Vale la pena di leggerlo. Noi ci conosciamo, ma facciamo finta di non conoscerci. Come mai? Perché,se accettassimo di riconoscerlo a noi stessi, dovremmo cambiare abitudini. Tali abitudini le abbiamo acquisite in periodi di difficoltà.Allora probabilmente, ci hanno aiutato a sopravvivere in una situazione difficile dal punto di vista psico-fisico ed emotivo. Ora però abbiamo generalizzato ed esteso il significato di quelle relazioni interpersonali a troppe situazioni vagamente somiglianti e questo porta a una percezione ed elaborazione dei fatti ingannevole. Le nostre reazioni sono il frutto della nostra esperienza,del nostro modo di vedere e giudicare il mondo esterno. Però questo mondo diventa ed è la proiezione del nostro pensiero e della nostra elaborazione interiore. Perciò, come dicevano gli antichi: "Nosce te ipsum". Conosci te stesso,come un invito a riconoscere la propria limitatezza umana, prima di procedere sulla via del sapere e della virtù. Come afferma la psicologia moderna, il mondo è un prodotto delle proiezioni del nostro modo di pensare. E come dice la fisica quantistica, un atto dì osservazione può influenzare o determinare le proprietà di ciò che viene osservato. Possiamo quindi dedurre che, solo conoscendo noi stessi e di conseguenza trovando le motivazioni per cambiare le nostre opinioni,giudizi ed il nostro modus operandi , possiamo cambiare il nostro approccio, di pensiero e azione ,alle relazioni interpersonali e al mondo. Ma in definitiva,forse è meglio come è detto nel Vangelo:" Non giudicare se non vuoi essere giudicato". Oppure come suggerisce Thich Nhat hanh, monaco vietnamita,che pratica il buddhismo zen, prendiamoci cura dei nostri traumi interiori,lasciamoli emergere , accettiamoli ed abbracciamoli. Così potremo affrontare la "sofferenza che ci costruiamo da soli" le "psicotrappole",che potremo curare con le "psico-soluzioni", come suggerisce l'autore di questo libro, Giorgio Nardone.