Sul mio kindle è approdato uno dei titoli che poteva essere il più cringe dell’intera storia letteraria del fantasy in Italia, oppure il più intrigante titolo a premessa di una buona avventura urban fantasy in grado di sciogliere anche me.
Me ed i miei pregiudizi sull’urban fantasy.
Ci sarà un motivo per il quale non parlo MAI di questo genere di fantasy?
No, non è vero che il fantasy è tutto bello, non è vero che ogni scarrafone e bell'a mamma soja, il mio è un grande, immenso, ineluttabile no.
Io odio l’urban fantasy. Questa è la dura verità.
Qualora tu sia un fan del genere, accettalo e passa oltre.
MA:
se da non intenditrice del genere dovessi consigliarvi il primo, valido, piacevole, sorprendente titolo urban fantasy, sarebbe lui.
“Severianus – La Signora dei Cancelli della Notte”, di Luca Tarenzi.
Torno anche oggi ad esplodervi gli schermi con il mio martello del tormento: parliamo di fantasy italiano. Del nostro fantasy tricolore.
Pronti?
Pronti.
SEVERIANUS, PRIMA CHE AGLI SHADOWHUNTERS ANDASSE STORTO TUTTO IL RESTO
Non date retta agli store online e al fatto che vi suggeriscano uno dei ventordici titoli dedicati alla saga di “Shadowhunters” in correlazione al vostro acquisto. Lasciateli perdere, loro e gli algoritmi programmati da chi non se ne intende.
Se dovete approcciarvi ad una storia ambientata fra le mura cittadine (anno domini 394), non abbiate dubbi su quale titolo scegliere: una Milano così non l’avete mai vista e neanche letta.
Parliamo di un protagonista carismatico, arrabbiato e deluso, quasi un Geralt di Rivia che si aggira al buio per i viottoli non illuminati di una città sconvolta dai roghi che bruciano i blasfemi nel buon nome della Santa Sede. Tarenzi non scrive nulla che abbia anche solo lontanamente a che fare con… gli Shadowhunters (avete avvertito il mio tono sdegnoso mentre scrivo “Shadowhunters”? Scommetto di sì.)
Anche perché in questo mondo, i veri demoni sono gli uomini e siamo noi.
«Un uomo sacro, dici?” Volse gli occhi alla nebbia confusa che gli nascondeva Curzio Vittore. “Quel che ci rende sacri o empi sono le opere delle nostre mani, non una tonaca nera ed una spruzzata d’acqua in testa.”»
È UN THRILLER, NO, È UN FANTASY, NO È UNO STORICO, NO…
Ciò che ha più appeal del romanzo di Luca Tarenzi è il ritmo costante, commisurato ad una fotografia scenica estremamente riuscita: è uno di quei romanzi che ti fa voltare la pagina o ti fa “tap-tappare” sullo schermo del kindle. In parole povere è il “page-turner” che non ti aspetti.
Oltre questa caratteristica, la commistione di generi nei quali si può incasellare l’avventura di Severianus lascia sorpresi e dona libero spazio agli amanti di più ramificazioni del fantastico: alcuni elementi corrono sul filo dell’urban fantasy, altri viaggiano ad ali spiegate sull’historic fantasy, altri ancora vengono retti dai canoni del thriller, altri soddisfano le scelte dello sword&sorcery (con davvero poca sorcery).
Solo su una cosa siamo tutti d’accordo: non è una storia di eroi.
Severiano, il protagonista, mette tutti d’accordo: non siamo di fronte ad un uomo maledetto per il suo passato che, entrando nel vivo della scena, si copre di adorante gloria e meschino proselitismo.
Lui, piuttosto, cammina da solo, preferibilmente non visto, con l’unica compagnia dei suoi echi passati che non riescono a soffocare la sua profonda umanità.
PERCHÉ LEGGERE DI SEVERIANO E DELLA SUA CACCIA NOTTURNA
L’epurazione dai culti ormai ritenuti pagani ad opera dell’Imperatore romano Teodosio è un motivo per approcciarsi alla lettura degli oscuri avvicendamenti che hanno luogo nella Milano del 394 d.C.
Aggiungo un numero indefinito di falò umani che un solo uomo può fare in modo non vengano accesi. Chissà quanti sono. Questo è un altro buon motivo.
Metto sul piatto l’inanellamento di religione, misticismo, credenze popolari, inquietanti statuette demoniache e aggressivi serpenti chiusi dentro alla ceste da donne con la lingua mozzata. Incantatori o fuorilegge, stregoni o impostori, guardie inflessibili o consacrate alla corruzione.
Mi sembrano tanti, ottimi motivi.
Vi invito alla caccia, allora: Severiano non vi aspetta.