"Questo libro nasce dal desiderio di condividere le mie riflessioni ed esperienze nel campo della traduzione e del suo insegnamento in corsi e workshop. La traduzione è, in quanto esperienza, riflessione. È prima di tutto un fare esperienza dell'opera da tradurre e nello stesso tempo della lingua in cui quell'opera è scritta e della cultura in cui è germinata. E subito dopo è un fare esperienza della lingua madre e della propria cultura, che deve accogliere, vincendo ogni possibile resistenza, la diversità linguistica e culturale del romanzo o del racconto da tradurre. [...] Il percorso proposto in queste pagine è di graduale difficoltà ed è stato pensato in primo luogo per i lettori forti, per chi ha una viva curiosità per la lettura ed è desideroso di accostarsi alla traduzione e di entrare nella sua officina. Ne può trarre inoltre beneficio chi studia traduzione, ma frequenta corsi di laurea in cui ci si limita a impartire nozioni teoriche e non si lavora concretamente sui testi. Infine mi auguro possa essere di stimolo al recensore che volesse avere qualche spunto in più per valutare la bontà di una traduzione."
Scritto in un linguaggio semplice e scorrevole, questo manuale è di grande interesse sia per chi voglia affacciarsi al mondo della traduzione per la prima volta che per chi vi abbia già esperienza.
L'ho letto nell'ambito della redazione del terzo capitolo della mia tesi di laurea magistrale.
Illuminante per molti aspetti. Non solo legati alla traduzione, ma alla comprensione del testo. Nel capire meglio certe scelte traduttive che spesso percepiamo strane. Nel capire il bisogno di tenere registri diversi per i diversi tipi di letteratura, perché, checché se ne dica, i generi esistono, come esistono lettori di riferimento, Letteratura alta e di evasione, e in base a questo ricevere le traduzioni adeguate al livello di attenzione tipico del lettore target. La Cavagnoli ha messo in ordine concetti che vagavano disordinati nei miei pensieri e mi ha anche insegnato che sbagliavo su alcune mie convinzioni sulla traduzione. Per un neofita come me, con qualche esperienza di traduzione amatoriale in campo cinematografico, è un ottimo libro.
WOW! Non penso ci siano altre espressioni per comunicare davvero la sensazione al termine di questo interessantissimo volume.
La Cavagnoli è sicuramente un'autorità in campo traduttivo e letterario e in queste breve ma intense pagine da prova di tutta la sua maestria e competenza.
Un testo specialistico, dedicato sì a chi traduce o si appassiona al mondo traduttivo, ma assolutamente fruibile anche dal lettore incuriosito dall'universo magico e seducente di chi "dice quasi la stessa cosa" per citare Umberto Eco.
Un saggio dettagliato che, passaggio per passaggio, guida il lettore per mano attraverso le fasi della traduzione letteraria attraverso una serie di esempi davvero interessanti.
Mestiere difficile quello del traduttore, quando si vuole farlo bene. Come qui spiegato, non basta trasporre pedissequamente: bisogna cercare di riprodurre, per quanto possibile, la “voce” dell’autore, le scelte lessicali, la musicalità, il ritmo della narrazione. Bisogna rispettare il registro usato dai personaggi, e resistere alla tentazione di usare sinonimi là dove l’autore ha ripetuto lo stesso termine, poiché se lo ha fatto avrà pur avuto i suoi motivi. E poi, trovare un modo efficace di rendere slang e giochi di parole, conoscere il retroterra culturale dell’autore, compiere adattamenti quando necessario e mantenere l’originale quando, al contrario, un adattamento creerebbe confusione. Un lavoro lungo e meticoloso, fatto di letture e riletture, correzioni e riscrizioni… un lavoro ammirevole, della cui difficoltà spesso non ci si rende conto: un libro mal tradotto non rende giustizia all’autore originale, e persino una buona traduzione può cambiare l’atmosfera del libro, a seconda delle scelte che vengono operate (penso sempre al racconto “La Freccia Nera” di Mari). Però tutta questa meticolosità Franca Cavagnoli sembra riservarla solo alla letteratura “alta”: pare ritenere che un autore di genere, che si tratti di gialli, di fantasy, di romance, scriva un tanto al chilo e non abbia un proprio stile che valga la pena di valorizzare e di trattare con cura. Un intrattenitore, più che uno scrittore. Non solo: chi legge romanzi di questo tipo, sempre secondo la Cavagnoli, è di bocca buona, non gli importa proprio dello stile, della ricercatezza e delle sfumature: vuole solo procedere rapidamente nella lettura, alla ricerca dell’azione, tutto preso dalla curiosità di sapere come andrà a finire. Quindi: semplificare, sforbiciare, stringare, tagliare interi capoversi, nel caso; tanto spesso è l’editore a chiedere di ridurre le pagine, quindi si può macellare senza problemi.
Letture interessante, ma la parte sulla lettura di genere mi ha davvero infastidita, quindi le quattro stelline in realtà sono tre e mezzo.
In generale l'ho trovato un manuale molto valido, sia per chi sta contemplando di intraprendere un percorso formativo in traduzione/revisione, sia per chi ha già delle basi consolidate in materia. Ho soprattutto apprezzato l'equilibrio teoria-pratica: l'autrice fornisce qualche cenno teorico nella prima parte del libro, ma non troppi da appesantire o rallentare la lettura; gli esempi pratici, invece, sono molti e ricchi, e ricoprono una varietà di generi (si spazia dalla letteratura più impegnata e sperimentale a quella di evasione o per l'infanzia). Avendo io già concluso un percorso universitario in traduzione, non ho trovato il testo particolarmente illuminante o sorprendente, detto questo, ho potuto imparare molto dagli esempi e dalle strategie traduttive dell'autrice. Consiglio caldamente!
comincia un po' lento, ma diventa a mio parere il miglior saggio divulgativo sulla pratica della traduzione. molto meglio del libro di Eco. scusa, caro.
2½ - testo permeato dall'insopportabile snobismo intellettuale che fa distinzione tra letteratura bassa (all'insegna del taglio selvaggio, degli interventi 'curativi' e della semplificazione per il lettore troppo pigro e/o ignorante per una parola difficile o una frase lunga) e letteratura alta (improntata a un rispetto che si fa venerazione; lì sì che punteggiatura originaria, ripetizioni ecc. vanno lasciate). si arriva a cose allucinanti del tipo 'se Joyce ha usato parole con tutte queste S, in traduzione bisogna prediligere termini contenenti S per non tradire la musicalità', quando poche pagine prima/dopo si raccomanda al traduttore di un romanzo d'evasione di esserne allo stesso tempo editor—tanto non si è davanti a un autore, ma a un intrattenitore (questo concetto è davvero nel libro). sottinteso: è impensabile che quest'ultimo abbia uno stile proprio, e abbia scelto aggettivi o posizionato virgole per un motivo specifico. l'apoteosi del double standard imperante non solo tra chi legge, ma anche tra chi lavora nell'editoria. purtroppo.
Chi studia traduzione è bombardato di teoria: qual è la dominante, qual è lo skopos, qual è il target, strategia addomesticante o straniante, meglio l'adeguatezza o l'accettabilità, stiamo ancora a parlare in termini di equivalenza formale e "fedeltà" o preferiamo equivalenza dinamica? La Cavagnoli invece parte dalla teoria per passare alla pratica, analizzando, proponendo e giustificando traduzioni scritte di suo pugno di piccoli brani tratte dai libri più disparati. È un libro utilissimo e chiaro che si legge come un romanzo. Dovrebbe essere nelle librerie di chiunque voglia tradurre dall'inglese.
Un libro utile a chi si avvicina agli studi di traduzione, ma soprattutto un libro ben scritto, che invoglia ad andare avanti e a mettersi in gioco. Un tesoro in mezzo a tanti manuali asciutti e rigorosamente tecnici che, per quanto utili, non arrivano alla semplicità dell'esposizione della Cavagnoli. Dopotutto, come lei stessa ricorda, " 'far vedere' è una capacità che alcuni scrittori hanno", e ciò vale sia per la narrativa che per la saggistica.
Quando si discute di traduzioni, emergono di frequente due aggettivi metaforici: bella ma infedele; già, ma infedele a chi o, meglio, a che cosa? Al testo, si capisce. Il punto, però, è che ogni testo ha più di un significato; volendo adoperare un’altra metafora, quella del tessuto, si potrebbe dire che il testo è fatto da una trama di senso, più o meno fitta. Del testo, allora, va trovata la trama principale, quella che la traduttrice Franca Cavagnoli indica come «la dominante»; si tratta del senso precipuo di un testo, ossia del significato che emerge come predominante, e che si individua tenendo conto di elementi decisivi: in particolare, è essenziale individuare l’intenzione dell’autore in rapporto alla destinazione di pubblico dell’opera. Detto in modo più semplice, un testo può essere stato pensato e scritto per ragioni tra loro diverse (intrattenere, far pensare, stupire, impaurire, ecc.) e per pubblici diversi (lettori esigenti o distratti, adulti o bambini): sono proprio questi gli aspetti decisivi per rendere la traduzione più fedele possibile; o, come avrebbe detto Umberto Eco, per «dire quasi la stessa cosa». Queste considerazioni teoriche sono accompagnate da esempi di traduzione di brani di testi classici, sperimentali, per bambini, contemporanei, e non solo: esercizi svolti dall’autrice, che rappresentano l’aspetto più impegnativo, ma anche appassionante, del volume.
Un breve compendio sulla traduzione, a metà tra il teorico e il pratico, diviso in tre parti: lettura, traduzione e revisione. Oltre a fornire una definizione del ruolo di traduttore e del suo rapporto col testo, l'autrice affronta le traduzioni dei vari generi letterari, dal classico al pastiche, dal romanzo per ragazzi al chick-lit. Il testo è punteggiato dall'analisi e dalla traduzione di brani tratti dalla letteratura inglese mondiale passando per Joyce, Coetzee, Austen e tanti altri. Un'opportunità di conoscere la sfida quotidiana del traduttore per chi ignora il suo lavoro minuzioso. La mia speranza è che un giorno, invece che sparare a zero su un autore straniero, si possa iniziare a riconoscere la presenza di un intermediario e, soprattutto, l'esistenza di altri come lui che periodicamente aggiornano l'opera fornendone nuove letture.
Ricordiamo anzitutto che la traduzione è una (ri)scrittura, e che "ogni traduttore è un potenziale scrittore", che si porta dietro "la propria storia personale, fatta di sensazioni, sentimenti, affetti, traumi, lapsus e ricordi".
Enfocado hacia la traducción editorial, este ensayo trata sobre el arte de traducir diversos géneros narrativos que van desde la literatura infantil hasta la literatura contemporánea, pasando por los clásicos y algún otro. Legible y profundo, abarca todos los aspectos de la traducción de manera suficiente. Con fragmentos sacados de obras de varios escritores anglosajones, la autora muestra cómo abordar y resolver los distintos escollos que plantea la traducción del inglés y el modo de resolverlos, en italiano. Aún así, uno puede hacerse una idea en español, siempre que domine la lengua italiana, ya que los modos de proceder son los mismos que uno emplearía para traducir al español u otro idioma y solo cambia la elección que se hace en virtud del idioma traducido. Y es que una de las conclusiones de este libro es que el arte de la traducción es el arte de elegir y el traductor un escritor que escribe en su idioma la obra de otros.
Una lettura che è uno spunto di riflessione ad ogni passo. Ho impiegato giorni interi a leggere questo breve saggio di Franca Cavagnoli per il semplice fatto che ho voluto assaporarlo, studiarlo non meno di un libro di testo e memorizzarne i punti fondamentali per farne tesoro nelle prossime letture e traduzioni. L'ho trovato utilissimo per chi vuole addentrarsi nel mondo della traduzione letteraria, fatto di studio profondo, conoscenza e rispetto dell'autore in lingua originale e tutto il contesto che gli si muove intorno (epoca, cultura, lettore a cui rivolge, registro linguistico). Se tutti i traduttori applicassero i fondamentali punti logici che la Cavagnoli tratta in questo libro, il mondo dell'editoria tradotta in italiano sarebbe davvero una ricchezza inestimabile. Grazie davvero.
Preziosi consigli e pratico compendio del mestiere del traduttore. Ma certi esempi proposti sono indigeribili e a volte persino in contraddizione con la spiegazione data (il caso di "L.A. Confidential" è stato il piú eclatante: fornisce due versioni, di cui una presa a modello negativo ma che funziona decisamente meglio di quella rivendicata). È stato bello però esercitarsi a tradurre i vari brani, imparando o riconoscendo certi meccanismi e cominciando a provare l'ebbrezza di padroneggiarli.
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Un testo affascinante che dovrebbero leggere proprio tutti, e obbligherei i traduttori a studiarlo a memoria XD Ho tolto mezza stella perché non sono d’accordo su una sua affermazione: tagli di interi capoversi su una traduzione, direi proprio che non si può fare.
Il mio giudizio è 3 stelle, in quanto spesso non mi trovo d'accordo con le scelte stilistiche dell'autrice, la quale peraltro adopera un tono piuttosto saccente. Inoltre non è che risulta utile più di tanto, è una lettura abbastanza superflua.
Interessante in alcuni punti, banale in altri, soprattutto per gli addetti al lavoro e gli studenti di traduzione che hanno una prospettiva ben più ampia di quella offerta da Cavagnoli.
Un'ottima Bibbia da avere sempre a portata di mano quando si traduce, sia per mestiere sia per divertimento. Piccola guida pratica e ottima compagna di scrivania, con tutto ciò che serve sapere.
già dalle prime pagine, la signora cavagnoli mi risulta simpatica: cita un libro che ho letto, quello di eco "dire quasi la stessa cosa". poi mi conquista rapidamente, sia con gli esempi che spiega e illustra meticolosamente, sia con le considerazioni sull'arte di tradurre, che trovo interessanti e condivisibili anche se non traduco per vivere (ma traduco parecchio ugualmente, e leggo - in traduzione e in originale). è un libro che si legge - che ho letto - con lo stesso piacere con cui si legge un bel romanzo.