Anno Domini 1076. Sopravvissuta alla strage della sua famiglia, Doralice di Lacus trova ospitalità a Canossa, dove la grancontessa Matilda la accoglie come una figlia. Quando l'orrore per l'assassinio dei suoi genitori sembra aver lasciato posto a una tranquilla quotidianità, i piani di conquista di Enrico IV sconvolgono il suo mondo. Tristan di Holstein, indomito guerriero forgiato da mille battaglie, ha un'ultima missione prima di riconquistare la libertà: deve colpire al cuore Matilda, strappandole quanto ha di più prezioso. La sua preda, che osserva con occhi da demonio, uno azzurro e freddo, l'altro ribollente d'oro fuso, è Doralice. Ma la prova dell'amore si rivelerà la più ardua da superare e lo spingerà a disobbedire al suo re, a sopportare torture e rinunce in nome di una felicità che potrebbe non esistere. Perché forse è proprio lui il responsabile di un crimine che non può essere perdonato...
È nata a Mantova nel 1980. Laureata in Storia dell’arte, vive con il marito e due gatti in una villetta nella campagna mantovana. Scrive sin da ragazzina, ma a lungo ha combattuto contro questa aspirazione, forse perché convinta che non l’avrebbe portata lontano. Si sbagliava, non c’è niente di più bello di materializzare i sogni con le dita sulla tastiera e non c’è vetta più alta di quella a cui ci conduce la nostra immaginazione. Legge molto, ma rilegge spesso i libri che lo meritano, perché le hanno una visione nuova e originale. Ama viaggiare, soprattutto all’estero. La sua vacanza ideale comprende: la persona che ama, ottima compagnia, valigie leggere, volo last minute, auto a noleggio e una notte in ogni città, per tastare il polso del paese che visita. Ogni volta che può parte alla scoperta di Scozia, Inghilterra e Irlanda, terre poetiche che la ispirano e le ricaricano l’anima. Sportiva, a tratti irrequieta, non si accontenta di vedere lo sport alla TV, deve correre, nuotare e sì, anche sudare. Ha praticato a lungo pattinaggio artistico su ghiaccio, e ora scende in pista per divertirsi con gli amici.
Come Francesca Cani ha pubblicato il romanzo @mare (Edizione Tipografia Moderna Asiago, 2009), riedito con il titolo @amare – Il profumo del gelsomino notturno (goWare, 2010). Autrice di numerosi racconti fra cui Il sangue d’Èire; Lei è mia; Sei già venuta; Con te non ho finito; Alla luce del sole; Il padiglione dei desideri (Lite Editions, 2011/2012); Il Canto del Vento (Primo premio Italish Storie 3, Querci&Robertson, 2011); Sono qui (Atlantis, Lite Editions, 2012); Zoya; Il cuore nero del Borneo (nell’antologia Vapore caldo a cura di Elisabetta Bricca, Edizioni Scudo, 2012); Eternal Flames (Chichily Agency, 2012); Have you come yet? nell’antologia in lingua inglese La dolce vita curata da Maxim Jakubowski (2013).
Frances Shepard, con l’amica Mary, sono autrici de I colori della Nebbia, un romance storico uscito nel mese di ottobre 2013 per Harlequin Mondadori.
Un'autrice scoperta per caso Francesca Cani, in una di quelle giornate di super offerte Leggereditore. E mi è andata di lusso. Di lusso perché è bravissima, sia per la descrizione delle ambientazioni e le atmosfere del periodo, sia per il ritmo mai noioso della trama.
"Tristan e Doralice" è un romanzo corposo e a volte mi capita, soprattutto per gli storici, che il ritmo diventi lento, ma in questo caso, non c'è stato mai un cedimento nella mia voglia di andare avanti. A questo aggiungete un periodo storico non convenzionale, siamo nel 1076, e una storia d'amore di quelle sofferte, di quelle dense di sacrifici e rinunce, ma dove l'altra persona rimane il punto fermo delle tue giornate, dei tuoi pensieri e avrete un romance storico di quelli da ricordare.
"Cuore diviso, straziato, cuore che avrebbe ripreso a battere se solo avesse potuto starle accanto. Doralice era vita, speranza, e lui aveva bisogno di credere, di amare. Aveva bisogno di lei, glielo diceva il proprio corpo, tanto attratto dalle sue forme da volerla accanto anche di notte, quando era divorato da quel vuoto impossibile da scacciare. Lei sola aveva il potere di dissiparlo."
Inoltre questo grande amore nulla toglie allo svolgersi degli eventi storici e degli altri personaggi in gioco, ma si intreccia con essi in modo naturale. Molto bello.
L’autrice crea la magia catapultandoti in un mondo di battaglie, sotterfugi, menzogne. Uomini e donne usati come merce di scambio. Anime che si perdono per poi ritrovarsi (purtroppo non sempre). Vendette agognate e giustizie poco divine, ma conquistate con il sangue. Ci sono state pagine dure, cruente, in cui ho dovuto riprendere fiato.
E c’è tanto amore. Quegli amori impregnati della sofferenza e del sacrificio, ma legati insieme dalla lealtà e dal rispetto. Nei libri di questa autrice ci sono sempre così tante sfumature che è difficile ricordarle tutte, una volta che si prova a raccontarle.
Ho fatto una Seconda lettura di questo romanzo, subito dopo aver finito Filippo e Lucilla, perché le vicende di Lacus e Holstein sono profondamente intrecciate e sono felice di averlo fatto, perché ogni tassello è andato al proprio posto ❤️
4/4,5 un bel libro storico di quelli rari, ambientato in un periodo storico che resta sempre nell'ombra, due bei personaggi, tanta azione, niente fronzoli! Buona la prima con la Cani!
Il romanzo è ambientato nella seconda metà del XI secolo, durante la battaglia delle investiture: un periodo di grande instabilità politica e di continue lotte, intrighi, complotti. Papato e Impero in questa epoca si scontrano per le nomine dei vescovi – conti vassalli dell’Imperatore ma che avevano anche cariche religiose – e per l’elezione dei Pontefici che secondo l’impero sarebbe dovuta avvenire soltanto con il consenso dell’Imperatore. Lo scontro entra nel vivo con l’imperatore Enrico IV e il Papa Gregorio VII, e raggiunge l’apice quando quest’ultimo scomunica l’Imperatore e dispensa tutti i suoi sudditi dal dovere di seguirlo. Da qui il famosissimo episodio di Canossa, dove Enrico IV si reca per ottenere la revoca della scomunica e si trova costretto ad attendere davanti al portale di ingresso del castello per tre giorni e tre notti, inginocchiato, col capo cosparso di cenere, prima di essere ricevuto dal Pontefice. Le vicende dei protagonisti del romanzo si svolgono in questi anni e luoghi, le loro vite, le loro disavventure sono intrecciate in maniera indissolubile ai protagonisti storici di tale periodo: Matilde di Canossa ed Enrico IV. A Canossa Doralice di Lacus trova rifugio dopo essere rimasta orfana molto piccola. Viene accolta come una figlia dalla Grancontessa Matilda, personaggio singolare per la sua epoca, una donna che rivestiva un ruolo di assoluto primo piano in una società in cui le donne valevano molto poco. Come capo assoluto di un feudo, ricopriva una posizione allora riservata esclusivamente agli uomini, dimostrando una forza straordinaria combinata a un’innata leadership e attitudine al comando. Con la protezione di Matilda, Doralice cresce e diventa una donna. L’educazione che riceve a Canossa è inusuale e insolita per l’epoca, una bimbetta forte e testarda diventa così una donna ostinata, orgogliosa e caparbia ma allo stesso generosa, capace di forti passioni e in grado di fare scelte coraggiose.
“Vi conosco da quando eravate una bimbetta Doralice. Chinare il capo non è mai stato il vostro maggiore pregio”. Rise piano. “E per questo ho ringraziato il cielo molte volte. Non potrete essere la mia erede, ma mai e poi mai avrei voluto che diventaste una di quelle donne pronte solo a compiacere, prive dello spirito e della luce che ci distinguono in quanto esseri pensanti.”
A Canossa Doralice conosce Tristan di Holstein, un cavaliere con un passato triste e doloroso che arriva nel feudo di Matilda per portare a termine una missione ben precisa, un incarico odioso impostogli dall’imperatore Enrico IV che infatti, tiene in ostaggio quel che rimane della sua famiglia e Tristan, ha il compito di rapire Doralice consegnandola all’Imperatore, per avere salva la sua vita e quella dei suoi cari. E se all’inizio il comportamento amichevole e affettuoso di Tristan è finalizzato all’adempimento della missione, dopo poco cambia, lui s’innamora perdutamente di Doralice dalla quale viene ricambiato.
La verità era che non capiva più quali aspetti del proprio comportamento premuroso facessero parte della copertura e quali gli sfuggissero al controllo, per il bene della missione e per non impazzire, doveva trovare il tempo per riflettere……… Perchè si sentiva così coinvolto ? lo capì all’improvviso, mentre assisteva al miracolo di un sorriso nascerle sulle labbra e manifestargli la riconoscenza che aveva nei suoi confronti. Doralice gli apparteneva …
La storia dell’amore di Tristan e Doralice si presenterà piena di momenti romantici e indimenticabili ma anche di difficoltà e complicazioni, la strada per il raggiungimento della felicità si rivelerà ardua e piena di ostacoli. Poteri forti trameranno nell’ombra per impedire loro di vivere serenamente: guai, minacce e pericoli metteranno alla prova il loro rapporto e a repentaglio la loro vita più volte, fino alla resa dei conti finale. Ho acquistato il libro d’impulso, ispirata dalla sinossi e sono decisamente contenta di averlo fatto. Mi piacciono molto i romanzi storici soprattutto quelli in cui la storia personale e familiare dei protagonisti si intreccia con gli avvenimenti dell’epoca. Scrivere tipo di opere è, secondo me, molto impegnative, devono essere storicamente accurate, in tutti gli aspetti, dai luoghi agli usi e costumi. Così come i personaggi rappresentati realmente come protagonisti dell’epoca in cui si svolge la trama, ma anche interessanti e singolari per atteggiamento, personalità e carattere. La storia deve essere peculiare, prevedere momenti di suspense e difficoltà… Questo romanzo per me ha tutti gli elementi distintivi, i requisiti e gli ingredienti giusti come la passione, l’avventura, l’odio, l’amore, il rancore, il risentimento, il tradimento, il coraggio, senza dimenticare onore, perdono, redenzione. Una bellissima storia con una narrazione scorrevole e scrupolosamente calata nel contesto storico: un libro che iniziato vorresti leggere tutto d’un fiato e non lasciare mai.
La storia d’amore tra Tristan e Doralice si piazza nel bel mezzo di un periodo storico piuttosto movimentato per le terre del centro/nord Italia e del nord Europa in generale, periodo che culminò nel 1077 con l’umiliazione di Canossa. L’imperatore Enrico IV di Franconia fu costretto a recarsi, con la consorte, a piedi al castello di Canossa per implorare Papa Gregorio VII di ritirare la scomunica pendente sulla sua testa. Dopo tre giorni di attesa fuori le mura del Regno di Canossa e, grazie all’intercessione della Duchessa Matilda la scomunica fu revocata, ma Enrico IV non recuperò mai più del tutto il credito perso. Le tribù germaniche insorsero eleggendo un Re alternativo e scatenando un sanguinoso conflitto interno culminato nel 1080 con la vittoria di Enrico IV, che disconoscendo la figura di Papa Gregorio VII, elesse l’antipapa e da lui si fece incoronare imperatore.
Francesca Cani, ricostruisce in modo accurato la cornice storica e le usanze di quei tempi a partire dalla scena che ci introduce al libro vero e proprio. E’ appurato che per secoli, secoli e secoli il divertimento più grande per i sovrani e per le corti, oltre alla caccia, fosse quello delle giostre e non è di secondaria importanza considerare il fatto che, nell’XI secolo, la sicurezza era un utopia e i combattimenti terminavo spesso e volentieri con la morte di uno dei due contendenti se non di entrambi. E’ così che, Tristan di Holstein, costretto a obbedire senza se e senza ma al volere del suo Re, affonda la sua lama nel corpo di Filippo di Lacus e quella che avrebbe dovuto essere una ferita solo superficiale, a causa del veleno di cui erano intrise le armi, si trasforma nella condanna a morte dell’ambasciatore di Aquisgrana.
«Non mi arrenderò, Lucilla, amor mio» rantolò. Filippo era sdraiato a terra, le braccia spalancate, il corpo devastato dallo scontro, e nessuno lo udì. Rievocò la sensazione di pace e armonia che provava nel giocare con le ciocche d’oro di sua moglie e, con un sorriso amaro, pensò a tutte le volte che quel gesto era stato il preludio di un piacere dirompente. Gli parve di sentire la risata allegra di Doralice, la loro bambina, acuta come il suono di un campanello d’argento, travolgente come l’acqua spumosa delle cascate. Il rimpianto aveva il sapore acre del fiele, unito a quello ferroso del sangue. In questo prologo sono racchiusi un po’ tutti i sentimenti che muovono l’animo umano da qui all’inizio del mondo. Dolore e coraggio, paura e amore, senso di protezione per la propria famiglia, sono i sentimenti di Filippo di Lacus; ferocia, spietatezza, abnegazione verso il Re e qualcos’altro che affiorerà più avanti, muovono la mano del signore di Holstein; crudeltà e prevaricazione, forse vendetta per l’umiliazione subita a Canossa, sono il movente di Enrico IV. Ed ecco che la storia entra nel vivo. Doralice di Lacus, sopravvissuta allo sterminio della propria famiglia, viene affiliata e allevata con amore da Matilda di Canossa. Come pupilla della Viscontessa gode di una certa libertà ed essendo dotata di una spiccata intelligenza e senso pratico, ne fa buon uso quando la madrina la invia a Lacus per soprassedere alle opere di costruzione di una Chiesa.
D’un tratto lui si voltò nella sua direzione e lei distolse lo sguardo, per poi rialzarlo nel momento meno opportuno. Incontrò i suoi occhi e le labbra le si dischiusero, non più comandate dalla sua volontà. Catene invisibili le strinsero il corpo e la obbligarono a guardargli le iridi che, così diverse e complementari, mettevano i brividi. In quell’uomo c’erano l’azzurro puro e terso delle acque del lago e l’oro radioso e screziato di schegge scure di roccia. Quando i loro sguardi si incrociarono, le parve di non essere stata la sola a sentirsi disorientata; lui le restituì un’occhiata eloquente e indugiò su di lei, esaminandola pigro e autoritario, come se stesse osservando le lingue di un fuoco vivace e fosse perso nei propri pensieri nel tranquillo salone di un maniero.
L’incontro con Tristan è la chiave di volta della sua esistenza. Già dal primo approccio Doralice si sente profondamente attratta dal giovane uomo con un occhio azzurro e l’altro color dell’oro, Tristan a sua volta si ritroverà ad osservare incantato la bellezza ed il fascino di Doralice. Arrivato a Lacus sotto mentite spoglie, il vero intento di Tristan è quello di rapire Doralice e portarla alla corte di Aquisgrana, da Enrico IV. La ragazza sarà la merce di scambio tramite cui Tristan potrà ottenere la liberazione della sorella e del nipotino e rientrare nelle grazie del Re. La sua più grande speranza è quella di ottenere da Enrico il permesso di ritornare in alta sassonia, ma accetterebbe qualsiasi sacrificio pur di salvare la vita dei suoi cari, compreso il fratello Jonas che, sempre a seguito del ricatto del Re, lo affianca nella missione del rapimento.
Pressato da Jonas e dal poco tempo a disposizione Tristan mette in atto il suo vile piano per avvicinarsi alla ragazza. Tutto è studiato nei minimi dettagli, ma si sa che l’amore, quello vero, quando colpisce non lascia via di scampo; Doralice riesce a trapassare la scorza superficiale di durezza e crudeltà di Tristan arrivando al cuore. L’amore tra loro nasce e cresce silente ma così impetuoso che Doralice, richiamata da Matilda a Canossa per contrarre matrimonio con un emerito sconosciuto, decide di donarsi prima a Tristan rivendicando per se il diritto di scegliere a chi offrire la propria purezza
La sentì tremare. La baciò ancora in profondità, questa volta con dolcezza. L’istinto gli urlava che doveva vederla nuda, sprofondare dentro di lei e lasciarsi andare alla gioia del possesso, ma c’era anche qualcosa di mai provato che lo spingeva a consumare il tempo con lentezza. Chiuse gli occhi e ascoltò il corpo di Doralice. Panico, palpiti veloci, la pelle che le si era raffreddata esposta al vento, alle sue mani affamate. Bellezza pura che presto avrebbe conosciuto la ruvidezza dell’esistenza, ma non quel giorno, non ancora. Combattuto fra i doveri ed il cuore, Tristan non esita a mettere Doralice a conoscenza dei pericoli che sta correndo e la esorta a raggiungere Canossa, dove potrà godere della protezione di Matilda. Da qui in avanti, non vi svelo più nulla, sappiate solo che le strade di Tristan e Doralice si incroceranno di nuovo e il loro destino si compirà.
Mentre gira pagina dopo pagina, un lettore attento, si chiede cosa succederà quando i due protagonisti prenderanno finalmente coscienza del passato e del fatto atroce di cui l’una è stata vittima e l’altro carnefice. Sinceramente la questione mi ha incuriosita sin dall’inizio e ho continuato la lettura sempre più ansiosa di sapere come se la sarebbe cavata la scrittrice quando gli scheletri fossero usciti dall’armadio. Devo dire che la soluzione adottata mi è piaciuta e per questo faccio i complimenti a Francesca Cani: brava proprio non me l’aspettavo.
La storia è lunga e molto articolata, i sentimenti la fanno da padrone e i personaggi sono tratteggiati benissimo. In certi punti si riesce a sentire il fruscio della frusta che impatta la pelle, il rumore di una spada che affonda nella carne, il battito del cuore impazzito per la paura o per l’amore. Questo per dire che la scrittrice non si risparmia nel portare i suoi personaggi all’esasperazione sia fisica che mentale: l’odio, l’amore e la sofferenza vengono sviscerati alla perfezione. E’ un romanzo di sentimenti, il sesso non è predominante ma bello ed emozionante, il linguaggio colorito e adeguato all’ambientazione storica. Personalmente preferisco uno stile un po’ più moderno anche per i romanzi storici, che risultano così più scorrevoli, questo senza nulla togliere al lavoro di Francesca Cani che rimane comunque di ottima qualità.
Amanti dello storico e delle storie d’amore che fanno battere forte il cuore, TRISTAN E DORALICE è il libro che fa per voi.
Quando mi è piaciuto un libro due sintomi compaiono,il primo:continuo a ripensarci...il secondo inizio a fare qualche ricerca,approfondimento che può essere storico,sull'autore,ricerca di book trailer... Ed è successo con questo libro,sono finita a fare ricerche su Matilde di Canossa e sul periodo storico...la storia è romantica e struggente e penso che Tristan l'incantatore vi conquisterà.Consigliato
Cosa c'è di più bello che leggere una bella storia d'amore in una sera d'inverno? Lasciarsi scaldare dalle pagine di un libro è una delle gioie della vita per una lettrice compulsiva come me. E Tristan e Doralice è proprio questo, una grande storia d'amore. Amore tra un uomo e una donna, amore tra genitori e figli, l'amore sotto ogni punto di vista. Quell'amore con la A maiuscola che scocca irrefrenabile, ma che dovrà forgiarsi superando numerose e quasi insormontabili difficoltà per poter finalmente sbocciare e trasformarsi in un sentimento sereno e duraturo. Il libro mi è piaciuto molto soprattutto per la sua ricchezza, di sentimenti, di scenari, di fatti storici, di paesaggi, d'avventura. E' veramente un testo completo, che sazia il lettore, proprio perché contiene tanti ingredienti, che lo rendono appetibile ad un ampio pubblico. Va bene sia per chi ama i romanzi storici, che per chi ama i romance, che per chi adora i romanzi d'avventura o cappa e spada. La storia d'amore tra Doralice e Tristan è centrale alla trama, naturalmente, e le scene d'amore su cui sospirare sono numerose, ma non mancano parti ricche d'azione, violenza e intrighi di corte. Le parti che ho amato di più personalmente sono state quelle legate al padre di Doralice,un personaggio veramente molto interessante la cui storia e il cui presente non possono non colpire il lettore, e quelle che presentavano il personaggio storico di Matilde di Canossa, che fin da piccola mi ha sempre incuriosito. Un plauso poi anche per i duelli, veramente ben resi, leggendoli sembrava letteralmente di poterli vedere su uno schermo cinematografico!
Epico! Non c'è miglior parola per descrivere questo romanzo, che entra prepotentemente a far parte di uno dei miei libri preferiti. La prosa è fluida e l'alternarsi dei vari punti di vista dei protagonisti rende il romanzo pieno e ricco, non c'è un momento di stallo o di noia, non c'è un attimo in cui siamo estranei a ciò che leggiamo. Pagina dopo pagina proviamo tutte le emozioni che provano i protagonisti, siamo loro, respiriamo con loro, ridiamo con loro, soffriamo, piangiamo con e per loro. Completamente schiavi della storia che scorre davanti ai nostri avidi occhi, siamo più vivi che mai. La storia d'amore fra i due protagonisti, per quanto sia al centro della narrazione, non la occupa mai facendo sbiadire il contesto, ma anzi ne è perfettamente integrata e gli eventi si esaltano l'un l'altro facendoci apprezzare ogni dialogo, azione o descrizione. Un enorme plauso va all'autrice, non solo per aver tessuto una storia tanto magnifica, ma per la sua encomiabile proprietà di linguaggio, che mi ha riportato alla mente tanti termini sepolti nella mia memoria e che mi ricorda quanto la nostra lingua sia ricca e articolata e, soprattutto, quanto siano rari coloro che la sappiano utilizzare. Ovviamente io ahimé non sono fra questi :( ma Francesca Cani sicuramente si! Consigliatissimo! Mettete in pausa tutte le vostre letture e lasciatevi trasportare dalla poesia di Tristan e Doralice.
Vi capita mai di lasciare a metà una lettura (per gli svariati impegni quotidiani) e di non vedere l'ora di rituffarvi in quel mondo, di finirlo e sentire la nostalgia per i luoghi e i personaggi che avete imparato a conoscere e ad amare? Bene, questo è uno di quei libri che dà queste sensazioni. Bello, bellissimo, scritto in modo impeccabile, studiato nei dettagli, niente è lasciato al caso .. ogni punto interrogativo ha un suo perchè. Personaggi principali e secondari forti, fieri, interessanti.. Colpi di scena e un lavoro di ricerca inappuntabile, lodevole. I personaggi fittizi e quelli realmente esistiti interagiscono in una storia coinvolgente e appassionante. Francesca Cani ci catapulta pagina dopo pagina in quest'epoca medievale, ed è talmente minuziosa la sua descrizione (ma mai noiosa, mai superflua) che ci sembra di pesseggiare realmente nelle corti interne o camminare tra i corridoi di pietra umida di queste rocche, sentire l'odore di torba o cartapecora. La storia d'amore tra i due protagonisti è potente, ricca, appassionante nella sua semplicità. Consigliatissimo a chi piace il genere storico.. ma anche a chi non piace, perchè è veramente una bella storia, un bel libro.
Era tanto che non leggevo un romance storico e devo dire che ho ritrovato un vecchio amore grazie alla storia che Francesca cani ha saputo creare. I personaggi immaginari si intrecciano a quelli veramente esistiti in maniera magistrale, lineare e pulita che non pensi non possano essere davvero esistiti. Le ambientazioni sono curate e precise ma senza essere pesanti bensì funzionali al fine degli avvenimenti. si vede che c'è molto studio e molta attenzione dietro alle ricostruzione degli avvenimenti ma anche dei luoghi e dei costumi. e poi ci sono i protagonisti che conquistano il lettore anche se devo dire ho più apprezzato la seconda parte che la prima, quella dell'innamoramento, mi è parso affrettato e come mancante di qualcosa. La mia prima esperienza con questa autrice e sicuramente non l'ultima!
Adoro i romanzi storici dove amore, guerra e speranza si mescolano. Uomini coraggiosi, donne intelligenti. Forza e tenerezza. Una storia completa, ben orchestrata con elementi storici reali e guerrieri creati ad arte. Soffri insieme a Tristan e Doralice, quasi fino a credere che non arrivi mai il lieto fine. Fortuna che l'amore vince su tutto. E ne abbiamo sempre bisogno di amore. Bello
Un romance storico quello di Tristan e Doralice davvero interessante. Innanzi tutto per il periodo storico non molto sfruttato tra le autrici del genere, e in più ricco di spunti storici che si intrecciano ad arte con la storia d'amore dei due protagonisti. Rispetto ad altri rosa storici è più lento in alcuni passaggi, ma ci sono tanti momenti romantici e indimenticabili. Molto bello il finale.
"Era massiccio, armonioso, aveva un incarnato brunito da sole e intemperie, braccia grandi come tronchi. Vi era furia nei suoi movimenti, non solo potenza ed equilibrio, un fuoco segreto che sembrava scaturire dalla sua figura e incendiare lo spazio che lo circondava. I capelli erano scuri e legati dietro la nuca, alcuni ciuffi selvaggi sfuggivano al legaccio. La barba cespugliosa sembrava fatta di ginepro e aveva il colore della terra bruciata... ...D'un tratto lui si voltò nella sua direzione e lei distolse lo sguardo, per poi rialzarlo nel momento meno opportuno. Incontrò i suoi occhi e le labbra le si dischiusero, non più comandate dalla sua volontà. Catene invisibili le strinsero il corpo e la obbligarono a guardargli le iridi che, così diverse e complementari, mettevano i brividi. In quell'uomo c'erano l'azzurro puro e terso delle acque del lago e l'oro radioso e screziato di schegge scure di roccia."
"Doralice odorava di fiori, erba e rugiada, aveva sulla pelle il pregnante sentore dell'innocenza, capace di stordirlo... ...Lei lo aveva colpito, lasciandolo quasi incapace di reggere la maschera che aveva indossato... ...Doralice era molto bella e lui da troppo tempo non giaceva con una donna. I suoi sogni notturni erano prigionieri dei capelli d'oro e rame, della spruzzata di lentiggini sul viso di lei e di quei lacci di cuoio sui fianchi che le facevano aderire il tessuto dell'abito al fisico snello."
Occhi indagatori, occhi che guardano, cercano... Quelli di Doralice scoprono qualcosa di nuovo, di nascosto, che le fanno battere il cuore. Quelli di Tristan scrutano, osservano qualcosa che deve essere fatto. Sin dal primo incontro uno conosce, l'altro no. Entrambi hanno una missione, riusciranno nel loro intento? Tristan e Doralice è un romanzo corposo, che non stanca, perché gli eventi interagiscono così tanto tra di loro che non riesci a smettere di leggere, vuoi conoscere come andrà a finire nel bene e nel male, e vi garantisco che seppur convinta del finale, i dubbi sono rimasti per quasi tutto il romanzo.
"Cuore diviso, straziato, cuore che avrebbe ripreso a battere se solo avesse potuto starle accanto. Doralice era vita, speranza, e lui aveva bisogno di credere, di amare. Aveva bisogno di lei, glielo diceva il proprio corpo, tanto attratto dalle sue forme da volerla accanto anche di notte, quando era divorato da quel vuoto impossibile da scacciare. Lei sola aveva il potere di dissiparlo."
Una storia nella storia, un passato che torna prepotentemente, coincidenze? Tristan ha bisogno della sua libertà, lui duca di Holstein, vuole tornare nelle sue terre libero, senza il giogo di un re malvagio, senza ricatti, ma non sarà facile. Doralice, dolce, sensibile, è sin dal primo istante, dal primo sguardo, attratta da quell'uomo che si definisce pellegrino, sarà vero? Dietro quegli occhi del diavolo però forse nulla è perduto, dietro un cuore gelido arde una passione che Tristan non riesce a spegnere, Doralice gli è entrata dentro, nell'anima. Questo romanzo seppur molto distante per modalità di scrittura, di temi, di genere, mi ha riportata alla mente romanzi di autrici americane, il mio non vuole assolutamente essere un paragone, senza sminuire nulla, ma gli eventi, i colpi di scena, le peripezie, il modo di svolgere tutto il racconto, hanno creato una tensione in tutto il libro che difficilmente dimentichi se lo hai già ritrovato. Amo quando una trama è così piena, così satura di eventi. Tristan e Doralice vivono intensamente la loro storia d'amore, superando traversie, accettando il loro destino. Sofferenza, tortura, bisogno, paura sono parte integrante del romanzo, ma accanto si accostano amore, passione, sensibilità... Potere, tanto potere nelle mani di un re, e poi dall'altro Matilda di Canossa, la donna che Enrico IV vuole distruggere. Tutti i personaggi sono stati ben caratterizzati, ho apprezzato conoscere i punti di vista di Doralice e Tristan, sapere cosa entrambi provano, i loro pensieri. L'impatto storico è stato anche interessante, non è facile scrivere, tornare indietro in un passato così lontano, e inserirci figure che creano una loro storia. Una gran bella dose di colpi di scena non è mancata, tanto da spiazzarmi in alcuni momenti.
"Voglio renderti felice, voglio provare a meritarti" attaccò Tristan, la voce roca per l'emozione. "Voglio potermi svegliare sempre accanto a te, migliaia di giorni e notti come quella quella che abbiamo passato." Il sorriso sul suo viso si fece provocante, poi di nuovo teso. "So che mi servirebbe una vita intera per restituirti la grazia dell'amore che mi hai donato, per questo Doralice, sposami. Mi serve tempo per dimostrarti che vivo per te. Sposami e giuro che ti amerò come ora fino all'ultimo dei miei respiri."
Una dichiarazione che supera tutte le avversità, che travalica i confini del cuore, per giungere direttamente dentro l'anima, nelle profondità di quell'amore che solo chi ha superato ostacoli, che conosce ciò che prova, che guarda oltre verso un futuro pieno di insidie può comprendere. E' l'amore di Tristan verso quella donna che ha donato il proprio cuore ancor prima di conoscere cosa era, chi era.
🌟🌟🌟🌟💫 PERCHÉ HO ASPETTATO COSÌ TANTO? Bella domanda... Nel dubbio, non fate il mio stesso errore e fatevi catturare dalla prosa di Francesca Cani, dalle variopinte sfaccettature delle sue storie e dalla ricchezza delle sue trame. Assolutamente consigliato!
Imperdibile. Bellissimo, avvincente, emozionante e coinvolgente. Personaggi perfettamente delineati e caratterizzati, una vicenda ben inserita nel periodo storico trattato con personaggi sia reali che di fantasia.
Rileggerei il libro un milione di volte La storia d'amore fra Tristan e Doralice è emozionante. Un amore ribelle in cui Doralice seguirà il suo cuore anche se a volte dovrà convivere con la freddezza di Tristan e del suo passato.
Ho da sempre una predilezione per la lettura di romanzi storici che hanno la caratteristica di imbrigliare il lettore e trasportarlo in un mondo fatto di realtà storica mescolata a fantasia. Il romanzo Tristan e Doralice non fa eccezione, è un racconto che ti trasporta in un passato lontano, in un mondo fatto di combattimenti, intrighi di corte e giostre mortali. Una storia d'amore che si intreccia sapientemente con la realtà storica, quella della Grancontessa Matilde di Canossa, una delle più singolari quanto affascinanti figure che il medioevo abbia potuto conoscere e dell'imperatore Enrico IV suo acerrimo nemico nonché cugino di secondo grado. Dalla loro saccesa lotta nascono i personaggi intorno al quale ruota questa fantastica storia d'amore, d'odio, di bugie e tradimenti, di intrighi e potere. In uno scenario di aspre guerre e dissidi interni nascono e prendono forma tutti i protagonisti di questo racconto. Scopriamo da subito che per salvare la vita della moglie e della figlia Doralice, Filippo di Lacus si immola e viene ammazzato in una giostra medioevale. In seguito alla sua morte le due donne riescono a scappare, ma a causa di un ulteriore attacco segreto perde la vita anche la madre della protagonista che turbata e provata si ritroverà, per desiderio della stessa madre, sotto la tutela della grancontessa Matilda che dopo aver visionato lo stemma di famiglia ricamato sul copricapo della fanciulla l'accoglierà nel suo castello trattandola come se fosse una vera e propria figlia. Lì Doralice crescerà e maturerà trasformandosi nella fantastica donna che conosceremo nelle pagine di questo romanzo. Anni e anni dopo, in visita nelle sue proprietà, Doralice si imbatterà in Tristan e l'attrazione tra loro due sarà improvvisa e inaspettata. Ma Tristan ha dei motivi segreti e oscuri che l'hanno portato a incrociare il cammino della dolce fanciulla, motivi che derivano dalle decisioni segrete del potente Imperatore che, deciso a sfruttare la ragazza per sovvertire il potere dell'odiata cugina Matilde costringe Tristan a rapirla. PER CONTINUARE A LEGGERE LA RECENSIONE CLICCA QUI: http://newadultedintorni.blogspot.it/...
Raramente mi faccio condizionare da una bella cover nell’acquisto di un romanzo: “Tristan e Doralice” è l’eccezione che conferma la regola. Quando ho visto quel figaccione con i capelli lunghi, la camicia aperta sul petto e lo sguardo da “se te pijo te sdrumo” – confesso la mia debolezza – non ci ho visto più e ho comprato il cartaceo a scatola chiusa, senza sapere praticamente nulla sull’autrice, fatte salve le ottime recensioni e la dichiarata stima di Adele Vieri Castellano (sicuramente una delle mie autrici italiane preferite). Non mi sono nemmeno soffermata sul fatto che i due soggetti in copertina riflettano ben poco l’epoca medievale in cui il romanzo è ambientato…ma pazienza. Beh, se alla cover posso assegnare 5 stelline, per il romanzo non riesco ad andare oltre le 3. Però devo assolutamente sottolineare, in questo molto più che in altri casi, come si tratti di un giudizio assolutamente personale, che poco ha a che fare con la “qualità oggettiva" del romanzo. Sono, infatti, pronta a riconoscere che “Tristan e Doralice” sia scritto molto bene, in modo molto pulito e curato. Il problema – che, ribadisco, è un mio problema, legato al fatto che leggo con la “pancia” – è che, non solo non è riuscito a coinvolgermi emotivamente, ma ho fatto quasi fatica a finirlo. Quali le ragioni? Forse perché ho trovato l’intreccio troppo “classico” e prevedibile; forse perché la famigerata “consumazione” tra i protagonisti avviene troppo presto per i miei gusti (mi piacciono i romanzi che mi fanno aspettare con trepidazione l’evento, altrimenti perdo presto interesse per la storia); forse perché ho trovato dialoghi e situazioni troppo piatti (sempre per i miei gusti). Non ho potuto fare a meno di associare l’effetto di questo romanzo a quello esercitato da un altro, sempre di ambientazione medievale, di Ornella Albanese: per entrambi non si può certo sostenere che siano scritti male, tutt’altro, ma non mi arrivano alla pancia, non mi suscitano nessuna emozione; la loro qualità mi ha impedito di interrompere la lettura, ma il desiderio di passare ad altro si faceva sempre più pressante pagina dopo pagina. Insomma, non è certo un romanzo che mi sento di sconsigliare, ma neanche di consigliare a spada tratta. Dipende molto dai gusti.
In una parola epico! Onestamente da qualche tempo non leggo molti romance, tuttavia l'ambientazione storica e la trama mi hanno attirato, così l’ho comprato in libreria. Sono rimasta incollata al libro fino all'ultima pagina. La trama è ricca e avvincente, narrata con intensità e mai scontata fino al finale inatteso. La narrazione è fluida, scorrevole ma con un lessico ricco e ricercato. Si intuisce un approfondito lavoro di ricerca sul periodo storico, infatti la ricostruzione storica è accuratissima anche nelle ambientazioni della vita quotidiana. Ci si ritrova così letteralmente catapultati ai tempi di Matilda di Canossa, tra castelli e lotte per il potere, a gioire e soffrire insieme ai personaggi di questa bellissima storia d’amore. Personaggi ben “dipinti”, che non si può fare a meno di amare perché veri, nei loro pregi e nei loro difetti e imperfezioni… Cinque stelle meritate dunque e spero che l’autrice ci voglia regalare presto qualcosa di altrettanto piacevole!
Libro avvincente dal linguaggio aulico che ben si addice alla corte della Grancontessa Matilde, donna erudita che divenne con il suo regno quarantennale, chiave di lettura della cultura della sua epoca. Come lei, la sua pupilla Doralice, giovane intelligente, colta e affascinante, si distingue per intraprendenza. Struggente la storia d’amore con il nobile che viene dal nord Tristan. Nell’insieme un romance da non perdere.