Una violenta alluvione spazza via le case del vecchio borgo. Non resteranno che macerie e il villaggio dovrà essere ricostruito daccapo. L'occasione sarà sfruttata per dare l'avvio a un esperimento sociale che, con il passare degli anni, trascinerà gli abitanti di Borgonuovo in uno stato di completa alienazione, privandoli di qualsiasi capacità di reazione e di relazione. Quale grande segreto vuole nascondere il potere invisibile che controlla il paese e manipola la vita della sua gente?
In questo romanzo, che racconta la storia di una comunità ai limiti del surreale, si parla di potere e di inquinamento ambientale, di controllo sociale e di morte. Perché di uranio impoverito, alla fine, si muore.
Amo la voce di questa autrice. Scrive bene, anzi, benissimo. Questo libro racconta una storia reale dentro un paese di fantasia e in un luogo reale; racconta di fatti scabrosi che realmente hanno segnato la Sardegna, come l'uranio impoverito. I personaggi sono ben costruiti, così come l'intera trama. Consigliatissimo.
Con una mia amica sarda stavamo cercando qualcosa da leggere insieme, incuriosite, abbiamo iniziato a leggere questo (non so come chiamarlo) racconto (?). Già all'inizio quando leggevo pioggia "violenta violentissima", mi sembrava di affrontare la lettura di uno scritto elementare, comunque non mi sono arresa e sono andata avanti leggendo ad alta voce, così da coinvolgere anche la mia amica, che non ha smesso per un solo un secondo di ridere. I periodi sintattici sono brevi, piatti, troppo elementari per un libro (andrebbero bene per un racconto di una ragazza di 10-12 anni forse, ma francamente per un libro...). La mia amica sentendomi parlare di mattoni "di fango e paglia" ha ricominciato a ridere sostenendo che forse ci eravamo sbagliate e non si parlava di Sardegna ma della favola dei tre porcellini. Ridicolizzare in questo modo l’antica tradizione dell’uso della terra cruda come se si trattasse di fanghiglia, è assurdo. Il problema (o almeno, uno dei principali aspetti negativi di questo "scritto") è che non c'è minimamente show don't tell. Anche quando l'autrice scrive la "chiesa campestre"... Ma mica qualcuno pensava che fosse metropolitana! Si ripete continuamente il NOME E COGNOME della protagonista, i pov sono totalmente abbandonati a se stessi. Sinceramente non sono abituata a recensire libri, ma questo era talmente pessimo che restare "immobili", come il bosco che descrive l'autrice (meno male che il bosco non passeggia...) non ce l'abbiamo fatta. Se l'intento era farci ridere, ci è riuscita, ma non credo che fosse il suo scopo. Ovviamente non consiglio, basta leggerne l'anteprima e chiunque se ne rende conto.