Anthony Boucher è certamente una delle personalità più significative del panorama giallo novecentesco. Lettore vorace, intellettuale raffinato ed eclettico, stimato critico prestatosi saltuariamente al mestiere di scrittore, con risultati tra l'altro eccelsi, come dimostrano capolavori quali "Nove volte nove" (1940) e "La chiave del delitto" (1941), Boucher, grazie al suo acume editoriale e alle sue numerose e precise analisi, ha lasciato un'impronta indelebile nell'ambito della letteratura gialla della Golden Age.
"Chi sa fa, chi non sa insegna" non è dunque un motto particolarmente calzante per la poliedricità di Boucher, il quale, non accontentandosi di analizzare il genere con il piglio dell'erudito, decise di cimentarsi personalmente nel campo, dimostrando così come, in alcuni casi, il critico possa anche essere un talentuoso romanziere. Queste due anime che caratterizzano la sua particolare formazione letteraria emergono spesso nelle sue opere sottoforma di trame impostate sulla ripresa e sul sovvertimento dei motivi ricorrenti più comuni del genere. È un po' come se all'interno dell'invenzione letteraria non riuscisse mai completamente a distaccarsi dagli intenti divulgativi e didascalici propri dello studioso.
Il romanzo in cui emerge maggiormente questo dualismo distintivo della sua personalità, in cui coesistono nel contempo creazione narrativa e parodia metaletteraria, è sicuramente "Gli Irregolari di Baker Street" ("The Case of the Baker Street Irregulars", 1940).
"Gli Irregolari di Baker Street" è un romanzo irriverente, divertente e originale che, pur nel suo chiaro intento di elogio nei confronti della più grande e influente figura nella storia del giallo, Sherlock Holmes, dimostra una vena parodica e inventiva tale da trascendere il rango di sincero omaggio e imporsi come romanzo poliziesco di per sé e ironico affresco dello scenario narrativo contemporaneo. Un'opera dunque che racchiude nelle sue molteplici chiavi interpretative tutte le sfaccettature del suo autore e dello stesso universo del mystery.
Los Angeles, 1939. La società cinematografica "Metropolis", guidata dall'inquieto produttore F.X. Weinberg, ha deciso di realizzare un film ispirato al racconto holmesiano "L'avventura della banda maculata", la cui sceneggiatura è stata affidata al collerico e detestabile Stephen Worth, ex investigatore privato divenuto in seguito scrittore di hard-boiled. L'assegnazione di questo incarico a Worth, che in più occasioni ha esternato il suo disprezzo per l'opera doyliana, scatena un'ondata di furiose proteste da parte degli appassionati holmesiani, specie dall'associazione nota come "Gli Irregolari di Baker Street", circolo che raduna i migliori conoscitori e ammiratori del Canone di Doyle, la quale inizia a subissare la Metropolis di lettere minacciose per chiedere l'immediato licenziamento dello sceneggiatore. Il timore di uno stravolgimento totale della storia originale, nonché di una resa calunniosa del segugio di Baker Street, è tale che persino grandi personalità quali Alexander Woollcoot e Christopher Morley si mobilitano in favore della causa dei "puristi". Nessuno è però più terrorizzato di F.X. Weinberg che, nonostante preveda un flop enorme della pellicola se affidata a Worth, tuttavia non può licenziare l'uomo a causa di una subdola clausola contrattuale. Trovandosi tra due fuochi, Weinberg, su consiglio della sua astuta segretaria Maureen O'Breen, pensa di salvare il salvabile invitando i membri degli Irregolari ad assumere l'incarico di consulenti alla produzione del film, offrendo loro vitto e alloggio nella propria lussuosa dimora. Il gruppo, estasiato dall'idea di difendere l'onore di Holmes grazie alla sua consulenza, accetta volentieri. Così il presidente, lo stimato medico Rufus Bottomley, assieme agli altri componenti, il mite professore Drew Furness, il timido scrittore Jonadab Evans, il gioviale esule Otto Federhut e il cinico direttore giornalistico Harrison Ridgly III, parte alla volta della California pronto a dar battaglia a Stephen Worth.
Giunto il giorno del loro arrivo, Maureen è alle prese con i numerosi preparativi per la festa organizzata per accogliere gli Irregolari in casa Weinberg, per il cui numero civico, 221B, il produttore era riuscito ad ottenere l'autorizzazione del municipio. Nel caos generale, tra camerieri e fattorini che ronzano nella residenza, Maureen deve occuparsi anche di strani pacchi e lettere indirizzati a Worth, mentre è in attesa della nuova governante assunta. Il suo nome? Mrs Hudson ovviamente, per restare in tema e stemperare le critiche degli holmesiani.
Arriva finalmente la sera e la festa, a cui partecipano anche molti giornalisti e critici, sembra un successo. All'improvviso però compare sulla scena Stephen Worth, nonostante nessuno si sia premurato (e a ragione) di invitarlo. Spinto dall'alcol, Worth inizia a minacciare platealmente gli Irregolari, accusandoli di nascondere segreti oscuri di cui lui è tuttavia a conoscenza. Come è inevitabile, scoppia una rissa, sedata subito dall'intervento del tenente Jackson, presente al ricevimento. Worth, accasciatosi a terra completamente ubriaco, viene trasportato in una delle camere libere della casa. Questo episodio spiacevole, ma fruttuoso per i cronisti di gossip, pone ufficialmente fine all'evento. Mentre Weinberg, prefigurando i titoli di giornale dell'indomani, tenta inutilmente di usare i suoi agganci per mettere tutto a tacere, Maureen accetta la proposta di Furness di accompagnarla in auto fino a casa sua. La ragazza sale per prendere il soprabito nella veranda ma, passato del tempo, non scende. Furness, stizzito per l'attesa, va a controllare al primo piano e trova la ragazza svenuta nel corridoio. Una volta ripresi i sensi, Maureen racconta una storia raccapricciante: dopo essere stata vista e chiamata da Worth, che si era apparentemente risvegliato dalla sbornia, mentre passava davanti alla sua porta, qualcuno, nascosto all'interno della sua stessa camera, aveva sparato all'uomo in pieno petto. Purtroppo la ragazza, cercando di scappare, era stata colpita alla nuca, perdendo conoscenza.
Andando a controllare la stanza di Worth, il tenente e gli Irregolari si trovano dinanzi ad uno spettacolo straniante. Non tanto per il fatto che il cadavere è scomparso, ma per l'abbondanza di citazioni holmesiane che il colpevole, quasi a farsi beffa degli appassionati, ha lasciato sul luogo del crimine: dalla scritta RACHE composta con il sangue sul muro (da "Uno studio in rosso") alla pistola trovata nel giardino, sotto la finestra della camera, legata ad un libro di Furness tramite una corda (che ricorda la situazione in "Il problema di Thor Bridge"). Altri strani indizi sono rappresentati da una fascia nera e un pezzettino di vetro nel cestino. Se ciò non bastasse, si scopre che le strane buste indirizzate a Worth e precedentemente ritirate da Maureen contengono un messaggio in codice che sfrutta il sistema utilizzato ne "L'avventura dei pupazzi ballerini" e cinque semi d'arancio, richiamo all'omonimo racconto di Doyle. Cosa sta succedendo in quella casa? Chi è che si diverte a seminare tracce che rimandano ai casi celebri del detective di Baker Street?
Il tenente Jackson, con l'aiuto del suo superiore Finch, dovrà appellarsi alla profonda conoscenza degli Irregolari per ritrovare il corpo di Worth e per svelare il piano di un assassino follemente fedele al Canone. Follemente, purtroppo, in senso letterale.
"Gli Irregolari di Baker Street" è un romanzo "sui generis", che si imposta come un divertissement parodico, ma riesce al contempo a dimostrarsi un solido romanzo giallo, grazie ad una trama ben congegnata, in cui citazioni e rimandi non risultano meri ornamenti, ma funzionali all'enigma centrale. È un'opera dalle molteplici sfaccettature, perennemente in bilico tra serio e faceto, tra narrazione vera e propria e satira scanzonata.
Questa "varietas" tematica si riflette anche sulla struttura dell'opera, che risulta dunque eterogenea e irregolare.
Il romanzo si apre infatti con una serie di missive inviate dal produttore F.X. Weinberg al Centro di documentazione per reperire notizie in merito agli Irregolari che tanto avevano ostacolato la realizzazione del film. In tale contesto viene illustrato il manifesto e il rigido regolamento di questo gruppo selezionato di appassionati holmesiani, ricalcato ironicamente sulla reale e omonima associazione di cui anche Boucher fece parte. Al tono evidentemente parodistico di queste pagine, volto a inserire il libro, sin dall'esordio, in una dimensione ludica e irriverente, si associa anche il tentativo di rendere realistico l'entourage degli Irregolari attraverso una descrizione approfondita delle loro attività. Seguono poi le lettere inviate da Weinberg ai singoli membri del club per invitarli ad assumere l'incarico di collaboratori nella produzione della pellicola, in cui, attraverso la replica dei destinatari e i brevi intermezzi narrativi che si focalizzano su di loro, l'autore delinea efficacemente con brevi pennellate le diverse personalità, gettando luci e ombre sulle loro vite, utili a generare già un senso di suspense.
Dopo questa particolare introduzione, premessa descrittiva dei successivi, bizzarri eventi, si passa alla narrazione centrale, con la riunione degli Irregolari a casa Weinberg e i successivi eventi che conducono all'ingloriosa e beffarda fine del violento Stephen Worth. In questa sezione centrale, Boucher si diverte a inserire nella trama gialla numerosi riferimenti a Doyle, che non sono solo espressione di un acuto citazionismo, ma parti integranti del meccanismo giallo, veri e propri indizi da decifrare per comprendere la soluzione.
La parodia sopraffina dell'opera tuttavia non si limita all'inserimento di materiale tratto fedelmente dal Canone: nella seconda parte dell'opera, dopo le prime indagini sull'omicidio e sulla scomparsa del cadavere di Worth, il flusso narrativo viene interrotto e subentra una lunga digressione in merito alle avventure in cui ogni membro degli Irregolari si è trovato coinvolto il giorno seguente al delitto, che sono ispirate ai più noti casi holmesiani. Il romanzo, che si impostava come una classica vicenda gialla arricchita da omaggi al mondo holmesiano, si trasforma improvvisamente in un racconto surreale, straniante e irrealistico, in cui quel confine tra realtà e fantasia letteraria, tra la California della fine degli anni '30 e l'universo letterario di Holmes, nella Londra vittoriana, sembra infrangersi totalmente e l'una sembra confluire e fondersi con l'altra. A parte alcuni eventi di chiaro marchio doyliano, la trama sembra sprofondare in un abisso di follia e assurdità. Se Carroll si fosse mai cimentato nella composizione di un giallo, avrebbe scritto qualcosa del genere.
Tra chi è stato portato in segreto in una vecchia costruzione piena di spie tedesche (con chiare assonanze con il racconto "L'ultimo saluto"), chi riceve la visita di un colonnello con una strana scatola (citazione a "L'avventura della scatola di cartone") e chi invece rimane invischiato in un agguato con un serpente velenoso (ovvio riferimento a "L'avventura della banda maculata"), la trama si tinge di una vena di sana pazzia, catapultando il lettore quasi in una dimensione onirica, disturbante. Questa lunga digressione, apparentemente fuori luogo e in eccessivo contrasto rispetto alla lineare narrazione precedente, non solo contiene alcune tracce essenziali per chiarire alcuni aspetti del delitto, ma ha anche la funzione di confondere le idee del lettore in un turbinio di eventi singolari, complicando la già intricata e fitta trama di citazioni e rimandi letterari e portando quella parodia bonaria della prima parte all'estremo.
Alla fine, in una girandola di false ipotesi, giunge la soluzione che chiarisce i motivi dietro l'assurdità degli eventi e riporta la narrazione su un piano prettamente logico e razionale.
"Gli irregolari di Baker Street" è dunque un romanzo complesso, molto articolato, fondato su più livelli di interpretazione.
Innanzitutto bisogna considerarlo come un omaggio sentito e appassionato al detective che più di ogni altro ha cambiato la storia del genere, il mastino di Baker Street Sherlock Holmes. La passione e l'ammirazione sincera di Boucher per Doyle si esplicita nella stretta interdipendenza tra la trama del romanzo e il mondo narrativo del Canone, in cui l'uno converge nell'altro in una dipendenza inscindibile. È un romanzo che senza il Canone non potrebbe assolutamente esistere e che dunque prevede da parte del lettore una conoscenza minima della produzione su Holmes. Lo sfoggio di erudizione dell'autore sulla materia è notevole, per l'enorme quantità di citazioni presenti che, tuttavia, non si collocano su un piano secondario, puramente ornamentale ed erudito, ma assumono un ruolo decisivo nella vicenda gialla e talvolta plasmano la storia stessa, come nel caso delle strane avventure degli Irregolari. Dunque Holmes è tema centrale ma anche mezzo per distrarre e invischiare il lettore in una intricata rete di rimandi letterari che stordiscono e allontanano dalla reale soluzione. Insomma, il motto dell'opera sembra essere "more is more", nascondere tracce vitali nell'abbondanza di piste metanarrative.
Il romanzo, pur esaltando il genere giallo attraverso la sua creazione più significativa, ha un'indubbia e preponderante componente parodica, tratto che impregna l'opera in ogni suo aspetto e che rende la trama divertente e leggera.
In primis la caricatura investe il mondo del giallo classico, rappresentato dal Canone holmesiano: il frequente citazionismo, l'inserimento di elementi appartenenti alle varie storie di Doyle, la presenza di devoti seguaci di questo autore, considerato alla stregua di un messia sceso in terra per diffondere i principi di logica e razionalità, per quanto parti integranti della storia centrale, assumono proporzioni assurde, ridicole, che sprigionano una pungente e acuta ironia. Quest'assurdità satirica, volta a deformare i caratteri distintivi del genere, emerge soprattutto nei vari indizi holmesiani lasciati sulla scena del crimine, nei molteplici bizzarri oggetti che contornano le vicende (semi di arancio, pistole legate a dei pesi, messaggi in codice con pupazzi ballerini) e negli avvenimenti letterari traslati in maniera surreale nel mondo reale. Proprio sul contrasto tra realtà e finzione letteraria, in cui vigono leggi diverse e incompatibili, acuite tra l'altro dal contrasto tra la spiccia prosaicità dell'ambientazione californiana e il sensazionalismo e lo spirito adrenalinico di cui è pregna l'atmosfera ottocentesca scaturita dagli accadimenti simil-holmesiani, Boucher istituisce una narrazione scanzonata e impertinente.
Quest'indole parodistica, lungi dall'essere fine a sé stessa, utile solo per creare un colto divertissement, lascia intravedere una acuta e dissacrante analisi dell'universo letterario giallo. Dietro la piacevole leggerezza su cui si fonda l'intero romanzo, fa infatti capolino il Boucher critico, sempre attento a coniugare utile e dilettevole, puro intrattenimento e beffarde parentesi divulgative.
Tale aspetto è ravvisabile soprattutto nel contrasto antitetico, da cui si snoda l'intera trama principale, tra Worth e gli Irregolari di Baker Street: in tale contrapposizione l'autore ripropone, nella finzione gialla e in chiave umoristica, l'eterna diatriba tra i puristi del mystery deduttivo, che esaltano il carattere puramente evasivo del genere, e i modernisti dell'hard-boiled/noir, sprezzanti verso le astrattezze inverosimili del giallo classico e interessati a sondare il crimine dal punto di vista sociale, politico, esistenziale. Una battaglia dagli esiti letteralmente fatali.
Entrambi gli schieramenti, il cui scontro genera momenti di grande ilarità e snodi narrativi importanti nell'intreccio, sono esposti alla sferzante mordacità di Boucher: dei puristi, rappresentati dagli Irregolari, irriducibili difensori del Canone, vengono messi in evidenza l'eccessivo idealismo, a volte sconfinante nell'irrealismo totale (di cui espressione sono le surreali avventure dei vari membri che, collocate in un contesto pragmatico, mostrano tutta la loro assurdità) e il ridondante sensazionalismo; d'altra parte, invece, è mostrata un'eguale inverosimiglianza nei generi più moderni, troppo crudi e alla ricerca frenetica, e spesso inutile, di profondità introspettiva. Se dell'uno è ridicolizzata la scarsa aderenza alla realtà, dell'altro viene messa in luce la pomposa supponenza (e quale modo migliore per ironizzarci sopra che contornare il cadavere di Worth, degno rappresentante del filone hard boiled, di elementi chiaramente holmesiani?).
Attraverso questa azione dissacrante, non vi è tuttavia un intento derisorio, volto a mostrare, attraverso la deformazioni, le falle e il surrealismo di alcuni generi narrativi. È invece un'ironia che va intesa quale grande elogio alla varietà e alla poliedricità della letteratura poliziesca tutta. La parodia, investendo indistintamente ogni cosa, dissacrando e punzecchiando, ha lo scopo di esaltare, al contrario, la bellezza della diversità, la libertà nel gusto letterario da parte dei diversi lettori, mettendone in luce le caratteristiche che li contraddistinguono.
Infine, per quanto concerne la trama gialla in sé, essa si presenta come una sorta di gioco enigmistico, essendo fondata su tracce prevalentemente letterarie, messaggi da decifrare e giochi di parole. Questa impostazione è funzionale al carattere ludico dell'intera opera. Il finale è buono, con una soluzione semplice ma elegante, che giunge dopo una successione impressionante e conturbante di false ipotesi, sullo stile della Brand.
Dunque "Gli Irregolari di Baker Street" è un divertissement giallo simpatico e irriverente, in cui Boucher coniuga alla perfezione la sua passione per il mystery, in tutte le sue sfaccettature, il suo grande spirito critico e uno stile raffinato, erudito ma al contempo burlesco e esilarante.