"Un libro ispirato, appassionato, sorprendente. Un atto d'amore e un ringraziamento, una porta per entrare in un mondo sterminato. E una maniera garbata e un po' folle - per dirci una volta di più che 'c'è una fine per tutto, e non è detto che sia sempre la morte'." (dalla prefazione di Andrea Scanzi)
Ci sono due generi di conoscitori di Gaber: i primi, più superficiali, conoscono le canzoni precedenti al 1970 e i secondi, più impegnati e profondi, prediligono il periodo successivo post-televisivo. Io appartengo vergognosamente alla prima categoria. Conoscevo lo stile, i messaggi, quel viso non particolarmente bello col nasone caratteristico, le movenze strampalate, ma qui ho trovato ben altro! C’è il Gaber bambino che parla col Gaber adulto e maestro. Si fa aiutare, perché si sente solo, disagiato e parla da solo. La madre lo porta da una marea di psicologi che non lo aiutano affatto e il padre è sempre distante. I disegni sono fenomenali! Ogni capitolo è anticipato dalla copertina di un album e in ogni capitolo c’è Gaber che canta qualche canzone contenuta in esso. Mi ha fatto venire voglia di approfondire!
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