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Narciso infranto. L'autoritratto moderno da Goya a Warhol

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Da Van Gogh a Picasso, da David a Boccioni, da Ingres a Bacon, da Turner a Jim Dine, da de Chirico a Clemente, dall’inizio del moderno fino al suo tramonto: l’artista solo di fronte a se stesso. Una maniera inedita e suggestiva per ripercorrere la storia spesso drammatica dell’uomo contemporaneo.

210 pages, Paperback

First published January 1, 1997

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Alberto Boatto (Firenze, 9 luglio 1929 – Roma, 9 febbraio 2017) è stato un critico d'arte italiano.

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October 19, 2024
PER SEMPRE

description
Arnold Böcklin: Autoritratto con la Morte che suona il violino (1872)

L’autoritratto non è un ritratto. Non è “Chi sei tu?”, ma è “Chi sono io?”
Sembra una presa in giro.
Ma mentre il ritratto si fa a persone che sono davanti ai nostri occhi, l’autoritratto si fa a noi stessi: e, per porci davanti ai nostri occhi, dobbiamo collocarci davanti a uno specchio, o ricorrere a memoria, a fantasia.
Altrimenti, di noi, vediamo solo parti, periferie, estremità, propaggini. Mai il tutto.
E così, il pittore deve vedersi nel rettangolo dello specchio per rappresentarsi nel rettangolo del dipinto.

Ma lo specchio ci rimanda rovesciati, destra per sinistra, e viceversa. Anche così, non possiamo vederci come gli altri ci vedono.

E allora non è forse questo qui sotto l’autoritratto più perfetto, e completo, il paradigma dell’autoritratto?

description
Johannes Gumpp: Doppio autoritratto allo specchio, 1646, Corridoio Vasariano, Firenze. Di questo dipinto esiste un’altra versione, rettangolare e non tonda, sempre datata 1646, conservata alla Schloss Schönburg Galerie, Pöcking in Baviera.

Di questo artista, e dell’uomo, non sappiamo altro che quello che vediamo in questo dipinto: il soggetto di spalle con il volto riflesso sullo specchio a sinistra e raffigurato sulla destra sopra il cavalletto. Altre notizie non ci sono giunte, e neppure altre sue opere, se non la stessa (ma in versione rettangolare).
Da un punto di vista concettuale, se l’autoritratto è un’assicurazione contro la scomparsa definitiva, uno strappo al silenzio della morte, quale autoritratto più concettualmente perfetto e completo di questo che è l’unica notizia su quest’uomo artista?

L’autoritratto è “Per sempre”.
È come se la “fase dello specchio”, che Jacques Lacan colloca all’alba della vita del bambino, si fosse dilatata oltre misura, finendo con l’identificarsi con l’intera esistenza dell’uomo.

description
John William Waterhouse: Eco e Narciso, 1903 (Walker Art Gallery). Il primo Narciso che è entrato nella mia vita.

Trattandosi di specchiarsi, ovvio che tutto ebbe inizio con Narciso: si sporse, si vide riflesso sulla superficie della fonte fatale, perse il mondo alle sue spalle ma acquistò la visione del suo volto, e... ci ha lasciato un’eredità.

Uno dei primissimi autoritratti ‘moderni’ è quello di Filippo Lippi che si ritrasse nella monumentale pala “Incoronazione della Vergine” (1441-1447): i pittori si erano già ritratti in mezzo alla folla, ma questa volta Lippi si dipinge esitante, incerto, confuso, con lo sguardo non rivolto verso il soggetto sacro (la Vergine). Così facendo, sottolinea la sua individualità e diversità emotiva.


L'Incoronazione della Vergine, nota anche come Incoronazione Maringhi, di Filippo Lippi, è conservata alla Galleria degli Uffizi di Firenze. Sono sessanta figure in una superficie 200x287. Qui l’autoritratto del pittore inginocchiato.



Il passo successivo dell’autoritratto sarà isolare l’artista dentro uno spazio ristretto, ritagliarlo.
E lo faranno per primi, a una sola generazione di distanza dal Lippi, Leon Battista Alberti e Filippino Lippi.

E quindi, la risposta alla domanda inziale, “Chi sono io?” diventa “Sono un uomo”, affermazione profana che marca il distacco completo dall’universo religioso che fin lì ha dominato la pittura. Entriamo nella modernità, e dai quadri ci appaiono artisti che si ritraggono uomini soli, il passo da “Chi sono io?” a “Sono un uomo” si concretizza atraverso “Sono un uomo solo”.
Van Gogh, Goya, Ensor, Warhol…: i grandi devastati autoritratti della fine Ottocento e inizio Novecento mettono in scena l’intima convulsa crisi dell’individuo.
Se Narciso poteva rimirarsi e affermare “Io sono questo”, l’artista moderno si dipinge per dire “Non so più chi sono”. Confermando l’affermazione capitale di Rimbaud: Je est un autre, l’identità è diventata alterità, irrimediabilmente distante, separata.

description
James Ensor: Autoritratto circondato da maschere (1899)

Il volto umano è una forza vuota, un campo di morte.
Il volto umano non ha trovato ancora la sua faccia
.
Antonin Artaud

Alberto Boatto è morto pochi giorni fa, il 9 febbraio. Sapeva parlare di Warhol, new dada, pop art, Novecento, come dell’io, di Freud e di Nietzsche, di storia dell’arte come di antropologia... Ho pensato di ricordarmelo risfogliando uno dei suoi testi più belli, prezioso sin dal titolo.
Indimenticabile anche “Ghenos Eros Thanatos”, ristampato l’anno scorso da L’Orma Editore.

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Edvard Munch: Autoritratto all’inferno (c. 1895)
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