Nella primavera del 1944 Roma è ancora saldamente occupata dalle truppe del Terzo Reich. Il 23 marzo un gruppo di partigiani, tra i quali c'è Carla Capponi, mette una bomba in via Rasella: l'ordigno causa la morte di una trentina di riservisti altoatesini, inquadrati nell'esercito tedesco, e di alcuni civili romani. A questo attentato seguirà la rappresaglia nazista e il massacro delle Fosse Ardeatine. In quest'opera autobiografica Carla Capponi ripercorre quegli anni tragici per raccontare le ragioni che l'hanno portata a lottare, una scelta che ha segnato tutta la sua vita.
Un racconto di grande lucidità, partecipato e vivo su uno dei capitoli più neri della storia italiana. Carla Capponi parla con concretezza e fluidità della stagione da partigiana della sua vita. Pagina dopo pagina vediamo lo svolgersi delle azioni del GAP in cui Carla ha operato e ci emozioniamo con lei senza che ci sia bisogno di iperboli, i semplici fatti che hanno segnato l'esistenza dell'autrice nel corso della guerra sono narrati in modo sufficiente da farci arrabbiare, intristire, ridere, piangere.
Nessun giudizio letterario può essere vagamente rilevante tuttavia, alla luce dell'importanza dei fatti e del coraggio di questa donna di incredibile coraggio e di grande umiltà. Al di là della lettura che mi ha travolta, cara Carla, cari Paolo, Mario, Lucia, cari martiri dell'amor patrio, grazie!
Sono giorni che ho portato a termine la lettura di questo libro e mi risulta estremamente difficile scriverne sebbene io lo consideri un testo di incredibile preziosità. Eppure ogni volta che provo a buttar giù due righe nella testa mi si fa il vuoto e nel cuore l'ansia. Mi son chiesta: perchè?
Le memorie che Carla Capponi scrive in maniera così lucida, crudissima, senza alcun inutile giro di parole sono colme di azioni terribili percepite come ineluttabili, necessarie per spazzar via quel mondo di guerra e dittatura nel cui Carla era cresciuta e costruire invece quel mondo di pace e libertà che lei, e quelli come lei, desideravano.
In parte scrivere è difficile perchè sento che quei valori per cui Carla Capponi ha lottato con estremo coraggio e fatica noi li abbiamo più e più volte traditi, storpiati, vituperati. Guardo le sue memorie e guardo noi oggi e mi chiedo: com'è possibile? Davanti al suo cuore di donna, spalancato, mi sento in estremo difetto. In parte scrivere è difficile perchè le parole importanti qui non sono le mie, sono le sue.
Nel racconto di cosa furono i Gap (gruppi di azione patriottica) a Roma, di cosa furono le loro azioni delle quali quella di via Rasella fu l'apice, dei motivi profondi della lotta e della sua crudezza il "cuore di donna" di Carla sento che fa tutta la differenza del mondo.
Posso solo consigliarvi di leggerle, queste sue parole. Quello che è stato non dovrebbe essere mai più e invece continua costantemente ad accadere. Grazie Carla, per tutto. E scusa. Se puoi. Scusa.
La Resistenza a Roma tra l'otto settembre e la liberazione della città nel giugno '44 raccontata da una partigiana dei GAP. Non scrivo altro, perché mi verrebbe un pippone retorico, e il libro non lo merita. Una sola cosa: quando Carla scappa da Roma per continuare la lotta sui colli romani, si porta dietro come un tesoro prezioso una raccolta di poesie di Rilke tradotte da Giaime Pintor. Di Rilke. Una che spara ai tedeschi e lancia loro bombe, via Rasella inclusa. Tanto per dire la cancel culture. Ci stiamo proprio rincretinendo.
ero terrorizzata dall'idea di affrontare una lettura del genere perché il rischio di avere una snocciolata di nomi-dati-avvenimenti è sempre alto e se è pure scritto male ci sarebbe stato da piangere. Purtroppo questa autobiografia è in effetti una snocciolata di eventi con molti nomi che è difficile tenere a mente, ma almeno è scritto bene. Non lo rileggerei perché sento di aver appreso tutto ciò che mi serviva, ma non è una lettura che sconsiglierei a chi è interessato alla storia della resistenza e dei suoi protagonisti.