Questo romanzo si pone al crocevia della cultura dell'800. Un'opera che si rivela una delle prime testimonianze di denuncia sociale che passa attraverso l'introspezione psicologica e si fa letteratura. Ambientato nel mondo delle risaie della pianura padana, le stesse che furono teatro del celebre Riso amaro, il libro propone la storia di una ragazza e dei suoi sogni, un tema ancora attuale, come testimonia il prezioso testo di Gadda che lo accompagna.
Maria Antonietta Torriani è stata una scrittrice italiana. Con lo pseudonimo di Marchesa Colombi entrò nella storia del romanzo popolare e del femminismo. Il nome di "Marchesa Colombi" era in realtà uno pseudonimo, tratto dalla commedia «La satira e Parini» di Paolo Ferrari, in cui i marchesi Colombi sono personaggi futili e frivoli. Negli anni settanta il giornalista Eugenio Torelli Viollier, nato a Napoli nel 1842 e trasferitosi a Milano nel 1865, era redattore di una rivista a quei tempi molto diffusa, L'Illustrazione Universale, che pubblicava anche racconti e novelle. Incontrata la Torriani che si era recata alla redazione del periodico per offrire la propria collaborazione, se ne innamorò. Il matrimonio, che alla fine naufragò, fu celebrato il 30 ottobre 1875. L'anno seguente Torelli fonderà il Corriere della Sera. Sarà in questo periodo che la Torriani assumerà definitivamente lo pseudonimo di Marchesa Colombi - già usato in precedenza assieme ad altri nomi d'arte - avviando così la sua carriera di narratrice. Nel 1973, dopo la riscoperta del romanzo Un matrimonio in provincia da parte di Natalia Ginzburg ed Italo Calvino, la critica iniziò ad interessarsi alla sua ricca produzione letteraria.
La marchesa Colombi dipinge perfettamente la condizione delle campagne novaresi, e la vita delle loro mondine. Come scritto in altre recensioni e nell'introduzione stessa, si tratta di un primo tentativo di denuncia sociale tramite romanzo. La bella protagonista perde salute e giovinezza in risaia, insieme a molte coetanee, in un lavoro stagionale che assicurava però un ottimo stipendio. All'imbruttimento dato dai problemi lavorativi si accompagna quello caratteriale, con una depressione che diventa astio e cattiveria. Non manca una sorta di lieto fine, una chiusa per permettee alla vita di andare avanti.
"La Nanna, la figliola dei Lavatelli, aveva passata l’infanzia a custodire le oche. Ne aveva dodici, e davano della bella piuma, che la Maddalena, come tutte le buone mamme, metteva da parte ad ogni spennatura, ed accumulava per farne poi il letto nuziale della sua figliola. E la Nanna andava superba delle sue oche, e di quegli apparecchi fatti per lei. Quando la ragazza ebbe poco più di dieci anni, la mamma disse al marito: «Bisogna cercare un’altra piccina per condur fuori le oche. I fanciulli che custodiscono le vacche, e le fanciulle che guidano i paperi, si scontrano nei campi, e si baloccano insieme. E questo si può tollerare soltanto nell’età dell’innocenza; ma la Nanna ha dieci anni, l’età dell’innocenza è passata». Martino trovò tutta la profondità di giudizio dei sette Savi della Grecia in quelle sentenze della sua massaia. Le oche vennero affidate ad una bambina di otto anni, poi, cresciuta quella, ad un’altra. Erano custodite dall’aprile al novembre per 50 centesimi ogni oca. Facevano sei lire all’anno, che la famiglia spendeva per evitare alla Nanna la comunanza dei giuochi coi piccoli mandriani. E la Nanna andava superba anche di questo, che le dava una certa superiorità sui suoi compagni. Quando li scontrava, o li vedeva passare al di là della siepe, e le gridavano: «Oh! Nanna! Non vieni più fuori colle oche?» lei rispondeva: «La mamma non vuole più, perché non ho più l’età dell’innocenza»."
"In risaia", La Marchesa Colombi
Un piccolo gioiello, un "archivio" di tradizioni rurali di fine '800 e una denuncia sociale narrata con grande delicatezza. La protagonista Nanna con la sua piuma d'oca per fare il proprio letto nuziale, il suo "argento" per andare sposa e tutte le sue vicissitudini di giovane mondina resterà nel mio cuore a lungo. Una specie di Albero degli zoccoli ante litteram, lo consiglio vivamente.
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romanzo di denuncia sociale- sulla condizione delle contadine nel novarese. la durezza del lavoro in risaia, le malattie, la pressione sociale per cui il matrimonio è l'unica scelta e l'unica forma di riscatto (e senza di cui si è solo un peso per la famiglia). "in risaia" è la storia della giovane nanna, che si ammala di febbri e tifo e perde, insieme alla bellezza, anche la possibilità di trovare un marito e creare una famiglia- diventando così rancorosa e vendicative. finale in qualche modo *edificante*, con la protagonista che si riscatta moralmente e si aggrappa all'ultima speranza rimasta. bella lettura, molto più profonda di quello che potrebbe sembrare.
4.5 C'è molta delicatezza in questo romanzo breve della Marchesa Colombi, e molto da riflettere: non solo sulle pressioni sociali che fanno e disfano i sogni delle giovani donne, e ne plasmano l'esistenza, non solo sulla durezza di condizioni di vita che venivano accettate come normali, ma anche su quanto l'amarezza possa distruggere uno spirito.
Un cuento de Navidad donde los enredos se aclaran y tiene final feliz. Me ha gustado especialmente porque no conocía las duras condiciones en las que trabajaba las mujeres en los arrozales en el S. XIX en Italia.