Le poesie di Michelstaedter, finora troppo poco conosciute, ci fanno sentire, in un’altra forma, la stessa vibrazione estrema di La persuasione e la rettorica. Composte fra il 1905 e il 1910, risentono solo superficialmente del clima letterario italiano di quegli anni. Mentre subito vi affiorano quei temi ultimi a cui Michelstaedter dedicò la sua riflessione filosofica: i temi di chi è mosso da un’invincibile vocazione a spingersi di là dal bordo della vita, «amore e morte, l’universo e ’l nulla». All’inizio con timbro adolescenziale, e ancora tenuto alla sudditanza verso temi obbligati, poi con un piglio sempre più sicuro, e distaccandosi rapidamente da ogni dipendenza, Michelstaedter svela anche qui il suo dono specifico, quello dell’immediatezza nel pensiero, e ci guida «onda per onda» attraverso un mare sempre più aperto e pericoloso, il vero «mare dove l’onda non arriva», un mare assente, rispetto al quale si può dire che «tutta è la vita arida e deserta, / finché in un punto si raccolga in porto, / di sé stessa in un punto faccia fiamma».
Carlo Michelstaedter (3 June 1887 - 17 October 1910) was an Italian writer, philosopher, and man of letters.
Carlo Michelstaedter was born in Gorizia, the capital of the Austro-Hungarian County of Gorizia and Gradisca, as the youngest of four children in a well-to-do Italian-speaking Jewish family. From his father Alberto, the head of an insurance office and president of the Gabinetto di Lettura goriziano, he received a push towards literary study; from his mother Emma Luzzatto, a great love for family and country.
He was a scrappy and introverted boy, but by the end of high school (completed in Gorizia), he developed into a brilliant, athletic, intelligent youth. He enrolled in the department of mathematics in Vienna, but soon moved to Florence, a city he savored for its arts and language. There he formed friendships with other students, and in the end enrolled in the department of letters of the local Istituto di Studi Superiori (1905). He majored in Greek and Latin, and selected for his laurea thesis a philosophical study of persuasion and rhetoric in ancient philosophy. In 1909 he returned to Gorizia and set himself to work on the thesis.
By about the fall of 1910, he completed his work, finishing the appendices by 17 October. He was surely very tired, and that day he had a fight with his mother, who complained he hadn't wished her a happy birthday. Left alone, Carlo took a loaded pistol he had in the house and killed himself. One of his friends from Florence, a Russian woman, had also committed suicide, and probably also a brother who lived in America. Friends and relatives published his works and collected his writings, now in the Biblioteca Civica di Gorizia.
Tracing the development of Michelstaedter's ideas is difficult: His philosophical vision seems to have formed suddenly, and his brief life didn't allow for time to explore other directions. For him common life is an absence of life, narrow and deluded as it is by the god of pleasure, which deceives man, promising pleasures and results that are not real, although he thinks they are. Rhetoric, -- that is the conventions of the individual, the weak, and society -- comprise social life, in which man overpowers nature and himself for his own pleasure. Only by living in the present as if every moment were the last can man free himself from the fear of death, and thus achieve Persuasion; that is, self-possession. Resignation and adapting onself to the world, for Michelstaedter, is the true death.
Comprendere le poesie del Michelstaedter senza aver letto "La persuasione e la rettorica" è pressoché impossibile. I temi del capolavoro del goriziano ritornano all'interno delle poesie in una veste nuova, audace, arricchendosi di figure ed immagini che soltanto il linguaggio poetico può offrire. Seppure le poesie giovanili siano estremamente puerili ed acerbe, le poesie più mature, in particolare "I figli del mare" e il canzoniere "A Senia", risultano particolarmente brillanti, scritti nella quale la passione ed il tormento s'incrociano ed esprimono quella impossibilità di persuasione che è espressa nella sua forma filosofica nella tesi di laurea e che ne caratterizza il fallimento esistenziale dell'autore. La persuasione è il tema fondante di gran parte dei componimenti, e si associa generalmente alla figura più ricorrente all'interno delle poesie stesse: il mare, prima visto come miraggio infinito entro la quale perdersi, poi visto anch'esso come limitato e insoddisfacente circa la volontà di giungere ad una nuova alba, poi nuovamente come, quando in tempesta estrema, fulcro della massima potenza umana, della salvezza alla diuturna morte, ossia la vita. Nelle poesie si accendono visioni relative non soltanto alla sua riflessione filosofica, ma anche relative ai suoi legami terreni, come ad esempio nello scritto dedicato alla sorella Paula in occasione del suo compleanno, ma soprattutto negli ultimi scritti, nella quale la volontà di vita spiritualmente libera si associa al rapporto con Argia Cassini, denominata Senia, compagna di Carlo fin quasi gli ultimi giorni di vita dell'autore, verso la quale Michelstaedter s'impegna in una missione di salvezza rivelatasi poi incompresa dalla stessa donna, gettando così l'autore in una cupezza ed in uno sconforto che raggiungono gli apici nei due ultimi componimenti di "A Senia". Stilisticamente le poesie sono molto particolari all'interno dell'orizzonte culturale del tempo: più che affidarsi a modelli contemporanei, risultano legate ad un'ottica più leopardiana, per quanto Leopardi sia tuttavia soltanto un'influenza e non limiti l'originalità anche stilistica dei testi. In conclusione, le Poesie di Michelstaedter sono un gioiello, per quanto grezze esse possano a volte essere. Giudicare il suicidio come fine prematura ad una promettente carriera letteraria vuol dire non soltanto non aver compreso nulla dell'esperienza terrena del goriziano, ma nemmeno essere penetrati a fondo di queste poesie che, senza gesto estremo, mai ci sarebbero state donate nel loro fascino assoluto.