Vincitore del premio IlmioesordioUn cadavere ritrovato in un pozzo fa riemergere antichi segreti…Roma. Quartiere Garbatella, 1959. Antonio Piccillo, un brigadiere in pensione, assiste al ritrovamento di un corpo dentro al pozzo di un convitto abbandonato. Il cadavere è mummificato e avvolto in un lenzuolo. I capelli rossi spiccano sul panno bianco. Di fronte a quell’immagine, la memoria di Piccillo torna indietro nel tempo, a un caso irrisolto che lo ha personalmente Marta Vincenzi, una ragazzina di tredici anni, scomparsa nel 1943 dal collegio che la ospitava. All’epoca l’ipotesi più accreditata era stata la fuga d’amore, ma Piccillo non ne era mai stato convinto. Gli interrogatori delle compagne di Marta e della direttrice del convitto erano stati condotti senza il rigore necessario. Per la polizia, il caso della mummia riemersa dal pozzo è un bel grattacapo ed è per questo che il commissario che segue le indagini chiede aiuto al vecchio lui conosce tutto del quartiere, ricorda fatti, storie e volti di persone legati agli anni in cui la ragazzina sparì. Muovendosi in una Roma piena di misteri, scavando negli anni in cui il regime fascista era in pieno declino, il giovane commissario e il brigadiere in pensione scopriranno una verità a lungo occultata… Un convitto nel quartiere romano della Garbatella Una ragazza improvvisamente scomparsaUna verità che dopo anni torna a galla «Ho apprezzato la ricerca linguistica, l’inserimento del dialetto nei dialoghi. Ho goduto di molte pagine intense e drammatiche. Si segue con pena e partecipazione il fluire dei ricordi di un personaggio di cui speriamo di sentire ancora il brigadiere in pensione Piccillo e il suo bassotto vorace. Davvero una sorpresa, mi è piaciuto moltissimo.»
Massimo Binarelliè nato a Roma nel 1944. È architetto e ha lavorato in ambito pubblico e privato. Oggi scrive, dipinge e s’interessa attivamente di arte contemporanea. Il mistero del collegio abbandonato, suo romanzo d’esordio, è vincitore del concorso Ilmioesordio 2018.
Leggendo questo romanzo mi sono vista trasportare nel passato e mi è sembrato di far parte di quell’ambiente. L’autore ha uno stile semplice, accattivante e molte volte scrive in dialetto romano, che rende la lettura ancor più piacevole, in un certo modo, confidenziale. L’uso del dialetto romano, in quanto il romanzo è ambientato a Roma e precisamente alla Garbatella nel 1959, avvicina il lettore ancor di più alla storia, ai personaggi e ai luoghi; e forse l’intento dell’autore è proprio quello di non farlo sentire lontano dal mondo che descrive.
Tutto inizia con il ritrovamento del corpo di una giovane ragazza dietro cui si nasconde tutto un mistero da svelare e tanti segreti da svelare.
“Il fagotto di stracci, sporco di fango, giaceva per terra. Il medico legale, accucciato davanti, lo esaminava con attenzione, toccandolo con i guanti. Un giallo che non vi farà annoiare anzi vi porterà a leggerlo tutto d’un fiato , curiosi di scoprire cosa è successo a quella ragazza e non solo.
“Così quel passato ingombrante s’andava dissolvendo rapidamente sotto palazzine anonime e ville sontuose.” Molto efficaci ed essenziali sono le varie descrizioni dei luoghi e dei personaggi. Ed ho trovato anche molta sensibilità nel trattare argomenti di cui ancora oggi si parla ma che, forse, in quegli anni si tenevano nascosti. L’autore è riuscito a trattarli con garbo e senza morbosità, senza avere il bisogno di andare nel dettaglio ma fornendo al lettore comunque le giuste informazioni per capirne la gravità. e’ stato capace di non giudicare ma li ha raccontati semplicemente lasciando libero il lettore di farsi un’opinione su ogni vicenda e su ogni personaggio.
“La donna lo ignorò e continuò a scrivere assorta. L’indifferenza era una delle sue armi più sperimentate e stabiliva subito una gerarchia precisa con l’interlocutore.” Gli svariati personaggi, positivi o negativi, si alternano e raccontano ognuno la storia secondo il proprio punto di vista. Ad esempio il commissario Trevi e il brigadiere Piccillo, due uomini di età diverse che si uniscono e insieme riescono a risolvere il caso spinti dallo stesso senso del dovere e della giustizia anche se mossi da motivi diversi. Entrambi appassionati del loro lavoro e bramosi di scoprire la verità, fanno di tutto per arrivare a fondo di quella storia. E mentre indagano incontrano altri personaggi che, in altro modo, anche essi sono interessanti e centrati nella storia.
“La ragazza restava sul vago, opponeva, alle domande stizzose della direttrice e a quelle banali del commissario, una reticenza ostile e sofferta, intervallata da «non so», «non ricordo», «non ne ho mai sentito parlare».” Quindi, secondo me, la bravura di Massimo Binarelli è stata quella di aver saputo mettere su carta una classica indagine poliziesca, di quelle che si facevano prima che la tecnologia prendesse il posto dell’intuizione e dell’investigazione. Un’indagine con colpi di scena che vengono raccontati con linearità e senza tanti fronzoli. Un giallo, questo, che potrebbe benissimo diventare un film.
“…era scappata, di sicuro una fuga d’amore, e chissà, magari a guerra finita l’avrebbero ritrovata in qualche casa di tolleranza.” L’autore, nonostante venga da un altro mondo e che questo sia il suo primo libro, ha centrato il suo obiettivo al primo colpo, tanto da vincere l’ottava edizione de “ilmioesordio”, concorso letterario per scrittori organizzato da “ilmiolibro”.
Il mio consiglio è per gli appassionati di gialli ma anche per i nostalgici dei vecchi tempi: leggete “Il mistero del collegio abbandonato” vi riporterà indietro nel tempo.
1959. Roma, quartiere Garbatella. Un corpo mummificato viene ritrovato in un pozzo di un convitto abbandonato e ridotto ad un rudere. Impossibile sarebbe riconoscere la vittima se non avesse intatta una chioma di un rosso sfolgorante. E' questo indizio a far intuire ad Antonio Piccillo, brigadiere in pensione, di chi potrebbe trattarsi. Quasi vent'anni prima, Marta Vincenzi, una ragazzina di 13 anni, ospite del convitto, era misteriosamente scomparsa senza lasciare alcuna traccia. Il brigadiere è convinto che il cadavere ritrovato sia proprio della ragazzina. Proprio lui, infatti, all'epoca aveva indagato sul caso senza però arrivare alla verità. Troppe le reticenze, le verità taciute, i depistaggi. Il caso era stato ben presto archiviato come una fuga volontaria ma Piccillo non ne era mai stato convinto. Da allora, sono passati tanti anni ma intatta è rimasta la sua voglia di svelare la verità per rendere giustizia a quel povero corpo. Piccillo diventa allora la memoria storica del commissario Trevi, incaricato del caso. Quello che scopriranno sarà una vicenda di povertà, abbandono, dissolutezza, intrigo, sullo sfondo della seconda guerra mondiale. "Il mistero del collegio abbandonato" di Massimo Binarelli, edito da Newton&Compton, è un giallo ambientato in una Roma popolare sul finire degli anni 50, alla vigilia del boom economico. Una vicenda che racconta un'epoca lontana e una storia dolorosa di soprusi e sopraffazioni; di solitudine, di povertà materiale e morale. Le vittime sono vittime del sistema e delle circostanze ed i carnefici riescono a farla franca e a sfruttare quelle stesse circostanze a loro vantaggio. Una storia dal finale malinconico non solo per la verità che porta alla luce ma anche perché non c'è redenzione né giusta giustizia.
Libro scritto in romanesco ,a volte difficile da comprendere ,ma proprio per questo ti fa sentire quell'aria di Roma ti immerge nella sua atmosfera di guerra del 1943 in una Roma di fascisti e comunisti di guerra e di povertà. L'ignoranza di quel tempo su tutto e la fragilità degli uomini davanti a una persona che magari non rispecchia i canono di quell era come modo di fare o pensare. Un cadavere ritrovato farà riemergere delle oscure ipotesi di eventi poco chiari che si svolgevano in un convitto di ragazze. La direttrice del convitto davvero non sa o fa finta di non sapere ?perche la ragazza e scomparsa?e perchè fa allontanare in malo modo e frettolosamente la sua migliore amica?
Colpo di scena inaspettato !e tutto fa pensare che non sia un caso.
Ed ecco che per il commissario Piccillo a distanza di tutti questi anni in cui il caso e rimasto irrisolto, sarà una sfida contro se stesso riuscire a risolverlo. Un pò mi ha disturbato il linguaggio un pò troppo forte e sboccato contornato da brutte parole che non è per essere bigotta ,ma dovevano essere in pò ridotti. La storia e affascinante e ti fa immergere in un epoca passata sia di anni sia di mentalità Scritto in modo semplice e scorrevole. Il finale se cosi lo possiamo chiamare intuibile e che ti lascia l'amaro in bocca. Peccato perchè mi piaceva l'idea di come è stata scritta la storia . Tutto sommato si puo leggere .
Cercami su Facebook e instamgram recensioni libri con amore
Ambientato a Roma nel 1959, viviamo un giallo che affonda le radici nel '43, in guerra, con il movimento fascista barcollante che vede la sconfitta all'orizzonte. Questo libro ci trascina in un'indagine su un misterioso omicidio di una ragazzina, avvenuto quindici anni prima nel pieno della seconda guerra mondiale.
Attraverso gli occhi del protagonista, che scava nel passato per risolvere questo efferato omicidio, l'autore ci descrive la vita nei convitti femminili sotto il fascismo, e poi ci riporta agli anni sessanta, nel boom economico italiano.
Due spaccati di storia uniti dal filo dell'indagine, un giallo che ci trasporta in un'atmosfera passata della nostra Italia, parlando al lettore di cose di ieri, ma con la voce di oggi, mostrando attenzione alla vita di allora rendendola presente ed interessante, ammantandola di fascino, mistero, pericolo.
Di chi è quel cadavere? Una donna, una bambina, una carnefice o una vittima? Sarà il lettore a farsi la sua personale opinione mentre segue la vicenda che si piega al tempo che è passato e alle ragioni di chi dall'alto decide per tutti, per i vivi come per i morti.
Un giallo dal finale amaro, perché spesso così è la realtà italiana dove a volte ci si deve accontentare di un giustizia solo di facciata, comoda per alcuni ma fastidiosa per altri, e di una lapide in un cimitero a volte, persino, senza un nome.
Bella storia: triste spaccato di una realtà che ci piacerebbe fosse solo immaginaria. Un thriller non mozzafiato ma che, con la sua narrazione, cattura il lettore