Come può una società signorile essere anche di massa? Con questa paradossale definizione, Luca Ricolfi introduce una nuova, forse definitiva, categoria interpretativa, che scardina le idee corre ti sulla società in cui viviamo. Oggi, per la prima volta nella storia d’Italia, ricorrono insieme tre condizioni: il numero di cittadini che non lavorano ha superato ampiamente il numero di cittadini che lavorano; l’accesso ai consumi opulenti ha raggiunto una larga parte della popolazione; l’economia è entrata in stagnazione e la produttività è ferma da vent’anni. Questi tre fatti, forse sorprendenti ma documentabili dati alla mano, hanno aperto la strada all’affermazione di un tipo nuovo di organizzazione sociale, che si regge su tre pilastri: la ricchezza accumulata dai padri, la distruzione di scuola e università, un’infrastruttura di stampo para-schiavistico. Luca Ricolfi compone un ritratto di straordinaria intelligenza, senza alcun giudizio morale, per nulla ideologico ma chiaro e spietato. Un libro rivoluzionario, che pone alcune domande essenziali: l’Italia è un caso unico o anticipa quanto accadrà su larga scala in Occidente? E, soprattutto, qual è il futuro di una società in cui molti consumano e pochi producono?
Luca Ostilio Ricolfi (Torino, 1950) è un sociologo italiano.
Al 2011, è professore ordinario di Psicometria presso la Facoltà di Psicologia dell'Università di Torino, responsabile scientifico dell'"Osservatorio del Nord Ovest", direttore della rivista di analisi elettorale Polena e membro dell’EAS (European Academy of Sociology). È inoltre editorialista di La Stampa e tiene una rubrica su Panorama.
Ha scritto testi universitari di statistica e numerose opere di saggistica riguardanti l'analisi della scena politica italiana (tratto da wikipedia)
Italia, 2019. Luca Ricolfi sceglie come punto di partenza un dualismo in cui io, sicuramente come molti altri, mi ritrovo e ritrovavo: da un lato la descrizione, proveniente dal vasto mondo dell' informazione, dell'Italia come un paese sull'orlo dell'abisso e dall'altro, l'esperienza rassicurante e diretta della vita quotidiana, dove tutti o quasi - soprattutto per chi, come me, vive nel Centro o nel Nord - sono felici consumatori senza problemi gravosi da affrontare. Qual è la verità? Qualcosa certamente non torna e secondo Ricolfi, la realtà è che l'Italia è diventata una società signorile di massa. I primi due capitoli sono dedicati alla definizione di società signorile di massa e ai suoi pilastri, mentre i restanti tre all'analisi della società dell'Italia attuale - dei suoi consumi, dei suoi costumi e del suo pensiero, con un occhio finale al futuro e a interessanti confronti con gli altri paesi europei. Consigliato a tutti. Ammetto che è il primo saggio socio-economico che ho letto e ho imparato personalmente molto, ma credo che chiunque, indipendentemente da età e settore, potrà scoprire qualcosa (un dato, un evento, un fenomeno) di cui non era a conoscenza. Ricolfi non solo scrive con un registro chiaro e appropriato, presenta dati e riferimenti, ma riesce ad argomentare e ad analizzare con lucidità anche e soprattutto perché non è né un ideologizzato né uno schierato (quest'ultima cosa rara di questi tempi). Presenta una lettura molto originale della situazione del nostro paese e fornisce spunti interessanti per tanti interrogativi che permeano il dibattito pubblico di oggi: sebbene il ritratto finale purtroppo non sia lusinghiero, poiché mostra un popolo che in grandissima parte vive in una bolla, senza riuscire ad affrontare le proprie contraddizioni e scegliendo di adagiarsi, invece, su comodi luoghi comuni su se stesso.
Brillante metafora, ma se si trasformasse presto in “massa di signori decaduti”? Eccellente analisi del Prof. Ricolfi, noto sociologo e opinionista. Spesso controcorrente e un po’ corrosivo, qui si esprime al meglio combinando fruttuosa immaginazione e analisi rigorose. Non sono in grado di dire se l’Italia sia veramente una società “signorile di massa”, certamente siamo sull’orlo di un crinale che potrebbe farci cadere in una “massa di signori decaduti”. Ricolfi lo spiega bene, e conclude la sua disamina con una serie di ammonimenti assolutamente condivisibili. Inoltre, Ricolfi non poteva minimamente avere idea di cosa ci sarebbe capitato, pochi mesi dopo la pubblicazione di questo libro. Mi riferisco alla terribile pandemia da coronavirus, in pieno corso in questo momento, che potrebbe distruggere la nostra economia, dandole il colpo di grazia definitivo. Purtroppo le caratteristiche descritte da Ridolfi (cronica sottoccupazione, con tendenza a un “fancazzismo” dilagante, popolazione sempre più anziana, produttività in discesa libera, stagnazione dell’economia, debito pubblico ingestibile, qualità della classe dirigente sempre più scadente) sono tutti fattori che remano contro un forte e deciso rilancio dopo la crisi da epidemia, che prima o poi finirà. Esattamente quello che è successo dopo la crisi del 2008, da cui l’Italia non si è ancora ripresa, unico tra i grandi paesi occidentali. Siamo ricchi, certo, ma i mattoni con cui sono fatti i milioni di case e di seconde case di proprietà non si mangiano come fossero cibo, non si iniettano come vaccini, non producono apprendimento e competenza. E come tutti i “signori decaduti”, noi potremmo finire con l’essere anziani signori, col vestito di Armani ormai logoro, la pochette elegante ma le tasche bucate, costretti a vedere i nostri figli, e ancor di più i nostri nipoti, emigrare per la disperazione, come avveniva all’inizio del secolo scorso. Bisogna darsi una mossa, e non accettare più di garantire solo diritti a questa massa di “signori”, ma anche di chiedere doveri e impegno, da parte di tutti noi.
Se c'è una caratteristica che trovo interessante dell'autore di questo saggio, Luca Ricolfi è la scorrevolezza e la facile comprensione dei suoi temi. Poi se si parla dell'Italia e delle sue caratteristiche economiche, ma anche sociali, ancora meglio. Il sociologo dell'Università di Torino, insegnante di analisi dei dati nel medesimo istituto, mi ha fatto pensare a ciò che non pensavo molto, o che comunque credevo non fosse vero fino in fondo. Lui ha detto senza mezzi termini, con il frutto di statistiche incrociate, che il nostro Paese ha un numero maggiore di persone che non lavorano, rispetto a quelle che s'impegnano in una data attività. Oltre a questo dato, il quale è possibile rintracciare tranquillamente, c'è un altro elemento che contribuisce a dare alla nostra società il titolo presente nella sua opera. Il fatto che l'Italia è giunta ad un livello di opulenza e ricchezza importante, in cui i figli ereditano dai padri i frutti di anni di lavoro e fatica. I giovani, oggi, possono permettersi di vivere senza la necessità di trovare un'attività remunerativa. Oltre ad una serie di analisi comparative con altri Paesi in procinto di essere inclusi nella lista, il sociologo si chiede se questa possibilità di sfruttare la ricchezza accumulata nel tempo possa resistere ancora negli anni. La stagnazione economica può portare ad un rischio default del tutto simile a quello dell'Argentina. Già solo questa possibilità dovrebbe far tremare tutti i giovani, far capire che è in pericolo un'intera società. Il libro non vuole istigare nessuna volontà suicida, ma far capire meglio quali possono essere i rimedi e le cure. Da leggere con attenzione!
Ritratto analitico, spietato e impietoso dell'Italia degli ultimi anni. Ricolfi, con lucida e chirurgica precisione, opera una vera o propria autopsia al nostro Paese e ci restituisce un'immagine di cui non c'è da andar fieri. Basti pensare alla parte relativa al gioco d'azzardo (legale e illegale), leggere per credere. Consigliatomi da un'amico (che ringrazio ancora una volta), mi permetto di consigliare la lettura di questo breve ma importante libro a chiunque voglia farsi un'idea un po' più precisa dell'Italia e della sua società, opulenta ma disoccupata e, magari, guardare in faccia la realtà e, perché no, dare un fugace sguardo al futuro per correggere la rotta, visto che le attuali premesse non sono per nulla rassicuranti. Bravo Ricolfi, ti leggerò ancora!
È quasi ridicolo scriverlo oggi, oggi che tutto sta cambiando alla velocità della luce (mi chiedo: quando questo dramma finirà, perché finirà come tutte le epidemie, chissà chi di noi ci sarà e in quali condizioni saremo, mentali, fisiche ed economiche: chi avrà ancora un lavoro, o un reddito?), ma Ricolfi fotografa in modo plastico e impietoso che cosa è diventato il mondo del lavoro, e del non lavoro, italiano. Da leggere senza esitazioni.
La distruzione della scuola. Sono quasi sua coetanea, ho insegnato per decenni e concordo con lui, anche se magari in toni meno forti Manca la pars construens, però
Saggio interessantissimo pubblicato nel 2019: senza esagerare, sarebbe utile che ogni italiano lo leggesse. Le tesi esposte sono circostanziate e ben argomentate, in grado di fornire una chiave di lettura della società italiana odierna che si può anche non condividere in alcuni passaggi ma che certamente non si può liquidare senza considerarla, sia per l'autorevolezza di chi la propone che per le solide basi su cui si fonda. Tanti i passaggi che fanno riflettere, uno su tutti il fatto che in Italia si spenda di più per il gioco d'azzardo che per la sanità pubblica (!!!). Inevitabile l'intreccio con temi di carattere economico-finanziario, qui appena accennati e pertanto privi di quell'approfondimento necessario per poterne valutare correttamente le interpretazioni proposte da Ricolfi. Questo è forse l'unico punto debole del libro, per il resto notevole oltre che ben scritto e per nulla pesante.
Il saggio La società signorile di massa (La nave di Teseo, Milano 2019, ottava edizione 2021) di Luca Ricolfi ha lo scopo di illustrare e difendere la tesi secondo la quale «l’Italia non è una società del benessere afflitta da alcune imperfezioni, in via più o meno di rapido riassorbimento, ma è un tipo nuovo, forse unico, di configurazione sociale. La chiamerò “società signorile di massa” […]» (p. 20). Questa tesi è presentata dal sociologo non solo attraverso una chiara analisi dell’Italia, ma anche con dati e tabelle, andando così a delineare un ritratto chiaro e, al tempo stesso, spietato del Belpaese. Che cos’è la società signorile di massa?
Lettura sorprendente, ricca di riflessioni sulla disponibilità al lavoro, l'ego e la struttura della ricchezza degli italiani. Ricolfi definisce un paese che canta e muore, indicando nella distribuzione delle competenze dello stato e nella produttività i due principali fattori su cui concentrarsi per frenare il declino.
Pur essendo una visione dell’Italia, possibile tra altre diverse, è molto interessante soprattutto perché descrive le dinamiche del nostro paese fino a subito prima della pandemia. Dopo, tutto è diverso.
Mi è piaciuto molto questo libro. Spiega in che situazione lavorativa si trova oggi l'Italia, la psicologia giovanile moderna e quella dell'intera società che gli ruota attorno, il modo di vivere degli italiani, con vizi e abitudini, e cosa ci riserva il futuro se continuiamo a rimanere una SOCIETÀ SIGNORILE DI MASSA.
L'Italia è l'unica società che possa definirsi così, attualmente. Ecco perché:
- ha più inoccupati che occupati, ma anche più "signori" che produttori/lavoratori;
- ha un'economia in fase di stagnazione;
- ha una struttura paraschiavistica sotto le sue fondamenta che fa il lavoro sporco;
- diplomi e lauree "sono eccessivi rispetto alle capacità e alle conoscenze effettivamente trasmesse" e questo porta a una disoccupazione volontaria.
È un libro che può mettere a tacere il vittimismo latente dei tantissimi che si lamentano della mancanza del lavoro, della povertà, del futuro dei giovani e dell'avvenire in generale. L'autore spiega di come una larghissima parte degli italiani viva di patrimoni accumulati da padri e nonni, accedendo a una porzione significativa del surplus produttivo senza di fatto aver generato nulla.
Fin qui tutto bene, ma cosa succederà quando l'economia sarà ferma da troppo tempo e i risparmi completamente finiti? Non andrà a finire bene, ma non perché la situazione di per sé non dia possibilità di riuscita, ma a causa della mentalità italiana: poco propensa al lavoro e al sacrificio, molto dedita al fancazzismo ludico.
Un libro assolutamente da leggere anche solo per le statistiche riportate sopra e per le numerose riflessioni che induce!
Per quanto Ricolfi alla fine del libro dica che nel corso dei decenni la forbice di reddito sia rimasta uguale (a me non risulta, ma mi risulta che l'unico percentile che ha osservato un aumento del reddito dal 1977 in avanti sia il 99mo - per non parlare dell'aumento del numero di miliardari ed il divario sempre più largo tra salario di manager e di lavoratore), il reato del libro tratta in modo interessante un nuovo aspetto della società di massa splendidamente descritta 100 anni fa da Ortega y Gasset. L'analisi è principalmente demoscopica ed economica, ma il punto forte è l'avventurarsi nelle caratteristiche sociali e di costume, fondamentali nel dare l'immagine alla società e fondamentali nel creare da narrazione sociale. Pur utilizzando un linguaggio molto da divulgatore - cosa che mi ha ricordato molto Bauman -, Ricolfi riesce comunque a convincere, anche comparando l'Italia agli altri Paesi europei. La pars construens è solo meramente abbozzata, ma d'altronde non c'è forse molto da poter ricostruire.
Un titolo e una tesi molto forti (la società signorile di massa: la metà degli italiani non lavora e conduce comunque una vita agiata) sviluppate da un sociologo che usa dati in maniera convincente e insieme discutibile (si veda per esempio qui: https://www.econopoly.ilsole24ore.com...). Senza dubbio un libro che fa riflettere, ma che si lascia spesso andare a critiche risapute, moraliste e in definitiva noiose (la società dei consumi, i "bamboccioni" e così via), senza sviluppare gli aspetti forse più interessanti (per me: la democratizzazione+involuzione dell'istruzione).
Un’analisi attenta e puntuale della società italiana, afflitta da alcuni mali presumibilmente insolubili. Lo studio di Ricolfi getta un’agghiacciante luce sulla realtà tutta italiana di una società signorile di massa, come lui la definisce. L’analisi non lascia scampo, con una lunga serie di dati e ricerche dimostra l’esistenza di una maggioranza della popolazione italiana che vive oltre le proprie possibilità, anestetizzata da consumi opulenti e scarsa cultura, pasciarsi della ricchezza prodotta dalle generazioni precedenti e e dal facile ricorso al debito pubblico che ha prodotto una situazione esplosiva dove l’istruzione facile, le aspettative disattese e le incombenze attuali rendono il paese un laboratorio a cielo aperto delle storture di un sistema in equilibrio precario. Rivedo molto dei problemi attuali e soprattutto della mia generazione, delle mie difficoltà e di quelle dei miei coetanei, delle prospettive illuse, della rassegnazione, del vittimismo e della perdita di opportunità. Un libro illuminante, crudo e concreto, che getta in faccia finalmente la prova provata delle carenze e deficienze del sistema paese, intento a godersi una vita insostenibile senza curarsi de futuro, scivolando giorno dopo giorno nell’argentinivizzazione del paese. Riusciremo a cavarcela? Non credo.
Divertente ed inquietante punto di vista del sociologo Ricolfi che mette qualche numero a sostegno della sua tesi di un'Italia vittimista, dove il tempo libero di una classe inoperosa sempre più ampia viene sprecato in attività a crescita personale Zero, dove la crescita economica viene uccisa dalla ipernormazione nata principalmente dalla tanto osannata Devolution, mal ce ne incolse; dove i due terzi degli italiani approfittano abbondantemente di una infrastruttura nazionale paraschiavistica in cui un esercito di immigrati offre una pletora di servizi più o meno legali per una paga da fame. Tutto condivisibile e interessante, per carità, consiglierei anche a chiunque la lettura del libro...tranne quando mi viene a raccontare che le differenze di reddito tra vertice e base stanno persino diminuendo; magari questa è una pecca dovuta al fatto che il libro è del 2019 ma oggi 2022 l'ultimo rapporto di Bankitalia informa che il 7% degli italiani possiede il 50% delle ricchezze del Paese mentre il 50% della popolazione possiede solo l'8% di questa ricchezza. Se si vuole parlare della società italiana in un'ottica economica tralasciando questo punto mi pare un po' voler evitare l'elefante in mezzo alla stanza e la cosa mi da' un po' fastidio.
A dispetto del titolo che può fare tendere a un mattone illeggibile il libro solleva la questione più che mai importante: che tipo di Paese è l’Italia? Siamo ricchi? Siamo poveri? Gli stranieri quanto peso hanno sulla nostra economia?
Ricolfi è professore universitario e sociologo. Quello che fa con questo agile scritto è uscire dal pantano delle opinioni e non affidarsi alla percezione. I numeri sono numeri e in un libro che scivola pagina dopo pagina ci spiega che ormai la stragrande maggioranza degli italiani vive una vita signorile. Ovvero ha un immobile, un’automobile e fa vacanze sia brevi che lunghe. Risparmia anche se la media è scesa dal 12% all’8% circa all’anno.
I ragazzi sono bamboccioni? Perché molti non hanno convenienza a cercare un lavoro?
Che dire dei nostri vizi? Quanto è la nostra spesa per cose ‘futili’ o ‘dannose’? Dalle droghe al gioco d’azzardo alle sigarette un quadro spietato su chi siano realmente.
Bellissimo libro per chi vuole capire in una fotografia la nostra situazione e come ci collochiamo rispetto alla media.
L'analisi di Ricolfi, a partire dalla definizione che da titolo al saggio, fornisce ottime coordinate per tracciare un'immagine dell'Italia contemporanea. Lo scopo del libro è cercare di conciliare due narrazioni antitetiche ma che spesso convivono nei più vari canali di comunicazione (dalla stampa nazionale all'aneddotica personale): l'Italia dei salari che non crescono da 30 anni e l'Italia dove nessuno si fa mancare niente (o per usare le parole Lvi, l'Italia dove "c'è la crisi ma i ristoranti sono pieni"). Un tentativo audace ma ben riuscito, perlomeno nella parte di analisi e nell'uso dei dati per capire cosa ha portato il nostro paese a raggiungere questo strano equilibrio dove tutti stanno "abbastanza bene", ma di un benessere precario e fondato sulla ricchezza pregressa. La parte sintetica, purtroppo, riflette l'anagrafica dell'autore ed è piena di stereotipi sulle velleità della generazione più giovane (siamo ai livelli de "i giovani sono bamboccioni choosy"). Ci sono pagine dove, non me voglia male il professor Ricolfi, l'unica risposta possibile è davvero un secco "Ok boomer".
Vale comunque una lettura, almeno come punto di partenza.
Uno dei saggi più interessanti letti di recente. Attraverso l'analisi statistica, Ricolfi delinea i tratti distintivi della nostra società presente. Un quadro con poche luci e molte ombre. Secondo la tesi di Ricolfi, il nostro Paese è il primo esempio di "società signorile di massa" dove la maggioranza della popolazione consuma senza produrre, in un'opulenza frutto di rendite più o meno stabili, che conta su una minoranza della popolazione che lavora in un regime di pseduoschiavitù (bassi redditi, nessuna garanzia contrattuale, alto grado di sfruttamento), costituita prevalenetmente da stranieri, per produrre. Con tassi di crescita da stagniazione, L'Italia è il paese con i livelli più bassi di produttività, tra i paesi industrializzati. Una nazione opulenta, che vive un periodo di grande individualismo espresso nelle abitudini di consumo: vacanze, cibo, tempo libero. Dove mediamente si spende di più per il gioco che per la sanità. Una situazione che, azzarda Ricolfi, non è destinata a perdurare prefigurando un futuro di recessione cronica.
apprezzato, tratta del percorso della società signorile, soffermandosi sui nostri nonni/bisnonni e rendendoci partecipi del fatto che essi sono nati nell'anno del boom economico, dove la ricchezza e la possibilità economica erano comuni, al giorno d'oggi la grande sfida la dovranno compiere i nostri genitori e noi ragazzi... sparano i nostri genitori portare avanti l'eredità? sapremo noi risparmiarla ed investirla in qualcosa di fruttifero?
Brillante, lucida e data driven analisi della situazione italiana e in generale delle economie e patter annessi. Al netto di qualche passaggio meno supportato da dati e più basato su pensiero soggettivo senza retro analisi, è un must-read per comprendere il come e il perché oggi siamo in questa economia e situazione politica-culturale-sociale.
Chi non legge questo libro si perde una Finestra ENORME sulla società italiana, come è, perchè è diventata cosi , e come si evolverà, salvo miracolosi cambiamenti nei prossimi 40 anni. Imperdibile Lettura, vi rovinerà i cenoni natalizi ma, se vi farà pensare meglio cosi....
Un saggio interessante sulle motivazioni del declino economico e culturale dell'Italia e le prospettive della nazione per il futuro, che appare dalle tinte piuttosto fosche. Il lavoro è completato da una bibliografia davvero accurata.