A l’origine de cet ouvrage, il y a des voix d’hommes et de femmes, d’origines culturelles et de milieux sociaux différents et, en contrepoint, des souvenirs de lectures transcrits par des écrivains. Tous racontent les biais insolites par lesquels les livres leur ont permis d’apprivoiser leurs peurs, de construire et de réparer leur monde intérieur, de trouver des réponses aux questions qui les hantent, d’apprendre ce que d’autres ont trouvé comme solutions à la difficulté d’être sur Terre. Comme Jorge Semprun qui retrouve espoir dans un texte de Gide, après qu’on l’eut congédié en se moquant de son accent de jeune Espagnol, débarqué à Paris : «La boulangère du Boulevard Saint-Michel me chassait de la communauté. André Gide m’y réintégrait subrepticement. Dans la lumière de cette prose qui m’était offerte, je franchis- sais clandestinement les frontières d’une terre d’asile probable». Car lire, c’est aussi un moyen de résister aux processus d’exclusion ou d’oppression, de reconquérir une position de sujet au lieu de n’être qu’objet du discours des autres. En conjuguant sciences sociales et psychanalyse, l’auteur nous livre ici l’analyse de toutes ces expériences singulières où la lecture joue un rôle primordial dans la découverte et la construction de soi, comme dans l’ouverture sur d’autres cercles d’appartenance.
Un joli livre qui porte bien son titre, puisqu’il s’agit d’un bel éloge de la lecture, voire d’un hommage.
Le livre mêle habilement des témoignages de lecteurs, des citations d'écrivains sur la lecture, des éléments issus de travaux de recherche sur la lecture, et évidemment la réflexion personnelle de l’autrice sur les sujets évoqués.
J'ai particulièrement apprécié le refus de l’autrice d'une vision utilitariste de la lecture, qui mettrait uniquement en avant ses apports pour la scolarité, pour l'insertion professionnelle, sur les rapports sociaux, en négligeant l’essentiel : le rôle essentiel sur la lecture sur la construction de soi, l’accès à la fois à notre intériorité et à l’altérité.
Je poursuis mon "auto formation" en bibliothérapie (avant de commencer la vraie, avec une vraie formatrice !). Éloge de la lecture de Michèle Petit est un bijou ! J'ai été enchantée par certains passages et parfois effarée par d'autres ! Ce livre me conforte dans ce que je veux faire et surtout transmettre. J'aime les livres, j'adore lire, mais ce qui m'intéresse encore davantage, c'est le pouvoir que la lecture peut avoir sur l'individu, sur le groupe voire la société.
Elogio della lettura. A proposito di questo libro, ma non è una recensione ...
Nell'incessante ed assordante cacofonia dalla quale siamo bombardati nel mondo contemporaneo, diventa sempre più difficile ed improbabile trovare un luogo adatto per godere quelli che un tempo venivano definiti "i piaceri della lettura". E' vero che, solamente qualche settimana fa, ho visto qualcuno che tentava di leggere non un giornale, ma un libro nella metropolitana di Londra. Un posto davvero poco adatto per chi conosce la "Victoria & Circle Line" nelle ore di punta. Ma gli inglesi, si sa, continuano ad essere snob. E' possibile che si possa leggere in un posto del genere, se non un tabloide, addirittura l'edizione in paperback della Penguin della "Metamorfosi" di Franz Kafka?
Fatto è che al giorno d’oggi anche chi legge per passione, per lavoro o per tradizione, incontra delle oggettive difficoltà a concentrarsi sulla lettura di un libro. Eppure, in questi giorni, si vedono diversi tentativi di lettura di libri sulle spiagge. Mi piace sbirciare cosa legge la gente e cerco sempre di arrivare al titolo ed all’autore del libro aperto sotto l’ombrellone, mentre tutt’intorno infuria la canea delle chiacchiere e della musica degli altoparlanti. Confesso che anche io mi sono scoperto a leggere un libro sotto l’ombrellone in queste condizioni.
Non vi nascondo che almeno per una buona mezz’ora sono riuscito a trovare la giusta concentrazione per farlo. Non che l’argomento del libro fosse particolarmente facile o invitante alla lettura. Ma è che ci sono riuscito e arrivo a compiacermene rivelando l’autore e l’argomento del libro. E’ nientemeno che il filosofo e scrittore Joseph Ratzinger, nonchè sommo Pontefice di Santa Romana Chiesa. Da par suo ha scritto della “Coscienza” tessendone l’elogio, interrogando la verità e il cuore degli uomini. Non avrei mai detto che sarei riuscito a concentrarmi su di un argomento del genere. Eppure l’ho fatto. Ciò sembrerebbe contraddire quanto mi sono promesso di dimostrare in questo post e cioè che l’arte della lettura è un’arte che sta per scomparire.
Devo dire subito che io sono nato nella parola stampata, nel senso che sono cresciuto nella vecchia tradizionale tipografia paterna, quella, per intenderci, fatta di caratteri e composizione mobili, di inchiostri per stampare, puzzolenti, neri o rossi come l’inferno, di piombo fuso e liquido come la fucina di Vulcano. Sono stato sempre circondato da fogli di carta stampata che eventualmente poi mio padre metteva insieme e faceva diventare libri.
La mia iniziazione alla lettura venne fatta, (lo confesso con malcelato orrore), andando alla ricerca di immagini “osè” d’epoca, rubate nella collezione della famosa rivista che mio padre gelosamente custodiva in volumi rilegati, la “Illustrazione Italiana”. Oppure dai libri di viaggio in paesi africani di Arnaldo Fraccaroli , o anche da brani a timido sfondo sessuale di autori emergenti del tempo, come “Il pozzo della solitudine” della condannata scrittrice inglese Radclyffe Hall.
Fantasie giovanili che servivano ad introdurmi al fascino ed al mistero della vita attraverso la lettura, fascino che per anni è andato sempre aumentando, sia da un punto di vista professionale che intellettuale. Passione, malattia, mania condivisa in famiglia dalla moglie e dal figlio. Quest’ultimo, per il lavoro in campo digitale che svolge presso una casa editrice internazionale, ha la colpa e il merito di avermi introdotto in un ambito, o meglio un modo di lettura del tutto inaspettato: la lettura elettronica. Ma non intendo allontanarmi da ciò che sto cercando di dimostrare, cioè la decadenza del modo tradizionale di leggere i libri nel XXI secolo. Leggere un libro è stato per secoli una atto di scelta volontaria ad entrare in un mondo artificiale cercando di interagire con esso. Oggi questo sistema sembra non funzionare più.
Possiamo dire che le cose stanno ancora così? Se mi metto a leggere un libro scritto da un’altra persona, sia esso un romanzo, un saggio, una biografia o anche una breve poesia, posso dire di sapere ancora entrare nella mente, nel mondo di chi lo ha scritto, trovandogli posto a ciò che dice, trasponendolo nella mia mente, nel mio mondo e con esso interagire? Non è soltanto un procedimento l’atto e l’azione del leggere. E’ un vero e proprio processo, un accedere con riflessi imprevedibili sul lettore che legge ed esplora un mondo nuovo, sia esso in forma di trama oppure in versi. Siamo ancora in grado di leggere con la necessaria concentrazione, il dovuto silenzio interiore, senza essere coinvolti nel rumore del mondo che ci circonda e che all’inizio ho definito “cacofonico”?
Fino a che punto quella giovane donna nella metro di Londra, riusciva a penetrare nella mente di Kafka e nel suo mondo? Doveva avere davvero i nervi d’acciaio a tenere in controllo visivo quelle pagine così difficili della storia proposta da Kafka, aperta davanti ai suoi occhi, in uno spazio così ristretto, con lo sguardo alla mappa delle stazioni per non perdere il conto di dove doveva scendere. Doveva ben sapere trovare il giusto equilibrio psico-fisico del bilanciamento del suo corpo: in una mano il libro, con l’altra a reggersi mentre il treno sferragliava nel meandri del ventre buio della città. Voi mi direte: un caso limite. OK. E allora la giovane signora che stamane ho visto leggere sulla spiaggia “I nuovi mostri” di Oliviero Beha ? Impegno politico mirato in circa trecento pagine, tutte densamente impegnate verso una ben precisa direzione. Ostentazione? Esibizionismo? Populismo? Snobismo?
Qualcuno ha scritto che, dopo l’11 settembre, il mondo ha accellerato il suo moto verso il futuro e che non si legge più come prima. I libri si scrivono per fare notizia, sono solo un’appendice delle notizie, scritti non per leggere la condizione umana ma per comprendere le notizie su di essa. Ecco perchè sono fatti di lampi di esistenza. Vivono lo spazio breve di una stagione, sia essa fatta di quotidiana politica di spettacolo, di gossip, oppure di di misteri pubblici, privati ed amministrativi. Libri da leggere e poi buttare, dimenticandoli.
I libri veri, quelli “classici” per intenderci, sono fatti di ben altro, hanno lo spessore dell’esistenza degli uomini, coi loro problemi profondi, difficili, individuai e collettivi. Come può il lettore di oggi trovare la giusta dimensione spaziale, temporale e spirituale per leggersi libri del genere, ossessionato com’è da maree di messaggi in tutte le forme stampate, sonore o visive? Siamo sempre di più sovraccarichi di comunicazione ridondante difficile da gestire e digerire. Leggere un classico , o anche un libro importante, presuppone contemplazione, credere nella realtà del tempo, altrimenti tutto diventa sogno, nuvola. Senza il tempo non c’è narrazione, cioè relazione con noi stessi e con gli altri. Noi siamo ciò che siamo soltanto se ne siamo consapevoli. Ieri come oggi, oggi come domani. Non possiamo continuare a vivere soltanto in un perenne costante “continuum” al quale siamo continuamente tentati di partecipare e rispondere. Come possiamo immergerci in un’idea, un’emozione, una decisione se non ci concediamo il modo, il tempo e lo spazio per riflettere?
E’ a questo punto che sorge il problema vero della lettura. Richiede spazio e tempo, nella misura in cui ci porta via dal presente, ma ci lega ad una cronologia che ci parla nelle sue dimensioni, così come l’autore le propone. Tutto è fissato nel testo. Può essere stato scritto oggi oppure secoli fa. Sant’Agostino scrisse le sue “Confessioni” circa duemila anni fa. Il suo travaglio spirituale viene però visto e vissuto nel presente, nell’animo del lettore. E’ necessario che quest’ultimo trovi il giusto equilibrio nello spazio e nel tempo altrimenti tutto scorrerà senza lasciare traccia.
Qualcuno ha scritto che non si può essere vivi se non ci si sente tali. E non sembri questa una ovvietà. In effetti tutto sta a significare che ci si sente vivi solo se si riesce ad andare oltre i limiti del controllo su noi stessi. Lasciarsi andare, quindi, per entrare in contatto con noi stessi, la nostra vera essenza. Soltanto così la lettura avrà il senso vero dell’esperienza meditata che diventa nostra superando ogni limite e confine.
Más que un alegato en favor de la lectura es un recordatorio de la supervivencia de la lectura, del impacto que incluso las lecturas literarias más esporádicas pueden tener sobre la construcción de un imaginario personal. Petit también alerta sobre los riesgos de querer encauzar la lectura, de someterla a parrillas de análisis escolares, agostando un interés genuino y un placer íntimo, subsistente incluso allí donde menos probabilidades tenía de existir. Con fino olfato sociológico, la autora advierte del miedo que generan los libros, del estigma que pueden acarrear en determinados medios sociales (¡también en la universidad!, cf. p. 104). Merece la pena que lo lean quienes se ocupan de acompañar, en escuelas, facultades y bibliotecas, las lecturas de otros.
Junto a las reflexiones de numerosos historiadores y antropólogos, Michèle Petit convoca también muchos testimonios de lectores corrientes, citados por su nombre de pila, de cuya procedencia y selección no se nos dice nada.
Vous le savez, je crois infiniment au pouvoir des livres, de la lecture et des effets que cela peut avoir sur le développement humain. Je prends donc plaisir à lire des essais de spécialistes qui ont la même vision que moi. Dans Éloge de la lecture, construction de soi, Michèle Petit aborde plusieurs thèmes liés à la lecture. Quoique je n’aie pas tout aimé de ce texte, je pense quand même qu’il y a quelques perles qui méritent d’être soulignées. Michèle Petit est une anthropologue qui s’intéresse beaucoup à la lecture dans la construction de soi, mais aussi dans des lieux communs tels que la bibliothèque.
Elle utilise la sociologie comme la psychanalyse pour parler des effets de la lecture et surtout pour démontrer par tous les moyens que les effets de la lecture sont nombreux autant chez les individus que dans une collectivité. Elle aborde la lecture comme une réelle façon de se construire de façon intime. Elle considère que la lecture est une voie d’accès directe à ce territoire de l’intime et ainsi, un chemin direct pour davantage se comprendre, se connaitre et ainsi, être un peu plus soi-même.
Le lecteur élabore un espace à soi où il ne dépend pas des autres, où il tourne même de dos aux siens, momentanément.
Le livre devient plus qu’un passe-temps, il devient un ami, une façon de ne pas être seul tout en l’étant toutefois. Cet acte si solitaire qu’est la lecture permet au lecteur de davantage prendre du temps pour se connaitre, pour prendre du temps pour lui tout simplement. L’amour des livres est aussi un accès direct vers une sorte d’abri, comme elle le dit. Une petite cabane que l’on se construit au fil des pages pour aller s’y réfugier en cas de besoin ou pour retrouver cette sérénité d’être avec soi, mais entier de personnages.
Un livre, c’est une hospitalité qui est offerte, une sorte d’abri que l’on peut emporter avec soi, où l’on peut faire retour, un refuge où résonne comme l’écho lointain de la voix qui nous a bercé du corps où nous avons séjourné.
Un autre aspect qu’elle a abordé qui m’a beaucoup plu est le fait qu’elle n’adhère pas aux usages sociaux de la lecture chez les jeunes. Par exemple, elle ne croit pas que les livres jeunesse devraient être moralisateurs et simplement axés vers un résultat. Pour que les jeunes lisent, il faut leur donner envie d’aimer lire et de trouver dans cette activité un réel plaisir. Les bienfaits de la lecture se font sentir sans que l’on tente de les susciter par une lecture trop éducatrice, voire aussi trop guidée.
La construction de soi par la lecture passe beaucoup par le bien-être, par ces livres qui font du bien, qui nous font plaisir ou nous aide à mieux nous comprendre, nous saisir. Même si ce principe est difficilement définissable, il n’en reste pas moins que les jeunes doivent avoir le goût de lire et non de sentir une pression scolaire derrière ces lectures. Heureusement, l’amour de la lecture et de l’école sont amplement possibles, suffit de mettre l’amour avant les résultats concrets de la lecture.
J’ai trouvé cette lecture fort pertinente dans mon approche envers la bibliothérapie et l’entreprise que devient Le fil rouge. Ce bouquin m’a confirmé que plusieurs de mes croyances vis-à-vis la lecture étaient fondées et que la découverte de soi passe beaucoup par la lecture. La lecture permet aussi, et heureusement, la découverte de l’autre et du monde et c’est tant mieux. Pas nécessairement besoin de se voir dans chacune des lignes d’un roman, il suffit parfois d’apprendre à emprunter d’autres lunettes pour évoluer de son côté.
Cet éloge de la lecture est une étude poussée, bien vulgarisée et surtout ouverte sur les effets concrets du plaisir de lire. Je le conseille à ces amoureux des livres, à ces passeurs de livres.
"i lettori sono dei viaggiatori; si muovono sulle terre altrui, bracconieri nomadi, attraverso i campi che non hanno scritto" "in un certo senso, leggiamo sempre nell'oscurità [...]la lettura ha a che fare con l'oscurità della notte. anche quando fuori è pieno giorno, se stiamo leggendo attorno al libro scende la notte" "in realtà, ogni lettore, quando legge, è il lettore di se stesso. l'opera è solo una sorta di strumento ottico che lo scrittore offre al lettore per consentirgli di scoprire ciò che forse, senza il libro, non avrebbe visto in se stesso. il riconoscimento dentro di sé, da parte del lettore, di ciò che il libro dice, è la prova della sua verità" "con la lettura ho gettato un ponte sugli abissi aperti, anche qui in qualsiasi momento, e sono riuscito a salvarmi da stati d'animo che portavano solo distruzione" etc etc etc amo i libri sui libri e sulla lettura