Di Robert J Harris avevo già letto William Shakespeare e la mappa dell’ignoto (Mondadori). In Leonardo e la macchina infernale la formula non cambia: un personaggio storico in età adolescenziale – in questo caso Leonardo da Vinci – e un piano criminale da sventare.
Se l’altro libro mi aveva convito senza remore, però, in questo ho avvertito una certa tendenza al ripetersi. Harris copia se stesso: i protagonisti e la vicenda sono diversi, ma la sensazione è quella di leggere lo stesso libro.
Leonardo e Fresina, la giovane schiava che diventerà spalla dell'eroe nel dipanarsi del racconto, sono dei bei personaggi, ma non c’è mai il reale tentativo di scavare più a fondo nelle loro emozioni, di spingersi un po’ più in là dello stretto necessario.
Rimane una lettura di grande intrattenimento, scritta molto bene e dotata di gran ritmo, ma almeno per quanto mi riguarda fine a se stessa, priva di quel valore aggiunto che rende un libro caro al cuore.