Ora, io capisco che un Harmony non sia questo gran trattato di letteratura. I trattati di letteratura nemmeno mi piacciono. Anche se in tutta onestà ho letto Harmony così ben costruiti e scritti che tanti titoli in rigida con un gran bel ISBN se lo sognano. So anche che un titolo uscito in lingua originale diciotto anni fa è sicuramente datato e senz’altro presenterà una serie di cliché non indifferente. Ma… Laura, santo cielo! Racconto l’incipt perché merita. La segretaria di una grande azienda ha 5-6 amiche (non ricordo di preciso, ma non è importante) sposate con il loro danarosissimo capo. E già qui storco il naso, ma diciamo che può essere. Lei – per non essere da meno – “decide” (e prendere questa decisione razionalmente fa capire la vacuità della persona, ma soprassediamo) di voler sposare il suo, che però nemmeno conosce di persona. Altra stortura di naso, ma ci può anche stare. Capita. Sophia, la protagonista in questione, riceve dall’addetto alla consegna della posta (Mike) un pacchetto il giorno del suo compleanno. È un fermacarte a forma di gatto (!) che lei adora, sotto al quale c’è una dedica “alla segretaria migliore dell’azienda e bla bla bla”. Sophia decide subito che proviene dal suo capo ed è al settimo cielo. Mentre si fa i suoi trip mentali, Mike si allontana. Appena si ripiglia, gli corre dietro chiedendogli da dove provenga quel misterioso pacchetto senza mittente e siccome lui non ha una risposta gli svela il suo sospetto. Mike le chiede come fa a essere così sicura che il regalo provenga dal capo, insinuando che potrebbe essere stato chiunque, persino… lui. A quel punto Sophia guarda Mike con occhi diversi. In primo luogo è seccata perché Mike non crede possa essere un dono del capo (che lei ci tiene, lo abbiamo detto) e in secondo luogo perché sembra proprio che il marpione stia cercando di intortarsela. Marpione che è bellissimo, fichissimo e scolpito, ovviamente. Ora, non lo considero uno spoiler perché il libro non l’ho letto (sono arrivata sì e no a pagina 18): questo tizio si chiama Mike Barr. Il capo di Sophia si chiama Michael Barrington. Non credo ci voglia un genio per intuire che in realtà Mike e Michael sono la stessa persona, che il capo-Michael è infatuato della sua segretaria, ma che vuole farla capitolare in quanto postino-Mike perché non vuole essere amato solo per il suo denaro e bla bla bla (mi ripeto, ma questo è davvero un romanzo-blablabla!). Quindi lascio Mike-Michael e Sophia ai loro scontri verbali e occhiate di fuoco e veleggio verso un altro romanzo.