L’evoluzione tecnologica sta portando un grande progresso in molti campi della vita dell’uomo ma anche un impatto pericoloso sul suo comportamento. Gli smartphone su cui passiamo la maggior parte del nostro tempo sono oggi vere e proprie protesi di corpo e mente e stanno conducendo a una divisione tra due cervelli: il nostro e quello che «portiamo in tasca». Una relazione pericolosa, secondo Vittorino Andreoli, che in queste pagine ricostruisce origini e funzioni dell’organo naturale mettendolo a confronto con quello artificiale, che ne è figlio, per comprendere i rischi psicologici e sociali che la rivoluzione digitale, dal computer ai tablet, dall’invenzione del web all’avanzata della robotica, ha innescato per giovani e adulti, in famiglia, nei legami e sul lavoro. La nostra identità rischia uno sdoppiamento? L’intelligenza artificiale da appendice diventerà parte integrante del nostro corpo prendendo alla fine il sopravvento? Sono solo alcune delle domande cui questo saggio cerca di dare una risposta con un’analisi affascinante sulle nostre origini e il futuro prossimo che ci aspetta.
Vittorino Andreoli, nato a Verona nel 1940, si laurea in Medicina e Chirurgia all'Università di Padova con una tesi di Patologia Generale sotto la guida del Prof. Massimo Aloisi. Continua la ricerca sperimentale presso l'Istituto di Farmacologia dell'Università di Milano, dedicandosi interamente all'encefalo ed in particolare alla correlazione tra neurobiologia e comportamento animale e umano. Dopo essersi laureato lavora in Inghilterra all'Università di Cambridge e successivamente negli Stati Uniti: prima alla Cornell Medical College di New York e successivamente alla Harvard University ,con il professor Seymour Kety, direttore dei Psychiatric Laboratories e della Cattedra di Biological Psychiatry. In questo periodo è assistente all'Istituto di Farmacologia dell'Università di Milano, dove si rivolge alla ricerca neuropsicofarmacologica. Il comportamento dell'uomo e la follia diventano ben presto il fulcro dei suoi interessi e ciò determina una svolta nel suo impegno verso la neurologia e successivamente la psichiatria, discipline di cui diventa specialista. Lavora alla Harvard University col Prof. S.S.Kety, con un'impostazione psichiatrica che sembra permettere l'integrazione tra interessi biologici sperimentali e clinica. Vittorino Andreoli è ateo ma preferisce definirsi "non credente": cfr. l'intervista di Roberto Carnero sul suo libro "Il Sacerdote" - Rizzoli, Milano, 2008; testo in cui sviluppa estesamente la differenza tra le due posizioni. È stato direttore del Dipartimento di Psichiatria di Verona - Soave. È membro della New York Academy of Sciences. È presidente del Section Committee on Psychopathology of Expression della World Psychiatric Association. Si oppone fermamente alla concezione lombrosiana del delitto secondo cui il crimine veniva commesso necessariamente da un malato di mente, e sostiene la compatibilità della normalità con gli omicidi più efferati. Nel periodo compreso tra il 1962 e il 1984 egli formula, e per certi aspetti anticipa, l'importanza della plasticità encefalica come "luogo" per la patologia mentale e, dunque, sostiene che l'ambiente contribuisce a strutturare la biologia della follia insieme all'eredità genetica. Consegue la Libera docenza in Farmacologia e Tossicologia. Dal 1972 diventa Primario di psichiatria e da allora ha esercitato la professione nell'ambito delle strutture pubbliche con i diversi cambiamenti succedutisi dal punto di vista dei sistemi di assistenza al malato di mente e fino al 1999. È co-fondatore e primo Segretario della Società Italiana di Psichiatria Biologica. Presiede per molti anni La Session on Psychopathology of Expression della World Psychiatric Association di cui attualmente è President of Honour. Fondatore e co-direttore dei Quaderni Italiani di Psichiatria per vent'anni. Membro italiano al Safety Working Party della The European Agency for the evaluation of Medicinal Products dal 1998 al 2001. Docente di "Psicologia generale" e di "Psicologia della crescita" presso l'Università del Molise negli anni 1998 - 2001. È Membro della New York Academy of Sciences, dell’Istituto Lombardo Accademia di Scienze e Lettere e dell’Accademia di Agricoltura Scienza Lettere e Arti (Verona). I suoi contributi scientifici più significativi si legano ai seguenti temi: 1. La plasticità del cervello come "luogo" per la patologia mentale e quindi campo della psichiatria; in questo ambito sostiene che l'ambiente (l'esperienza) contribuisce a strutturare il cervello. 2. Le comunicazioni non verbali (ambito grafico, mimico, sonoro, ritmico) in psichiatria, come ampliamento del rapporto tra paziente e medico, ma anche come espressione che può giungere fino all'arte; 3. Il rapporto stretto tra cultura e psichiatria e dunque la psichiatria come disciplina che è anche parte della antropologia; 4. Lo studio dei comportamenti estremi e l'analisi dell'omicidio con un ì contributo alla psichiatria applicata alla giurisprudenza. In particolare sostiene la compatibilità tra normalità e omicid
Ho letto questo libro in versione digitale. L'ho trovato degno delle cinque stelle. Ho deciso di rileggerlo anche in versione cartacea non appena possibile. La volatilità del digitale non permette di fissare nella mente quello che Vittorino Andreoli ha deciso di dire su un argomento così importante come il cervello umano, un bisogno di conoscenza tanto antico quanto moderno.
Di cosa sia veramente fatta quella scatola cranica che è chiamata cervello, con tutto il suo non gradevole contenuto, continua ad essere un mistero. A partire dal suo aspetto fisico. Un mio bisogno antico che col passare del tempo è continuamente aumentato sin da quando, giovane sprovveduto, mi ritrovai in una realtà di lavoro dove alle deficienze fisiche di migliaia di pazienti, bambini, giovani e vecchi, maschi e femmine, si affiancavano quelle mentali.
Pensare oggi, a distanza di oltre mezzo secolo, che quel contenuto della scatola possa essere trasferito, anche se solo in minima quantità in un oggetto portatile in tasca, è un fatto semplicemente tanto spettacolare quanto misterioso.
Mi rendo conto che non sto parlando del libro che lo studioso Vittorino Andreoli ha scritto. Non saprei davvero da dove cominciare. Posso dire solamente che questo libro dovrebbe essere letto da tutti. Dovrebbe essere adottato in tutte le scuole, studiato e commentato, usato come manuale.
Mi riprometto di riparlarne, scegliendo tra gli innumerevoli argomenti sui quali ognuno che abbia un cervello è in grado di intervenire. Un cervello intendo sia tradizionale che digitale.
Lo so, molti cominciano a pensare che ora che hanno la possibilità di averne uno in tasca possono fare a meno di quello che Madre Natura ha fornito ad essi. Sbagliano di grosso. Andreoli lo dice chiaro tondo ...
Libro tosto, difficile, a volte incomprensibile. L'autore spesso dà sfoggio di cultura senza che sia necessaria per la comprensione, anzi rendendo più oscuro e poco chiaro il suo pensiero. Una scrittura più lineare avrebbe giovato sia alla comprensione che al lettore, appassionandolo e tenendolo un po' più legato e attivo. Non tutto condivisibile quanto scrive, ma va inquadrato nell'ottica dell'autore che si autodefinisce un "pessimista attivo". Molto oscura e pessimista la visione del futuro che ovviamente non condivido (ma io sono solo un ingegnere, non uno psichiatra). Una lettura interessante, sicuramente non da fare sotto l'ombrellone o la sera prima di addormentarsi...