La fenomenologia ha portato a considerare la psichiatria finalmente non solo come una scienza naturale, ma anche come una scienza umana, che nella cura delle interiorità ferite segue sentieri conoscitivi nutriti di gentilezza e di sensibilità, di etica e di umanità, sondando aree solo apparentemente estranee alla psichiatria, ma a questa vicine nel loro comune retroterra emozionale. Le emozioni ferite entrano a fare parte delle diverse forme di sofferenza psichica, e non solo di quelle depressive. Ma le emozioni accompagnano la nostra vita in ogni sua circostanza, si voglia o non si voglia, quando stiamo male e quando stiamo bene e non solo nelle condizioni di malessere, anche se non sempre ne siamo consapevoli. In questo libro Eugenio Borgna intesse le sue riflessioni su passato, presente e futuro della psichiatria con frammenti della sua vita «rapsodici e serpeggianti, nei quali sono confluite esperienze lontane e vicine nel tempo».
• Borgna parla della follia come una presenza silenziosa e fragile che abita le pieghe della condizione umana. È un tema che l’autore affronta con empatia e liricità.
• "La follia è fragile, come lo sono la timidezza e la sensibilità, e oggi si tende a non tenerne conto"
• Nel sottocapitolo La fragilità, uno dei passaggi più commoventi del libro, Borgna amplia il concetto oltre il dominio clinico, "C’è la fragilità che è ombra, smarrita stanchezza del vivere, notte oscura dell’anima (il dolore, il male di vivere, la follia), e c’è la fragilità che è grazia, linea luminosa della vita; e l’una sconfina nell’altra".
• Il ricordo del manicomio di Novara, vissuto come una comunità di cura, si intreccia al lascito della legge Basaglia in un’idea di psichiatria che rifiuta la contenzione e riconosce dignità a chi soffre. Questa prospettiva si alimenta anche di poesia: Nietzsche, Hölderlin, Sylvia Plath, Trakl, Cristina Campo, Thomas Mann diventano voci che illuminano.
• La fragilità è legata a tutte le stagioni della vita, "Sono fragili l’adolescenza con i suoi conflitti con una società che non sa cogliere le attese e le speranze, e la condizione anziana con le sue debolezze e le sue angosce, con i suoi desideri di ascolto, e di accoglienza". La fragilità non è un difetto, obbliga a riconoscere la precarietà dei desideri e delle illusioni e apre a un ascolto più attento di sé e degli altri.
• La solitudine diventa una compagna di cammino dolorosa ma necessaria, "La solitudine è una buona compagna di strada nel cammino della nostra vita [...] con le nostre fragilità e le nostre delusioni, che ci aiutano a comprendere quelle degli altri". In questa visione la follia non è mai un’esperienza estranea. "La follia è emblema e sigillo di fragilità, di fragilità estrema, ma insieme di solitudine dolorosa, che anela alla luce di una parola amica, e di uno sguardo silenzioso".
• L'invito è a vedere nella follia una parte di noi stessi da rispettare e ascoltare liberandoci dal pregiudizio che la considera senza senso.
meraviglioso il messaggio di umana accoglienza e di riconoscimento empatico e compassionevole nell’altro. le poesie della paziente schizofrenica Margherita sono tra le più belle che ho mai letto in assoluto, di una delicatezza disarmante e di una fragilità che segna una forza immensa. L’unico difetto è che ho trovato il linguaggio e la struttura del saggio un po’ ripetitivi.
È un atteggiamento, quello proposto, profondamente umano e giusto e bello ma anche faticoso perché allontanarsi dall’approccio biologico-farmaceutico verso la malattia mentale e vederne il dolore e la sofferenza psichica che cela dietro è un impegno per anime grandi,familiari e amiche della loro ombra e della loro sofferenza. Complessivamente meraviglioso e life-changing.
Struggente dichiarazione d'amore di un professionista per il suo lavoro e la sua vocazione. Tenero, intimo, dolce e malinconico. Scritto in modo eccellente, sebbene talvolta ripetitivo, è tutto teso a una palese intenzione di divulgare e invogliare alla cura reciproca. Pare di sentir parlare un campione consegnare il testimone: pieno di fiducia ma non scevro da qualche titubanza dovuta al timore sacrosanto di star consegnando la sua passione a mani nuove e sconosciute.