William Butler Yeats è una delle menti letterarie principali del ventesimo secolo. Rivisitando i temi dei suoi precursori romantici William Blake e Percy Bysshe Shelley, egli realizza un vasto corpus relativo alla ricerca della conoscenza e della drammatica lirica in cui il poeta indagatore intraprende un’odissea dello spirito. Yeats è, ovviamente, molto più di un versificatore, per molti aspetti, l’architetto del Rinascimento irlandese e una figura vitale nell’Abbey Theatre di Dublino. Drammaturgo e scrittore molto eloquente, nonostante la vastità dei successi e la diversità dei suoi interessi che militano contro la piena comprensione del suo lavoro. L’elemento conflittuale e trascurato nelle opere di Yeats è il modo in cui l’uomo discorre con idee remote. Il costante dialogo con la filosofia antica è particolarmente forte nella sua creazione tardiva, rivelando un intenso interesse nell’uso dell’arte poetica per conciliare le tensioni centrali nella concezione presocratica della vita. In verità, per comprendere gli scritti di Yeats contenuti nell’antologia Magia (Adelphi Edizioni, 2019), è necessario rivolgere l’attenzione alla nozione di opposti menzionata nel suo trattato filosofico. Yeats afferma che l’anima, il Sé, è composta da una serie di antinomie. Inoltre, sostenendo che il mondo è in costante resistenza, egli preserva l’opposizione platonica nella sua dualità, espandendola per associare l’obiettivo e il soggettivo, la concordia e la discordia, il Solare e il Lunare, ecc. in affermazione del conflitto dei due contrari. Queste antinomie che percepiamo mentre si è vivi sono rappresentate principalmente dai due modi del Sé nella filosofia yeatsiana, il primario e l’antitetico. L’idea fondamentale del primario è l’unificazione mentre quella dell’antitetico è la separazione, in modo che le forze primarie conducano gli enti all’unità, all’uguaglianza e alla concordia, mentre le forze antitetiche ne determinino l’identità individuale, in differenziazione e discordia.
Inoltre, gran parte degli scritti di Yeats è contrassegnata da un senso ermetico del destino inteso come un’analogia tra il mondo macrocosmico dei cieli e della natura, col microcosmo dell’essere umano, parallelo nella composizione rispetto al corpo, all’anima e allo spirito. Tale è il principio che crea l’imperioso bisogno di risolvere le antinomie per raggiungere la conciliazione di fronte a una realtà profondamente conflittuale.
Il potere delle opere di Yeats risiede in larga misura nella sua volontà di rendere visibili le sue lotte e tormenti interiori, tra il sé e la maschera drammatizzata, l’uno sempre partecipe dell’altro. Per Yeats, l’unità all’interno del Sé è una lotta permanente in una concezione del mondo che collega l’antinomia esterna all’opposizione interna. Strettamente incatenata all’idea precedente è l’Unità dell’Essere vista come centrale nella sua lotta per uno stile volto alla promozione della propria autostima e fiducia che come autore. La ricerca di questa unità richiede uno sforzo per riconciliare gli opposti creando tensione poetica. In realtà, non è un caso che si pensi che la poesia sia l’unico modo per raggiungere l’unità citata perché si considera un uomo antitetico capace di creare solo se sottomesso alla soggettività. Quindi, tale nozione combina la concezione antinomica del macrocosmo contro il microcosmo con l’estetica della saggezza individuale. L’artista, riflettendo nella propria opera queste tensioni, è capace di una profonda comprensione della natura umana. Yeats percepisce il Sé come un campo di battaglia aperto in cui si scorge il coraggio dell’uomo contemplativo. La concezione dell’identità umana come lotta, viene mostrata in Per Amica Silentia Lunae (1918). Così l’identità, come vorrebbe Yeats, si compone del conflitto in corso tra essere umano e Daimon o demone che spesso inquadra la forma di un dialogo o più appropriatamente di un argomento. Questa è l’origine e il soggetto di Ego Dominus Tuus. La poesia apre Per Amica Silentia Lunae e si può concordare sul fatto che questo dialogo sia senza dubbio uno dei più notevoli, sia in termini di composizione che di termini concettuali. È considerato uno dei primi utili all’ esplorazione il Sé in termini antitetici. Di conseguenza, si può dire che questo è la prima corrispondenza poetica le cui moderne nozioni di auto divisione vengono affrontate oltre l’inizio della teoria dell’anti – sé. La poesia si apre presentando i due protagonisti che sono stati identificati come: Ille, la voce soggettiva e Hic, la voce obiettiva, che avanzano i loro piani opposti per lo sviluppo dell’umanità. Hic, in quanto voce oggettiva, si limita a trasmettere i luoghi comuni dell’epoca – il lato oggettivo dell’uomo si compie nelle attività esterne della vita. Ille, tuttavia, modifica la lunga tradizione soggettiva degli occultisti per rivitalizzare le energie immaginative dormienti. Certo, Yeats non è il primo a drammatizzare le contraddizioni umane in termini di soggettività contro l’obiettività, ma nella sua poesia sostiene che sono il nucleo del potere creativo piuttosto che essere solo un dibattito infruttuoso.
Il tema centrale delle opere contenute in Magia sembra essere la percezione dell’arte legata al Sé esplorata attraverso la dialettica. Yeats usa il dialogo per confrontare due punti di vista in ricordo di quello platonico aggiungendo, tuttavia, un tocco simbolico che sarà la chiave per comprenderne il significato. Nel racconto Rosa Alchemica (1896), l’autore ritorna alla nozione di riflessione come suggestiva, tale il tipo di attività artistica consapevole dell’ego della natura illusoria delle idee, facendo sì che il narratore oscilli tra il flusso della vita e la stasi dell’arte nella sua intensità appassionata e tragica gioia. Ciò rivela come la frantumazione dello specchio della mente e la resa della volontà possano portare a rivelazioni visionarie, alla percezione della bellezza dell’unione plotiniana con la realtà eterna. Ma anche un tale modello artistico, sebbene sfugga ai pericoli dell’astrazione e ai ritmi meccanici dell’arte puramente contemplativa, non abbraccia la fisicità. Nella storia di Yeats, lo stato di trance, a cui viene indotto l’oratore e che infrange l’illusione delle immagini del pensiero elaborate nella mente, è mediato dal personaggio di Michael Robartes, figura dionisiaca che nella sua veste di mediatore tra l’essere umano e il divino e come riconciliatore delle forze irrazionali della natura e degli impulsi creativi dell’immaginazione, svolge per il narratore il ruolo di iniziatore nei misteri dell’ordine ermetico della Golden Down. Allo stesso tempo, funge da modello dell’artista spirituale come esteta, per il quale il fine della vita è la comunione dell’uomo con una pluralità di divinità incarnazioni degli stati d’animo immortali. L’affermazione di Robartes secondo cui questi esseri trascendentali hanno un’esistenza indipendente dalla mente umana, proietta l’idea che il mondo materiale sia l’ombra riflessa di un ordine spirituale. Yeats investe l’arte con qualità emblematiche e presenta l’artista, alleato del mago, come contemplatore di una forma platonica di bellezza eterna, nella cui somiglianza crea le sue immagini poetiche che gli vengono comunicate tramite l’immaginazione e le forme incarnate dello spirito. Questo atteggiamento comprende elementi narcisistici che funzionano come un principio estetico, ma in tal caso funge più come un portavoce del concetto dello scrittore dell’arte in termini che affermerebbero l’esperienza fisica.
Per concludere, Magia, dimostra come William Butler Yeats sia uno di quei pochi che fanno parte della coscienza di un’epoca che non può essere compresa senza la loro persona. Egli è tra gli artisti per eccellenza dell’immaginazione dialogica tra alchimia, astrologia, folklore ed occultismo. Per Yeats la costante manipolazione delle antinomie costituisce una forma di conoscenza ed essa è chiaramente identica a quella che John Keats in una famosa lettera chiama capacità negativa, ovvero la facoltà dell’essere umano di porsi nell’incertezza , nei Misteri, nei dubbi senza essere impaziente di pervenire a fatti e a ragioni (1817).