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Il burrone

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Ivan Alexandrovich Goncharov (1812-1891) was one of the leading members of the great circle of Russian writers who, in the middle of the nineteenth century, gathered around the Sovremmenik (Contemporary) under Nekrasov's editorship-a circle including Turgenev, Dostoyevsky, Tolstoy, Byelinsky, and Herzen. He had not the marked genius of the first three of these; but that he is so much less known to the western reader is perhaps also due to the fact that there was nothing sensational either in his life or his literary method. His strength was in the steady delineation of character, conscious of, but not deeply disturbed by, the problems which were obsessing and distracting smaller and greater minds.

178 pages, Hardcover

Published January 1, 1924

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About the author

Ivan Goncharov

289 books515 followers
Russian novelist Ivan Aleksandrovich Goncharov (/ˈɡɒntʃəˌrɔːf, -ˌrɒf/; Russian: Ива́н Алекса́ндрович Гончаро́в), best known for his novels A Common Story (1847), Oblomov (1859), and The Precipice (1869). He also served in many official capacities, including the position of censor.

Goncharov was born into the family of a wealthy merchant, elevated as a reward for military service of his grandfather to gentry status. A boarding school, then the Moscow college of commerce, and finally Moscow State University educated him. After graduating, he served for a short time in the office of the governor of Simbirsk before moving to Saint Petersburg, where he worked as government translator and private tutor, while publishing poetry and fiction in private almanacs. People published A Common Story , first novel of Goncharov, in Sovremennik in 1847.

Goncharov's second and best-known novel Oblomov was published in 1859 in Otechestvennye zapiski. His third and final novel The Precipice was published in Vestnik Evropy in 1869. He also worked as a literary and theatre critic. Towards the end of his life Goncharov wrote a memoir called An Uncommon Story, in which he accused his literary rivals, first and foremost Ivan Turgenev, of having plagiarized his works and prevented him from achieving European fame. The memoir was published in 1924. Fyodor Dostoyevsky, among others, considered Goncharov an author of high stature. Anton Chekhov is quoted as stating that Goncharov was "...ten heads above me in talent."

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Profile Image for Héctor Genta.
403 reviews88 followers
March 1, 2020
Pubblicato nel 1869, Obryv, Il burrone, risulta il terzo degli "Ob" per data di pubblicazione (Obyknovennaja istorija, Una storia comune, è del 1847 e Oblomov del 1859) e, nell'opinione comune, anche il terzo per importanza.
Si potrebbe dire che anche un Gončarov minore è pure sempre un Gončarov e quindi vale la pena di una lettura, ma il punto è che non sono così sicuro che quest'opera possa essere rubricata con tanta semplicità come "minore", anche se a tratti può risultare eccessivamente manierata e disomogenea nella struttura.
Il burrone, infatti, riveste un ruolo notevole nella bibliografia gončaroviana perché chiude un'ideale ambiziosa trilogia che descrive la faticosa transizione della società russa da un feudalesimo di stampo medievale ad un Mondo Nuovo ancora tutto da disegnare.
Il filone al quale appartiene questo romanzo è è quello del realismo psicologico e la storia è quella di Boris Pavlovich Raysky, un nobile annoiato, un artista "oblomoviano" che vive tra scrittura, pittura e scultura senza mai applicarsi veramente ad alcuna di queste arti. Un amante del bello, un uomo volubile guidato dall'istinto e che rifugge le responsabilità. Il pretesto di controllare certi suoi possedimenti lo porta dalla grande città alla campagna, dove si innamora, non ricambiato, di Vera, una cugina di secondo grado, a sua volta invaghita di Mark Volokhov, un giovane rivoluzionario nichilista e iconoclasta che è sotto la sorveglianza della polizia.
La storia d'amore sul triangolo Raysky-Vera-Volokhov è solo un pretesto, non solo e non tanto per parlare d'amore (tema che comunque l'autore declina in diverse sfumature e secondo il sentire di ognuno dei personaggi, confermando la sua assoluta capacità nella descrizione dei caratteri) ma per portare in scena il conflitto sociale di cui si diceva.
Il passaggio da una società patriarcale ad un mondo nuovo è rappresentato da Gončarov da un lato attraverso il tentativo de protagonisti di affermare la propria personalità anche andando in rotta di collisione con gli stereotipi dell'epoca e con la morale comune, dall'altro mostrando le incertezze ed i limiti di ognuno di loro. È la perfetta immagine di quello che rappresenta ogni cambiamento: si identificano difetti e limiti del sistema corrente e poi ci si divide su come modificarlo, c'è univocità sulla diagnosi e confusione sulla terapia.
Le idee nuove sono, appunto, idee. Opinioni da verificare alla prova dei fatti e soprattutto numerose e contraddittorie almeno quante sono le teste che le esprimono. Per questo Gončarov sembra voler fare un passo indietro preferendo tornare al porto sicuro della tradizione piuttosto che affidare la barca alle insidie di una navigazione verso l'ignoto, con il rischio di precipitare da quel burrone richiamato nel titolo e sul filo del quale si articola la trama del libro.
Raysky diventa così nel corso della storia una figura positiva, un uomo con limiti evidenti ma anche un portatore di idee democratiche che non arriva all'integralismo ed agli eccessi di un Volokhov. Il Nuovo sembra essere per Gončarov una via mediana tra Rivoluzione e Restaurazione: apertura alla democrazia e al liberalismo ed ai bisogni del singolo ma nel solco della storia e della cultura russa.
84 reviews
March 3, 2024
Cartaceo - letto ai tempi dell'università per una tesina: il primo volume è stato fatto arrivare dall'università di NA. Testo rarissimo- Edizione del 1933, trovata su internet dopo una lunga ricerca. Fiera di averlo nella libreria di casa mia. Appassionante storia d'amore per niente scontata sullo sfondo del mondo signorile russo di campagna.
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