Da misteriosa sconosciuta da scrutare, scoprire e svelare, l’opera d’arte è diventata uno sfondo, un panorama, un accessorio alla nostra esperienza. Se in passato potevamo pensare di condividere l’esperienza dell’artista con la nostra esperienza di spettatore, oggi i protagonisti assoluti siamo noi. L’arte è ormai un punto di riferimento come altri. È diventata una qualunque tra le tantissime prove schiaccianti della realtà che utilizziamo per dimostrare che esistiamo, che ci muoviamo, che viaggiamo. Così molte opere d’arte contemporanea rimangono lì a guardare le nostre spalle, accettano di farsi usare e abusare. Si tratta di opere in cui l’arte ha deciso di rinunciare alla sua sacralità e alla sua aura per trasformarsi in gioco, illusione ottica, trucco. Oggi il museo è diventato una zona franca dove ogni cosa è permessa, dove tutto cambia la propria funzione. Cosa racconta questa rivoluzione della nostra società? Il mondo in cui viviamo sta cambiando. Le sue regole, i suoi codici, la nostra postura non saranno più gli stessi. E poiché l’opera di ogni artista è uno specchio dei mutamenti profondi che riguardano la vita di tutti i giorni, Francesco Bonami compie un viaggio attraverso l’arte che diventa sempre più autonoma dall’opera e si trasforma nello sfondo della nostra esistenza nella società.
Francesco Bonami is an Italian art curator and writer who is currently Honorary Director of Fondazione Sandretto Re Rebaudengo in Turin. He lives in Milan and Manhattan, New York.
Libro così irritante e così pieno di riflessioni da boomer da meritare la mia prima recensione. Segnalo questa perla: “Oggi il timore della morte é semplicemente fisico e legato all’impossibilità di continuare a postare se stessi”. Ma davvero?! Due stelline solo grazie a qualche contenuto interessante sparso qua e là.
Post è un libro di 130 pagine che descrive il rapporto del turista con le opere d’arte nell’epoca dei social media. La voglia di vedere, di vivere e di mostrare qualcosa è più importante della cosa stessa?! L’arte che diventa alla portata di tutti è sempre un bene? Si cerca di rispondere a queste e altre domande muovendosi fra vari esempi. Se alcune parti sono estremamente interessanti, altre le avrei piacevolmente riassunte perché un po’ ripetitive. Consiglio anche di cercare alcune opere di Cattelan - non il conduttore di X Factor - perché i riferimenti a lui sono costanti (anche troppi). Se il modo di vivere l’arte è cambiato, anche quello della letteratura lo è? I social, la voglia di mostrare ciò che si legge, ha cambiato il concetto stesso di libro?
Avevo grandi aspettative per questo titolo dopo aver letto altro dell'autore ma sono rimasta delusa dagli scenari forzatamente apocalittici deluneati per il futuro dell'arte, tutto condito dallo stesso umorismo giudicante che mi aveva già infastida nella prima pubblicazione. La parola selfie compare ogni due pagine come se tutti i problemi tra arte e social network si riducessero ai visitatori che si fanno le foto davanti alle opere. Alcuni capitoli risultano comunque interessanti come quello sulle mostre interattive che vanno di moda ora o il nuovo utilizzo delle pagine social da parte dei musei.
Lovely book with an interesting analysis of the new approach to art. Bonami's point of view is very strong and often rather negative on our behaviour towards art. Although I wouldn't agree with everything, it makes the reader think. Would recommend.
Libro di facile lettura. Breve a suo modo accattivante. Sfrondato del superfluo e ridotto al sodo, ci dice che l’arte è lo sfondo per un selfie della nostra vita e ribadisce che ormai l’opera ha perso totalmente la sua aurea di sacralità. Ne salta fuori complessivamente una sorta di polpettone dell’arte contemporanea. Mi è piaciuta molto una metafora nel libro secondo cui oggi l’arte è più una sfida di guinness dei primati dove vince chi ingurgita prima 100 wurstel di fila, e in sfide del genere nessuno si preoccupa più del sapore e della qualità dei wurstel. Credo che siamo a questo punto.
Offre numerosi spunti interessanti e suggerisce nuovi punti di vista su dinamiche social (e non) a cui assistiamo quotidianamente o di cui siamo noi stessi autori. Talvolta ho trovato alcune considerazioni leggermente esagerate, cosa che comunque può essere accettata in un'ottica di provocazione, utile per catturare l'attenzione del lettore e soprattutto per proporre un'ulteriore riflessione sul tema.