1897. L'explorateur Robert Peary regagne New York après une mission au Groenland, d'où il ramène 5 Esquimaux dont Minik, jeune garçon de 10 ans, et son père. Objet de curiosité, le petit groupe est logé au Museum d'histoire naturelle. Au bout de quelques mois, la tuberculose a raison des quatre adultes et seul Minik survit. Adopté par un conservateur, il s'adapte peu à peu à sa nouvelle destinée.
Chloé CRUCHAUDET est née à Lyon en 1976. Après des études d'architecture puis d'arts graphiques à Lyon, elle suit l'école des Gobelins en cinéma d'animation. Les cours développent son goût du croquis sur le vif et une approche cinématographique, notamment avec le travail du story-board, dont on retrouve l'infl uence dans ses planches. Pour l'écriture, elle s'inspire d'histoires vécues, de livres historiques ou d'autobiographies. Passionnée d'études sociologiques et de témoignages historiques, elle découvre l'histoire de Minik, qui devient le héros de Groenland Manhattan. Elle reçoit pour ce premier album le prestigieux Prix René Goscinny en 2008. Pour le scénario d'Ida (trois tomes), elle s'est inspirée des premiers récits de voyages de femmes au XIXe siècle. Le premier tome avait été sélectionné parmi les meilleurs albums de l'année au Festival International de la Bande Dessinée d'Angoulême en 2010. Avec Mauvais Genre, elle renoue avec le roman historique et plonge dans le Paris des années folles pour raconter l'histoire tout aussi folle de Paul devenu Suzanne pour éviter la mort après sa désertion du front. Elle remporte avec cet album, le Prix Landerneau 2013, le Grand Prix de la Critique/ACBD 2014 et le Prix du Public Cultura au Festival d'Angoulême 2014.
Gosto muito dessa autora, sempre trás uma história real marginal, pouco conhecida e de outras épocas à tona, mas esse, apesar de trazer alguns momentos muito interessantes e uma técnica de desfoque que nunca tinha visto, achei fraco... Parece ter sido feita com pressa.
Questo fumetto racconta la storia del piccolo Minik, un Inuit che l'esploratore Robert Peary ha riportato a New York nel 1897. L'esploratore americano era reduce da una fallimentare missione per raggiungere il Polo Nord e, non sapendo cosa riportare ai propri finanziatori, decide di imbarcare quattro Inuit. Questi all'epoca non erano considerati propriamente umani. Sì, ecco, camminavano e parlavano e vivevano in un ambiente difficile ma le loro "misure" non li rendevano veramente umani.
Una volta arrivati a New York, Peary li affida al Museo di Storia Naturale e si mette in cerca di finanziamenti per raggiungere finalmente questo benedetto Polo Nord. Il Museo li studia, proprio come se fossero animali, li misura, fa dei calchi del loro corpo e giunge alla conclusione che sono inferiori a loro.
All'inizio per gli Inuit il viaggio a New York è una grande scoperta. Cose nuove e abitudine strane li tengono occupati ma poi, non abituati alle malattie occidentali, muoiono uno a uno. Peary è sempre lontano e non si preoccupa; il direttore dell'esposizione, invece, decide di accogliere in casa il piccolo Minik, che prende il nome completo di Minik Wallace.
All'inizio per il piccolino, che non parla inglese, le cose sono difficilissime. Poi si ambienta, impara la lingua e va a scuola. Ma è sempre «l'eschimese». Passano gli anni e il suo desiderio di tornare a casa è sempre più forte. Curiosa la frase di uno dei dipendenti del museo: >blockquote>Il mondo intero cerca d'immigrare nel nostro paese. Lui ha la fortuna di aver lasciato quel suo schifo d'igloo e si lamenta. La nostalgia di casa è forte ma dopo così tanti anni (le fonti dicono che sia tornato in Groenlandia dopo il 1910) cosa gli è rimasto? C'è l'idea utopica di un posto perfetto in cui ha passato l'infanzia, ci sono i ricordi di bambino. Ma dopo tredici anni in America, Minik non è più solo un Inuit; ha preso usi e costumi americani e, soprattutto, si è dimenticato la sua lingua materna. Quando finalmente riesce a tornare, gli abitanti del suo villaggio non lo riconoscono più per via dei suoi vestiti e del suo modo di fare. E lui deve sforzarsi d'imparare la lingua da capo. Questa doppia identità, come dice Delphine Deloget nella postfazione, si manifesta completamente nel suo nome Minik Wallace. Minik che non si sente a casa né a New York, né nel suo villagio Inuit.
Come nel caso della Vergine Ottentotta - anche questo menzionato dalla Deloget - i popoli e le culture altre sono trattati come esseri inferiori, dei freak shows da esporre nei musei, senza preoccuparsi dei loro sentimenti. Sono meno che umani, vuoi davvero che abbiano dei sentimenti?
Guardate il film La Venus Noire se vi capita. Descrive più o meno lo stesso processo. La povera Saartje, che appartiene alla popolazione dei Khoikhoi (un tempo conosciuti come ottentotti), viene portata in Europa per mostrare alla gente la sua particolare struttura fisica. Trattata alla stregua di animali, finisce per fare la prostituta per le vie di Parigi e alla sua morte, il corpo viene recuperato e esposto al museo. Solo nel 2002 il suo corpo ha potuto tornare in Sud Africa, dov'era nata.
La stessa cosa con i corpi dei poveri Inuit conservati al Museo di New York. Quando Minik si accorge che suo padre è veramente esposto al museo scatena un putiferio pur di vedersi restituito il corpo per poterlo seppellire secondo le sue tradizioni. Purtroppo non ci riuscirà. È questa scoperta la causa dell'aumento della sua insofferenza nei confronti dell'America. Se già prima le persone lo indicavano per strada, in quel momento avrà avuto la coscienza di non poter mai essere come i bianchi. E allora, forse, sarebbe stato meglio ritornare al proprio villaggio. Ma neanche questo funziona, perché alla fine decide di tornare a New York, dove sembra sia morto di spagnola nel 1918.
Fatto curioso, il fumetto non mostra solo lo spaesamento di Minik nel mondo moderno. C'è anche Peary che qualche anno dopo, si accorge che il mondo non è più interessato alle spedizioni artiche. E allora si chiede se ne sia valsa la pena. Patire la fame, soffrire di congelamento e di tutti gli sforzi per raggiungere una meta effimera come il Polo Nord. Non un pensiero va ai poveri Inuit che aveva portato con sé.
Fumetto molto ben riuscito. Racconta con grazia una storia difficile. Da leggere per farsi un'idea.
Groenland Manhattan de Chloé Cruchaudet aux éditions @Delcourt . . . Lecture inattendue ! C'est en me baladant dans ma librairie préférée que je suis tombée sur cette BD de Chloé Cruchaudet, que je connaissais pour sa super BD "Mauvais Genre", dont j'ai fait la revue au tout début de "BD Mania" ! Je n'ai donc pas beaucoup hésité !
L'illustratrice continue de traiter des faits réels, et je crois que c'est en cela que j'aime beaucoup ses BD. Cette fois-ci, elle s'attaque à l'histoire de Robert Peary, explorateur américain qui décide de "ramener" une famille d'esquimaux à New York à des fins scientifiques.
La BD suit l'histoire du petit Minik, qui était enfant quand il a été embarqué à New York. Et aborde plein de thèmes différents qui font un peu froid dans le dos comme les zoos humains, l'exploitation, la conquête scientifique, le déracinement...
Bref, une BD qui vaut le détour pour découvrir l'histoire de ces inuits. Un documentaire et un livre ont été les inspirations de Chloé Cruchaudet pour ceux qui voudraient approfondir le sujet ! Et je me note d'aller vite découvrir les autres oeuvres de cette autrice que j'apprécie décidément beaucoup ! . . . #ChloéCruchaudet #GroenlandManhattan #RobertPeary #EditionsDelcourt #PassionBD #Bookstagram #CritiqueLittéraire #BandeDessinée
Based on the true story of Minik, an Inuit who was brought to the US as a child. We learn or remember what we knew about colonialism and how science was used to prove racial inferiority/superiority. If you want to know more about this topic, read Gould's The Mismeasure of Man.
Like any good historical graphic novel, I strongly recommend reading the back matter, which has an afterward by the director of a documentary called "Qui se souvient de Minik?" (Who remembers Minik?), Plus photos and resources to go deeper.
La storia del piccolo Minik, del popolo inuit, trasportato a New York al seguito dell'esploratore Peary che, non riuscendo vittorioso nella sua "conquista" delle terre più estreme del Polo nord, non poteva tornarsene a mani vuote in patria. E così... una vicenda vera, che parla di ingiustizia e insensibilità, di presunta superiorità etnica e di identità che vengono sfasciate con indifferenza. Un pezzo di Storia assai poco nota. Belli i disegni e il mood del racconto.
Bella la storia. Belli i disegni (molto belli e particolari i disegni quando ci sono racconti da parte degli esquimesi). C'è l'impressione di una certa fretta, oppure scarso coraggio nell'andare in profondità per descrivere le emozioni dei personaggi. Sta di fatto che una storia in teoria commovente non mi ha colpito come avrebbe dovuto. Premio Goscinny 2008.
Une superbe découverte ! Je ne connaissais pas l'histoire des "Esquimaux de Manhattan" ni celle de Minik. Il est difficile de dire que j'ai adoré cet ouvrage face à l'horreur de cette histoire mais j'ai beaucoup aimé la façon dont cela est raconté et surtout illustré. Parfois j'aurais aimé que l'autrice aille plus loin dans le récit mais ça ne doit pas être facile avec aussi peu d'éléments.
Assez fan du travail de Chloé cruchaudet, j'ai voulu lire ce livre retraçant une période que je connaissais peu. Pas mécontent de cette lecture qui relate d'un événement peu connu et d'un certain mépris en envers une communauté toute entière.
No conocía la historia de Minik. Ya estaba interiorizada con otros casos similares de exhibiciones humanas, pero no con este. Este libro logra transmitir muy bien la crudeza de esa experiencia y la injusticia que vivió este niño inuit.
Immaginatevi cosa potesse essere sbarcare a New York a fine Ottocento e ritrovarsi tra luci, vapore, grattacieli, masse di straccioni, carrozze eleganti. Per chi arrivava dall’Europa doveva essere meraviglioso e terrificante assieme. Meraviglia e terrore, e mille volte tanto, deve aver provato il piccolo Minik, arrivato a Manhattan dritto dritto dalla Groenlandia. Nel 1897, fallisce l’ennesima spedizione al Polo Nord dell’esploratore Robert Peary. http://www.lospaziobianco.it/?p=18044
waargebeurd verhaal over de eerste Eskimo(s) die ontdekkingsreizigers naar het westen meenamen. het is zeer mooi getekend, met leuke bladspiegels, maar zeer confronterend tegelijkertijd. De oudere eskimo's worden geofferd aan de wetenschap met het gebrek aan respect dat 'ubermensen' en 'racisme' typeert. Het is tekenend voor een hautaine samenleving, én echt gebeurd. Dat maakt het een beetje weerzinwekkend in zijn schoonheid.
Une incroyable bande-dessinée sur le déracinement et la crise d’identité de Minik,un jeune esquimau, au début du XXème siècle que l'on a emmené à New York avec sa famille lors du retour d'une expédition de Robert Peary au Groeland. Sachant que l'histoire est basée sur des faits réels, cela rend, en fin de compte, encore plus rageant, la manière dont Minik et sa famille sont traités...
A croire que l'Histoire ne fait que se répéter... et que l'Homme ne comprendra jamais grand chose.
storia vera del piccolo minik, giovane inuit arrivato dalla groenlandia a new york al seguito di robert peary. ma soprattutto, storia di (non) identità, di ingiustizie, di ricerca di sé. tavole stupende, davvero una bellissima graphic novel.
Une histoire vraiment surprenante, émouvante mais aussi révoltante, surtout lorsque l'on sait qu'il s'agit d'une histoire vraie. Les dessins sont vraiment très beaux.
Tanto la historia de Minik, el esquimal, como las exploraciones de Peary me atraen bastante. El cómic no aporta muchas cosas más allá de realizar una narración fluida, pero es suficiente.