"Se a tavola e di tavola dobbiamo parlare, tanto vale sapere che parole usare, conoscere la storia di certi piatti e di certi usi, che forse tendiamo a dare per scontati. Questo libro è un vocabolario delle storie del cibo e delle vicende dei piatti che mangiamo ogni giorno. Scopriremo una volta di più che l'ingrediente per assaporare appieno ogni ricetta sta proprio nel conoscere e condividere i loro segreti." Durante un convegno sulla dieta mediterranea, una professoressa americana rivolse ad Alberto Grandi la fatidica "Ma perché gli italiani parlano sempre di cibo a tavola?". La professoressa, nella pausa mangereccia dei lavori, era entusiasta della cucina italiana, ma allo stesso tempo piuttosto stupita nel vedere i suoi colleghi accapigliarsi a tavola per futili motivi. Se nell'amatriciana ci vuole l'aglio oppure no, se nella carbonara è meglio il guanciale o la pancetta, chi è il vero inventore dei tortelli di zucca, se il prosciutto San Daniele è migliore o no di quello di Parma e se il Grana Padano sia paragonabile al ben più blasonato Parmigiano Reggiano. O, ancora, se al pesce si può abbinare il rosso e non soltanto e sempre il vino bianco. Il professor Alberto Grandi, autore del bestseller Denominazione d'origine inventata , ha fatto sue queste domande e ci ha scritto sopra un libro dal provocatorio titolo Parla mentre mangi . Sì, perché è vero che gli italiani, a differenza di altre comunità nazionali, sono ossessionati dal cibo, ma sono anche appassionati delle storie che lo accompagnano. Tanto che oggi saper parlare con competenza dei piatti che mangiamo consente di fare bella figura in società. Ecco quindi un agile testo che aiuta a raggiungere questo obiettivo, raccontando le storie scientificamente provate relative ai prodotti e ai piatti che compaiono sulle nostre tavole, dagli antipasti ai dolci. Storie vere e belle, a volte spiazzanti, sempre l'ingrediente invisibile che rende ancora più appetitoso il grande rito dello stare a tavola.
Libro interessante e ironico. Sfata molti miti della cucina italiana rimanendo sempre leggero, ironico e sarcastico. La parte di disamina economica risulta forse più impegnativa ma è un testo che sa raccontare aneddoti e disamine storico-economiche in maniera scorrevole e divertente. In particolare ho apprezzato la disamina della globalizzazione contenuta all'interno del capitolo "La patata e la globalizzazione"di cui riporto brevemente una citazione: "Perciò, quando sentite in tv o leggete sul giornale qualche pensoso intellettuale, che magari si definisce di Sinistra, scagliarsi contro il neoliberismo e la globalizzazione, pensate alle patate irlandesi e ai milioni di disperati salvati da questa prima liberalizzazione. Magari vi renderete conto che il protezionismo è sempre un affare per i ricchi e una iattura per i poveri." (pg. 90)
Oppure nel capitolo "Trippe e frattaglie: il fascino discreto della povertà": "Insomma, quando si è ricchi è molto chic far finta di essere poveri, è il contrario che non si riesce mai a fare, maledizione ..." (pg. 81)
Nel complesso consiglierei questo libro a chi volesse approcciarsi o fosse curioso riguardo la tematica dell'origine dei cibi italiani (pur essendo preparati a veder demolita ogni propria certezza), affiancata da una breve disamina storica, economica e/o di costume.
Piu' o meno le stesse notizie riportate su Denominazione di origine inventata: Le bugie del marketing sui prodotti tipici italiani, qualcosa di nuovo e molto di ripetuto. Forse qui e' piu' evidente l'ideologia dell'autore nel prediligere un mercato poco regolato, visto sempre in senso positivo, invece di fare una vera disamina di come e perche' certe dinamiche di mercato siano avvenute, e se siano un bene o no.
Interessantissimo libro in riferimento alla cultura del mangiare, non semplice atto biologico, ma pieno di significati storici, psicologici e perchè no socio-culturali.