Essendo l'unica abitante di un enorme palazzo, Coco si sarebbe sentita estremamente sola se non ci fosse stato il suo amato gatto nero, Kuro. Nonostante il gatto abbia le sue stranezze, i due sono una coppia inseparabile e ogni giorno vivono avventure divertenti. Cullata dalla beatitudine di queste giornate idilliache, Coco non è del tutto consapevole della triste realtà che la circonda: per tutti gli altri abitanti della sua città, la vita è piena di paura e ansia; essi temono le forze sinistre che avvolgono la loro città, ma hanno anche paura di Coco e Kuro. Ignara di tutto, Coco vive pacificamente con Kuro, ma i suoi giorni di beata ignoranza potrebbero finire rapidamente..
E' molto episodico e dispersivo, ogni tanto c'è qualche informazione, ma in modo sporadico. Inoltre gli intermezzi in cui si raccontano le storie inventate da Coco dopo un po' sono ripetitivi e non fanno progredire di molto la narrazione. Gli splendidi disegni sono davvero evocativi, riescono a creare una certa inquietante tensione, ma non basta...
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Breve manga in tre volumi. La trama è ben costruita, nei primi due, perché alla storia principale (sorta di fiaba dark più tenera che horror), vengono sparsi indizi di qualcosa di più terrificante, ed è proprio in alcune tavole apertamente horror che il manga mostra tutto il suo potenziale. Il terzo volume vuole invece abbandonare tutto ciò che è secondario, per limitarsi a raccontare della protagonista, del suo trauma e della sua presa di coscienza: non appaiono più mostri, il lieto fine è dietro l’angolo e non si risolve alcun grande mistero sulle questioni paranormali. Può lasciare un po’ l’amaro in bocca, ma funziona. Lo stile di disegno è peculiare, nel suo mischiare personaggi carinissimi (ma dal design non particolarmente originale) con mostri dall’aspetto semplice ma efficace a far venir più di un brivido.
Con un volume in più poteva forse soddisfare meglio, sviluppando fino in fondo sottotrame interessanti. Ma davvero non trovo del tutto fuori luogo il cambio di rotta dell’ultimo volume, che cerca di ragionare sull’elaborazione del lutto e sull’atto stesso di narrare.
Tra la terza e la quarta stella: do la quarta piena per l’ottima edizione.
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