Un pazzo. Un furioso, arrogante, pesante, pedante, preciso, ansioso, paranoico. Un rompicazzi. In una parola: Arrigo. Il più grande e, nonostante i successi, incompreso genio della storia del calcio italiano e forse mondiale. Qui racconta nelle sue parole (e con l'aiuto del bravo giornalista Luigi Garlando) la prima gloriosa Coppa dei Campioni della più grande squadra di calcio di sempre. Lo stile è estremamente scorrevole ma assolutamente non banale, e il profeta di Fusignano parla, fiero di sè e di quanto raggiunto, come sempre senza peli sulla lingua e senza nascondersi dietro un finto alone di modestia. Paradossalmente, insegna l'umiltà: tutto ciò che ha raggiunto e che ha fatto raggiungere non è merito del talento (che pure in quel Milan debordava), ma della incomparabile quantità di lavoro che ha messo e ha fatto mettere ai suoi uomini. Lavoro duro, sfiancante, massacrante, psicologicamente quasi insostenibile per dei ragazzi che, alla fine, sono pur sempre ragazzi e quindi, a differenza di questo assolutopazzouomo, di lavorare in una maniera così sfrenata e irriducibile spesso non ci avevano voglia. Ma, grazie a quel lavoro, a quegli insegnamenti, non solo sono diventati i più grandi di sempre, ma molti di loro hanno proseguito nei trionfi anche da allenatori. Assolutamente necessario per ogni appassionato di calcio, uno dei più bei libri sul gioco che per molti è una religione.