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Capolavori. Allenare, allenarsi, guardare altrove

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Quando si parla di capolavori, il primo pensiero va all’arte: pittura, scultura, architettura, cinema, musica o letteratura, ma difficilmente pensiamo allo sport. Non è così per Mauro Berruto, allenatore della nazionale italiana di pallavolo che ha vinto il bronzo ai Giochi Olimpici di Londra nel 2012. In queste pagine Diego Armando Maradona palleggia con Michelangelo, Jury Chechi sfida Yves Klein, Muhammad Ali e Kostantinos Kavafis recitano insieme poesie, perché atleti, artisti e poeti fanno parte della stessa squadra: uno spazio in cui ogni individuo può esprimere il proprio talento e costruire il proprio personale capolavoro. A metà fra racconto e biografia, Capolavori è una mappa per trasformare il potenziale in eccellenza. Un libro per chi sogna di vincere una medaglia, di dipingere un’opera d’arte, di raggiungere un budget, di conquistare una quota di mercato oppure, semplicemente, di poter dare il meglio di sé in ogni occasione.«Siamo arrivati in questo spogliatoio partendo dai posti più disparati, superando un’incredibile selezione e una concorrenza spietata. Non ci siamo scelti, ma c’è una cosa che ci tiene saldamente insieme: lo stesso desiderio.»

230 pages, Kindle Edition

First published January 1, 2019

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About the author

Mauro Berruto

7 books1 follower

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Displaying 1 - 6 of 6 reviews
Profile Image for Alessia Scurati.
350 reviews120 followers
September 1, 2019
C’è un passaggio di questo libro che mi ha fatto sorridere.
A proposito dell’oro vinto da Jury Chechi ai Giochi di Atlanta 1996.
La notte precedente a quel fantastico esercizio, il ‘Signore degli anelli’ era turbato da un dolore fortissimo alla spalla destra, che gli impediva addirittura di sollevare il braccio e, come immaginabile, le sue paure si riproponevano, gigantesche. Dopo la rinuncia forzata a Barcellona, qualcosa sembrava di nuovo mettersi in mezzo tra lui e la realizzazione del suo capolavoro. Chechi racconta che Salvatore Scintu, il suo giovane fisioterapista, fece irruzione nella sua stanza e lo massaggio a lungo parlandogli tutta la notte. Al mattino la spalla era miracolosamente a posto, il dolore sparito. Che c’entra tutto questo con l’egoismo di gruppo? Avete mai letto un titolo di giornale dedicato a Salvatore Scintu? Avete mai sentito parlare di lui?
Ebbene: certo che ho sentito parlare di Salvatore Scintu.
Oltre ad essere il fisioterapista della Nazionale di Ginnastica Artistica, vive di fronte a me, stesso pianerottolo.
Tra l’altro, una riga di sotto, viene definito anonimo fisioterapista bresciano e non capisco bene perché, dato che a quanto ne so, il signor Scintu è sardo e vive a Milano da decenni. Anonimo, poi, proprio no.

Detto questo: il libro è interessante e ha i suoi meriti. Berruto è un personaggio che nel mondo dello sport spicca per lo spessore culturale e per un approccio originale e personale che ha dato risultati importanti.
In questo volume spiega la sua filosofia di allenamento, ovvero cosa vuol dire per lui allenare e come ha lavorato - nelle sue esperienze di altissimo livello - per costruire una squadra.
Il libro merita sicuramente una lettura.

Dopodiché, per come me lo aspettavo io, ci sono due punti in cui mi ha lasciato perplessa. Uno riguarda l’innominabile: Berruto è molto preciso nel ricostruire anche le vicende che poi lo hanno portato al dare le dimissioni da ct della Nazionale di pallavolo. In tutta la ricostruzione, però, fa un rumore assordante il fatto che non si espliciti mai il nome di Ivan Zaytsev. Che pure, è stato un grosso attore, per esempio nella vicenda della ‘cacciata di Rio’, ma anche prima. Tra i due non c’è della simpatia, mi sembra di capire.
Così come ho trovato un po’ criptico il commento che viene riservato al post. Torno brevissimamente sulla vicenda: Berruto, all’epoca ct della Nazionale, decide di cacciare dal ritiro della World League a Rio, luogo dove si terranno le Olimpiadi (sarebbe stata una prova generale), 5 giocatori che hanno fatto le ore piccole senza permesso (tra cui, guarda un po’ Zaytsev), l’Italia fa male nel torneo e alla fine Berruto dà le dimissioni da ct della Nazionale. Tra le riflessioni annesse, ne fa una del tipo: ‘All’epoca anche tutti i miei collaboratori erano convinti della decisione, anche se poi probabilmente qualcuno ci ha ripensato’. Tra le righe, io ci vedo una stoccata al vice, che poi ha preso in mano la Nazionale, l’attuale ct, Blengini. E che a Rio ha vinto un argento. Con Zaytsev protagonista assoluto.
Non dico che mi aspettavo delle invettive, ma che la questione venisse sviscerata anche nei nomi, quello sì.

Secondo punto che mi ha lasciato perplessissima: Maradona.
Un passo indietro: Capolavori è un’esaltazione costante del gruppo, di quanto sia importante creare dei valori condivisi in un gruppo per trovare la vittoria, il gruppo vince su tutto, per questo la vicenda sportiva di Berruto nel volley finisce con le dimissioni dopo la citata ‘Cacciata di Rio’ con conseguente rottura dell’equilibrio nel gruppo della Nazionale.
Nella seconda parte del libro, però, viene lasciato spazio ad alcuni capolavori sportivi (pochi, per dire la verità, me ne aspettavo di più).
Uno di questi, il gol di Maradona all’Inghilterra. Sì, prima si prende le distanze dal Maradona cattivo esempio per i giovani. Poi si prende le distanze dalla ‘Mano de Dios’, il gol di mano che il Diez segna nella stessa partita all’Inghilterra prima di segnare il gol più bello della storia.
Io sono maradoniana e quello è il gol più bello della storia, non discutete.
Nella ricostruzione dell’autore: sarebbe stato meno il gol più bello della storia se il telecronista non ne avesse fatto una narrazione che è emozione collettiva di un popolo.
Ecco, però, signor Berruto, scusi se mi permetto, eh. Ma 100 e passa pagine a parlare del collettivo, dei valori, del gruppo. Va bene, il gesto in sé, la narrazione, il popolo argentino, l’Argentina e il calcio e tutte queste cose che a un certo punto se messe in mani meno abili delle sue magari diventano anche luoghi comuni, ma: MARADONA.
Se c’è un esempio di sportivo che è l’emblema del fatto che uno può non allenarsi, non fare vita da atleta, fare quello che ogni altro suo pari non potrebbe permettersi - pena il fallimento nell’anonimato, beh: quello, è Maradona. Individualismo e talento che va oltre ogni logica di gruppo e allenatori vari. Lui, degli allenatori se ne sbatteva un po’. E, al di là di tutto, come da lei giustamente notato: è diventato il più grande. Alla faccia di tutto quello che sta scritto nelle pagine prima. Sembra una contraddizione in terminis che lei mi metta lì Maradona, che rappresenta tutto il contrario di quanto detto prima - e che però, è un vincente. IL vincente. Come si fa, poi, a non ripensare sotto un punto di vista differente tutto quanto detto prima? Se poi per vincere va bene anche tutto l'opposto?
E qui potrei tracciare un parallelo interessante su quel che dice senza dirlo il punto 1, ma mi taccio, che col lavoro che faccio, non si sa mai.
Profile Image for Adriano Pugno.
Author 2 books22 followers
December 2, 2019
L’errore comune che facciamo con lo sport è considerarlo come qualcosa che sta a latere della realtà, un grande teatro a cielo aperto con leggi proprie e vita propria, dove noi tifosi possiamo cercare una bella catarsi a buon mercato.

Lo sport, come l’arte e il mito, veicola modelli di vita, pezzi di mondo, grandi allegorie dove alla fine, in fondo, ci siamo noi stessi. E non solo: Muhammad Alì, Maradona, Bolt hanno avuto un impatto sulla vita di tutti noi superiore a quelli di tanta classe politica.

Mauro Berruto, nel suo Capolavori (add editore), ha provato a sintetizzare cosa vuol dire essere un campione, come nasce e come si allena il talento. Arte, sport, cultura dialogano e ci aiutano a comprendere le nostre difficoltà, il nostro modo di approcciare la nostra quotianità. In mezzo, a fare da collante, la storia di un coach che ha saputo reinventarsi continuamente, la curiosità di chi è sempre pronto a mettersi in gioco.

Qui l'intervista all'autore http://www.tropismi.it/2019/06/25/int...
Profile Image for Francesco Piersimoni.
Author 2 books11 followers
April 26, 2022

Mauro Berruto è un allenatore di pallavolo e dirigente italiano. Già CT della Nazionale italiana maschile (bronzo ai Giochi Olimpici di Londra 2012) e di quella finlandese, oltre che di altri vari club. Successivamente è stato anche direttore tecnico della Nazionale italiana di tiro con l'arco e amministratore delegato della Scuola Holden di Torino per qualche tempo.

In questo libro, che consiglio fortemente, Berruto spiega come riuscire a dare il meglio di sé in ogni occasione, sia che si tratti di vincere una medaglia, che di dipingere un quadro, o di raggiungere un budget o di conquistare una quota di mercato.
Lo fa raccontando la propria esperienza personale, quello che ha appreso sul campo da gioco e nei momenti di lucida introspezione in cui spesso si rifugia chi è chiamato ad essere leader; ma anche attraverso il racconto dei grandi campioni, come: Diego Armando Maradona, Jury Chechi, Muhammad Ali...

A metà fra racconto e biografia, "Capolavori" è una mappa per trasformare il potenziale in eccellenza.
Profile Image for Alb85.
359 reviews12 followers
December 1, 2020
Berruto è stato allenatore di pallavolo e direttore tecnico del tiro con l'arco della nazionale italiana. In questo libro racconta la sua esperienza da sportivo e mette in relazione i capolavori nello sport con quelli nell'arte.

In questo libro emerge la formazione di Berruto come filosofo e la sua passione per la lettura.
Esce anche la sua attitudine: è determinato, ama quello che fa, è attendo ai dettagli, gli piacciono le sfide.

Libro che può essere d’ispirazione per chi allena o ama lo sport in generale.
Profile Image for Jessica.
192 reviews13 followers
January 24, 2023
Mai avrei creduto di appassionarmi a una scrittura di questo genere. E invece...
Tra egoismi di gruppo e sovrastima dell'essere umano, guida a diventare e condurre ad andare oltre se stessi e dunque essere propriamente sé stessi. Capolavori.
Che meraviglia, la mente umana!
6 reviews
January 29, 2021
Lettura scorrevole ma intensa, trasferisce concetti non soltanto applicabili allo sport ma estremamente trasversali. Interessante per gli spunti di psicologia e gestione di team.
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