotelle, vede in suo figlio un estraneo, non riesce ad accettare che sia diventato un uomo pensa le più malsane ipotesi sulla vita che sta affrontando il figlio. Bastien oltrettutto è uno di quei personaggi che meraviglierà il lettore e sono felicissima del messaggio che Simona ha voluto lanciare. Poi abbiamo un personaggio esterno, Hulya , che lei l'ho interpretata come se fosse una lettrice di tutto ciò che accade. Hulya, vivrà sempre con un grande rimpianto nella sua vita, ha saputo accettare la sua vera natura troppo tardi, quando invece tutti dovremmo accettarci per come siamo sin da subito, non avere paura o timore di non essere accettati dagli altri. Bastien e Hulya hanno questo in comune, devono combattere contro i pregiudizi. Non importa che colore della pelle hai, se fai sport maschili o se ti piacciono persone del tuo stesso sesso. Non abbiate paura di parlare, riempite quei silenzi di parole sennò finirà che avrete solo dei rimpianti.
Amiche e amici come state? Io bene, solo un po' scosso. Scosso perché stavo leggendo questo libro di Simona Sparaco, dove l'autrice descrive le ultime giornate, le ultime ore, gli attimi prima (e poi durante) della tragedia dal punto di vista dei protagonisti: persone. Tempo fa, a Londra, un corto circuito partito da un frigorifero innescò un incendio feroce che distrusse la Grenfell Tower, causando 72 morti. L'incendio si sviluppò con rapida ferocia, avvolgendo l'intero edificio in soli 15 minuti. La cosa mi turbò perché mi portò immediatamente alla memoria di quando, una notte che ero ancora un ragazzino, il palazzo dove vivevo coi miei genitori prese fuoco. Noi, nel terrore, ci salvammo. La cosa non fu del tutto indolore perché, oltre alcuni feriti e intossicati, ci lasciò coi traumi dei sopravvissuti e tutti i suoi "What if". Simona Sparaco in questo Nel silenzio delle nostre parole (DeA Planeta), ovviamente romanzando e spostando idealmente i fatti in una Berlino accennata, ci porta dall'altra parte della cronaca, mettendoci in mano la vita delle persone coinvolte nell'incendio. Non numeri, ma nomi e cognomi, gesti piccoli e grandi, paure e pensieri, cose urgenti da dire. Si vive accumulando rancori o procrastinando soluzioni senza sapere che cosa può accadere e che, da un momento all'altro, tutto finisce e noi abbiamo ancora molto da risolvere. Come in tanti drammi personali, cruciale sembra essere il conflitto con la Madre, cosa che l'autrice non esplicita ma che alla lettura appare evidente: Alice è partita dall'Italia e ha tante, molte cose da chiarire con la madre; Bastien vive con la mamma invalida e alla quale dovrebbe rivelare qualcosa di urgente ma per cui non ha ancora trovato il coraggio; Polina è una ex-ballerina classica che non accetta la trasformazione del suo corpo dopo la nascita del figlio, figlio di cui non sopporta il pianto, la presenza. Il silenzio (assordante) delle nostre parole è, insieme ad alcuni altri cliché, qualcosa di dirimente all'interno di questo romanzo. Le parole non dovrebbero mai essere tenute per sé e i conflitti, nel bene o nel male, dovrebbero sempre essere risolti e presto. Perché non possiamo mai sapere quando arriverà l'incendio a portarsi via tutto. Un libro che, dopo essere riuscito a tirarti (bene) dentro, nell'ansia dell'orrore che sta per compiersi, ti lascia un senso di doloroso torpore con il quale ci si trova a fare i conti.
In questo romanzo, il lettore, verrà subito messo di fronte ad un disastro imminente. Un incendio che sta per avvolgere un condominio. Subito dopo l'autrice fa un passo indietro, un flash back che caratterizzerà l'intero romanzo e che permetterà al lettore di conoscere la storia dei singoli condomini che svolgeranno un ruolo importante nella storia. Ho apprezzato molto la suddivisione in capitoli di ogni storia inerente ogni singola persona. Ma facciamo un passo indietro nel passato. Ogni personaggio combatte le proprie guerre, i propri problemi personali, i propri dubbi che caratterizzano la vita anche di ognuno di noi. Ma dietro queste storie il fuoco brama di divorare e cancellare le loro esistenze; di bruciare come carta i problemi e i dubbi facendoli sgretolare. Man mano che il lettore prosegue nella lettura conosce sempre meglio la vita di ognuno dei personaggi che abitano questo condominio. Nel frattempo il tempo si accorcia e il fuoco è dietro l'angolo. Avverrà all'incirca intorno alla mezzanotte cogliendo di sorpresa i suoi abitanti.
Quello che più ho apprezzato di questo romanzo è la capacità dell'autrice di percorrere, attraverso le storie di ogni personaggio, ogni sfumatura dell'amore, che si parli di quello di una madre a quello di un sogno da perseguire. L'autrice è stata capace di rendere l'amore uguale per tutti senza distinzione di sesso, nazionalità, cultura. E' anche un romanzo di rivalsa, di coraggio, di speranza e amore, di rinascita quando ormai tutto sembra perduto.
Quante parole ci diciamo che sono solo silenzio? Perché vorremmo dirne altre ma non abbiamo il coraggio di dargli voce. Almeno a me è questo che succede, soprattutto con te. E qualche volta il silenzio delle nostre parole si fa così assordante che ho bisogno di una via di fuga. Da quando ho cominciato a scriverti, mi sembra di trovare un senso nelle cose che ho fatto e che non ti ho detto. Forse mi sto ingannando, ma mi sembra di aver trovato anche te.
Come si evince dalla trama, questo romanzo parla di un incendio. Un incendio di un palazzo in cui vivono tantissime persone diverse tra di loro. Ognuna con i propri problemi, ognuna con una vita difficile, ognuna ignara di quello che sta succedendo in quel maledetto appartamento 3B. Devo ammettere che all’inizio ho avuto davvero molta difficoltà ad entrare in empatia con i personaggi. Ciò sarà dovuto al modo di scrivere di Simona, che, essendo in terza persona, mi ha fatto un po’ sentire distaccata inizialmente dai personaggi, con i quali in genere riesco a legarmi naturalmente la scrittura in prima persona mi viene naturale. Sinceramente ho ancora i brividi. Gli ultimi due capitoli per me sono stata una mazzata davvero di emozioni. Emozioni belle, emozioni brutte, ma che entrambe mi sono arrivate come un getto di acqua gelida. Tra tutti i personaggi della storia devo ammettere che due hanno rubato il mio cuore; entrambe due mamme, entrambe due donne forti, completamente diverse, entrambe, seppur in maniera diversa, vittime di una vita che ne caratterizzerà per sempre l’esistenza. Sinceramente non voglio dirvi altro sui personaggi, penso che questo romanzo, seppure con il retrogusto dolceamaro sia un viaggio da vivere appieno, e io non vorrei togliervi nulla.
Tra i tanti modi di descrivere la vita (compito per niente facile) mi piace pensare che un’esistenza è fatta di momenti che si imprimono nella memoria di ognuno di noi. E proprio partendo da un momento, si srotola la storia di “Nel silenzio delle nostre parole” di Simona Sparaco. Prendendo spunto da un fatto di cronaca reale, l’autrice analizza i rapporti madre-figli alla luce del loro percorso fino a quel momento, ma anche in prospettiva al tragico evento. Un incendio, come avvenuto a Londra nel 2017 alla Grenfell Tower, si propaga in un palazzo di Berlino e il lettore segue alcuni dei suoi inquilini prima, durante e dopo l’incendio. A emergere è il rapporto conflittuale tra genitori e figli, in un continuo scambiarsi di ruoli. Se dapprima il distacco è forte, i contrasti vengono superati in seguito al tragico evento, un episodio che inevitabilmente cambia le sorti dei personaggi e spiana la strada a diverse prospettive.
9! Un romanzo corale e commuovente. Le protagoniste sono quattro donne: Alice, Naima, Polina e Hulya. Siamo a Berlino, e’ il 23 Marzo quando il cortocircuito dì un frigorifero sviluppa un incendio nell’intero palazzo: tante vite accumunate da un detonatore comune. Il racconto dì 15 ore. Lo stile di scrittura di Simona è molto scorrevole e curato e attraverso la sua penna ci conduce nel cuore della storia. I personaggi sono ben delineati. Il tema del conflitto e dell’ incomprensione genitori figli è permeato da emozioni molto profonde. Il silenzio come incapacità do comunicazione, le parole non dette che durante la tragedia prendono voce e conducono i protagonisti alla consapevolezza e alla rinascita. “È incredibile come la vita metta alla prova la tua capacità di resistenza. Ma se sei disposto a lottare, non riescono a strapparti via tutto. La dignità di un uomo resiste, ben oltre l'immaginabile.” « Quante parole ci diciamo che sono solo silenzio? Perché vorremmo dirne altre ma non abbiamo il coraggio di dargli voce. »
Ho letto il libro con sofferenza perché sapevo che le vite di cui si parlava nella storia erano a termine. Nel racconto percepiamo, ora per ora, le emozioni di quelle vite che non sanno della tragedia che sta per abbattersi su di loro. L'autrice è molto brava a usare le parole che toccano le corde profonde dell'anima. Così seguiamo la vita di Polina, ballerina con la carriera interrotta dall'arrivo di un bambino e della sua crisi. Bastian, figlio incompreso e rabbioso verso i propri genitori. Alice e Mattias, innamorati e pieni di passione per la vita. Hulya, ragazza forte e determinata che non riesce a ribellarsi alle tradizioni familiari. La notte della tragedia cambierà tutto, qualcuno riuscirà a salvarsi e darà un indirizzo diverso alla propria vita, così come cambierà la prospettiva e il sentimento verso l'esistenza di coloro che resteranno a piangere i morti. Un romanzo difficile ma molto bello.
Dopo la delusione di Equazione di un amore,ritrovo con piacere la Sparaco di Nessuno sa di noi; capace di interpretare le relazioni umane in maniera cristallina e renderle al lettore, raggiungendolo dritto al cuore . La vicenda è ambientata a Berlino . All'interno di un condominio vivono diverse persone che giornalmente si incrociano senza sapere niente delle vite, dei dolori, delle speranze ma le loro vite saranno accomunate dall'incendio che colpirà il loro palazzo. Le ore precedenti all'incendio rappresentano per l'autrice l'occasione per farci esplorare le vite dei personaggi: l'amore giovane di Alice e Matthias; la nostalgia di Naima per il suo bambino ormai uomo; il rimpianto di Polina e la sua solitudine di neo-mamma. L'autrice ci regala pagine emozionanti, commoventi e ricche di pathos mentre seguiamo l'evolversi della tragedia. Nulla sarà più come prima, ma dalle ceneri nascono nuove vite, nuove esistenze .
Cosa si prova a vedere vicina la propria morte e avere pochissimi secondi per raccontare alla propria madre tutta una vita di emozioni silenziate? ————— A Berlino il cortocircuito di un frigorifero abbandonato causa un incendio che si propaga in tutto un palazzo. Simona Sparaco, ispirata da un caso di cronaca, tesse le storie emozionanti di diversi inquilini con grande rispetto e sensibilità, riuscendo ad indagare il rapporto critico madre-figlio che si genera con gli anni. Così Alice, figlia di Silvana, si innamora di Berlino, di Mathias e vuole rincorrere i propri sogni sfuggendo alla rigidità e alle ansie della madre, Naima cerca di riconquistare la fiducia del proprio figlio. _____________ È un libro che vi consiglio, perfetto per l’estate e per chi ama le storie che ti restano dentro.
Scrivo questa recensione a caldo, ancora in preda alle emozioni che questo libro mi ha suscitato. Parte con un incendio in una palazzina berlinese poi torna a 16 ore prima, con un conto alla rovescia dove ci descrive la vita degli inquilini prima dell'incendio, piano per piano e cambiando il punto di vista. La Sparaco (moglie di Gramellini) ci fa amare i personaggi (di diverse nazionalità) e costringe il lettore a proseguire nella lettura per scoprire se sopravvivranno o meno all’incendio iniziale temendo per le loro vite. Questo romanzo (presentato sotto pseudonimo) ha vinto i 150.000 euro del premio DeaPlaneta 2019, nella sua prima edizione, premio che mira a diventare il più importante riconoscimento letterario italiano. Un libro che tratta con potenza i legami genitori/figli, molto bello che consiglio a tutti. Preparate i fazzoletti.
Confesso di aver scelto questo libro soprattutto perché conteneva la parola del mese, in quanto non conoscevo l’autrice e non avevo sentito parlare di questo romanzo.
Leggendolo, però, sono subito entrato nella storia, anzi nelle storie degli abitanti di questo condominio berlinese teatro delle vicende narrate e delle vite di quelle famiglie travolte dal destino.
Riconosco il merito a Simona Sparaco di aver costruito una trama credibile e coinvolgente, tanto coinvolgente da lasciarmi sconvolto per il finale, strappandomi più di una lacrima.
Ma sto vivendo, come tanti, un momento molto particolare…. Sigh.
Zia Amira mi ha insegnato che non c’é morte che non presupponga una rinascita. Imparare a decifrarla può dare un senso a tutto ciò che resta. Persino alla cenere.