Il Diavolo è apparso nella contea dell’Occhio Che Ride, portando con sé la morte sotto forma di artigli affilati. Quattro individui si mettono sulle sue tracce: Kalogera, una cupa mercenaria proveniente dalle terre del Sud; Guidobaldo, un avventuriero alcolizzato con un talento per cacciarsi nei guai; il brutale capo dei briganti Crapaferro, alla guida di una torma di montanari assetati di sangue e oro, e la sua sposa pagana, strega che ha ceduto l’anima agli dèi antichi. Le loro strade sono destinate a incrociarsi nel fango, ma chi è veramente il mostro?
Sullo sfondo di un medioevo fantastico ispirato a quello italiano, i quattro protagonisti si troveranno a viaggiare sul confine tra la vita e la morte, dove figure oscure e ambigue convivono con misteriose entità soprannaturali.
Maurizio Ferrero è nato nel 1987 a Vercelli. È stato due volte vincitore del Trofeo RiLL - Riflessi di Luce Lunare: nel 2016, con il racconto Tutto Inizia da O e nel 2018, con Ana nel Campo dei Morti. È autore del romanzo grimdark fantasy Ballata di Fango e Ossa e di due racconti per le antologie Hortus Mirabilis, storie di piante immaginarie e HUMAN/, corpi ibridi, mutanti e fluidi nell'universo del possibile, tutte pubblicate da Moscabianca Edizioni. Ha pubblicato altri racconti con Lethal Books - Ignoranza Eroica e nel 2021 è uscita per Delos Digital la sua antologia pulp-fantasy Gemme e Boccali. Nel 2022 è uscita la sua antologia di racconti I Volti degli Spiriti per la collana Memorie dal Futuro di RiLL. Nel 2023 pubblica il suo secondo romanzo, il grimdark fantasy "Fino all'Ultima Maledetta Pietra", edito da Acheron Books. Nel 2024 esce il suo terzo romanzo, "KILLYLAND", un horror/post-apocalittico ambientato in un parco dei divertimenti. Appassionato di B-movie e giochi di ruolo, ha avuto pubblicazioni anche in ambito ludico. Alcuni suoi racconti sono editi in Spagna, Germania, Polonia e Sudafrica.
Inizierò dicendo che il principale (e forse unico) lato positivo di questo libro è la prosa vivida e accattivante, che da sola mi ha permesso di trascinarmi fino all’ultima pagina senza lanciare il volume dalla finestra — cosa che, lo ammetto, sono stata tentata di fare più di una volta. A livello di contenuto, però, questo romanzo presenta una serie di difetti, tutti più o meno riconducibili ad un unico problema centrale: la sua totale mancanza di umanità. Leggerlo è stato un po’ come guardare un adolescente che gioca a GTA solo per il gusto di investire i passanti e fare commenti volgari sulle prostitute: alienante, inquietante, e soprattutto terribilmente noioso. Perché come ogni amante della letteratura sperimentale sa fin troppo bene, nulla è più monotono di un libro che cerca di essere trasgressivo a tutti i costi. E Maurizio Ferrero è così determinato a dimostrare che il suo è un Vero Fantasy Grimdark da dimenticare di sviluppare qualsiasi altro aspetto della narrazione. Il risultato è un'opera vuota, incapace di suscitare qualsiasi emozione al di fuori del disgusto.
La mia non è un’iperbole: nulla viene approfondito, né i personaggi, né la mitologia, né tantomeno i temi (quali temi?) della narrazione. Protagonisti e comprimari sono ridotti a macchiette bidimensionali, sempre uguali a se stesse e prevedibili dalla prima all’ultima pagina. Non c’è mai un guizzo, un momento d’introspezione che elevi questi triti stereotipi al rango di esseri umani. Giunta alla conclusione del libro, la domanda che mi sono posta è stata: qual è il punto? Perché l’autore ha sentito la necessità di raccontare questa storia? Me lo chiedo perché, a livello contenutistico, Ballata di fango e ossa è il vuoto pneumatico: la trama è formulaica e piena di cliché (il fantasy grimdark in cui tutti sono meschini, crudeli e traditori ha smesso di essere originale già negli anni novanta), i personaggi sono piatti e la tematica religiosa intorno a cui sembra ruotare la storia rimane vaga e confusa, tanto da doversi risolvere con un monologo finale in cui il Diavolo in persona si esibisce in una supercazzola degna di Ugo Tognazzi.
I problemi fin qui elencati, tuttavia, non sarebbero da soli sufficienti a giustificare il senso di disagio e repulsione che ha accompagnato la mia esperienza di lettura. No, ciò che mi ha spinto a scrivere questa recensione sono il sessismo e la crudeltà gratuita che permeano ogni pagina di questo libro. Ammetto che da tanto tempo non leggevo un romanzo così spudoratamente determinato a presentare le donne come oggetti la cui esistenza è ancillare e subordinata a quella degli uomini. Ferrero sembra essere del tutto all’oscuro del fatto che le donne sono persone dotate di desideri, anche erotici, autonomi, e che lo sguardo dell’uomo eterosessuale non è l’unico attraverso cui gli esseri umani vedono il mondo.
I personaggi femminili di questa storia sembrano usciti direttamente da un romanzo di cinquant’anni fa: di ognuna di loro conosciamo prima di tutto l’avvenenza fisica, la dimensione del seno, e l’appetibilità sessuale per gli uomini che la circondano (va da sé che questi criteri non si applicano alle descrizioni dei personaggi maschili). Quel che è paradossale è che persino i capitoli narrati dal punto di vista delle donne risentono di questo pregiudizio: ad un certo punto, ad esempio, Kalogera vede una ragazza di cui nota per prima cosa “il corpo formoso”. Questa svista è forse dovuta al fatto che la stessa Kalogera incarna alla perfezione lo stereotipo della donna guerriera che “non è come le altre ragazze”, detesta la femminilità e pensa che le vittime di stupro meritino di essere violentate perché incapaci di difendersi. In generale, l’autore appare esasperante nella sua ossessione per le tette, nella sua visione degradante e voyeuristica delle prostitute, nel ricorso allo stupro come espediente narrativo gratuito e superficiale. La cura riservata alla costruzione dei personaggi femminili è talmente scarsa che, nell’intero libro, non c’è nemmeno un’interazione significativa tra di loro: le donne non si parlano, non hanno rapporti interpersonali, a volte non hanno nemmeno un nome (una delle due protagoniste è chiamata semplicemente “la sposa”, come se la sua personalità fosse interamente circoscritta al ruolo di moglie).
Quando dico che questo libro pare scritto da un tredicenne, intendo che l’autore sembra convinto che una sequela ininterrotta di scene di sesso, torture e massacri possa sostituire una trama originale, dei personaggi interessanti e un mondo complesso. La superficialità della stesura emerge anche dalla massiccia presenza di errori ortografici all’interno del testo:
“La donna, il cui aspetto lasciava supporre che il nome dell’osteria doveva essere (dovesse essere, o ancora meglio, fosse) dedicato a lei”, “Kalogera meditò sull’offerta. Il cavaliere aveva […] un viso che gli (le) piaceva”, “Ora che i vestiti si erano quasi asciutti (si erano asciugati)”, “Si era allontanata di molto dall’accampamento, in modo che nessun suono prodotto dall’uomo avrebbe potuto (potesse) disturbarla”, e la mia preferita: “I briganti l’avevano conquistata senza colpo perire”. L’espressione a cui si fa riferimento è “senza colpo ferire”, che significa “senza usare armi o violenza”, cioè l’esatto contrario di quel che i personaggi in questione hanno appena fatto.
In conclusione, mi sento di fare un appello agli autori fantasy italiani: uscite dal ventesimo secolo. Finché la letteratura speculativa nazionale rimarrà ancorata a modelli e luoghi comuni ormai superati, non potremo lamentarci se la narrativa di genere continuerà ad essere snobbata dal grande pubblico.
[3.5, arrotondo volentieri per eccesso~] Se cercate il grimdark nudo e crudo, eccovi servite 200 pagine di cattiveria gratuita. E ci piace. I personaggi sono gretti e meschini, non aspettatevi giustizia e valori morali in questa ambientazione medievale simil italica; che si tratti di uomini o donne, l'oscurità li pervade nella loro interezza. Avrei voluto uno sviluppo maggiore del loro arco, o che venissero approfonditi ulteriormente i riti della sposa pagana. Il difetto principale del libro è, a mio avviso, il fatto che nasca con una trama che rispecchia in tutti gli elementi i canoni del grimdark, ma mantenendosi fin troppo classica. Manca un guizzo di innovazione o di brio alla storia che la renda unica nel suo genere, ma è comunque una lettura scorrevole e molto gradevole per gli amanti di ciò che è oscuro.
"Che uomini e donne siete, voi, che guardate la morte con indifferenza e vi cibate dei tormenti altrui?" "A quelli come noi nun importa di chiste cose. Puoi gridacce contro, bastonacce, ma noi continueremo a mordere. Nun siamo omini. Siamo solo cani rabbiosi".
Ferrero ha fatto un ottimo lavoro, a parer mio. Ha costruito una realtà cruda, sanguinaria, impietosa, dove lo stupro, l'uccisione e il cannibalismo sono, ahimè, presentati come la normalità. Un'ambientazione italiana alternativa e barbarica, sporca e schifosa, che mi ha strappato anche qualche sorriso, di tanto in tanto. La cosa che mi ha piacevolmente colpito è stata la ricchezza lessicale, perfettamente adattata all'epoca. Personaggi interessantissimi, le storylines si intrecciano in modo abbastanza credibile e un finale non proprio scontato. Consigliato, ma non ai deboli di stomaco.
Maurizio Ferrero, con la sua Ballata di Fango e Ossa, ci trasporta un medioevo fantastico dai sentori decisamente italici, dove regnano crudeltà e miseria, magia oscura e l'ombra minacciosa degli dèi antichi. Sarò perchè è un classico esempio di quest in versione grimdark (ma dalle svolte inattese), saranno i personaggi archetipici, saranno i caratteristici dialettismi, sarà che Maurizio scrive bene, ma questo romanzo scorre davvero liscio, tanto da farmi superare la metà senza nemmeno accorgermene, e riesce ad intrattenere senza essere mai noioso. Ho apprezzato molto i riferimenti utilizzati nel libro, come l'inserimento della figura del Crocchiaossa, il folletto piemontese che si ciba di ossa, e l'ispirazione al brigantaggio del XVIII secolo. Da grande amante dei mattoni e degli approfondimenti, per me questo libro ha un solo difetto: è troppo corto ☹️. Avrei apprezzato un pizzico in più di originalità e maggiore enfasi sulla storia personale dei protagonisti e su tutto quello che gli gira intorno (la Sposa Pagana assolutamente da approfondire!) ma, anche se non le condivido a pieno, si capisce che sono scelte volute e non casuali. Insomma, considerando che questo è solo il suo esordio, per me Maurizio è uno di quegli autori di fantastico italiano da tenere d'occhio! 🧐
🐉Questo è stato il mio primo grimdark, ma probabilmente anche l'ultimo. Arrivata all'ultima pagina, un po' disgustata, mi sono resa conto che il mondo fa già abbastanza schifo così per leggere libri in cui ogni cosa è "brutta e cattiva". Ho dato comunque quattro stelle però, perché il mio gusto personale non deve influenzare quella che deve essere una valutazione oggettiva. E "ballata di fango e ossa" è, oggettivamente, un bel libro, con diversi lati che ho sinceramente apprezzato, soprattutto tutta la parte che attinge al folklore italiano (ho adorato ritrovare qui la figura del Crocchiaossa, non me lo aspettavo!)
🐉Grimdark, dicevamo, e ne rispetta tutti i canoni.
Il mondo che ci viene presentato attinge a piene mani dal medioevo italiano, nella sua versione più oscura, cinica, crudele e sporca possibile. I personaggi che si muovono al suo interno non possono che riflettere l'oscurità in cui vivono: privi di qualsiasi buona qualità, compensano possedendo, chi più chi meno, letteralmente ogni tratto negativo che possiate immaginare. Una rappresentazione - estremizzata certo, ma con un certo fondo di verità - della cattiveria umana, però che dolore vedere così tanta cattiveria gratuita! I nostri (anti) eroi indugiano nei peggiori vizi, uccid0no, depredano, t0rturan0, stupran0 e, addirittura, giustificano l'atto perché "se non sei capace di difenderti, te lo meriti". Il fatto che a pronunciare queste parole sia stata una donna mi fa venire, ancora una volta, i brividi di disgusto.
🐉Ecco, il modo in cui sono state dipinte le donne è l'unico fattore che mi ha fatto storcere il naso non per il disgusto, perché risulta un'occasione sprecata per dare una ventata di innovazione al romanzo.
Quella della Ballata è un mondo estremamente maschilista e misogino, questo si è capito, ma le donne sembrano aver interiorizzato la visione che i personaggi maschili hanno di loro. Da una parte abbiamo quindi la stragrande maggioranza dei personaggi femminili che non sono solo viste come oggetti, ma si comportano esse stesse da oggetti, accontentandosi di avere un ruolo accessorio in una narrazione che non è la loro. Dall'altra parte, al contrario, troviamo letteralmente degli uomini col seno. Kalogera (e tutte le donne di Karbonìa), nei pensieri e nelle azioni, potrebbe benissimo essere un uomo e non sarebbe cambiato nulla. Okay, in un mondo del genere è facile cadere in questo meccanismo, forse unico modo non solo per essere presi sul serio, ma anche per sopravvivere, però possibile che le donne non possano sviluppare una propria personalità senza dover per forza appropriarsi di quella di un uomo per emergere?
La risposta è no, e ce lo dimostra la Sposa Pagana. Forte, potente, temuta, intelligente e crudele, questa donna si serve della sua sapienza, dei suoi poteri e della sua furbizia per arrivare ovunque voglia, dimostrandoci che le donne possono benissimo essere dei perfetti personaggi negativi costruendosi una propria identità. Ecco lei è l'unico personaggio femminile che, a mio parere, è veramente riuscito.
🐉Concludo dicendo che, quando ho terminato la lettura, mi sono chiesta a lungo che significato avesse avuto il viaggio perverso di questi eroi al contrario. Sono giunta alla conclusione che non c'è significato in questa storia: come ci confida il Diavolo nel suo discorso finale, questi uomini hanno solo seguito la loro natura di uomini, generando caos, dolore e distruzione in un mondo di caos, dolore e distruzione. Una visione un po' pessimista no? Ma io mi chiedo, seppur estremizzata, è davvero così distante dalla realtà della vita reale?
Non siamo proprio nel Regno di Taglia... ma quantomeno piuttosto vicini. Il libro manca forse della tagliente coerenza (anche stilistica) dei libri di Sensolini & Mazza, ma si tratta comunque di una lettura che ho affrontato con piacere e divertimento. Aggiungo Ferrero ai bravi autori italiani di fantasy e dintorni.
Cos'hanno in comune un avventuriero ubriacone, una spietata mercenaria, un bandito senza scrupoli e la sua sposa pagana? Tutti quanti sanno cosa significa trascinarsi nel sangue e nel fango, e sanno che spesso questo significa andare incontro alla morte.
Il romanzo di Maurizio Ferrero è una declinazione di grimdark, da intendersi come romanzo d'ambientazione "brutta, sporca e cattiva", tutta italiana. Le scene di violenza, tra massacri, arti scagliati nel cielo, stupri e tutto ciò che di efferato può venirvi in mente, qui le troverete. È coerente con il contesto, un mondo medievale sull'orlo del collasso sociale, sebbene, soprattutto nella parte finale, alcune situazioni rasentino il grottesco e sfuggano un poco oltre la soglia della coerenza.
Con uno stile preciso ed efficace (frasi brevi, nessuno spiegone inutile, avverbi in -mente tagliati con l'accetta) la storia scorre veloce, ma non mi ha lasciato un completo senso di soddisfazione. La caccia a un fantomatico drago, "il Diavolo" di chiaro rimando Cristiano, si esaurisce in un finale affrettato e confuso, quasi come se l'autore avesse d'improvviso terminato le pagine. Gli stessi personaggi, che per me dovrebbero rivestire sempre un ruolo centrale per poter rendere avvincente una trama anche nei momenti meno riusciti, sono per lo più insipidi (per colpa, come detto, di un finale giunto troppo in fretta) sebbene Ferrero sia riuscito a dotarli di caratteristiche distinguibili, a partire dal modo di parlare.
Complici alcuni errori gestibili in fase di editing (l'utilizzo del termine "deragliare", di etimologia moderna, in un contesto due-trecentesco, e di frasi come "senza colpo perire" in luogo di "ferire"), il romanzo non è riuscito a convincermi del tutto, ma rimane una buona prova stilistica, che avrebbe sicuramente impattato maggiormente con una conclusione di più ampio respiro.
Di solito evito le storie con demoni o strani rituali, perciò non ero per nulla in target, ma mi sono divertita e nel suo genere si tratta di un ottimo lavoro. Questo è un Grimdark fantasy italiano che mescola il folklore nostrano con molta melma, moltissimo sangue e tanta violenza. La storia ci fa dare uno sguardo alla vita di alcuni personaggi che partono tutti con l'obiettivo comune di catturare un diavolo apparso nelle campagne. Abbiamo Guidobaldo, ubriacone vigliacco e approfittatore, Crapaferro, brigante sanguinario senza rimorsi, la sua Sposa Pagana che ha nell'amore per lui l'unico elemento di bene, perché per il resto è una vera forza portatrice di morte. Kalogera, la guerriera egoista e violenta. Tutti che combattano, uccidono, tradiscono e si ribellano o si illudono di ribellarsi a divinità insensibili e mostruose e si muovono in un mondo medievale colorato di rosso, marrone e grigio. Il finale mi ha dato la risposta che cercavo sul senso del romanzo e lo consiglio agli amanti del Grimdark. Però è sconsigliato a chi è sensibile a certe scene crude.
Un ottimo grimdark italiano, sporco, violento e scorretto. La scrittura scorrevole e la brevità lo rendono una lettura leggera nonostante i contenuti tosti.
Un romanzo che segue le linee guida dei fantasy più classici: personaggi che si uniscono in una quest e cercano di raggiungere un obiettivo per il bene della comunità, o di loro stessi. Solo che, stavolta, i protagonisti non sono maghi o guerrieri armati di coraggio e nobili valori, ma un ubriacone con più culo che sentimento, una ladra dal carattere spinoso, un tremendo bandito che adora dispensare crudeltà gratuita, e la sua compagna, una specie di sciamana che riesce a operare sortilegi sacrificando pezzi della sua anima. L'obiettivo della comitiva verrà presto raggiunto, ma i protagonisti dovranno infine scontare le loro malefatte e solo il più "innocente" riuscirà a salvarsi. Il tutto si svolge in un'ambientazione costruita su fango, rifiuti, interiora, vomito e altre schifezze, e cosa genera più attrazione di ciò che ispira repulsione? L'autore ha attinto alle leggende e alla storia del Piemonte per arricchire la trama e il mondo da lui creato, che risulta veramente realistico ed evocativo. Lo stile di scrittura è scorrevole eppure capace di evocare piccoli dettagli senza mai appesantire la lettura.. insomma: nulla da invidiare agli scrittori più famosi. Certo, se una storia in cui l'eroe su cui appoggiarsi è un ubriacone che si innamora di una prostituta non fa per voi, allora non leggete questo romanzo; ma se volete una storia divertente, rocambolesca, irriverente e spensierata, tuffatevi come ho fatto io in questo mare di liquami e fango, non ve ne pentirete.
Ballata di fango e ossa è una piacevolissima sbornia in compagnia di buoni amici. Trama tosta che va giù liscia come un bicchierino di centerbe del posto quando sei in vacanza. I personaggi ci Sono vividamente e l'autore in poche pagine te ne riesce a far apprezzare e disprezzare allo stesso tempo il giusto quantitativo. Ho trovato i giusti elementi del dark che mi piace, avrei fatto solamente pendere un po' più l'ago della bilancia verso l'elemento sovrannaturale e magico che è presente ma ben poco dettagliato. In conclusione è una chicca saporita che si merita pienamente un buon posto in libreria!
Una bella sorpresa questo fantasy tutto italiano, dallo scrittore, che non conoscevo, alle ambientazioni vagamente riconoscibili. L’ho scovato per caso a PLPL19 a Roma e l’ho comprato di getto, attratto dalla trama. Si tratta di un fantasy medievale, violento, sporco, con eroi itineranti, mercenari, briganti, puttane, ladri e assassini, mostri e spiriti. Scritto bene, divertente e autoconclusivo. Se avete un minimo lo stomaco forte, leggetelo!
Generalmente non amo il fantasy italiano, mi resta sempre il sapore di qualcosa di forzato e scritto male. Sono state pochissime le eccezioni, e questo libro è una di quelle. Un grimdark scritto molto bene, che scorre come vino. Unica pecca, manca un po' di trama a mio avviso. L'autore avrebbe potuto intessere una storia più intricata, ma forse essendo molto breve non ne ha avuto modo.
Troppo pulp per i miei gusti. Ammetto che l'autore è stato bravo a costruire una struttura coerente, con personaggi ben caratterizzati ma non è proprio il mio genere.
Uno dei consigli che di solito ti cacciano dietro, quando ti metti in testa la buffa idea di scrivere, è "scrivi di ciò che sai". Che è una raccomandazione fondata sul buonsenso, che spiega che sarebbe meglio non impelagarsi con storie, ambienti e roba di cui non si sa un bel cazzo.
Io questa cosa personalmente la giro anche oltre, e la faccio diventare "scrivi di ciò che sei", perché oltre a evitarti di buttar giù storie ambientate in mondi che non conosci, ha il vantaggio di permettere di raccontarti, di mettere su carta buona parte di te stesso. E il risultato è più sincero, genuino. Ed è una cosa che apprezzo molto, quando un autore riesce a creare mondi che lo rispecchiano, che rappresentano dove è vissuto fino a ora, perlomeno nella sua testa.
Maurizio Ferrero non lo conosco di persona, e ci ho scambiato telematicamente giusto un paio di battute, commentando un paio di passioni che abbiamo in comune: un certo tipo di fantasy (Berserk di Kentaro Miura), e la prosa di Lansdale, sbilenca e scalciante come un mulo a cui hanno appena bastonato le chiappe.
Però è molto bello che queste passioni che ha si leggano in qualche maniera tra le pagine di questo romanzo.
È un invito a casa sua, vero e proprio. Molto più sincero e vero di tanti altri scrittori, che ti hanno portato in mondi magari pure più affascinanti, ma che non erano i loro, e l'hanno fatto con l'ospitalità di un tour operator, non di qualcuno che ti ha fatto entrare dove vive.
Maurizio Ferrero non ti porta a Westeros, a Cintra, in un qualsiasi reame immaginato in una stanza, di fronte a un programma di scrittura. Ti porta letteralmente dove vive, in una versione medioevale e cruda del Piedmont, popolata però di strane creature, e ancora più grotteschi personaggi.
Il risultato è una bizzarra commistione di generi e idee, ma che funziona, immagino perché l'autore abbia impiegato buona parte della sua vita a cercare di fare convivere le storie e i personaggi che erano nella sua testa, con il mondo, disperso nella desolazione provinciale piemontese, in cui vive. E ha sfruttato questo equilibrio all'interno del romanzo.
Probabilmente il primo romanzo italiano di questo tipo di fantasy che mi è piaciuto (Calvino e Stefano Benni sono tutt'altra roba, e il paragone con loro sarebbe ingeneroso).
Se vi sono piaciuti i libri di Giorge R. R. Martin, allora amerete questo libro scritto da Maurizio Ferrero, che con gran maestria, in modo imagginifico e sponenziale, ha saputo ricreare un medioevo fantastico, intriso di magia; con personaggi davvero sopra le righe, tutt'altro che eroi; realistici, unici e veritieri.
Perché lì nella Contea dell'Occhio che Ride, quando Dio non vede, il Diavolo scatenata il terrore. In questo percorso narrativo del fantastico italiano, l'autore ci guida nella vita di quattro individui, ognuno con le proprie caratteristiche ben definite; in viaggio alla ricerca del Diavolo che porta devastazione, morte e ossa per dove passa.
Il mio personaggio preferito, senz'altro è Kalogera, una mercenaria che non guarda in faccia a nessuno; che sa il fatto suo, una combattente in cerca di vendetta. Ho apprezzato il suo essere femminista e non sminuirsi di fronte a un uomo, solo perché è una donna che sa brandire una spada.
Dovete sapere che il mondo creato da Maurizio è un turpiloquio di sfaccettature ironiche, dove va a esplorare senza ritegno le più imprevedibili oscurità che riassume l'epoca medievale, tutte le sue antiche credenze popolari e il folklore locale piemontese. Tanta ammirazione per la sua prosa d'impatto, hipnotica e realistica.
"Il fuoco e il santo. La fiamme e il sacro. Porta e chiave sono un tutt'uno. Quando inferi e Dio si incontrano, il cancello si spalanca e rivela l'altro. Io muoio. Tutto muore. La fede muore"
Un racconto curioso che si rifà alle antiche credenze popolari e al folklore locale, in questo caso quello vercellese.
Ambientato in un medioevo fantastico, la lettura ruota attorno a quattro personaggi e alle loro storie strettamente connesse tra loro. Quattro insoliti viaggiatori alla ricerca di una creatura terribile che con i suoi artigli porta con sé una scia di morte e "ossa", avvistata nella Contea dell'Occhio che Ride.
Guidobaldo l'avventuriero, Kalogera la mercenaria senza peli sulla lingua; Crapaferro, il capo dei briganti e la sua sposa dai misteriosi poteri. Ecco i nostri protagonisti che impareremo a conoscere poco alla volta passando da un atto all'altro. Pronti a tutto per salvare la loro pelle nonostante i vari pericoli della vita.
Scopriremo il passato di alcuni, i rancori di altri in un'atmosfera colma di esoterismo, violenza, espressioni gergali e guerre per il potere.
Una lettura scorrevole, per chi cerca una storia grimdark e un'Italia immaginaria diversa, a tratti cruda.
Il titolo è azzeccato: in questo romanzo d'esordio trovate sporcizia e decadenza. Personaggi senza scrupoli che si muovono in un nord Italia tutto grim-dark, vecchie leggende che riaffiorano per sgranocchiare ossa. Attenzione: in quest'attrazione ci si fa male.
Un fottuto capolavoro...me ne sono innamorato. Crudo, mordace...un sanguinamento continuo...Odio i personaggi...per questo li amo. Sentivo il sapore ferroso del sangue mentre leggevo. Spero abbia un seguito.
E cosi che introduco questo piccolo romanzo dal titolo LA BALLATA DI FANGO E OSSA.
Parliamo di un romanzo (224 pagine ecco perché piccolo) scritto da un autore italiano: Maurizio Ferrero. È un fantasy del genere Grimdark con ambientazione italiana.
Nelle pagine troviamo la storia di 4 strani avventurieri (Guidobaldo alcolizzato che andrà incontro a strani episodi, Kalogera mercenaria del sud dal carattere imprevedibile, Crapaferro spietato brigante a capo di una sua banda e la sua Sposa pagana spietata quanto lui e in grado di incontrare forze oscure) che incroceranno le proprie strade per dare la caccia al Diavolo apparso nella contea dell’Occhio che ride. Nel viaggio i 4 incontreranno vita, morte e mostri.
Molto semplice da leggere, si presta ottimamente se si vuole una lettura leggera in un contesto dark. La trama della storia è molto fluida e sono presenti colpi di scena, soprattutto nella parte finale.
Negli aspetti negativi troviamo sicuramente una mancanza di empatia dei personaggi e una mancata trasformazione dei personaggi. Inoltre due aspetti che potrebbero dar fastidio ad alcuni lettori sono la visualizzazione della donna come mero oggetto sessuale e un linguaggio “tamarro” ma caratteristico di alcuni personaggi.
Ho questo libro da un po’, dopo aver letto qualche commento entusiasta e perché del sottogenere grimdark, che apprezzo molto. Per essere grimdark, lo è, molto dark, però ammetto che a me non ha entusiasmato più di tanto, non è brutto, ma non ha lasciato il segno.
L’ambientazione pesca nell’Italia medievale, con qualche elemento fantasy ma non esagerato (sì c’è un mostro, non un drago come parrebbe nella cover, ma c’è), è molto dettagliata e secondo me è la cosa che è riuscita meglio. Ho avuto qualche difficoltà con i personaggi perché pur non essendo definibili né buoni né cattivi, come in realtà mi aspettavo, li ho trovati piatti, non hanno una maturazione e non sono riuscita ad affezionarmi a loro, né a provare empatia per nessuno.
Ecco, l’apatia ha caratterizzato questa mia lettura, non ho faticato ma non c’è stato quel trasporto che di solito queste storie mi portano ad avere, nessun coinvolgimento pressante.
È molto crudo, me lo aspettavo e non mi ha infastidito, ma neanche l’ho trovato così necessario, come se dovesse per forza far fare certe azioni ai personaggi per inserirli nel genere, non so se mi spiego.
Però non è pesante, né noioso, si legge in fretta e non si fatica. Insomma un libro che per me non è brutto, ma che non mi ha lasciato molto.
Non c'è spazio per la gentilezza o l'onore in questo romanzo. "Ballata di fango e ossa" con i suoi protagonisti immorali, brutali e veneranti Satana e tutto il male che appresta il loro mondo, superano la crudeltà di un mostro guidato dall'istinto e da una fame cieca, come la Viverna. Si dimostrano carogne pronte ad ogni zozzezza pur di sopravvivere in un mondo aspro e doloroso. Ed è proprio quest'ambientazione, che ricalca in chiave il medioevo italiano a rendere la lettura avvincente e coinvolgente. Nulla è lasciato al caso, tutto è curato nei minimi dettagli per impedire anacronismi. Se da un lato, però, il wourldbuilding è azzeccato e trasuda la conoscenza dell'autore di questo periodo storico, non posso dire lo stesso dello stile di scrittura. È buono, ma il mancato filtro del personaggio si traduce in una narrazione esterna che smorza le parti di tensione, non permettendo di provare tutta la suspense, che invece un'adeguata formalizzazione offrirebbe. Altro problema è l'empatia: non si prova nulla per i protagonisti se non ribrezzo ed odio, forse si salva Giudobaldo. Capisco che l'intento dell'autore era quello di mostrare l'essere umano all'apice dell'egoistico, ma ha esagerato mostrando solo il lato peggiore di tutti e questo mi ha impedito di legare con anche solo uno dei personaggi. Al punto, che sono stata ben felice e non ho provato rammarico nemmeno durante l'epilogo, anzi sono soddisfatta della morte di Kalogera. Forse il Grime Dark non è il mio genere, ma se si è appassionati e lo si cerca nella forma più cruda, non si può valicare la lettura di questo libro.
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Da grande appassionata di grimdark fantasy avevo alte aspettative per questo titolo, ma purtroppo sono rimasta delusa.
Parto con il dire che Maurizio Ferrero ha una grande capacità descrittiva, pregio incontestabile della sua scrittura. È in grado di immergere completamente il lettore e portarlo con sé nei meandri più oscuri del suo mondo.
Detto questo, però, ho trovato troppe cose che non mi hanno convinta. Uno, i personaggi. E nello specifico quelli femminili.
Tutti bidimensionali, tutti descritti attraverso il “male gaze”, e ridotti al loro aspetto fisico o alla loro funzione. Per non parlare dello stupro usato come plot device.
Questo libro è un po’ troppo volgare, e per quanto io sia consapevole che il grimdark sia scorretto, infame, sporco eccetera, non significa che debba spingere su sangue e sesso per attirare l’attenzione.
Il talento c’è, bisogna forse lavorare un po’ sul contenuto, e magari cercare di smettere di parlare delle donne come se fossero oggetti.
Leggerò con piacere la prossima pubblicazione di Maurizio, perché al di là di tutto, sono curiosa del suo percorso. Questo libro, però, per me è un no.
L'ambientazione è carina, i personaggi si difendono e la narrazione è visiva al punto giusto, anche se l'autore abusa degli avverbi e nei duelli "bara", abbondando con il tell. Però lo spirito goliardico che tiene su la baracca con sputo e bestemmie a San Rospo funziona. Quello che non mi ha convinto è la faccenda del diavolo, ma non solo. Il finale non mi ha convinto del tutto, perché l'unico goal fissato (l'uccisione della viverna) si realizza troppo presto e non ha niente a che vedere con il finale. L'esito della quest della sposa pagana è abbastanza deludente e non regge come finale. Manca, insomma, quella che McKee chiama "scena obbligatoria", che in un certo senso deve fare il paio con la chiamata all'avventura. Non c'è un passaggio da mondo ordinario a straordinario, nessuno che raggiunga un vero obiettivo. Gli unici che non muoiono alla fine si trovano senza una meta, un domani, un "vissero felici e contenti" o, insomma, qualcosa. Tirando le somme, la sufficienza se la merita, ma per il rotto della cuffia. Sarà che avevo aspettative alte, ma volevo di meglio.
I due principali punti di forza di questo romanzo sono la simpatia dei diversi personaggi (in modo particolare Kalogera, che usa un linguaggio regionalmente molto connotato - direi un minestrone fra romanesco e napoletano) e la violenza e crudezza di molte scene. Due elementi apparentemente in conflitto fra loro, ma che in realtà si amalgamano e creano un equilibrio sottile e raffinato. Per quanto riguarda trama e ambientazione, non è niente di particolarmente innovativo: medioevo, magia, viverne, cavalieri che inseguono la gloria, prostitute e ladri ubriaconi che cercano di riscattarsi. Unico elemento che spicca, in tal senso, è la presenza di culti e divinità pagane in diretta rivalità col cristianesimo (presentato come religione imposta, dispotica e tirannica). Lo stile scorre bene, ma qua e là si sente puzza di narratore esterno e le scene sono spesso raccordate fra loro da passaggi che riassumono ciò che accade nei tempi morti (meglio sarebbe stato sfruttare i tagli di scena). Per me sarebbe un 3.5, ma arrotondo a 4.
Un grimdark ironico e graffiante sotto molti aspetti, soprattutto nella prima parte, nella quale Maurizio Ferrero ci propone i classici tropi delle avventure cavalleresche, restituendocene una versione comica e a tratti grottesca. Ottima, sotto questo punto di vista la caratterizzazione di Guidobaldo. Con l’avanzare della storia, la presentazione di Crapaferro e della Sposa Pagana, si fanno strada gli elementi più crudi e violenti, tipici del genere. Kalogera è un personaggio a parte, che racchiude tanto l’aspetto ironico quanto quello a più fosche tinte. Costretta, all’inizio della storia, a lottare contro i pregiudizi nei confronti delle donne, si mostrerà fredda e crudele quasi quanto, se non più di Crapaferro. Il “lieto fine”, anche questo completamente distorto e ribaltato (non fatevi trarre in inganno, non ci sarà alcun “e vissero felici e contenti”), ribalta di nuovo i valori che impregnano tutta la seconda parte del romanzo e di cui si fanno portabandiera Crapaferro, la Sposa Pagana e Kalogera, e ci restituisce un senso di riscatto.
Con quale titolo mi sono avvicinata al genere grimdark ?
Come vedi dalla foto con "Ballata di fango e ossa" di Maurizio Ferrero edito da Moscabianca 🔪
È un romanzo agile, di appena 222 pagine, molto scorrevole e crudo.
Ha tutti gli elementi del genere: violenza, sangue, crudezza, morte, intensa cupezza, egoismo, combattimenti, saccheggi, e chi più ne ha più ne metta!
I personaggi sono brutti, sporchi e cattivi: • Kalogera è una solitaria mercenaria in cerca di ricchezza e originaria dalle Terre del Sud, • Guidobaldo è un alcolizzato guerriero che riesce a cacciarsi sempre nei guai, • il capo dei banditi di Crapaferro che è spietato al punto giusto, • la sposa pagana di quest'ultimo, sacerdotessa e strega che ha ceduto l'anima agli antichi dei.
Coinvolgente, l'ho divorato in pochissimo tempo e mi è piaciuto molto; politicamente scorretto e pieno di disavventure che nella loro tragedia diventano comiche 😂
Eh sì, c'è pure una viverna che, come insegna Il Trono del Muori, non è un drago 🐉 ma è sicuramente altrettanto pericoloso!