Nella primavera del 1944 Roma è ancora saldamente occupata dalle truppe del Terzo Reich. Il 23 marzo un gruppo di partigiani, tra i quali c'è Carla Capponi, mette una bomba in via Rasella: l'ordigno causa la morte di una trentina di riservisti altoatesini, inquadrati nell'esercito tedesco, e di alcuni civili romani. A questo attentato seguirà la rappresaglia nazista e il massacro delle Fosse Ardeatine. In quest'opera autobiografica Carla Capponi ripercorre quegli anni tragici per raccontare le ragioni che l'hanno portata a lottare, una scelta che ha segnato tutta la sua vita.
La Resistenza a Roma tra l'otto settembre e la liberazione della città nel giugno '44 raccontata da una partigiana dei GAP. Non scrivo altro, perché mi verrebbe un pippone retorico, e il libro non lo merita. Una sola cosa: quando Carla scappa da Roma per continuare la lotta sui colli romani, si porta dietro come un tesoro prezioso una raccolta di poesie di Rilke tradotte da Giaime Pintor. Di Rilke. Una che spara ai tedeschi e lancia loro bombe, via Rasella inclusa. Tanto per dire la cancel culture. Ci stiamo proprio rincretinendo.
ero terrorizzata dall'idea di affrontare una lettura del genere perché il rischio di avere una snocciolata di nomi-dati-avvenimenti è sempre alto e se è pure scritto male ci sarebbe stato da piangere. Purtroppo questa autobiografia è in effetti una snocciolata di eventi con molti nomi che è difficile tenere a mente, ma almeno è scritto bene. Non lo rileggerei perché sento di aver appreso tutto ciò che mi serviva, ma non è una lettura che sconsiglierei a chi è interessato alla storia della resistenza e dei suoi protagonisti.